LI’ AL MAR ROSSO C’ERO ANCH’IO – 01

Sposalizio-della-Vergine-Raffaello (1)

Vergine_addolorata_GOggi per me, festa della Vergine Addolorata, ricorre il 40° di matrimonio (15 settembre 1973). Sposatomi nella Chiesa dell’Immacolata e Sant’Antonio, non mi ero mai accorto prima d’ora che la liturgia celebrava in questo giorno la memoria del dolore della Madonna. Ma se quest’anno me ne rendo conto, c’è un perché…

In questo arco di tempo è successo di tutto.

Elena Maya Akisada NocentMa non intendo rendere partecipe nessuno di una storia che è strettamente personale, fatta di alti e bassi, di giorni felici e spensierati ma anche di pagine intrise di sofferenza, dolore e morte.

Dico solo – come enunciato dal titolo – che LI’ AL MAR ROSSO C’ERO ANCH’IO. Cosicché, ripercorrendo il percorso di Mosé, (guardacaso salta fuori ripetutamente il numero 40) guidati dall’amatissimo arcivescovo Padre Carlo Maria Martini, ognuno può ritrovare il senso o non-senso del nostro peregrinare e colmare in questo modo eventuali vuoti esistenziali. Una specie di logoterapia per DARE UN SENSO ALLA VITA.  

Mar Rosso

Prefazione 

Come già il volumetto del P. Martini precedentemente pubblicato in questa collana, dal titolo Il Vangelo secondo Giovanni nell’ esperienza degli Esercizi Spirituali, anche il presente lavoro deriva dall’intenzione di realizzare una lettura della Parola di Dio che corrisponda all’itinerario spirituale degli Esercizi ignaziani. 

In ogni caso, il testo che qui si presenta, per quanto energicamente potato e riordinato, risente ancora del tono discorsivo e di certi riferimenti linguistici, che rievocano immediatamente l’occasione viva da cui esso ha tratto origine.

Non desidero ripetere qui le considerazioni svolte a prefazione del volumetto dedicato al Vangelo secondo Giovanni, in merito alla lettura della S. Scrittura nel quadro degli Esercizi Spirituali. Mi sembra piuttosto interessante notare che, a distanza di alcuni anni dal corso di Esercizi che stava all’origine dello scritto sul quarto Vangelo, il P. Martini è andato maturando una metodologia di «lettura» ancor più distesa, più fluida e soprattutto più coerentemente «biblica», nel senso che essa è tanto più aderente al testo scritturistico nelle sue movenze interne, quanto più si fa sciolta e libera nell’invenzione spirituale.

Vorrei ora semplicemente dichiarare quelle che a me paiono le note di fondo più significative di questo nuovo volumetto del P. Martini.

Innanzi tutto bisogna segnalare il fatto che abbiamo tra le mani un corso di Esercizi Spirituali tutto dedicato all’ascolto di pagine dell’Antico Testamento. Una simile attenzione agli scritti della prima alleanza sarebbe sembrata molto strana fino a non molti anni fa. È innegabile, d’altra parte, che questa Vita di Mosè svolge appieno tutto l’itinerario della conversione cristiana. 

Il P. Martini ci dà qui una dimostrazione coraggiosa ed esemplare di come l’ascolto dell’Antico Testamento, ricevuto dal seno e nel seno della tradizione cristiana, è già in grado di maturare frutti rigorosamente evangelici.

Ritengo importante constatare, poi, come questa Vita di Mosè segua con estremo rispetto l’andamento del testo biblico, caratterizzandosi meglio come vera e propria «lettura biblica» che non come una lettura per temi, funzionali ad un quadro teologico-parenetico a sé stante: nel nostro caso il grande piano degli Esercizi Spirituali. Eppure, sembra proprio che questa maggiore disinvoltura dell’autore nell’uso della S. Scrittura valorizzi, ben più di quanto apparentemente non trascuri, la sapienza e la struttura del metodo ignaziano.

Val la pena di ricordare, tra l’altro, che proprio la libertà d’ascolto nell’approccio al testo biblico aveva probabilmente suggerito al P. Martini di consegnare a specifici «momenti ignaziani» quelle considerazioni particolari che dovevano aiutare il quotidiano lavoro degli esercitanti (l). Le pagine dedicate a tali «momenti ignaziani », riportate nel testo originario, sono state integralmente espunte nella presente stesura, lasciando cosi che la lettura biblica si svolga nella sua compatta unità interna.

Il P. Martini fa sovente riferimento alle tradizioni del midrash ebraico, come pure alle letture patristiche della S. Scrittura, in particolare a san Gregario Nisseno, autore di una famosa Vita di Mosè; egli ricorda pure, in passaggi non più reperibili in questo volumetto, esempi recenti di lettura biblica da cui egli stesso ha tratto stimolo e spunto di approfondimento spirituale. 

È appunto nel solco della tradizione spirituale che lega i fedeli al testo sacro, che anche questa Vita di Mosè, fatte le debite proporzioni, si inserisce. Anch’essa, infatti, non è altro che un momento di quella grande conversazione sulla Parola che è la tradizione del Popolo di Dio: tradizione che passa attraverso i grandi commentatori d’Israele e della Chiesa antica e moderna, ma anche tradizione che vive nell’ascolto fervoroso e fedele di tutti i semplici credenti che si alimentano con una quotidiana lectio divina alle fonti della rivelazione.

1 novembre 1980 Comunione dei Santi del cielo e della terra

 PINO STANCARI s.j.

 Martini carlo Maria - Coda_funerali_martini

Le due file di persone entranti in Duomo per rendere omaggio all’Arcivescovo Carlo Maria Martini. (CLICCA SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRLA)

[1] Questo volumetto è nato come rielaborazione di un testo primitivo, già stampato a cura del «Centro ignaziano di spiritualità », che fu a sua volta ricavato dalla registrazione su nastro di un corso di Esercizi Spirituali, dato dal P. Carlo M. Martini ad un gruppo di confratelli gesuiti nell’agosto del 1978.

Carlo Maria Martini 04

Vorrei cominciare questo ritiro nella calma; perciò tenteremo di entrarvi insieme a piccoli passi.

In questo nostro primo incontro vorrei accennare brevemente al tema di cui ci occuperemo in questi Esercizi Spirituali, e al perché di questo tema; inoltre vorrei suggerire qualche lettura spirituale utile a tutti noi, perché assumiamo progressivamente un ritmo di vita che serva alla ricerca spirituale di questi giorni.

Mosè e noi nella vita della Chiesa

Dico subito qualcosa sul nostro tema: «la vita di Mosè ». Perché la vita di Mosè? Mi sono detto: gli Esercizi spirituali di sant’Ignazio sono caratterizzati da meditazioni sulla Storia della Salvezza. Ho pensato: Mosè è un uomo che ha vissuto una storia di salvezza, percorrendo egli stesso un certo itinerario e facendolo percorrere alla sua gente. Siamo quindi nella linea dell’«itinerario», che è l’intuizione fondamentale degli Esercizi: si tratta di partire da un certo punto per arrivare ad un altro.

 Mosè è il simbolo di quell’itinerario in cui la Chiesa pone il momento centrale della sua memoria battesimale, l’itinerario che tutti ripercorriamo nella notte di Pasqua, che è la notte della Chiesa, la notte del cristiano, la notte in cui passiamo il Mar Rosso: quella del nostro battesimo, della nostra conversione, del nostro primo passo avanti verso il Signore. Contemplando Mosè, noi meditiamo sulla memoria battesimale della Chiesa, sull’origine di tutta la liturgia, che risale appunto alla notte di Pasqua e che si svilupperà fino all’eucaristia; e in questa celebrazione memoriale del passaggio del Mar Rosso leggiamo il passaggio di Cristo dal sepolcro alla resurrezione e quello nostro dalla morte alla vita.

 La centralità di questo personaggio è indicata anche dal Nuovo Testamento. Mosè vi è citato ben 80 volte: segno che egli era presente nella mente degli antichi scrittori, soprattutto in vista del rapporto di esemplarità tra Mosè e Gesù. Nell’unica manifestazione gloriosa che Gesù fa di sé nella vita pubblica, Mosè appare insieme con Elia (e quest’ultimo è menzionato 30 volte nel Nuovo Testamento). Quindi Mosè è una figura chiave; insieme con Elia è il punto di partenza per capire Gesù.

 Oltre al Nuovo Testamento, poi, c’è la Chiesa primitiva; ci sono i Padri; c’è la Sinagoga, la cui liturgia è un formidabile bacino di riserva per la memoria del popolo di Dio, al quale anche oggi noi possiamo attingere con frutto.

 Vediamo per ora, a grandissime linee, come la Chiesa primitiva ha parlato di Mosè. Accenno piuttosto in fretta alle citazioni di Giustino nell’Apologetico e nel Dialogo, e alla Lettera di Barnaba, che spesso parla di Mosè. Soprattutto cito il grande Gregorio Nisseno, con il suo De Vita Moysis, un intero libro sulla vita di Mosè.

 Gregorio è uno dei classici della letteratura patristica, tanto classico che, quando nel 1943 i Padri De Lubac e Daniélou hanno iniziato le famose «Sources Chrétiennes », il primo volume è stato proprio quello della Vita di Mosè, che ha per sottotitolo: «Trattato della perfezione in materia di virtù ». Mosè è presentato come il modello della perfezione cristiana.

 Il libro si divide in due parti: la prima è chiamata la « historia », in cui si narra la storia secondo la Bibbia con l’aggiunta di alcuni particolari un po’ fantasiosi, raccolti da varie tradizioni; la seconda parte è la «theoria», ossia la contemplazione del significato di Mosè per la vita cristiana secondo l’interpretazione dei Padri orientali. Questa parte è la più lunga; tutta la storia di Mosè, infatti, viene applicata al cristianesimo, fino a dire che Mosè siamo noi: Mosè sei tu. Dobbiamo entrare nei nostri Esercizi Spirituali con questo atteggiamento: Mosè sono io.

 Mosè e la tradizione giudaica 

Gregorio Nisseno aveva avuto un illustre predecessore nel giudaismo:Filone. Questi, tra le altre opere, ha scritto una vita di Mosè dove, raccogliendo tutte le tradizioni, presenta per i greci (ad Graecos) Mosè come il più grande filosofo che visse prima di Platone, anzi prima di Omero, come l’uomo che passa imperterrito attraverso le bufere della vita.

Anche la tradizione rabbinica ha molto parlato di Mosè, specialmente a partire da Gesù. Mosè è diventato sempre più il rappresentante del rabbinismo sopravvissuto alla distruzione del Tempio.

Tutta la tradizione moderna ebraica vive di Mosè. Ci sono, poi, delle bellissime reinterpretazioni midrashiche, che si sono occupate di Mosè con grande amore, descrivendolo mediante storielle che forse ci fanno ridere – ne citeremo alcune in questi giorni -, ma di cui bisogna pur riconoscere la profondissima pedagogia. È proprio attraverso queste storielle inventate, che si è trasmesso un vero tesoro di sapienza umana e religiosa.

 Queste tradizioni fanno uso di uno stile libero, dato che per esse non è tanto importante se i fatti sono avvenuti o no, bensì ciò che essi significano per la vita dell’uomo. Questo vale per il midrash, come pure per Gregorio e per Filone; e questo vale anche per noi. Anch’io userò uno stile un po’ midrashico nelle mie meditazioni; insomma, non tutto quello che dirò si ritrova nella Bibbia ad litteram, ma, seguendo l’esempio di questi grandi predecessori, cercheremo piuttosto di domandarci: che cosa ha pensato Mosè a questo punto, quali sono state le sue difficoltà, quali i suoi problemi, e cosi via.

 Mosè ci aiuta a capire meglio Gesù

 Ed ora veniamo al titolo da dare a questi Esercizi Spirituali. Sarà questo:« Vita di Mosè. Vita di Gesù. Esistenza pasquale ». Sono i tre piani della nostra riflessione. Noi non spasimiamo per la vita di Mosè come tale, ma la vita di Mosè ci interessa per capire meglio la vita di Gesù e per capire meglio l’esistenza pasquale del cristiano.

 Questa frase ve ne ricorderà certamente un’altra, che si trova negli Esercizi di Sant’Ignazio nella Meditazione del Regno: «La contemplazione di un re temporale giova a contemplare la vita del Re eterno» (ES, n. 91). Nel nostro caso, sarà la contemplazione della vita di Mosè che ci aiuta a contemplare la vita del Re eterno, che è Gesù, e la nostra esistenza in lui. Dunque non trattiamo tutto di Mosè; per esempio non trattiamo di Mosè come legislatore, quale fu più spesso considerato e citato, non come sacerdote, non come uomo dell’alleanza: tutti questi aspetti li lasciamo da parte.

Dice Filone, all’inizio della sua opera:«Ho concepito il progetto di scrivere la vita di Mosè, che viene considerato ora come il legislatore dei Giudei, ora come l’interprete delle sante Leggi, ora un uomo in ogni parte eccellente e perfetto». Ciò che interessava Filone era appunto il legislatore Mosè.

Invece Gregorio, cominciando il suo libro, dice: È molto bello meditare sui nostri padri, per apprendere la via della virtù; perciò «noi ci contenteremo di ricordare la vita di questo personaggio illustre (di Mosè) per fargli adempiere l’ufficio di mostrare come sia possibile far giungere l’anima al porto pacifico della virtù, dove essa non sarà più esposta alle tempeste della vita e non rischierà più di fare naufragio negli abissi del peccato », sotto lo shock delle onde delle passioni. Mosè è quindi, per Gregario, l’uomo che ha saputo guidare se stesso alla vita perfetta attraverso le vicende del mondo (mi sembra qui di vedere un certo influsso stoico).

In ogni caso, quello che a noi interessa è l’aspetto più specificamente storico-salvifico di Mosè, che vede in lui l’uomo della Pasqua.

Che cosa vuol dire «uomo della Pasqua»?

 Vuol dire uomo del «passaggio»: uomo che è passato lui stesso da una esperienza all’altra nella sua vita, tra grandi, dolorosi e veramente sconvolgenti avvenimenti; l’uomo che è passato e ha fatto passare il suo popolo da una esistenza all’altra; l’uomo che è legato con tutta la sua vita all’iniziativa del passaggio di Dio, della Pasqua di Dio.

Perciò Mosè, uomo della Pasqua, ci aiuterà a capire Gesù nostra Pasqua, che è passato per noi attraverso la morte, per far passare anche noi e per essere nostra Pasqua di resurrezione; ci aiuterà a capire la vita cristiana come vita pasquale, cioè come vita di coloro che in grazia di Dio cantano il cantico di Mosè sulle rive del Mar Rosso: Dio ci ha salvati, ci ha fatti passare dalla schiavitù del faraone alla libertà della terra promessa.

 Meditando le parole rivelate

Il nostro metodo sarà molto semplice: vi proporrò delle semplici riflessioni, delle lectiones divinae su qualche pagina, soprattutto dell’Esodo e dei Numeri, letta alla luce del Nuovo Testamento, per capire meglio la vita di Gesù e la vita pasquale del cristiano.

Il testo fondamentale, che va tenuto presente qui e che ci conforta in questa nostra impresa, è 1 Cor 10, 1ss.: «Non voglio infatti che ignoriate,fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel mare ».

 Si tratta, quindi, di rivivere quella storia di salvezza attraverso cui tutti già siamo passati: infatti, con i nostri padri c’eravamo anche noi, come dice il ritornello dell’ aggadà di Pasqua, che risuona nella cerimonia ebraica del banchetto pasquale.

 Lì al Mar Rosso c’ero anch’io; anche io l’ho attraversato; e se sono qui oggi a celebrare questa Pasqua è perché anch’io ero con Mosè.

È con questo spirito che leggeremo i nostri testi, perché – come dice Paolo – «ciò avvenne come esempio per noi »; quanto in essi sta scritto, dunque, è destinato alla nostra utilità.

Quali sono i testi? Ve li indicherò man mano che procederemo nel nostro lavoro, precisando fin da adesso che ho scelto i principali testi su Mosè di tutte le tradizioni, omettendo però tutti i testi legislativi.

 E concludo con un passo di Gregorio Nisseno: «Ci vorrà una meditazione attenta, ci vorrà una vita penetrante per discernere, al di là della lettera della storia, da quali Caldei, da quali Egiziani dobbiamo allontanarci. E dopo essere sfuggiti a quella prigionia di Babilonia, noi potremo giungere alla vita felice» . 

Carlo Maria Martini - Bara_martini

Il funerale del Cardinale Arcivescovo Carlo Maria Martini (2012)

CONTINUA…https://grcompany.wordpress.com/2013/09/19/li-al-mar-rosso-cero-anchio-02-le-tre-tappe-della-vita-di-mose/#comment-8469

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4 risposte a LI’ AL MAR ROSSO C’ERO ANCH’IO – 01

  1. Rita ha detto:

    La Vergine Addolorata possa accarezzare il tuo cuore.

  2. lucetta ha detto:

    Mi era sfuggito questo post. Mi spiace…. mi sono rifatta oggi. Sono sempre in tempo per porgerti gli auguri per i tuoi 40 anni di matrimonio e mi unisco alle parole di Rita.

  3. Pingback: LI’ AL MAR ROSSO C’ERO ANCH’IO – 02 – Le tre tappe della vita di Mosé | GLOBULI ROSSI COMPANY

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