AMORE SENZA CALCOLI – Alberto Maggi

Amore senza calcoli (Alberto Maggi)

Maggi Alberto dei servi di maria -jesus22Una donna acquista un prezioso profumo e lo versa sul capo di Gesù. I discepoli si sdegnano – «Perché questo spreco?» – e tirano in ballo l’etica: «Perché non venderlo per molto denaro e darlo a poveri?». Ma a loro non interessano i poveri. Mirano a un’azione degna di ricompensa da parte del divino Rimuneratore. La donna, invece, dona sconsideratamente, senza legge né logica. Perché ama molto.

Domanda: dovendo annunciare il Vangelo di Gesù, quale episodio della sua vita, o quale suo insegnamento andrebbe privilegiato? Temo che molti citerebbero fatti clamorosi compiuti da Gesù -la risurrezione di Lazzaro, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la pesca miracolosa, la tempesta sedata … – in quanto segni che manifestano la potenza di Dio. Ma questo è il criterio degli uomini, non quello del Signore.

Dio è Amore e si manifesta solo attraverso gesti di amore, non di potere. Il potere occulta Dio; l’amore lo manifesta. Il potere ha bisogno di esibire segni straordinari; l’amore si mostra nell’ordinario, a volte talmente ordinario da non attrarre l’attenzione.

La risposta alla domanda iniziale ci è data da Gesù stesso nel capitolo 26 del Vangelo di Matteo. «Mentre Gesù si trovava a Betania, in casa di Simone i1 lebbroso, gli si avvicinò una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre egli stava a tavola. I discepoli, vedendo ciò, si sdegnarono e dissero: “Perché questo spreco? Si poteva venderlo per molto denaro e darlo ai poveri!”: Ma Gesù se ne accorse e disse loro: “Perché infastidite questa donna? Ella ha compiuto un’azione buona verso di me … In verità io vi dico: dovunque sarà annunciato questo Vangelo, nel mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche ciò che ella ha fatto” (5b-10, 13).

A dover essere «annunciato nel mondo intero» è un episodio che vede come protagonista una donna, l’essere umano considerato il più distante da Dio. Secondo la religione del tempo, dall’impronta fortemente maschilista, infatti, le donne erano emarginate e tenute distanti dalla sfera del sacro. Il sangue mestruale non solo le rendeva ciclicamente immonde, ma rendeva impuro tutto ciò che toccavano o avvicinavano, sia cose che persone (Lv 15,19-30).

Gesù apre una nuova era in cui le diversità sessuali non sono fonte di emarginazione e le differenze tra le persone non costituiscono ostacoli per la relazione con il Signore: «In Cristo non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). Per Gesù, uomini e donne sono uguali. Il suo comportamento verso gli uni e le altre è identico. Egli ama Lazzaro, ma anche le sue sorelle, Marta e Maria (Gv 11,5); accoglie al suo seguito uomini, ma anche donne (Lc 8,1-2), parla con maschi e femmine, contravvenendo ai dettami della morale tradizionale (Gv 4,27).

Nei Vangeli, se il comportamento di Gesù nei confronti di uomini e donne è identico, senza preferenze o privilegi, non così la loro risposta. Mentre i personaggi maschili sono presentati quasi tutti in maniera negativa, quelli femminili sono quasi tutti positivi. Ed è proprio il gesto di una donna che Gesù chiede espressamente che sia annunciato al mondo.

Nel brano evangelico preso in esame, Gesù preannuncia ai discepoli la sua fine imminente: «Voi sapete che tra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso» (v. 2). Nel frattempo, c’è una sessione straordinaria del sinedrio, massimo organo giuridico di Israele: i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo sono convocati urgentemente da Caifa. Che Gesù sia il figlio di Dio a loro non interessa. Il loro dio è un altro: si chiama mammona, cioè interesse, profitto, convenienza. All’annuncio dell’arrivo del Regno di Dio, proclamato dal Battista prima e da Gesù poi, essi hanno risposto non con la conversione, ma con la violenza. Non intendono essere governati da Dio: in nome di Dio, però, pretendono di dominare il popolo. Per questo è urgente assassinare Gesù, avvertito come un pericolo costante per l’istituzione religiosa. Menzogneri e assassini come il loro padre, il diavolo (Gv 8,44), decidono di «catturare Gesù con un inganno e farlo morire» (Mt 26,4).

Gesù e i discepoli sono nascosti nella casa di un lebbroso (v. 6): un luogo immondo, dove nessuno andrebbe a cercarli. Qui, Gesù riceve un atto d’amore e di venerazione da parte di una donna (gyné in greco, che significa anche “sposa”), che non va confusa né con la «peccatrice» di Luca (Lc 7,36-50), né con Maria, la sorella di Lazzaro (Gv 12,1-8).

Il gesto della donna, che va inteso come la risposta di una discepola all’annuncio della morte imminente del maestro, è un’azione dall’alto valore simbolico. Si avvicina a Gesù, con «un vaso di alabastro, pieno di profumo molto prezioso» (v. 7a).

Nel Cantico dei Cantici il profumo è simbolo dell’amore della sposa verso lo sposo, visto come re («Mentre il re è sul suo divano, il mio nardo effonde il suo profumo. L’amato mio è per me un sacchetto di mirra, passa la notte tra i miei seni» – Ct 1,12-13). Il profumo versato su Gesù è detto «molto prezioso», segno del grande amore che viene offerto.

Versando il suo profumo, la discepola sposa non solo riconosce il Cristo come sposo e re (la cui regalità si manifesterà nella sua morte in croce – «Costui è Gesù, il re dei Giudei», Mt 27,37), ma dimostra anche la sua fede nella risurrezione che Gesù ha annunciato (Mt 16,21; 17,22; 20,18). Segno di vita, infatti, il profumo annulla gli effetti (il fetore) della morte. Gesù spiega: «Versando questo profumo sul mio corpo, lei lo ha fatto in vista della mia sepoltura» (Mt 26,12).

Mentre la donna esprime adesione incondizionata a Gesù, associandosi al suo destino, i discepoli protestano vivacemente ed esprimono il loro sdegno: «Perché questo spreco?» (v. 28a). Fingono di interessarsi dei poveri: «Lo si poteva vendere per molto denaro e darlo ai poveri!» (v. 28b). Proprio loro, che non erano mai stati solidali con i poveri, erano stati restii a condividere il loro pane con gli affamati (Mt 14,15-17), si erano mostrati scocciati dalle grida della donna cananea (Mt 15,23) e non amavano avere i bambini tra i piedi (Mt 19,13), ora si ricordano dei poveri.

Anche dopo aver ascoltato le Beatitudini, i discepoli sono rimasti all’idea di elemosina, senza accogliere l’invito di Gesù alla condivisione della vita. Per loro i poveri sono soggetti estranei, ai quali, tutt’al più, si deve dare qualcosa. Non hanno capito che per Gesù sono, invece, fratelli ai quali si deve donare sé stessi.

Non comprendendo ora la portata del dono scandalosamente generoso della donna, i discepoli non comprenderanno neppure quello di Gesù: la sua morte, al pari del profumo versato, sarà avvertita come uno spreco, un fallimento. Le parole di Gesù sulla vita che viene trovata perdendola (Mt 16,25), sono cadute su orecchi sordi. Al momento della cattura di Gesù, tutti lo abbandoneranno e fuggiranno, terrorizzati dalla prospettiva di “perdere la vita” come il Maestro (Mt 26,56). Presso la croce di Gesù rimarranno solo «molte donne che …. lo avevano seguito dalla Galilea per servirlo» (Mt 27,55). Saranno le prime a vedere Gesù risorto e saranno inviate ai discepoli con la buona notizia della risurrezione (cf. Mt 28,10).

Chiaro il messaggio che Gesù chiede che sia annunziato al mondo intero: la vita (l’amore) è più forte della morte, la luce è più potente delle tenebre e la verità avrà sempre la meglio sulla menzogna.

Alberto Maggi

(tratto da Nigrizia, aprile 2011)

 

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