PASSI VERSO LA FEDE lungo le vie tracciate dal Card. Carlo Maria Martini – Valentina Soncini

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Valentina Soncini 02VALENTINA SONCINI

Data di nascita: 8 Dic 1964

Regione: Lombardia

Diocesi: Milano

Professione: docente di filosofia in scuola statale e teologia al Pime

Stato civile: nubile

Esperienze associative:

Già Vicepresidente adulti della Diocesi di Milano dal 2002 al 2008, poi Presidente DIOCESANA, ora al secondo mandato. Dal 2003 fa parte della commissione testo a livello nazionale per gli adulti e dal 2007 coordina il gruppo di ricerca antropologica del Centro Studi dell’AC.

Altre esperienze in ambito ecclesiale e sociale:

In qualità di presidente partecipa a una molteplicità di luoghi di esercizio della corresponsabilità – precedentemente ha curato la commissione diocesana per la formazione degli educatori; ho fatto parte del consiglio pastorale diocesane già in precedenza durante l’episcopato del Card. Martini

 

Carlo Maria Martini ingresso_a_milano

Valentina Soncini 01In ascolto dell’animo pastorale del Vescovo Carlo Maria Martini

Passi verso la fede lungo le vie tracciate dal Card. Carlo Maria Martini

Raccogliersi nella memoria, raccontare un tratto di vita, provare a far emergere dentro una storia il contributo di un Vescovo è qualcosa di emozionante e difficile, soprattutto se questo Vescovo è la ricchissima figura di Martini e chi ascolta questa storia a suo modo ha vissuto molte altre cose che sarebbero da raccontare al di là di quello che riuscirò a dire io.

Don Luigi Serenthà e i Card. MartiniHo provato a raccogliere questo contributo e ve lo offro come testimonianza di una giovane che ha mosso i suoi passi più importanti di adesione alla fede negli anni ’80 e per questo ho scelto di intitolare questo contributo con Passi verso la fede lungo le vie tracciate da Martini, prendendo anche un po’ a prestito il titolo credo dell’ultimo contributo di tipo teologico scritto da don Luigi Serenthà.

Obiettivo mio è che ciascuno, sia che abbia direttamente personalmente conosciuto o no Martini, possa ripercorrere il proprio vissuto e riconoscere con gratitudine la traccia di una azione ecclesiale del Vescovo Martini che ci ha accompagnato nella via di una fede adulta di discepoli e testimoni. Questa traccia nella vita di Chiesa credo sia oggi un’eredità da far fruttare a vantaggio di tutti.

Papa Francesco 02Mi introduco con le parole che ha rivolto Papa Francesco a Scalfari qualche giorno fa: La fede, per me, è nata dall’incontro con Gesù. Un incontro personale, che ha toccato il mio cuore e ha dato un indirizzo e un senso nuovo alla mia esistenza. Ma al tempo stesso un incontro che è stato reso possibile dalla comunità di fede in cui ho vissuto e grazie a cui ho trovato l’accesso all’intelligenza della Sacra Scrittura, alla vita nuova che come acqua zampillante scaturisce da Gesù attraverso i Sacramenti, alla fraternità con tutti e al servizio dei poveri, immagine vera del Signore. Senza la Chiesa – mi creda – non avrei potuto incontrare Gesù, pur nella consapevolezza che quell’immenso dono che è la fede è custodito nei fragili vasi d’argilla della nostra umanità.”

Questa citazione mi fa dire che il venire alla fede è un processo misterioso e profondo, legato all’indicibile e indescrivibile azioni di Dio verso ciascuno, ma senza una Chiesa, un luogo storico che modelli e dia parola vera a questa relazione si rischia di smarrirla o di non viverla in pienezza.

Anch’io sento che il mio cammino di fede è iniziato da lontano, da una molteplicità di atti, scelte, attenzioni educative che hanno accompagnato la mia vita, ma riconosco anche che la Chiesa che ha reso possibile il mio cammino di fede negli anni importanti della giovinezza è stata la Chiesa ambrosiana governata e presieduta da Carlo Maria Martini, una Chiesa che ha preso via via il volto e il passo del suo Pastore grazie al fatto che il suo Pastore ha preso per mano la sua Chiesa – sposa e si è dedicato a lei con tutto se stesso, offrendo tutto ciò che aveva e che era.

Come si legge nella Dei Verbum, la trasmissione della fede avviene attraverso tutto ciò che la Chiesa ha ed è. Vorrei dare voce a questo percorso ecclesiale del venire alla fede e soprattutto ad una fede adulta grazie al Vescovo. Brevemente riassumo alcune note biografiche per dare l’idea del tipo di esperienza che mi è stato permesso di fare, non volendo sostare su aspetti o risonanze troppo personali.

Martini ingresso a Milano 01Nel 1980 avevo 15 anni quando Martini è entrato in Diocesi, non ne sapevo nulla né di Martini, ma nemmeno del significato di un cambio di Vescovo per una Chiesa locale e per l’esperienza credente.

Io non c’ero ad accogliere Martini il 10 febbraio del 1980. (Non avevo ancora incontrato l’AC, che forse in modo unico fa vivere un senso ecclesiale diocesano).

Le prime tre persone che riesco a ricordare in un tempo tra il 1981e il 1982 che mi hanno parlato di Martini sono state un’ausiliaria diocesana e il mio parroco a Lambrugo e poi don Luigi Serenthà conosciuto tramite la Nostra Famiglia di Bosisio P, che veramente mi ha reso possibile capire qualcosa del nuovo Vescovo.

Martini scuola_della_parola

Dal 1983 non ho perso alcun a scuola della Parola in Duomo.

In quegli anni credo di aver letto moltissimi o tutti i libri di Martini di commento biblico (esercizi, predicazione…) via via pubblicati che mi hanno arricchito sia per il contatto vivo con la Parola sia per il metodo offerto di discernimento, di attenzione profonda all’interiorità.

Tra la fine anni ’80 e gli anni ’90 ritrovo diverse esperienze di Chiesa, dentro le quali ha agito la sapiente azioni pastorale di Martini,esperienze che mi hanno permesso di crescere da giovane credente verso l’età adulta. Richiamo quattro di queste esperienze: Il cammino di catechesi con il mio gruppo giovani. Il parroco ci faceva leggere e approfondire ogni anno la lettera pastorale, che dunque meditavamo e approfondivamo personalmente e insieme. Attendevamo ogni anno la lettera, come lo studente aspetta di avere tra mano il libro di testo dell’anno.

L’appartenenza all’AC ambrosiana che intanto avevo incontrato e dentro la quale ho poi assunto delle responsabilità associative per gli adolescenti a livello diocesano tra il 1992 – 1996, nel consiglio diocesano di AC e poi dal 2002 in presidenza come vice adulti tra il 2002 e il 2008 e poi fino ad oggi come presidente.

Questa AC respirava a pieni polmoni il magistero e lo stile di Martini, gli assistenti di allora, i presidenti, i responsabili a tutti i livelli erano in sintonia profonda con le sue linee e le trasmettevano in moltissimi modi, con incontro, letture, scelte pastorali e spirituali a tutta l’associazione. Ringrazio veramente tutti i dirigenti di quegli anni dell’AC per questa fedeltà al Vescovo. Queste responsabilità mi hanno anche permesso tra l’altro qualche contatto più personale con Martini.

L’assunzione di alcune responsabilità pastorali diocesane, tra le quali: il coordinamento insieme a don Franco Carnevali del cammino per gli educatori Sulle Rive del Giordano voluto dal Cardinale, la partecipazione come membro di nomina arcivescovile al Consiglio pastorale diocesano dal 1998 e la partecipazione alla giunta del consiglio stesso. Queste ed altre esperienze mi hanno condotto accrescere nella responsabilità ecclesiale, nella cura per la formazione di altri a cui dedicare tempo, competenza, con un senso ecclesiale via via sempre meno astratto.

Infine una quarta esperienza personale che è cresciuta in quegli anni è stato lo studio della teologia. Vivevo in una Chiesa ricca dell’alimento di una Parola proclamata, spiegata, offerta alla meditazione del cuore e alla ricerca della ragione, stimolata da formatori ed educatori motivati da un pastore come Martini, il quale continuava a rilanciare un tipo di impegno pastorale aperto interrogante, profondo (cattedra dei non credenti, discorsi alla città…) il che ha alimentato in me anche il desiderio di capire la fede, intraprendendo la via che già mi aveva indicato don Luigi Serenthà cioè lo studio della teologia, compiuto proprio tra il 1988 e il 1999 , gli anni più importanti anche dal punto di vista personale.

Ho identificati quattro percorsi più precisi di un intero cammino ecclesiale innervato da eventi voluti e programmati da MARTINI che tutti possono ricordare, che abbiamo vissuto insieme in vario modo e non sto dunque a richiamare.

Ricavo da questi vissuti il modo con il quale la pastorale di Martini mi ha raggiunto, proprio in quanto vescovo. Il mio rapporto personale con Martini è stato infatti molto ridotto, al di là di 3 incontri pubblici l’ho incontrato personalmente circa dieci volte e forse altrettante volte ho scritto o ricevuto scritti da lui e non lo avrei mai conosciuto e frequentato se lui non fosse stato il nostro Vescovo e se io non avessi avuto un vissuto ecclesiale che mi portasse in contatto anche personale con lui.

Il suo operato di Vescovo è stato per me motivo di passi verso la fede. Il Vescovo secondo il Concilio Vaticano II è colui che insegna, governa e santifica e con ciò svolge la funzione di trasmettere la fede in continuità con la successione apostolica e in comunione con il collegio apostolico. Queste azioni e i loro effetti mi hanno raggiunto e mi hanno fatto camminare nella fede.

INSEGNARE: Martini da professore a Vescovo ha continuato in modo nuovo la sua attività di insegnante. Ci è venuto incontro con il Vangelo in mano, ha speso e perso tempo per predicare a noi giovani la Parola in tutte le occasioni possibili. Da Vescovo ci insegnava la Parola dandoci testimonianza di essere per primo lui stupito da un Dio che si fa vicino al cuore di ciascuno in ogni situazione. Ciò mi ha permesso di accorgermi che il primo passo verso la fede nasce dal cuore di Dio che si pone in cerca dell’uomo in Gesù Cristo, Parola fatta carne . Le tante lectio, scuole della Parola, omelie… mi hanno permesso di scoprire e vivere l’esperienza personale della fede cioè la relazione con il Dio che vive  nella sua Parola, nella sua Chiesa, nella storia.

E’ stato un diventare credenti grazie alla Parola, ma non isolatamente ascoltata, ma ecclesialmente accolta e vissuta. Questa sua predicazione continua appassionata profonda ha attirato moltissimi giovani da tutta la

Diocesi e con molti abbiamo fatto l’esperienza di sentirci parte di un popolo in cammino. In moltissimi abbiamo fatto la medesima esperienza di Chiesa, anche senza conoscerci direttamente, ma una volta che ci si incontrava per varie ragioni (incontri e servizi pastorali, cammini vari…) ci si riconosceva, si scopriva di aver ascoltato le stesse omelie, le stesse predicazioni, di essersi emozionati per l’intensità di una veglia… tutto ciò ha generato un senso di Chiesa e di appartenenza profondo, ci ha fatto fare esperienza di essere pietre vive di una Chiesa corpo vivente e pulsante.

GOVERNARE: Il vescovo Martini è stato uomo di governo cioè ha perato scelte pastorali volte a dare un volto alla Chiesa. Alcune sue scelte mi hanno coinvolta e mi hanno fatta crescere nel senso di corresponsabilità ecclesiale. Penso alla grande assemblea di Sichem, non ero delegata, ma l’ho vissuta ugualmente con tutto quanto è seguito. Richiamo il cammino post sinodale di formazione per gli educatori, Sulle Rive del Giordano (1994-inizio) in forza del quale ho coordinato il lavoro di formazione degli educatori fino al 2004.

Ho recepito e vissuto un certo modo di impostare i lavori del consiglio pastorale diocesano soprattutto l’esercizio di discernimento offerto con i discorsi di sant’Ambrogio e le lettere pastorali con le quali ha indicato sempre di nuovi i pilastri della fede a tutti, e ha messo in relazione con Gesù Cristo Principio e fondamento ogni aspetto della vita:

  • il comunicare,
  • l’educare,
  • l’amare,
  • il servire,
  • il morire…

Nel suo agire pastorale ha fatto fare pratica di discernimento personale e comunitario, ha continuamente spinto a non dare per scontato eventi positivi o negativi, ha sollecitato a rimanere vigili, curiosi, pensanti, aperti, profondi in ogni età della vita, fiduciosi di poter concorrere alla edificazione della Chiesa anche con la propria pochezza: “tutti discepoli, tutti testimoni” c’è scritto nel Sinodo XLVII e non è stato uno slogan esortativo, ma un atto di stima e di fiducia che per primo Il Vescovo ha praticato verso il suo popolo di battezzati.

Mi ricordo, per esempio, un faticosissimo consiglio pastorale diocesano dove ci chiedeva di dire i tratti che avrebbe dovuto avere un Vescovo, in vista di un sinodo sui vescovi, in vista anche del suo successore. Pochissimi intervenivano, ci si sollecitava a fare interventi, non mi sembrava veramente di avere nulla di intelligente da dire… ma Martini prendeva appunti su tutto quanto emergeva.

SANTIFICARE: da quanto ho colto del magistero di Martini non ho trovato tantissime tracce in me di insegnamenti sui sacramenti, senza dimenticare però che all’inizio del suo percorso sui pilastri fondamentali della vita cristiana (Parola, Eucarestia, Testimonianza…) ha scritto “Attirerò tutti a me” lettera bellissima sull’Eucarestia collegata anche al congresso eucaristico, e successivamente ha spesso ripreso il testo degli Atti degli Apostoli con i tratti della prima comunità, radicata nell’ascolto della Parola e nella frazione del pane, esemplare per ogni successiva forma di comunità cristiana. A questa icona Egli è tornato molte volte.

Con questi insegnamenti Martini mi ha trasmesso un modo vivo e concreto di vivere e curare la vita sacramentale uscendo da una fede di convenzioni e tradizioni verso una fede di convinzione che non si emancipa da.., ma si immerge nella Tradizione e nei gesti antichi della fede.

In sintesi : Martini ha esercitato fino in fondo il ministero episcopale e la Chiesa di Milano porta impresso il segno di questa triplice azione,che ha permesso la trasmissione della fede, la crescita di cristiani adulti pur in un con testo di piena secolarizzazione. Questa sua azione mi ha raggiunto e negli anni mi ha formato.

Riconoscendo in modo grato questa azione ecclesiale che mi ha permesso di crescere, ho colto con profonda sofferenza, come un colpo al cuore, nella – ingiustamente resa nota – lettera di Carron l’accusa espressa alla nostra Chiesa come chiesa con magistero parallelo e chiesa scismatica, è come se avesse detto che quanto vissuto dal 1980 al 2010 fosse falso. Ad amici di CL ho avuto modo di esprimere questa sofferenza per l’accusa alla Chiesa che mi ha generato alla fede e che, anche loro convenivano, ha generato anche loro alla fede. Per me questa è stata una Chiesa madre affidabile e non cattiva consigliera.

Porto nel cuore la gratitudine per il vescovo MARTINI che si è fatto testimone luminoso del mistero di Dio, che ha lasciato trasparire nell’esercizio umile e continuo del suo ministero. Io credo di poter dire che il Vescovo MARTINI è per essere stato per me, per la mia generazione e per più generazioni un Grandi Padri della fede del XX secolo.

Valentina Soncini 14 settembre 2013

Carlo Maria Martini arcivescovo

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