OLTRE LA VITA IL NULLA ? – Angelo Nocent

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Un decennio fa, tra un blog e un’altro che si sono succeduti, avevo dato vita ad una rubrica che è ancora attiva ma con alterne fortune: “LA CATTEDRA DEI SOFFERENTI“. Mi prefiggevo che del dolore, delle svariate sofferenze, fossero gli interessati stessi a parlare, ad eprimere il proprio punto di vista, a testimoniarne l’esperienza, non coloro che godono di pace interiore, buona salute e prosperità. Poi mi son reso conto che c’è una specie di pudore a parlarne, da parte di chi sta attraversando una malattia, è stato provato da un lutto, vive una separazione o assiste, impotente, a una involuzione di un figlio che tenta di risolve i suoi problemi esistenziali attraverso percorsi che finiscono per rivelarsi distruttivi e mortali. Ma ogni tanto, qualcuno, ben disposto, si trova

L’ispirazione iniziale mi era venuta proprio dal Card. Carlo Maria Martini, come spiegavo in questo post:

http://compagniadeiglobulirossi.org/blog/2009/11/prendere-esempio-dalla-cattedra-dei-non-credenti/

addolorata2Oggi, dopo aver ascoltato la voce di un prete che invitava a “portare avanti la complessità di questo tempo“, dove spesso le persone non chiedono profondi discorsi teologici, ambiziosi programmi pastorali decennali… ma semplicemente di essere ascoltate ed esprimono il bisogno di una carezza sull’anima ferita, (DARE AL DOLORE LE PAROLE CHE ESIGE: http://animadolente.wordpress.com/) mi sono reso conto di aver trascurato la rubrica che ora cerco di rianimare. Come? Attraverso le parole al Corriere della Sera  di un “padre” il cui corpo mortale ha trovato sepoltura ai piedi del Crocifisso del Duomo di Milano: sì, ancora lui, il cardinale arcivescovo CARLO MARIA MARTINI. Così prendo due piccioni con una fava: faccio bene agli altri facendo bene a me stesso, in cammino verso i sempre più ravvicinati destini eterni.

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ESISTE UN FUTURO ANCHE OLTRE LA VITA

«Prego molto il Signore e gli affido la mia vita, la mia morte e tutti quelli che vanno alla morte con poca fiducia nella potenza di Dio»

Crocifisso Duomo di Milano

Gentile Cardinale Martini, da sette anni soffro del morbo di Parkinson e da cinque di artrite reumatoide. Un anno fa mio marito è morto di cancro e con lui sono morta anch’io. Ho avuto due aborti spontanei e quindi non ho figli. Sono stata un’ infermiera e quindi so quello che mi aspetta. Prego Dio di farmi morire al più presto perché non voglio più vivere, non posso, non ne ho la forza né riesco a trovare un motivo per alzarmi la mattina. Ho 72 anni e non passa giorno che io non dubiti dell’ esistenza di Dio, ma mi sforzo di sperarci perché è l’ unica ragione che mi impedisce di togliermi la vita.Lucia Renghi, Città di Castello (Perugia)

Sono consapevole di tornare su un tema da lei già affrontato (Corriere, 24 aprile 2011), ovvero la umana paura della morte. Dopo la morte non si è. Come prima della nascita. Ma lei dice che si è in un altro modo. Rivedremo coloro che abbiamo amato? Presumo sia una metafora. E mi limito a chiedere: rivedrà coloro che ha amato anche chi non ci aveva creduto? 
Silvia Delaj, Milano

La fede è un dono? Mi piacerebbe avere la sua stessa certezza dell’ esistenza di Dio; ma purtroppo non è così. Speravo di avvertire la presenza di Dio quanto meno nel momento del trapasso di mio padre, che nei momenti finali ha voluto accanto a sé l’ icona di Suora Maria della Passione. È spirato tra le mie braccia, eppure in quel momento e in presenza della morte ho sentito in lui solo un gran senso di solitudine. Un vuoto, un nulla che, a distanza di ben quattro anni, sento ancora vivissimo dentro me. Daniele Perna Cercola, Napoli

C.M.MARTINI_intervista RAI maggio2008Ho messo insieme queste tre lettere perché mi pare che esse trattino di argomenti affini, pur nella diversità delle situazioni, come la paura della morte e insieme il desiderio di morire, che cosa ci aspetta dopo la morte e la nostra debole fede.

Anzitutto la morte: essa è dolorosa per tutti. Ma succede talora che chi è oberato pesantemente da grandi dolori giunga a dire: come potrò continuare a soffrire così? Meglio andarmene! Non è un peccato pensarla a questo modo, ma dobbiamo stare attenti che esso non porti a un vero suicidio.

Manifestare semplicemente la nostra domanda a Dio perché ci porti presto con sé è una domanda lecita. Dobbiamo però abituarci a tener conto di tutto ciò che è positivo.

Nel caso di Lucia Renghi, intravvedo molte cose positive. Ma lei stessa deve rendersene conto. Il marito è morto di cancro e certamente lei lo ha servito con molto amore. Lo stesso ha fatto nel suo lungo servizio di infermiera professionale. Pur nel disagio causato dal Parkinson, è possibile partecipare a piccole iniziative di carità, che allargano il cuore e lo riempiono di speranza.

Per quanto riguarda, al contrario, la paura della morte, di cui ci parla Silvia Delaj, non vi sono rimedi facili, non basta per esempio imporre a se stessi di non pensarvi. Io non conosco metodo migliore che quello di concentrarsi nel presente. Si può così attualizzare anche il modo con cui Cristo ha sconfitto la morte, offrendosi tutto a Dio Padre. Pur morendo di una morte ingiusta e crudele, disse: «Nelle tue mani, Padre, affido il mio Spirito». Questo è il segreto!

1-SAM_5897Se non ci affidiamo a Dio come bambini, lasciando a Lui di provvedere al nostro avvenire, non arriveremo mai a fare quel gesto di totale abbandono di sé, che costituisce la sostanza della fede.

Certamente rivedremo coloro che abbiamo amato. Anche quelli che hanno amato pur non avendo conosciuto Gesù. Come dice Dante «la bontà divina ha sì gran braccia, che prende ciò che si rivolge a lei». Ma donde viene una fede così docile?

Madonna addoloroaraDaniele Perna risponde: essa è un dono di Dio. Ma ciò non significa che non siamo chiamati a fare tutto quanto è nelle nostre possibilità per ricevere questo dono. Che poi l’ assenza prolungata di una persona a noi molto cara generi solitudine, è qualcosa che va compreso e rispettato.

Non è difficile nella nostra vita lo sperimentare momenti drammatici in occasione della morte di uno stretto parente o di un nostro carissimo amico. Non serve guardare il defunto per cogliere in lui qualche segno di risurrezione. La sua anima, come dice il pensiero indù «ha lasciato il suo corpo» ed è inutile trovare in esso segni di una vita nuova.

Quanto poi all’ osservazione di Daniele, che dice «Mi piacerebbe avere la sua stessa certezza dell’ esistenza di Dio; ma purtroppo non è così», debbo dire che sento molto la fragilità di questa mia fede e il pericolo di perderla. Per questo, prego molto il Signore e gli affido la mia vita, la mia morte e tutti quelli che vanno alla morte con poca fiducia nella potenza di Dio.

Carlo Maria Martini – 31 agosto 2012

Carlo Maria Martini - Bara_martini Carlo Maria Martini - La tomba in duomo 3

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Una risposta a OLTRE LA VITA IL NULLA ? – Angelo Nocent

  1. lucetta ha detto:

    “….debbo dire che sento molto la fragilità di questa mia fede e il pericolo di perderla. Per questo, prego molto il Signore e gli affido la mia vita, la mia morte e tutti quelli che vanno alla morte con poca fiducia nella potenza di Dio.”
    E’ un periodo che anch’io sto sperimentando la fragilità della mia fede perchè a momenti di incrollabile certezza nell’Amore di Dio si alternano dubbi, incertezze e paure….MA poi come d’incanto svaniscono e mi ritrovo a camminare con rinnovata fiducia. Le armi per difendermi sono sempre quelle: Messa, Eucarestia, meditazione sulla Parola, Rosario, Coroncina della Divina Misericordia e tanto tanto tanto lavoro sul mio carattere impulsivo per riuscire ad essere “mite ed umile di cuore” generosa verso gli altri e misericordiosa.
    A proposito tutte le mattine mi alzo e dico : Buongiorno Spirito Santo ed un bel segno di croce.
    Sono un globulo rosso attento ed obbediente ai tuoi consigli. 🙂

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