UNA DONNA SPRECONA SENZA LEGGE NE’ LOGICA – C.M. Martini – A. Maggi


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In verità io vi dico: dovunque sarà annunciato questo Vangelo, nel mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche ciò che ella ha fatto”.

Carlo Maria Martini, Avvenire 10.6.10

Una meditazione del cardinale Carlo Maria Martini sull’episodio evangelico della donna di Betania che versa unguento prezioso sul capo di Gesù: «Il dono dell’amore», che esce nei prossimi giorni a cura di Cristina Uguccioni per le edizioni Paoline (pagine 48, euro 11,50), è il testo di una «lectio» tenuta il 20 marzo 1987 all’Università Cattolica di Milano per affrontare il tema della «spiritualità del laico».

Nell’atteggiamento della donna, disapprovato dai discepoli, Martini individua l’autentica spiritualità del laico: «Questa donna – scrive – è il cristiano comune, il vero discepolo, il suo gesto è il cammino spirituale del cristiano laico battezzato, fondamentalmente di ciascuno di noi».

L’epoca in cui Martini svolgeva questa meditazione era quella dove la Chiesa preparava il sinodo dei vescovi sulla vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo. L’identikit tracciato dal cardinale delinea un laico credente che porta nel mondo la gratuità dell’amore.

Dal libropubblichiamo alcuni stralci che illuminano il rapporto fra bellezza e povertà (nel senso dato al termine dalle beatitudini).

olio profumato in vaso di alabastro«Mentre Gesù si trovava in Betania, in casa di Simone e il lebbroso, gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa.

I discepoli, vedendo ciò, si sdegnarono e dissero:Perché questo spreco? Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!”.

Ma Gesù, accortosene, disse loro: “Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete. Versando quest’olio sul mio corpo lo ha fatto in vista della mia sepoltura. In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei”».

L’importanza dell’episodio è chiara: fa già parte del racconto ecclesiale della passione e quindi, secondo la predicazione stessa, viene proclamato ogni volta che si proclama il vangelo della morte di Gesù. Significativa la sottolineatura del Signore: ciò che la donna ha compiuto è parte del vangelo. Curiosa la specificazione: «in ricordo di lei». La donna, con il suo gesto, è messa al centro dell’attenzione delle parole di Gesù.

La domanda che più si è ripercossa nella storia della esegesi è sul significato dell’affermazione: «I poveri li avete sempre con voi». Forse Gesù dice che non c’è nulla da fare di fronte alla povertà? Di fatto Gesù, volendo definire l’azione della donna, che è criticata dai discepoli, la chiama «opera bella». Il testo italiano fa leggere: «un’azione buona». Il testo greco dice: «opera bella», degna dell’uomo, in cui l’uomo si esprime al meglio.

Le opere belle non sono le opere esteriori – come appunto preghiera, digiuno, elemosina – bensì quelle descritte nello stesso capitolo 5: le beatitudini. Opera bella è l’essere poveri, lo scegliere di non servire al denaro, l’essere di cuore semplice (i puri di cuore), l’essere operatori di pace. Il gesto di questa donna appartiene dunque non tanto alle opere efficaci bensì alle opere belle che qualificano la persona, così come le beatitudini sono atteggiamenti vissuti dalla persona.

Nella simbologia dell’episodio ci è facile anche leggere quale sia la bellezza personale dell’opera della donna. È bella perché è inaspettata, anzitutto. Viene nel mezzo del banchetto a dare un profumo incredibile a tutta la sala, senza che nessuno lo prevedesse. È un gesto inatteso eppure dovuto a un ospite illustre.

Un’opera inaspettata quindi, e originale, creativa. Ha la bellezza dei gesti umani che non sono semplicemente adempimenti di leggi oppure risposte a esigenze di efficienza ma sgorgano dall’intimo della persona che li compie. Se la donna avesse chiesto consiglio le avrebbero detto che era inutile versare quell’olio, che non ce n’era bisogno.

È anche un gesto gratuito, e totaleesaustivo. Gesù nel brano parallelo dell’evangelista Marco spiega: «Questa donna ha fatto quello che ha potuto» (cfr. Mc 14,8). Ci richiama così l’obolo della vedova che, pur avendo fatto niente dal punto di vista dell’efficienza, ha però fatto tutto perché ha espresso se stessa.

Infine, quest’opera è bella perché è profetica: «in vista della mia sepoltura». I discepoli non avevano mai capito, benché Gesù l’avesse loro ripetuto, che «il Figlio dell’uomo doveva essere tradito, essere ucciso, e poi risorgere». La donna l’ha compreso e il suo è un gesto cristiano perché contiene una profezia della morte e risurrezione del Signore. Possiamo anzi dire che la donna, con quel gesto, entra nella morte e risurrezione di Gesù, fa un’opera battesimale.

E chi è il cattivo discepolo? Colui che non capisce questi valori, che li critica, che va alla ricerca di gesti clamorosi, dalle risonanze grandiose. Mentre invece il profumo del balsamo si perde nella oscurità della casa di Simone.

Cattivi discepoli sono coloro che non comprendono quella bella opera che è in ogni gesto, quella bella opera che il Padre celeste vede e che vedono gli uomini sensibili al fascino del profumo delle beatitudini evangeliche.

Sono opere che rendono lode al Padre perché sono irrefrenabili, mentre di tutte le altre opere si può supporre sempre una seconda intenzione, un motivo non pienamente disinteressato. Le buone opere delle beatitudini sono le opere cristiane – kat’exochèn  – senza alcuna aggiunta o smarginatura o sottolineatura.

E i poveri? Che dire dei poveri? I cosiddetti discepoli sono qui fuori strada e in realtà non si preoccupano dei poveri. Se ne preoccupa il «vero discepolo» che è la donna, perché i cosiddetti discepoli oppongono erroneamente il servizio reso ai poveri all’adesione personale a Gesù che sta per morire, quasi si dovesse scegliere tra le due opere. Si tratta di un rischio in cui noi spesso incorriamo: dare ai poveri o onorare Gesù raccogliendo la sua morte e risurrezione?


Non comprendiamo che è l’accettazione di quella morte, come gesto supremo d’amore per noi, che abilita poi il discepolo a mettersi incondizionatamente al servizio dei poveri. Come quei discepoli, anche noi vediamo la soluzione del problema dei poveri nel denaro, in una efficienza, e non nella dedizione per amore, da cui nascerà il servizio ai poveri.


Gesù difende e loda la donna, così come ha difeso Maria dalle insinuazioni di Marta che accusava la sorella di perdere tempo ascoltando la Parola e di non servire. L’aiuto reso ai poveri sarà sempre una delle caratteristiche della comunità che ha scelto di seguire Gesù, il Signore crocifisso e risorto, e quindi

  • ha scelto di non arricchire,
  • di vivere la beatitudine della povertà,
  • la beatitudine della semplicità di cuore e,
  • proprio per questo, avrà sempre familiarità con i poveri.

I poveri li avremo allora sempre con noi, non soltanto nel senso che saranno della nostra famiglia, della nostra realtà, ma anche perché noi, con Gesù crocifisso e risorto, avremo scelto questo tipo di vita. Ecco dove il laico cristiano trova la radice anche di ogni suo impegno sociale e civile per i poveri.


Ora è il momento di mostrare l’adesione al Signore che sta per morire, è il momento battesimale. In seguito, tale adesione andrà dimostrata ai poveri per i quali Gesù è morto. E ciò che sarà fatto a loro sarà fatto a lui. È così che il cristiano si prepara a vivere l’identità tra le sue molteplici azioni (sociali, politiche, di servizio, di fede, di catechesi, di orazione, di preghiera). È così che si prepara a unificare la sua realtà, per non agire in maniera turbata o perplessa davanti a scelte che sembrano escludersi l’un l’altra.

La donna del Vangelo ha colto l’unità delle scelte. Quando si proclamerà la Buona Novella della morte di Gesù, si esalterà insieme anche la fede nella risurrezione, mostrata da questa donna, e annunciata dal Signore ogni volta che si parla della sua morte.

La donna ha veramente capito il significato della morte di Gesù anzitutto in relazione a lui come persona, non come simbolo o ideologia della salvezza dei poveri o di altre categorie.

Ha capito Gesù nella sua identità storica, lo ha riconosciuto, adorato, amato, servito. Tale adesione alla persona di Gesù rende possibile la dedizione di tutta l’esistenza ai poveri, che è pure parte del messaggio, della Buona Notizia da predicare a tutto il mondo.

Carlo Maria Martini

Alberto Maggi

Maggi Alberto dei servi di maria -jesus22Una donna acquista un prezioso profumo e lo versa sul capo di Gesù. I discepoli si sdegnano – «Perché questo spreco?» – e tirano in ballo l’etica: «Perché non venderlo per molto denaro e darlo a poveri?». Ma a loro non interessano i poveri. Mirano a un’azione degna di ricompensa da parte del divino Rimuneratore. La donna, invece, dona sconsideratamente, senza legge né logica. Perché ama molto.

Domanda: dovendo annunciare il Vangelo di Gesù, quale episodio della sua vita, o quale suo insegnamento andrebbe privilegiato? Temo che molti citerebbero fatti clamorosi compiuti da Gesù -la risurrezione di Lazzaro, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la pesca miracolosa, la tempesta sedata … – in quanto segni che manifestano la potenza di Dio. Ma questo è il criterio degli uomini, non quello del Signore.

Dio è Amore e si manifesta solo attraverso gesti di amore, non di potere. Il potere occulta Dio; l’amore lo manifesta. Il potere ha bisogno di esibire segni straordinari; l’amore si mostra nell’ordinario, a volte talmente ordinario da non attrarre l’attenzione.

La risposta alla domanda iniziale ci è data da Gesù stesso nel capitolo 26 del Vangelo di Matteo. «Mentre Gesù si trovava a Betania, in casa di Simone il lebbroso, gli si avvicinò una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre egli stava a tavola. I discepoli, vedendo ciò, si sdegnarono e dissero: “Perché questo spreco? Si poteva venderlo per molto denaro e darlo ai poveri!”: Ma Gesù se ne accorse e disse loro: “Perché infastidite questa donna? Ella ha compiuto un’azione buona verso di me … In verità io vi dico: dovunque sarà annunciato questo Vangelo, nel mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche ciò che ella ha fatto” (5b-10, 13).

A dover essere «annunciato nel mondo intero» è un episodio che vede come protagonista una donna, l’essere umano considerato il più distante da Dio. Secondo la religione del tempo, dall’impronta fortemente maschilista, infatti, le donne erano emarginate e tenute distanti dalla sfera del sacro. Il sangue mestruale non solo le rendeva ciclicamente immonde, ma rendeva impuro tutto ciò che toccavano o avvicinavano, sia cose che persone (Lv 15,19-30).

Gesù apre una nuova era in cui le diversità sessuali non sono fonte di emarginazione e le differenze tra le persone non costituiscono ostacoli per la relazione con il Signore: «In Cristo non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). Per Gesù, uomini e donne sono uguali. Il suo comportamento verso gli uni e le altre è identico. Egli ama Lazzaro, ma anche le sue sorelle, Marta e Maria (Gv 11,5); accoglie al suo seguito uomini, ma anche donne (Lc 8,1-2), parla con maschi e femmine, contravvenendo ai dettami della morale tradizionale (Gv 4,27).

Nei Vangeli, se il comportamento di Gesù nei confronti di uomini e donne è identico, senza preferenze o privilegi, non così la loro risposta. Mentre i personaggi maschili sono presentati quasi tutti in maniera negativa, quelli femminili sono quasi tutti positivi. Ed è proprio il gesto di una donna che Gesù chiede espressamente che sia annunciato al mondo.

Nel brano evangelico preso in esame, Gesù preannuncia ai discepoli la sua fine imminente: «Voi sapete che tra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso» (v. 2). Nel frattempo, c’è una sessione straordinaria del sinedrio, massimo organo giuridico di Israele: i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo sono convocati urgentemente da Caifa. Che Gesù sia il figlio di Dio a loro non interessa. Il loro dio è un altro: si chiama mammona, cioè interesse, profitto, convenienza. All’annuncio dell’arrivo del Regno di Dio, proclamato dal Battista prima e da Gesù poi, essi hanno risposto non con la conversione, ma con la violenza. Non intendono essere governati da Dio: in nome di Dio, però, pretendono di dominare il popolo. Per questo è urgente assassinare Gesù, avvertito come un pericolo costante per l’istituzione religiosa. Menzogneri e assassini come il loro padre, il diavolo (Gv 8,44), decidono di «catturare Gesù con un inganno e farlo morire» (Mt 26,4).

Gesù e i discepoli sono nascosti nella casa di un lebbroso (v. 6): un luogo immondo, dove nessuno andrebbe a cercarli. Qui, Gesù riceve un atto d’amore e di venerazione da parte di una donna (gyné in greco, che significa anche “sposa”), che non va confusa né con la «peccatrice» di Luca (Lc 7,36-50), né con Maria, la sorella di Lazzaro (Gv 12,1-8).

Il gesto della donna, che va inteso come la risposta di una discepola all’annuncio della morte imminente del maestro, è un’azione dall’alto valore simbolico. Si avvicina a Gesù, con «un vaso di alabastro, pieno di profumo molto prezioso» (v. 7a).

Nel Cantico dei Cantici il profumo è simbolo dell’amore della sposa verso lo sposo, visto come re («Mentre il re è sul suo divano, il mio nardo effonde il suo profumo. L’amato mio è per me un sacchetto di mirra, passa la notte tra i miei seni» – Ct 1,12-13). Il profumo versato su Gesù è detto «molto prezioso», segno del grande amore che viene offerto.

Versando il suo profumo, la discepola sposa non solo riconosce il Cristo come sposo e re (la cui regalità si manifesterà nella sua morte in croce – «Costui è Gesù, il re dei Giudei», Mt 27,37), ma dimostra anche la sua fede nella risurrezione che Gesù ha annunciato (Mt 16,21; 17,22; 20,18). Segno di vita, infatti, il profumo annulla gli effetti (il fetore) della morte. Gesù spiega: «Versando questo profumo sul mio corpo, lei lo ha fatto in vista della mia sepoltura» (Mt 26,12).

Mentre la donna esprime adesione incondizionata a Gesù, associandosi al suo destino, i discepoli protestano vivacemente ed esprimono il loro sdegno: «Perché questo spreco?» (v. 28a). Fingono di interessarsi dei poveri: «Lo si poteva vendere per molto denaro e darlo ai poveri!» (v. 28b). Proprio loro, che non erano mai stati solidali con i poveri, erano stati restii a condividere il loro pane con gli affamati (Mt 14,15-17), si erano mostrati scocciati dalle grida della donna cananea (Mt 15,23) e non amavano avere i bambini tra i piedi (Mt 19,13), ora si ricordano dei poveri.

Anche dopo aver ascoltato le Beatitudini, i discepoli sono rimasti all’idea di elemosina, senza accogliere l’invito di Gesù alla condivisione della vita. Per loro i poveri sono soggetti estranei, ai quali, tutt’al più, si deve dare qualcosa. Non hanno capito che per Gesù sono, invece, fratelli ai quali si deve donare sé stessi.

Non comprendendo ora la portata del dono scandalosamente generoso della donna, i discepoli non comprenderanno neppure quello di Gesù: la sua morte, al pari del profumo versato, sarà avvertita come uno spreco, un fallimento. Le parole di Gesù sulla vita che viene trovata perdendola (Mt 16,25), sono cadute su orecchi sordi. Al momento della cattura di Gesù, tutti lo abbandoneranno e fuggiranno, terrorizzati dalla prospettiva di “perdere la vita” come il Maestro (Mt 26,56). Presso la croce di Gesù rimarranno solo «molte donne che …. lo avevano seguito dalla Galilea per servirlo» (Mt 27,55). Saranno le prime a vedere Gesù risorto e saranno inviate ai discepoli con la buona notizia della risurrezione (cf. Mt 28,10).

Chiaro il messaggio che Gesù chiede che sia annunziato al mondo intero: la vita (l’amore) è più forte della morte, la luce è più potente delle tenebre e la verità avrà sempre la meglio sulla menzogna.

Alberto Maggi

(tratto da Nigrizia, aprile 2011)

 

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Una risposta a UNA DONNA SPRECONA SENZA LEGGE NE’ LOGICA – C.M. Martini – A. Maggi

  1. msilvia2 ha detto:

    Ho capito – pensavo di averlo già capito…- la gratuità dell’amore.
    La vita tutta è amore gratuito.
    Per Gesù, in particolare in vista della Passione.
    Della Pasqua.
    Grazie.

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