IL DIO IN CUI NON CREDO – Angelo Nocent

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Era il 1971. Anche quella domenica mattina, come tante altre, avevo animato la Liturgia Eucaristica e guidato i canti della Messa delle 10, con il fervore dei ministranti e della santa assemblea, suscitato dalla riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II. Rientrato in sacrestia, mi si è avvicinata una ragazza. Era di passaggio e non la conoscevo. Da lei ho saputo che ogni tanto veniva da Seregno perché quell’atmosfera le faceva bene. Poi ha aperto la borsetta ed ha estratto un libretto, fresco di tipografia, dal titolo provocatorio: “IL DIO IN CUI NON CREDO”, scritto da un giovane prete spagnolo, Juan Arias, e me lo ha donato. Poi se n’è andata e, da allora, non l’ho più rivista.

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Maximos IVNon sto a raccontare le impressioni suscitatemi dalla sua lettura. E, del come sia nato il libro, lo spiega l’autore:

In un’intervista a Roma, quando il card. Maximos IV, l’anziano patriarca orientale, mi disse quella frase che commosse non pochi lettori:

Molti atei non credono in un Dio in cui anch’io non credo”, fu allora che mi chiesero di scrivere un articolo descrivendo quel Dio nel quale anch’io non credo”.

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Il volumetto che ormai ha 43 anni, lo conservo ancora. Seppur mal ridotto, sfasciato, tanto che, se mi cade di mano, come mi è successo, si sparpagliano i fogli che devo pazientemente reimpaginare, mantiene la sua freschezza e trovo sia ancora di attualità.

Gli è che oggi, martedìdopo Pasqua 2014, senza una precisa ragione, mettendo un po’ d’ordine, me l’ho ritrovo in mano. Lo sfoglio e, nel risveglio dei ricordi, mi vien voglia di condividere almeno quel capitoletto snocciolato dall’autore come un rosario. Eccolo:

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Juan AriasSì, io non crederò mai in:


Il Dio che «sorprenda» l’uomo in un peccato di debolezza.
Il Dio che condanni la materia.
Il Dio incapace di dare una risposta ai problemi gravi di un uomo sincero e onesto che dice piangendo: «non posso».
Il Dio che ami il dolore.
Il Dio che metta la luce rossa alle gioie umane.

Il Dio che sterilizza la ragione dell’uomo.
Il Dio che benedica i nuovi Caini dell’umanità.
Il Dio mago e stregone.
Il Dio che si faccia temere.
Il Dio che non si lasci dare del tu. 


Il Dio nonno di cui si possa abusare.
Il Dio che si faccia monopolio di una Chiesa, di una razza, di una cultura, di una casta.
Il Dio che non abbia bisogno dell’uomo.
Il Dio lotteria con cui si vinca solo a sorte.
Il Dio arbitro che giudichi sempre col regolamento alla mano. 


Il Dio solitario.
Il Dio incapace di sorridere di fronte a molte monellerie degli uomini.
Il Dio che «giochi» a condannare.
Il Dio che «mandi» all’inferno.
Il Dio che non sappia aspettare.


Il Dio che esiga sempre dieci agli esami.
Il Dio capace di essere spiegato da una filosofia.
Il Dio che adorano quelli che sono capaci di condannare un uomo.
Il Dio incapace di amare quello che molti disprezzano.
Il Dio incapace di perdonare tante cose che gli uomini condannano.

 
Il Dio incapace di redimere la miseria.
Il Dio incapace di capire che i «bambini» debbono insudiciarsi e sono smemorati.
Il Dio che impedisca all’uomo di crescere, di conquistare, di trasformarsi, di superarsi fino a farsi «quasi un Dio».
Il Dio che esiga dall’uomo, perché creda, di rinunciare a essere uomo.
Il Dio che non accetti una sedia nelle nostre feste umane.

 
Il Dio che è capito soltanto dai maturi, i sapienti, i sistemati.
Il Dio che non è temuto dai ricchi alla cui porta sta la fame e la miseria.
Il Dio capace di essere accettato e compreso dagli egoisti.
Il Dio onorato da quelli che vanno a messa e continuano a rubare e a calunniare.
Il Dio asettico, elaborato in un gabinetto scientifico da tanti teologi e canonisti.

 
Il Dio che non sappia scoprire qualcosa della sua bontà, della sua essenza là dove vibra un amore per quanto sbagliato.
Il Dio a cui piaccia la beneficenza di chi non pratica la giustizia.
Il Dio per cui è il medesimo peccato compiacersi alla vista di due belle gambe, distrarsi nelle preghiere, calunniare il prossimo, frodare del salario gli operai o abusare del potere.
Il Dio che condanni la sessualità.
Il Dio del «me la pagherai».

 
Il Dio che si penta, qualche volta di aver regalato la libertà all’uomo.
Il Dio che preferisca l’ingiustizia al disordine.
Il Dio che si accontenti che l’uomo si metta in ginocchio anche se non lavora,
il Dio muto e insensibile nella storia di fronte ai problemi angosciosi della umanità che soffre. 


Il Dio a cui interessino le anime e non gli uomini.
Il Dio morfina per il rinnovamento della terra e speranza soltanto per la vita futura.
Il Dio che crei discepoli che disertano i compiti del mondo e sono indifferenti alla storia dei loro fratelli.
Il Dio di quelli che credono di amare Dio, perché non amano nessuno.
Il Dio che è difeso da quanti non si macchiano mai le mani, non si affacciano mai alla finestra, non si gettano mai nell’acqua. 


Il Dio a cui piacciano quelli che dicono sempre: «tutto va bene».
Il Dio di quelli che pretendono che il sacerdote cosparga di acqua benedetta i sepolcri imbiancati delle loro sporche manovre.
Il Dio che predicano i preti che credono che l’inferno è pieno e il cielo quasi vuoto.
Il Dio dei preti che pretendono che si possa criticare tutto e tutti all’infuori di loro.
Il Dio che giustifichi la guerra.


Il Dio che ponga la legge al di sopra della coscienza.
Il Dio che sostenga una chiesa statica, immobile, incapace di purificarsi, di perfezionarsi e di evolversi.
Il Dio dei preti che hanno risposte prefabbricate per tutto.
Il Dio che neghi all’uomo la libertà di peccare.
Il Dio che non continui a scomunicare i nuovi farisei della storia.


Il Dio che non sappia perdonare qualche peccato.
Il Dio che preferisca i ricchi.
Il Dio che «causi» il cancro, che «invii» la leucemia, che «renda sterile» la donna o che «si porti via» il padre di famiglia che lascia cinque creature nella miseria.
Il Dio che possa essere pregato solo in ginocchio, che si possa incontrare solo in chiesa.
Il Dio che accetti e dia per buono tutto ciò che i teologi dicono di lui.

 
Il Dio che non salvi quanti non lo hanno conosciuto ma lo hanno desiderato e cercato.
Il Dio che «mandi» all’inferno il bambino dopo il suo primo peccato.
Il Dio che non dia all’uomo la possibilità di potersi condannare.
Il Dio per cui l’uomo non sia la misura di tutto il creato.
Il Dio che non vada incontro a chi lo ha abbandonato.

 
Il Dio incapace di far nuove tutte le cose.
Il Dio che non abbia una parola diversa, personale, propria per ciascun individuo.
Il Dio che non abbia mai pianto per gli uomini.
Il Dio che non sia la luce.
Il Dio che preferisca la purezza all’amore.

 
Il Dio insensibile di fronte a una rosa.
Il Dio che non possa scoprirsi negli occhi di un bambino o di una bella donna o di una madre che piange.
Il Dio che non sia presente dove vibra l’amore umano.
Il Dio che si sposi con una politica.
Il Dio di quanti pregano perché gli altri lavorino.

 
Il Dio che non possa essere pregato sulle spiagge.
Il Dio che non si riveli qualche volta a colui che lo desidera onestamente.
Il Dio che distrugga la terra e le cose che l’uomo ama di più invece di trasformarle.
Il Dio che non abbia misteri, che non fosse più grande di noi.
Il Dio che per renderci felici ci offra una felicità separata dalla nostra natura umana.

 
Il Dio che annichilisca per sempre la nostra carne invece di risuscitarla.
Il Dio per cui gli uomini valgono non per ciò che sono ma per ciò che hanno o che rappresentano.
Il Dio che accetti come amico chi passa per la terra senza far felice nessuno.
Il Dio che non poserà la generosità del sole che bacia quanto tocca, i fiori e il concime.
Il Dio incapace di divinizzare l’uomo facendolo sedere alla sua tavola e dandogli la sua eredità.

 
Il Dio che non sappia offrire un paradiso in cui noi ci sentiamo fratelli e in cui la luce non venga solo dal sole e dalle stelle ma soprattutto dagli uomini che amano.
Il Dio che non sia l’amore e che non sappia trasformare in amore quanto tocca.
Il Dio che abbracciando l’uomo già qui sulla terra non sappia comunicargli il gusto, la gioia, il piacere, la dolce sensazione di tutti gli amori umani messi insieme.
Il Dio incapace di innamorare l’uomo.
Il Dio che non si sia fatto vero uomo con tutte le sue conseguenze.

 
Il Dio che non sia nato dal ventre di una donna.
Il Dio che non abbia regalato agli uomini la sua stessa madre.
Il Dio nel quale io non possa sperare contro ogni speranza. 

Sì, il mio Dio è l’altro Dio.

1-Gesù - Lavanda dei piedi

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3 risposte a IL DIO IN CUI NON CREDO – Angelo Nocent

  1. lucetta ha detto:

    E’ un libro che mi è passato tra le mani durante la giovinezza (insieme al Vangelo della gioia di Louis Evely) ma non l’avevo letto. Alcune affermazioni oggi mi sembrano superate, tantissime le ritengo vere, alcune mi lasciano molto perplessa. Comunque sia mi hanno spinta a chiedermi qual
    è il DIO in cui io credo.

  2. Roxane Bestetti ha detto:

    Mi fu regalato da un novizio,in uno dei vari incontri “Vocazionali Giovani”del Rinnovamento nello Spirito,ma allora,troppo giovane,non compresi il profondo significato di quel testo,e misi via il libretto,in mezzo a tanti altri nella mia libreria.Stamani,rivedendolo nel post,ho ricordato di averlo,e sono andata a cercarlo,confesso,con la voglia di rileggerlo e comprenderlo,visto il tempo passato,ormai ho 54 anni,ed esperienze che hanno segnato cuore ed anima.Grazie per avermelo ricordato! Roxane<3<3<3.

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