Capitolo 2 – GIOVANNI DI DIO – D’UN ALTRO CASO CAPITATO A GIOVANNI IN GUERRA CHE FU MOTIVO PER LASCIARLA – F. Castro

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Capitolo 2

D’UN ALTRO CASO CAPITATO A GIOVANNI IN GUERRA CHE FU MOTIVO PER LASCIARLA 

Non passarono molti giorni che venne a trovarsi in altro pericolo maggiore di questo, ed è il seguente.

Il suo capitano gli aveva dato in custodia certa roba, che era stata presa ad alcuni soldati francesi. Essendosi egli distratto e non avendola messa al sicuro, gli fu rubata.

Quando il capitano lo seppe, montò in tanta collera che, senza volere ascoltare le preghiere che gli rivolgevano in suo favore molti soldati, ordinò che fosse impiccato ad un albero.

Don Fernando_Alvarez_de_Toledo_by_Antonio_MoroAvvenne che si trovò a passare di là una persona generosa, per la quale il capitano aveva rispetto, e, conosciuta la causa della condanna, lo pregò di non fare eseguire l’ordine, contentandosi che Giovanni non gli comparisse più davanti e lasciasse subito il campo[6].

Pecore 2Vedendo Giovanni il pericolo in cui si trovava la sua vita e la cattiva ricompensa che il mondo dà a chi più lo segue, decise di tornarsene ad Oropesa a casa del suo padrone il Mayoral, e riprendere la vita quieta di pastore che conduceva prima, parendogli in tutto molto più sicura che non quella della guerra.

Il suo padrone provò una gran gioia nel rivederlo, perché l’amava come un figlio, essendo Giovanni fedele e diligente, ed era cresciuto in casa sua.

Questa seconda volta rimase con lui, servendolo, quattro anni, in capo ai quali, poiché i giovani non sogliono star fermi e non si accontentano di poca esperienza, stando un giorno con i suoi compagni a custodire il gregge in campagna, venne a sapere che il conte di Oropesa andava con uomini in Ungheria al servizio dell’imperatore, il quale si era recato a Vienna per fermare l’avanzata del Turco da quella parte[7].

Solimano II - sultano 02jpgTurchi a Vienna - renzo-martinelli-settembre-205956I Turchi assediano Vienna

Informatosi bene di ciò, Giovanni, dimentico di quanto gli era accaduto a Fuenterrabía, decise di arruolarsi al seguito del conte, come effettivamente si arruolò.

Durante tutto il tempo che il conte stesse in Ungheria nel campo dell’Imperatore, Giovanni servì con molta diligenza nella sua casa, sì che era amato da tutti[8].

Finita la guerra e ritiratosi il Turco, il conte tornò per mare in Spagna e, sbarcando nel porto della Coruña, si recò a Oropesa. Giovanni sbarcò con lui.

coruna_dsd_el-aireCoruña – Il porto

[6] Non si sa chi sia la «persona generosa» che salvò Giovanni dalla pena capitale. Alcuni, seguendo l’affermazione di Lope de Vega (Comedia famosa de Juan de Dios y Antón -Martín), dicono che sia il giovane duca d’Alba don Fernando Alvarez de Toledo.

[7] Si tratta della seconda spedizione di Solimano II, avvenuta nel 1532, per la conquista di Vienna. Dopo l’occupazione di Buda, nel mese di luglio di detto anno, le truppe turche marciarono verso Vienna e l’assediarono, ma, subite diverse sconfitte, nel mese di settembre si ritirarono. Carlo V il 24 settembre fu accolto trionfalmente nella città e il 25 passò in rivista il suo esercito. Questa seconda volta, quindi, Giovanni si era fermato presso il Mayoral non quattro, come dice il Castro, ma circa otto anni.

[8] Il conte di Oropesa, seguito da Giovanni in Austria, non era don Francesco Alvarez, bensì suo figlio don Fernando, che nel 1546 successe al padre nella contea. 

Oropesa

Oropesa

DE OTRO CASO QUE LE SUCEDIÓ A IOAN EN LA GUERRA, QUE FUÉ MEDIO DE DEXALLA.

 

No pasaron muchos días en que se vió en otro peligro mayor que éste; y fué, que su capitán le dió a guardar cierta ropa, que había tomado a unos soldados franceses, y descuidándose y no poniendo en ella buen recaudo, se la hurtaron; y sabiéndolo el capitán, recibió dello tanto enojo, que sin querer oír los ruegos de muchos soldados que por él le rogaban, le mandó ahorcar en un árbol.

Acertó a pasar por allí una persona generosa, a quien el capitán tuvo respecto, y sabida la causa le rogó, que no se acabase de poner en execución lo mandado, y que no pareciese más delante del capitán, y que se fuese luego del campo.

Viendo Ioan el peligro en que andaba su vida, y el mal pago que el mundo daba a quien más le seguía, determinó de volverse a oropesa en casa de su amo Mayoral, y tornar a la vida quieta de pastor que antes había tenido, pareciéndole cuan más segura era para todo que la de la guerra.

Mucho contento recibió su amo con él, porque lo amaba como a hijo, por ser fiel y diligente y habello criado en su casa. Estuvo esta segunda vez con él sirviéndole cuatro años, al cabo de los cuales, como la juventud no suele reposar en los mozos, ni asentar con pocas experiencias, estando un día con sus compañeros en el campo con el ganado, supo cómo el Conde de Oropesa pasaba con gente a Hungría en servicio del Emperador, cuando fué a Viena a resistir la entrada por allí del Turco.

Informado bien Ioan desto, determina de pasar en la casa del Conde, como en efecto pasó, no se le acordando ya de lo que había pasado en Fuenterrabía.

Todo el tiempo que el Conde estuvo en Hungría en el campo del Emperador sirvió Ioan con mucha diligencia en su casa, de manera que era amado de todos.

Fenecida la guerra y retirado el Turco, se volvió con el Conde por mar a España, y desembarcando en la Coruña vino a Oropesa, y Iuan desembarcó con él.

Coruña il porto

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