IL MISTERO DELLA SOFFERENZA – Don Tonino Bello vescovo

Don Tonino Bello

«Coraggio! La nostra esistenza non è inutile. Il nostro dolore… alimenta l’economia sommersa della grazia. La nostra sofferenza… alimenta, rigonfia l’otre della grazia, perché poi si riversi sul mondo in un empito di carità. E capiremo che il nostro martirio non è stato un assurdo, una crudeltà di Dio, una sua ingerenza nella nostra storia disturbata dal dolore. Invece il nostro martirio, la nostra sofferenza, il nostro dolore è come un rigagnolo che va a ingrossare il fiume del sangue di Cristo, alimentando il fiume della redenzione, raggiungendo i più remoti angoli della Terra.

La sofferenza… tiene spiritualmente in piedi il mondo! Nella stessa misura in cui la passione di Gesù sorregge il cammino dell’Universo verso il traguardo del Regno. In questo, Gesù, è il nostro capo! Bellissimo, stasera, sentircelo al centro. Lui confitto su un versante della Croce e noi confitti (non sconfitti!) sull’altro versante della Croce, sul retro.

Gesù, comunque, è in mezzo a noi! E’ toccabile, e quando abbiamo bisogno di Lui non è necessario urlare, basta chiamarlo, perché sta appena dietro di noi! Gesù è il nostro capo, è il capo delle nostre attese. E’ Lui che si mette accanto a Noi e ci dice che ci ama e che ci vuole bene. Da una parte c’è Lui, e dall’altra c’è Lei, Maria, la nostra dolcissima madre, la regina degli infermi, Colei che viene incontro e mette la mano sulla fronte dei suoi figli febbricitanti e percepisce subito la temperatura, senza aver bisogno di termometri, e non ha bisogno di chiedere per sapere del nostro stato di salute, perche Lei lo afferra a volo, guardandoci negli occhi!

A tutti voi dico… Coraggio!»

Vostro + don Tonino Bello

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O Glorioso San Giovanni di Dio,

tu che sei stato scelto dal Signore
per dare soccorso e conforto

ai fratelli poveri e ammalati,
ottienici

dalla Volontà dell’Eterno Padre

di possedere
la tua stessa carità che ti ha reso Santo.

Fà che tutti noi

possiamo essere pronti

al grido d’aiuto
del nostro prossimo

e che le nostre opere siano gradite
agli occhi del Signore

per la Sua  maggior Gloria. 

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3 risposte a IL MISTERO DELLA SOFFERENZA – Don Tonino Bello vescovo

  1. lucetta ha detto:

    Collocazione provvisoria
    (di Mons. Tonino Bello)

    Nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande crocifisso di terracotta. L’ha donato, qualche anno fa, uno scultore del luogo. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria.

    La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.

    Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.

    Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima, che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non angosciarti, tu che per un tracollo improvviso vedi i tuoi beni pignorati, i tuoi progetti in frantumi, le tue fatiche distrutte. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.

    Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre «collocazione provvisoria»…………….

  2. msilvia2 ha detto:

    Il crocefisso in restauro, nella sagrestia, porta la scritta: “Collocazione provvisoria”. Il vescovo don Tonino Bello supplica il parroco di non rimuovere mai quel cartello, perché per il credente la croce non è la meta del nostro pellegrinare.
    Siamo fatti per camminare verso la resurrezione.
    Il Calvario non ammette soste prolungate: dopo tre ore c’è la rimozione forzata.

    L’Amore sottende a tutto.
    Una cosa che mi fa ancora pensare e non mi è chiara fino in fondo: il Calvario non ammette soste prolungate.Dopo tre ore, c‘è la rimozione forzata.
    Tre ore, tutta la vita…
    Il Cristiano – Cristo – non si ferma alla o sulla Croce.
    Cammina, passando per la Croce – verso la Resurrezione.
    Ma quelle tre ore,….. Anche se <>
    La sosta sulla croce, è un “tempo”, che porta alla Vita.
    Un passaggio che accetti, e vivi fino a quando Lui vuole…
    Pasqua, vuol dire due cose: Passione e Vita Nuova.
    Sembra essere sempre solo Passione.
    Anche se so che è insieme anche Vita Nuova, perchè è Unità.
    L’esperienza peraltro è questa.
    L’ambito, il luogo in cui vivere è la Croce: amore dolore- inseparabili.

    Sulla Croce, gli occhi di Gesù a volte sorridono.

    So che Lui, il Signore, non mi condanna.
    Perchè Lo amo.

  3. angelonocent ha detto:

    CONCLUSIONE:
    “Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre «collocazione provvisoria».
    PAROLA DI VESCOVO.

    MA E’ ANCHE PAROLA DI DIO:
    “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”.
    Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”
    Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

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