CHI NON MUORE SI RIVEDE – Intervista ad Alberto Maggi

San Franceco - Cigoli

“Laudato si’, mi’ Signore
per sora nostra morte corporale,
da la quale nullo homo vivente pò skappare”.

Maggi - chinonmuoresirivedeIntervista ad Alberto Maggi 

di Franco Marcoaldi

tratta da LA REPUBBLICA del 27 settembre 2013

 

Alberto Maggi ha visto la morte da vicino. Ma poiché, oltre che frate, raffinato teologo e religioso spesso accusato di “eresia”, è un uomo spiritoso, il titolo del libro che dà conto di quell’esperienza, uscito da poco per Garzanti, suona:

“Chi non muore si rivede”. 

Maggi Alberto dei servi di maria -jesus22«Avevo appena ultimato un saggio sull’ultima beatitudine. La morte come pienezza di vita, ma sentivo che mancava qualcosa. 

Poi sono stato ricoverato d’urgenza per una dissezione dell’aorta: tre interventi devastanti, settantacinque giorni con un piede di qua e uno di là. 
È stato allora che ho capito cosa mi mancava: l’esperienza diretta e positiva del morire. E ho anche capito perché San Francesco la chiami sorella morte: perché la morte non è una nemica che ti toglie la vita, ma una sorella che ti introduce a quella nuova e definitiva.

Nei giorni in cui ero ricoverato nel reparto di terapia intensiva, con stupore mi sono accorto che le andavo incontro con curiosità, senza paura, con il sorriso sulle labbra. Oltretutto percepivo con nettezza la presenza fisica dei miei morti, di coloro che mi avevano preceduto e ora venivano a visitarmi… 
Chissà perché quando qualcuno muore gli si augura l’eterno riposo, come se si trattasse di una condanna all’ergastolo. Io penso invece che chi muore continua a essere parte attiva dell’azione creatrice del Padre».

Fatto sta che oggi si persegue tutt’altro sogno, quello di una tendenziale immortalità garantita dalle biotecnologie.

«È una novità che mette in difficoltà anche la Chiesa, chiamata ad approfondire il senso del sacro. Perché se è sacra la vita dell’uomo, anche quando si riduce alla sopravvivenza di una pura massa biologica, allora è giusto procrastinare quella vita all’infinito, utilizzando tutti gli strumenti della scienza medica. Se invece ad essere sacro è l’uomo, bisognerà garantirgli una fine dignitosa…

Io non capisco questa smania di accanirsi su un vecchio, portarlo in ospedale, intervenire a tutti i costi, anche in prossimità del capolinea. Si potrà prolungare la sua esistenza ancora per un po’, ma in compenso lo si sottrae alla condivisione familiare di quel passaggio decisivo rappresentato dalla morte.

Quante volte mi capita di venire chiamato in ospedale per l’estremo saluto e assistere alla seguente commedia. I parenti mi implorano: la prego, non gli dica niente. Crede di avere soltanto un’ulcera. E il morente, perfettamente consapevole del suo stato, a sua volta mi chiede di rassicurare i familiari perché non sono pronti alla sua dipartita. Quando io ero piccolo, il vero tabù era rappresentato dal sesso. 

Ora invece è la morte il tabù. È scomparsa qualunque dimestichezza con la pratica mortuaria, delegata alle pompe funebri, e gli annunci funebri escogitano ogni escamotage pur di non affrontare il punto: il tal dei tali si è spento, ci ha lasciati, è tornato alla casa del padre. Mai una volta che si scriva semplicemente: è morto».

Per un credente questo passaggio dovrebbe essere reso più facile dalla credenza nella resurrezione dei morti.

«Io veramente credo alla resurrezione dei vivi. La resurrezione dei morti è un concetto giudaico. Ma già con i primi cristiani cambia tutto, come mostra San Paolo nelle sue lettere: “Noi che siamo già resuscitati”, “noi che sediamo nei cieli”. 

Gesù ci offre una vita capace di superare anche la morte. Ecco perché i primi evangelisti usano il termine greco “zoe”. Mentre “bios” indica la vita biologica, che ha un inizio, uno sviluppo e, per quanto ci dispiaccia, un disfacimento finale, la vita interiore (zoe) ringiovanisce di giorno in giorno. Da qui le parole folli e meravigliose del Cristo: chi crede in me, non morirà mai».

E allora l’Apocalisse, il giudizio universale, la fine dei giorni?

«Gesù, polemizzando con i Sadducei, afferma che Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi. E non resuscita i morti, ma comunica ai vivi una qualità di vita che scavalca la morte stessa. Questa è la buona novella. Quando qualcuno muore e il prete dice ai parenti: un giorno il vostro caro risorgerà, questa parola non suona affatto come consolatoria, ma incrementa la disperazione. Quando risorgerà?, si chiedono.

Tra un mese, un anno, un secolo? Ma alla sorella di Lazzaro, Gesù dice: io sono la resurrezione, non io sarò. E aggiunge: chi ha vissuto credendo in me, anche se muore continua a vivere. Gesù non ci ha liberati dalla paura della morte, ma dalla morte stessa».

Non è una visione del cristianesimo un po’ troppo gioiosa, consolatoria?

«Tutta questa gioia però passa attraverso la croce, non ti viene regalata dall’alto. Quando stavo male, le persone pie — che sono sempre le più pericolose — mi dicevano: offri le tue sofferenze al Signore. Io non ho offerto a lui nessuna sofferenza, semmai era lui che mi diceva: accoglimi nella tua malattia. Era lui che scendeva verso di me per aiutami a superare i miei momenti di disperazione».

– Torniamo al nostro tema. Per un lunghissimo periodo il freno principale all’effrazione del limite era rappresentato proprio dal terrore di incorrere nel peccato di superbia, di credersi onnipotenti come Dio.

«Questo secondo l’immagine tradizionale della religione, che presuppone un Dio che punisce e castiga. Per scribi e farisei è sacra la Legge, per Gesù invece è sacro l’uomo. Per i primi il peccato era una trasgressione della Legge e un’offesa a Dio, per Gesù il peccato è ciò che offende l’uomo ».

Ecco che salta fuori Maggi l’eretico, che vede nella religione un ostacolo che si frappone alla vera fede.

«La religione ha inventato la paura di Dio per meglio dominare le persone e mantenere posizioni di potere acquisite. Per religione si intende tutto ciò che l’uomo fa per Dio, per fede tutto ciò che Dio fa per l’uomo.

Con Gesù invece Dio è all’inizio e il traguardo finale è l’uomo. 
Per questo ogni volta che Gesù si trova in conflitto tra l’osservanza della legge divina e il bene dell’uomo, sceglie sempre la seconda. Al contrario dei sacerdoti. Facendo il bene dell’uomo, si è certi di fare il bene di Dio, mentre quante volte invece, pensando di fare il bene di Dio, si è fatto del male all’uomo».

Se non è più il terrore di commettere peccato a fare da freno alla nostra hybris, cos’altro spinge un cristiano a riconoscere la bontà del limite?

«Il tuo bene è il mio limite. La mia libertà è infinita; nessuno può limitarla, neppure il Cristo, perché quella libertà è racchiusa nello scrigno della mia coscienza. Sono io a circoscriverla. Per il tuo bene, per la tua felicità. È così che l’apparente perdita diventa guadagno. Lo dicono bene i Vangeli: si possiede soltanto quello che si dà».

– Mi sbaglierò, ma è proprio la parola limite che non si attaglia al suo vocabolario.

«Preferisco il termine pienezza. La parola limite ha una connotazione claustrofobica. La pienezza mi invita a respirare. Ogni mattina che mi sveglio, io mi trovo di fronte all’immensità dell’amore di Dio e cerco di coglierne un frammento, per poi restituirlo al prossimo. 
A partire, certo, dal mio limite. San Paolo usa a riguardo una bellissima espressione: abbiamo a disposizione un tesoro inestimabile e lo conserviamo in vasi da quattro soldi. 
Questa è la nostra condizione: una ricchezza immensa, a fronte della nostra umana fragilità e debolezza. Che però non necessariamente è negativa. Perché sarà il mio limite a farmi comprendere anche il tuo. E di nuovo ecco la rivoluzione di Gesù.

Nell’Antico Testamento il Signore dice: siate santi come io sono santo. Gesù invece non invita alla santità, dice: siate compassionevoli come il Padre è compassionevole. La santità allontana dagli uomini comuni, la compassione invece ci unisce».

———————————-

Alberto Maggi, Chi non muore si rivede. Il mio viaggio di fede e allegria tra il dolore e la vita, edito da Garzanti Libri, 2013 Pagine  155

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7 risposte a CHI NON MUORE SI RIVEDE – Intervista ad Alberto Maggi

  1. msilvia2 ha detto:

    Caro Angelo, grazie per quanto scrivi, riportando di Alberto Maggi.
    Sai che mai la morte mi ha fatto paura, men che meno oggi.
    Spero solo e sempre nella Sua misericordia.
    A quel signore che dice che
    “Nell’Antico Testamento il Signore dice: siate santi come io sono santo. Gesù invece non invita alla santità, dice: siate compassionevoli come il Padre è compassionevole. La santità allontana dagli uomini comuni, la compassione invece ci unisce»,
    vorrei ricordare che Gesù dice : siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli. (Matteo 5,48). Gesù, il Vangelo, la Parola, dobbiamo viverlo tutto.
    Vorrei ricordare anche che al cuore del nostro essere cristiani c’è l’Incarnazione.

    • angelonocent ha detto:

      DIO AMA E BASTA. Senza se e senza ma.

      L’espressione stralciata dal suo contesto è paradossale. Può un uomo diventare perfetto come il Padre nostro che è nei cieli ?

      Aggrappandomi al Card. Martini e al Papa Benedetto, credo che il significato da cogliere sia un altro:

      “Gesù aveva detto nel Discorso della montagna: «Se dunque presenti la tua offerta sull’ altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono» (M t 5,23-24).

      Parole di fuoco, che ci imbarazzano ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, non essendo mai sicuri che veramente qualcuno non ce l’abbia con noi e che non siamo stati forse capaci di compiere il passo della riconciliazione.

      L’esigenza di Gesù è formidabile. A noi verrebbe da dire: chi ha qualcosa contro di me, ci pensi lui. Il Signore invece vuole che facciamo il possibile perché l’altro non abbia niente contro di noi.

      Durissime pure le parole che seguono: «Avete inteso che fu detto:

      “Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra;
      e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello».

      Questo è perdono.
      «E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.
      Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

      Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti» (vv. 38-45).

      Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

      Si comprende così il motivo dell’insistenza di Gesù:
      – perché il Padre agisce così,
      – perché Dio è così,
      – ed è così glorificato
      .

      Gesù che è “totalmente Figlio”, sulla croce perdona.
      Nei discorsi di Gesù il Padre appare come la fonte di ogni bene, come il criterio di misura dell’uomo divenuto retto («perfetto»):”Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

      Dunque: UOMO PERFETTO = UOMO DIVENUTO RETTO.
      DIO AMA E BASTA.

      SANT’ILARIO DI POITIERS VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA:

      “Tanti sono i miei debiti, al di sopra di ogni numero,
      eppure non sono tanto sorprendenti quanto la tua misericordia.
      Molti sono i miei peccati,
      eppure saranno sempre pochi, in confronto al tuo perdono…

      Cosa potrà fare un pò di tenebra
      alla tua luce divina?
      Come può un po’ di oscurità rivaleggiare
      con i tuoi raggi, tu che sei grande!

      Come la concupiscenza del mio corpo fragile
      potrà essere paragonata
      con la Passione della tua croce?

      Che sembianze possono avere
      agli occhi della tua bontà, o Onnipotente,
      i peccati dell’universo intero?

      Ecco che essi sono… come una bolla di acqua
      che per la tua pioggia abbondante,
      scompare subito…

      Tu doni il sole
      ai cattivi e ai buoni,
      e fai piovere per ambedue senza distinzione.

      Per gli uni la pace è grande a motivo dell’attesa della ricompensa;…
      Ma a coloro che hanno preferito la terra
      perdoni per misericordia:
      dai anche a loro un rimedio di vita, insieme con i primi;
      aspetti sempre che tornino a te”.

      Sant’Ilario di Poitiers (circa 315-367), vescovo, dottore della Chiesa
      Su Matteo, IV, 27 ; SC 254, 149

      SE E’ CONSOLANTE SAPERLO PRIMA DI MORIRE,
      SARA’ STRABILIANTE TOCCARLO CON MANO.

      • msilvia2 ha detto:

        Grazie della ampia e dotta esposizione.
        Mi dispiace che le mie brevi sintetiche parole non siano state capite: sono comunque state l’occasione per il seguito , qui e nella “Messa in cucina”. La sola Messa che mi è dato vivere.

  2. lucetta ha detto:

    Ho letto con un sorriso di soddisfazione le parole di A.Maggi . Per me offrire al Signore quello che si patisce, sofferenze sia fisiche che morali, è un modo per chiederGli aiuto, che mi stia vicino e m’infonda coraggio per accettarle. Inoltre la compassione di cui parla A.Maggi non è altro che l’Amore. Dio da noi VUOLE ESSERE AMATO.
    Il poeta Kabir dice: “A che serve che lo studioso ponderi parole e concetti, se il suo cuore non trabocca d’amore? A che serve che l’asceta indossi abiti del colore dello zafferano, se dentro di sé è scialbo? A che serve che tu lustri il tuo comportamento etico, fino a farlo brillare, se non c’è musica al suo interno?”.
    Detto questo come posso ancora aver paura di morire se tutto questo significa INCONTRARMI CON LUI????? Sono umana…..mi accetto…..spero e aspetto di crescere nella fede.

    • angelonocent ha detto:

      OFFRIRE E’ COME CHIEDERE AIUTO“.
      E’ BELLO, LUCETTA !

      Mi fa pensare alla “MESSA IN CUCINA” che ognuno può fare OGNI GIORNO, quando di fretta fa colazione per andare al lavoro:

      Cuore divino di Gesù,
      io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria,
      madre della Chiesa,
      in unione al Sacrificio Eucaristico,
      le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze
      di questo giorno,
      in riparazione dei peccati,
      per la salvezza di tutti gli uomini,
      nella grazia dello Spirito Santo,
      a gloria del divin Padre. AMEN

      IL COLMO E’ CHE SIAMO SOCCORSI ANCOR PRIMA DI OFFRIRE. DIO CI PREVIENE.
      MA GRADISCE IL NOSTRO OFFRIRCI.
      E LA NOSTRA PREGHIERA
      SI ELEVA COME NUBE D’INCENSO ODOROSO.

  3. Rita ha detto:

    Sai, Angelo, recito questa preghiera ogni giorno, spesso anche più di una volta. L’ho copiata di mio pugno e l’ho affissa in mezzo alle scale di casa, sotto un bel quadro di Gesù della Divina Misericordia. Chi esce, inevitabilmente, deve guardare quella parete e può, nello stesso momento, leggerla, visto che i caratteri sono abbastanza grandi… I miei non la leggono sempre ma mi hanno detto che spesso pregono in questo modo uscendo di casa. Ciao e buona giornata.

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