SONO POVERO IN UMANITA’ – LE MIE MANI COPERTE DI CENERE – Angelo Nocent

VATICAN-POPE-MASS-ASH WEDNESDAY

Le mie mani, coperte di cenere, segnate dal mio peccato e da fallimenti, davanti a Te, Signore, io le apro, perché ridiventino capaci di costruire e perché Tu ne cancelli la sporcizia.


Le mie mani, avvinghiate ai mie possessi e alle mie idee già assodate, davanti a Te, o Signore, io le apro, perché lascino andare i miei tesori…
Le mie mani, pronte a lacerare e a ferire, davanti a Te, o Signore, io le apro, perché ridiventino capaci di accarezzare.


Le mie mani, chiuse come pugni di odio e di violenza, davanti a Te, o Signore, io le apro, deponi in loro la tua tenerezza.
Le mie mani, si separano dal loro peccato, davanti a Te, o Signore, io le apro: attendo il tuo perdono.

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Carlo Maria Martini 11

TORNANDO SUI SUOI PASSI

Ogni uomo è depositario di un luogo interiore dove seminare il dono della fede per coltivarla e incrementarla, nella consapevolezza che l’aiuto di Dio si accompagnerà alla nostra buona volontà. Ognuno di noi interpreta e vive la relazione con Dio, seguendo modelli educativi familiari in cui palesiamo la nostra cultura, avvicinando il bello al buono, l’eredità della formazione cristiana al dialogo verso tutti, all’ascolto e alla contemplazione della parola di Dio. All’interno della comunità ecclesiale, ognuno ha una funzione diversa perché diverso è il suo vissuto nella fede e nella carità.

« … A uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; ad un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; …..ad un altro il dono della profezia, ….ad un altro la varietà delle lingue… Ma tutte queste cose, è l’unico ed il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole» (I Cor. 12,1-11).

Nella sua testimonianza evangelica Carlo Maria Martini ha sempre spronato la comunità cristiana ad estraniarsi dai rumori del mondo per meditare sulla “Parola,” in un atteggiamento di affabile premura. Nelle lettere pastorali, nelle conferenze e  nei suoi scritti (1), fa riferimento continuo alla Sacra Scrittura da cui si snoda lo spirito della sua pedagogia pastorale e  invita calorosamente  a soffermarsi sulla Storia della Rivelazione come fonte di cultura, di fede e di libertà compiuta.

Il primo presupposto per cogliere il fulcro della Verità cristiana (l’Amore di Dio) è credere nell’uomo e nelle sue potenzialità, riflettere e  pregare, fiduciosi che il dono della fede in cui si fonda la nostra libertà, possa sorregge la ragione  nel discernimento della realtà umana e della verità divina. In un convegno ecumenico di Sant’Egidio a Firenze, Carlo Maria Martini così risponde alle domande di Arrigo Levi sul senso della fede: «Il termine “fede”nella sua radice ebraica significa “appoggiarsi” e l’uomo che vive nella fede è come se si appoggiasse ad una roccia per non farsi trascinare dalla corrente di un fiume in piena». La roccia è Dio che ci sostiene nel farraginoso avvicendarsi della storia. Solo Lui può guidarci fra le perplessità della vita e nell’affannosa ricerca del senso e della verità dell’essere.

C. M. Martini è consapevole che in un mondo così secolarizzato, succube di doppiezze e ipocrisie, è arduo accogliere il dono della fede. E si domanda con preoccupazione se la fede «resisterà alle assurdità della libertà umana». Tale sventurata evenienza ha un riscontro anche nel Vangelo, là dove Gesù si interroga se «Il Figlio dell’Uomo tornando, troverà fede sulla terra». Infatti l’uomo, anche se vive con dignità nel suo tempo, deve sempre coesistere in un conflitto di opzioni che tendono a contrapporsi.

Ma la scommessa sulla fede si impone. È il dilemma che scaturisce anche dalla cultura ebraica: o credere o disperare. L’affidarsi a Dio e prestare ascolto alla sua “Parola”, diventa imprescindibile opportunità per liberare l’uomo dal giogo dei suoi limiti. La fede, come dono di Dio e processo creativo della spirito dell’umano, non vive in superficie la sua identità, ma si allarga alla speranza, alla carità, trasformandosi in sapore domestico che dà senso, gusto e direzione alla vita perché la “Verità” possa essere «In un certo senso si può dire che di fronte alla libertà dell’uomo che ha creato a Sua immagine e somiglianza, Dio ha voluto rendersi impotente: Cristo si è svuotato del suo potere e si è fatto nulla».libertà.  Dio, l’Onnipotente, non solo si fa inetto di fronte alla libertà umana, ma stipula con l’uomo un reiterato patto, offrendosi in una nuova epifania: l’avvento, il sacrificio e la risurrezione del Figlio.

La comprensione della gratuità della fede si svela in modo sublime attraverso il “Patire di Dio” che per il popolo cristiano è difficile discernere. Il simbolo della sofferenza di Dio è la “Croce” che generarsi nell’àgape della redenzione.

Carlo Maria Martini 12Nel suo disegno pastorale, Martini ci illumina anche con la profetica coscienza della solidarietà attraverso l’istituzione della “Cattedra dei non credenti” nella convinzione che è testimonianza evangelica promuovere un dialogo con il mondo laico, per aprire il pensiero verso alti orizzonti, verso un’abitudine critica al “ben pensare,” per riconoscere il bene e le illusioni dell’animo umano  in un confronto schietto sui misteri della vita, dell’umanità e di Dio. Solo nel dialogo l’uomo fa progresso e suggella  le più grandi conquiste dell’umanità.

Si dialoga, al di là di ogni credo, sulla verità dell’uomo, sulla codifica delle priorità imprescindibili della dignità della persona, purtroppo svilita dall’arrembaggio del relativismo e dell’individualismo che diffondono tanti disinganni al loro passaggio. Sebbene cultura laica e  cultura religiosa abbiano  genesi e valori che si allineano  in parte su aporematiche posizioni,  la verità dell’uomo ha comuni obbiettivi, mete e confini. E il dialogo si apre sui principi essenziali condivisibili, perché la verità di cui si parla non è un assioma.

«La Verità  – afferma Martini – è un’apertura  verso un grande mistero e io non riesco se non a intuire qualcosa, a balbettare qualcosa di questo mistero più grande di noi». È doveroso aprire un confronto docile  nel definire il vagito dell’uomo alla vita e l’amore di un Dio che per essere, deve amare «Ci vuole pazienza, tempo, esercizio e luoghi d’incontro. Tale ravvicinamento ai fratelli laici, offre istanze nuove  alla nostra fede se è vissuta: la prudenza e la lungimiranza. Sono questi i presupposti minimi  per non fare le solite “chiacchiere” e fermarsi ai margini della verità.

La fede si fonda e si autoalimenta nell’uomo attraverso un cammino segnato dall’ascolto e dalla riflessione del messaggio di Cristo. Il significato più pregnante della fede e della libertà è quindi un processo di «liberazione dell’uomo da tutto ciò che gli impedisce di agire secondo il suo essere autentico, di agire completamente e totalmente in relazione al bene, alla verità riconosciuta».

L’essere liberi è indicato dall’invito di Cristo “Vieni e seguimi”; esortazione che ci tutela dallo smarrimento e dalla diffidenza «Cristo è la concreta possibilità di uscire dai nostri condizionamenti e costituisce uno stimolo formidabile per un cammino di liberazione».

Anche se poi l’uomo si mette in viaggio senza sapere dove andare (come fece Abramo) confortato e guidato dalla fede si incammina fiducioso nell’avventura della vita perché è consapevole che Dio illumina il  suo futuro e rende perspicua la sua  ragione al riconoscimento della Verità.

L’ “uomo banale” invece, riesuma una cultura di superficie dove l’importante non è tanto vedere ma essere visto; dove la coscienza morale è meno rilevante della reputazione, dove si consuma la vita senza ideali per farsi abbindolare da quella parte di  società che si inina all’idolatria dell’Opinione. Così l’uomo non scorge più un nesso fra il pensiero e l’esistenza, fra un progetto e il suo compimento. Al contrario, il linguaggio della fede, per Carlo Maria Martini, è fondamentale per affidare all’uomo di oggi una verità che vinca l’incantesimo dell’apparenza e si apra alla forza dello Spirito, sulle orme di Cristo. Inseguendo coloro che vivono una vita in contumacia: i poveri in umanità.

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3 risposte a SONO POVERO IN UMANITA’ – LE MIE MANI COPERTE DI CENERE – Angelo Nocent

  1. lucetta ha detto:

    Ho rinnovato oggi le mie promesse, il mio desiderio sempre vivo di conversione, al Signore. Buona quaresima caro Angelo.
    P.S. Mi sono arrivate 2 notifiche di un post pieno di immagini meravigliose con il ricordo di ELENA ma quando ho cliccato sul post mi dice che la pagina non è disponibile.

  2. angelonocent ha detto:

    E’ in bozze: Fra un paio di giorni…

  3. Donatella ha detto:

    Buona Quaresima caro Angelo, che il Signore ti benedica ♥ ti abbraccio con affetto

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