LA FRAGILITA’ E’ IL NOSTRO DESTINO? – Eugenio Borgna

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Di Eugenio Borgna

La fragilità, negli slogan mondani dominanti, è l’immagine della debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, inconsistente e destituita di senso; invece, nella fragilità, si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, che sono

nella vita e che consentono di immedesimarci con più facilità e con più passione della interiorità, negli stati d’animo e nelle emozioni,nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi.

La fragilità fa parte della vita

La fragilità fa parte della vita e, delle forme di umana fragilità, non può non occuparsi la psichiatria: così immersa nelle sue proprie fragilità e nelle fragilità dei pazienti con cui si confronta; divorata dal rischio e dalla tentazione di non considerare la fragilità come umana esperienza dotata di senso, ma come espressione più, o meno, evidente di malattia che non possa se non essere curata.

Come definire la fragilità nella sua radice fenomenologica? Fragile è una cosa (una situazione) che facilmente si rompe, e fragile è un equilibrio psichico (un equilibrio emozionale) che facilmente si frantuma, ma fragile è anche una cosa (una situazione) che non può se non essere fragile: questa essendo la sua ragione d’essere, e questo essendo il suo destino. La linea della fragilità è una linea oscillante e zigzagante che lambisce, e unisce, aree tematiche diverse: talora, almeno apparentemente, le une lontane dalle altre.

Sono fragili, e si rompono così facilmente, non solo quelle che sono le nostre emozioni e le nostre ragioni di vita: le nostre speranze e le nostre inquietudini, le nostre tristezze e i nostri slanci del cuore; ma sono fragili, e si dissolvono facilmente, anche le nostre parole: le parole con cui vorremmo aiutare chi sta male, o le parole che desidereremmo dagli altri quando siamo noi a stare male.

Come sono fragili, e anzi tendono a divenire (oggi) sempre più fragili, le relazioni interpersonali che nascono e muoiono, che si accendono e si spengono dolorosamente, e talora crudelmente, bruciate in esperienze di vita che vivono del presente, del presente onnipotente (si potrebbe dire), disancorato dal passato, dal passato della storia personale e della riconoscenza, e chiuso al divenire, alle attese e alle speranze, che scompaiono dagli orizzonti interiori della vita.

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Come non riconoscere (così) nell’area semantica e simbolica, espressiva ed esistenziale, della fragilità gli elementi costitutivi della condizione umana? Cosa sarebbe la “condition humaine” stralciata dalla fragilità e dalla sensibilità, dalla debolezza e dalla instabilità, dalla plasmabilità e dalla finitudine, e insieme dalla nostalgia e dall’ansia di un infinito anelato e mai raggiunto?

Ma come non ammettere che ci siano forme diverse di fragilità talora concordanti le une con le altre, e talora discordanti le une dalle altre, ma le une e le altre nondimeno sigillate da comuni connotazioni umane?

Come non distinguere allora “la fragilità” come grazia, come linea luminosa, della vita, che si costituisce come il nocciolo tematico di esistenze adolescenziali, e di esperienze fondamentali di ogni età della vita, senza escludere la presenza della malattia,dalla fragilità” come ombra, come notte oscura dell’anima, che incrina le relazioni umane, e le rende intermittenti e precarie, incapaci di tenuta emozionale, e di fedeltà: esperienza umana che resiste limpida e stellare al passare del tempo, e alla corrosione che il tempo rischia sempre di trascinare con sé.

Ci sono, così, due distinte aree, due distinte forme, di fragilità che non possono essere scambiate l’una con l’altra, e che indicano:

  • la prima

la fragilità come parola tematica di esistenze, sigillate magari dal dolore, ma immerse nella ricerca e nella nostalgia dell’altro;

  • la seconda

la fragilità come incapacità di vivere il tempo nella sua ininterrotta agostiniana circolarità di passato, presente e futuro.

Ovviamente, non di questa seconda possibile connotazione semantica intendo parlare ma della prima che racchiude in sé infiniti orizzonti di senso: non sempre conosciuti, e non sempre va lutati nella loro significazione umana ed etica.

Come sono fragili le emozioni

Ci sono emozioni forti ed emozioni deboli, virtù forti e virtù deboli, e sono fragili alcune delle emozioni più significative. La loro fragilità le rende palpitanti di vita, e dotate di emblematica pregnanza umana. Quali emozioni si posso no considerare fragili, e in cosa consiste la loro fragilità?

Sono fragili la tristezza e la timidezza, la speranza e la inquietudine, la gioia e il dolore dell’anima, l’amicizia e le lacrime, che sono intessute di fragilità, e che, se non fossero fragili, perderebbero immediatamente la loro significazione umana, e il loro fulgore emozionale. Le emozioni fragili si scheggiano, e si frantumano, facilmente: non resistono alla avanzata dei ghiacciai della noncuranza e della indifferenza, delle tecnologie trionfanti e degli idoli consumistici. Cosa diverrebbe la speranza, se non fosse nutrita di fragilità e di fluida friabilità? Non sarebbe se non una delle problematiche certezze che, nella loro impenetrabilità al dubbio e alla incertezza, desertificano la vita umana.

La malattia ci rende fragili

La malattia modifica il modo di vivere di ciascuno di noi: ci rende ancora più fragili di quello che non si sia quando non siamo malati. La malattia, quella fisica, porta alla luce della coscienza ogni nostra umana fragilità: quella ontologicamente presente in ogni ora e in ogni stagione della nostra vita, e quella che rinasce sulla scia di inattese esperienze interiori, ed esteriori.

Ciascuno di noi, certo, rivive la malattia, il suo essere malato, in modi diversi; ma, se si vuole essere di aiuto a chi, lambito dalla malattia, avverta in sé la presenza di una dolorosa condizione di fragilità, di indifesa rassegnazione alla malattia e alla angoscia della morte che ad essa si accompagna, è necessario ancora una volta ascoltare le parole inespresse del dolore e della solitudine, del silenzio e della fatica di vivere, che fanno parte di ogni umana esperienza di fragilità.

Sì, la fragilità vive in noi, e fa parte della con dizione umana, benché essa riemerga nelle sue epifanie più lancinanti quando scende in noi non la malattia fisica ma la malattia psichica, sigillata dalla presenza del dolore dell’anima: della follia se non si ha paura a chiamarla così. Non dimenticando mai che in essa dilagano una immensa fragilità, e, cosa ancora più facilmente ignorata, o negata, una stremata sensi bilità e una straziata nostalgia di accoglienza, e di amore.

Fragilità di GesùVAI A:/LA FRAGILITA’ DI GESU’/

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