SAN CROMAZIO VESCOVO DI AQUILEIA E PADRE DELLA CHIESA

San Cromazio vescovo di AquileiaSan Cromazio Vescovo e Padre della Chiesa

Recentemente sono stato al mio paese d’origine che dista 6 Km da Aquileia che per noi rappresenta la Chiesa Madre che si vorrebbe di origine apostolica, fondata da San Marco. Seconda Roma, ai tempi contava 200 mila abitanti. Per secoli è stata sede del Patriarcato d’Occidente, prima che venisse  trasferito nel ‘700 a Venezia, dietro pressioni dell’Austria.

In questa nostalgica visita ho avuto modo, fra l’altro, di sgranchirmi le gambe con la bicicletta e di scattare qualche bella foto che riporto.

Benedetto XVI - 85 anniBenedetto  XVI ha dedicato una catechesi del mercoledì anche a questo Padre della chiesa:

Il primo e principale impegno di San Cromazio fu quello di porsi in ascolto della Parola, per essere capace di farsene poi annunciatore...” (San Cromazio d’Aquileia (udienza generale, 5 dicembre 2007)

AQUILEIA - Porto_fluvialeL’antico porto fluviale

DAGLI SCRITTI –  SUL PADRE NOSTRO

«Fra tutti i salutari insegnamenti – dice il santo [Cromazio di Aquileia, Catechesi al popolo. Sermoni, Città nuova, Roma, 1979, pp. 233-235] -, il Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo ha dato ai suoi discepoli, che gli chiedevano come dovessero pregare, questa forma di preghiera, di cui anche voi avete avuto più esatta conoscenza grazie alla presente lettura.


Ascoltate ora, o miei cari, come [Egli] insegni ai suoi discepoli a pregare Dio Padre onnipotente:
Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, serratone l’uscio, prega il Padre tuo” [Mt 6,6]. La camera cui accenna non indica una parte nascosta della casa, ma vuol ricordare che i segreti del nostro cuore si rivelano solo a lui.


Il fatto di dover pregare Dio a porta chiusa significa che dobbiamo misticamente chiudere a chiave il nostro cuore per ogni pensiero cattivo e parlare con Dio a bocca chiusa e in spirito di purezza: il nostro Dio ascolta la voce della fede e non il suono delle parole.

Chiudiamo dunque con la chiave della fede il nostro cuore alle insidie dell’avversario e spalanchiamolo solo a Dio di cui, come si sa, è il tempio, affinché, mentre abita nei nostri cuori, sia lui ad assisterci nelle nostre preghiere. Cristo nostro Signore, parola di Dio e sapienza di Dio, ci ha dunque insegnato questa orazione, in modo che preghiamo così.

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La Basilica

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Padre nostro che sei nei cieli. Sono parole, queste, di uomini liberi e piene di confidenza. Voi dovete, dunque, comportarvi in modo da poter essere figli di Dio e fratelli di Cristo. Chi traligna dalla sua volontà con quale temeraria presunzione può chiamare Dio suo Padre? Perciò voi, o carissimi, mostratevi degni dell’adozione divina, poiché è scritto: “A quanti credettero in lui diede il potere di diventare figli di Dio” [Gv 1,12]. 

Sia santificato il tuo nome. Ciò non significa che le nostre preghiere santificano il Signore, che è sempre santo, ma chiediamo che il suo nome sia santificato in noi, affinché, santificati nel suo battesimo, perseveriamo in ciò che abbiamo cominciato a essere.

Venga il tuo regno. E quando non regna sovranamente il nostro Dio, il cui regno è immortale? Ma quando diciamo: Venga il tuo regno chiediamo che venga il nostro regno, quello che ci è stato promesso da Dio e che la passione e il sangue di Cristo ci ha ottenuto.

 

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra,
cioè la tua volontà si compia in modo che noi facciamo irreprensibilmente sulla terra ciò che tu comandi in cielo.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Qui dobbiamo capire che si tratta di un cibo spirituale, perché il nostro pane è Cristo che ha detto: “lo sono il pane vivo disceso dal cielo” [Gv 6,51]; e questo pane lo diciamo ‘quotidiano’, perché dobbiamo sempre chiedere di evitare il peccato in modo da essere degni dell’alimento del cielo.

E rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Questo precetto significa che noi non possiamo ottenere altrimenti il perdono dei nostri peccati se prima non perdoniamo a quanti hanno peccato contro di noi, secondo la parola del vangelo: “Se non perdonate agli uomini le loro colpe, neanche il Padre vostro perdonerà i vostri peccati” [Mt 6,15].


E non c’indurre in tentazione, cioè: non lasciarci in potere del tentatore, artefice del male. Infatti, dice la Scrittura: “Dio non è tentatore di male” [Gc 1,13]. Il diavolo è tentatore e per vincerlo il Signore suggerisce: “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” [Mt 26,41; Mc 14,38].

Ma liberaci dal male. Egli si esprime così perché l’apostolo ha detto: “Non sapete ciò che vi conviene chiedere” [Rm 8,26]. Dobbiamo dunque chiedere a Dio onnipotente che quanto la fragilità umana non è capace di preavvertire e di evitare, si degni di farcene capaci, nella sua bontà, Gesù Cristo nostro Signore che vive e regna, Dio, nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen».

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I santi Ermagora vescovo e Fortunato diaconoSAM_3697 SAM_3698

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PASSATO E PRESENTE – UNA NOTA DI FOLCLORE

Foto

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