IL SEGRETO DI PAOLO – RISORTO CON CRISTO SI FA MISSIONARIO

San Paolo 9

RISORTO CON CRISTO SI FA MISSIONARIO

Nel mondo sui sentieri di Cristo 

IL SEGRETO DI PAOLO

Introduzione  al convegno

p.  MARCELLO STORGATO, sx

Padre Marcello Storgato sxL’anno  scorso, pensando a come impostare il calendario 2009 di “Misisonari  Saveriani” sfruttando l’opportunità dell’anno paolino, ho  riletto tutto Paolo, dagli Atti degli apostoli alle lettere, pagina  per pagina. È stata una nuova scoperta del grande apostolo. Tra  l’altro, mi è venuta un’idea strana: san Paolo era un grande  campione olimpionico, un pluri sportivo. Era un maratoneta  (calcolando i viaggi che ha fatto si conta una media di 30 chilometri  al giorno!), faceva allenamento, s’intendeva di vela e di nuoto (come  naufrago, si è salvato perché sapeva nuotare), praticava la corsa  ad ostacoli e l’equitazione (qualcuno afferma che non sia mai caduto  da cavallo)…

Testimone, cioè “martire”

Ma qual è il segreto di Paolo? Lo scopriremo. Il suo segreto era quello di essere un grande missionario. E ogni missionario autentico è  “martire”. Non solo nel senso di “testimone” –  perché questo è il significato della parola “martire”. In  questo caso, martirio significa arrivare a donare la propria vita, a  morire per Cristo, per il vangelo, per l’umanità. Questo fenomeno si  è verificato molto spesso e in tanti luoghi nel corso bi-millenario  della storia missionaria.

Vi  propongo un esempio, attraverso un breve filmato sui 188 martiri  giapponesi, recentemente beatificati a Nagasaki. (qui trascrivo il  testo del filmato).

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Saverio  e i martiri giapponesi

San Francesco Saverio, primo missionario a mettere piede in Giappone il  15 agosto 1549, è il padre e fondatore della chiesa nel Sol Levante.  Sollecitati dalle sue numerose lettere, altri missionari approdarono  in quella grande nazione e predicarono il vangelo, conquistando il  cuore di tanti uomini e donne, che sono diventati convinti seguaci di  Cristo. In mezzo secolo di evangelizzazione, il 5 per cento della  popolazione di allora aveva abbracciato la fede cristiana.

Il  Saverio aveva previsto che il cristianesimo in Giappone avrebbe  incontrato difficoltà e dure persecuzioni, per l’ostilità dei  monaci buddisti, le guerre di potere tra i prìncipi dei numerosi  feudi e la corsa sfrenata delle nazioni europee alla conquista di  nuovi commerci.

Infatti,  il “secolo cristiano” del Giappone si tramutò in “secolo  dei martiri”. Decine di migliaia di cristiani – uomini, donne e  bambini di ogni età – hanno subìto il martirio appesi alla croce,  decapitati, bruciati, gettati nelle solfatare incandescenti. Una vera  “caccia al cristiano”, per cancellare ogni traccia di  cristianesimo, definito “religione malvagia”.

I  missionari furono espulsi; pochi riuscirono a restare, clandestini,  per seguire e incoraggiare le comunità cristiane perseguitate. Tra  loro, il gesuita bresciano padre Organtino, nato a Casto e morto a  Nagasaki nel 1609, denominato “il secondo padre della  cristianità giapponese” e guida spirituale di numerosi martiri.
Il  24 novembre 2008, a Nagasaki, la chiesa giapponese ha proclamato  “beati” altri 188 cristiani che quattro secoli fa donarono  la vita per restare fedeli al vangelo di Cristo. I martiri giapponesi  ufficialmente riconosciuti e venerati salgono così a 437, tra i  quali i 26 martiri di Nagasaki, uccisi il 5 febbraio 1597 e  proclamati santi da Pio IX nel 1862.

Ben  183 dei nuovi beati martiri sono laici, di cui 60 donne, 33 giovani  sotto i vent’anni e 18 bambini con meno di cinque anni. Intere  famiglie subirono il martirio, come la famiglia Ogasawara di  Kumamoto: papà, mamma, nove figli e quattro garzoni. O la famiglia  Hashimoto di Kyoto: papà, mamma e cinque figli, arsi vivi, legati  alle croci lungo il fiume Kamogawa. Mamma Tecla, legata alla stessa  croce con Tommaso e Francesco, di 12 e 8 anni, e in braccio la  piccola Luisa di 3, pregava: “Signore Gesù, ricevi le anime di  questi bambini”.

Nel  libro “Giappone, il secolo dei martiri”, possiamo leggere i  drammatici e commoventi racconti del martirio della chiesa  giapponese. La mitezza e la gioia, che caratterizzano i suoi martiri,  scaturivano dall’Eucaristia, dalla preghiera e dall’amore per Cristo  Salvatore.

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Cattedrale di Kagoshima – Reliquia ossea di San Francesco Saverio

Saverio,  il migliore imitatore di Paolo

Vi  ho portato indietro in un pezzo di storia di 400 anni fa. Che senso  ha? Cosa voglio comunicarvi? Che quello che ha fatto Paolo si è  ripetuto nella storia della missione, nella storia dell’annuncio  del vangelo. Francesco Saverio è stato uno dei migliori imitatori di  Paolo, non solo nell’annuncio del vangelo ai pagani, cioè a coloro  che non sapevano nemmeno che Cristo fosse esistito, che non avevano  mai sentito la parola del vangelo.

Francesco  è partito all’improvviso senza sapere perché, solo per sostituire  un altro che si era improvvisamente ammalato. Si è fidato di Dio,  che lo chiamava attraverso una circostanza casuale ed è partito.  Era l’anno 1549. Con i mezzi di allora, ha percorso quello che nessun  altro missionario ha mai percorso nella storia della missione. È  passato in India, in Malesia, nelle Molucche, nell’isola del  Moro, spingendosi fino in Giappone.

San Francesco Saverio - Isola di Sancian dove è morto

Il luogo dove è sbarcato Francesco Saverio

Aveva  dei metodi banali, semplici: richiamava la gente con un campanello,  imparava a memoria brani del vangelo, le preghiere, le domande e  risposte del catechismo, le ripeteva e le faceva cantare alla gente e  ai bambini… Ma arrivato in Giappone, si accorge che ciò non basta,  che i giapponesi sono un popolo “colto”; e cambia metodo.

Mi  viene in mente Paolo ad Atene, allora capitale della cultura. Qui  Paolo ha cambiato il suo metodo missionario. Dicono che il discorso  all’areopago sia stato il suo più grande fallimento, che abbia  sbagliato approccio. Non è vero. Il suo discorso, dopo aver visitato  la città e aver esaminato le persone, è uno dei più begli approcci  della missione inculturata. I risultati dipendono da altre cose:  dalla predisposizione interiore delle persone ad accogliere.

Come  Paolo ad Atene, anche Saverio in Giappone si è convertito alla  cultura, cambiando il suo metodo missionario di annuncio del vangelo.  La missione è così: tiene sempre presente il contesto, le  situazioni, le persone, le culture: perché lo stesso vangelo arriva  dove lo Spirito ha già lavorato e preparato l’umanità per secoli e  millenni. La missione non è mai una ripetizione meccanica di parole  e di azioni.

Gesù  stesso ha annunciato la Buona Novella in molti modi. Le quattro versioni evangeliche ci autorizzano a moltiplicare le versioni  dell’unico vangelo, a seconda delle situazioni che cambiano nei tempi  e nei luoghi. Perché al centro c’è sì Cristo, ma c’è anche la  persona umana nel contesto della sua cultura e del suo popolo.

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La  verifica della fede cristiana 

Tanti  giapponesi avevano accolto con gioia il vangelo di Cristo, portato  dal Saverio e da altri missionari. Ma sono stati i cristiani stessi a  diffondere la fede nelle famiglie attraverso le “confraternite”:  con la carità, l’insegnamento e la preghiera.

Finché  nel 1587 arrivano i decreti di espulsione per tutti i missionari, cui  segue nel 1597 il martirio di Nagasaki e il divieto di aderire al  cristianesimo. La fede cristiana è dichiarata “religione  malvagia” e scatta la persecuzione di massa: croce,  decapitazione, rogo, torture, abiura…

Ai  cristiani viene imposta la verifica annuale della fede! Una bella  idea! Voi giovani, sareste disposti a sottoporvi a una verifica  annuale della fede cristiana? Ma anche a noi adulti, a noi sacerdoti  e missionari farebbe bene verificare la nostra fede ogni mese, ogni  giorno…

Solo  che in Giappone la verifica veniva fatta dagli aguzzini, per essere  sicuri che i cristiani rinunciassero a Cristo e abbandonassero la  loro fede “malvagia”. La verifica consisteva nel calpestare  un’immagine sacra. Molti sono morti per questo; molti altri  adottano uno stratagemma: arcuano il piede in modo da non calpestare  la sacra immagine; percorrono poi la strada del ritorno con il piede  arcuato, in punta di piedi e di tallone. A casa si lavano i piedi e  in segno di penitenza bevono l’acqua, perché quella polvere e il  riflesso dell’immagine, entrando nel corpo, purifichi anche  l’anima.

Kagoshima 9  - Chiesa Cattedrale - S.Francesco Saverio

Pronti  a tutto per il vangelo

Tra  i cristiani era molto diffuso il libro, “Preparazione al martirio”.  Nella storia cristiana, la chiesa giapponese è stata l’unica ad  avere un catechismo per “prepararsi al martirio”. Nessuno  desiderava essere ammazzato, ma la situazione era tale da richiedere  una preparazione speciale. Cristo doveva sparire dal suolo giapponese  e i suoi seguaci dovevano rinnegare la fede o morire. Quale  soluzione, se non prepararsi al martirio? Anche Paolo aveva previsto  “catene e tribolazioni” ed era sempre pronto a “terminare  la corsa testimoniando il vangelo” (Atti 20, 22-24).

È  un insegnamento per noi tutti. Abbiamo il dovere di annunciare Colui  in cui crediamo: Gesù e il suo vangelo. Ma oggi non è facile. Sono  convinto che in Italia oggi, e ancor più nei prossimi decenni, se  vogliamo rimanere cristiani ed essere missionari dobbiamo prepararci  al martirio.

Cosa  facciamo noi davanti alla campagna dell’ateismo o davanti a chi se  ne frega del vangelo e della chiesa? Cosa facciamo con tanti giovani  che fin dall’età adolescenziale abbandonano e rifiutano ciò che  hanno imparato? Cosa offriamo ai tanti fratelli e sorelle immigrati  di altra fede e cultura? Se abbiamo la convinzione di aver ricevuto  un dono immenso – Gesù Cristo – non possiamo non offrirlo a tutti,  con gioia e amore.

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Leggiamo  Paolo, direttamente alla fonte

San Paolo e il kerigmaÈ  arrivato il momento di leggere Paolo. È un invito: provate a  leggerlo tutto, dagli Atti alle Lettere: ne resterete affascinati!  Per ora, ci accontentiamo dei primi due capitoli della lettera di  Paolo ai Galati (Gal 1,1-2,10).

1,1  Paolo, apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per  mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti,  2 e tutti i fratelli che sono con me, alle chiese della Galazia. 3  Grazia a voi e pace da parte di Dio Padre nostro e dal Signore Gesù  Cristo, 4 che ha dato se stesso per i nostri  peccati, per strapparci da questo mondo perverso, secondo la volontà di Dio e  Padre nostro, 5 al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

6  Mi meraviglio che così in fretta da Colui che vi ha chiamati con la  grazia di Cristo passiate a un altro vangelo. 7 In realtà, però,  non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e  vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. 8 Orbene, se anche noi  stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da  quello che vi abbiamo predicato, sia anatema! 9 L’abbiamo già detto  e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello  che avete ricevuto, sia anatema!

10  Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o  non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se  ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo!  11 Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non  è modellato sull’uomo; 12 infatti io non l’ho ricevuto né l’ho  imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

13  Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo  nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la chiesa di Dio e la  devastassi, 14 superando nel giudaismo la maggior parte dei miei  coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni  dei padri. 15 Ma quando Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre  e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque 16 di rivelare a me suo  Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza  consultare nessun uomo, 17 senza andare a Gerusalemme da coloro che  erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a  Damasco. 18 In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per  consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; 19 degli  apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del  Signore.

20  In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco. 21  Quindi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia. 22 Ma ero  sconosciuto personalmente alle chiese della Giudea che sono in  Cristo; 23 soltanto avevano sentito dire: «Colui che una volta ci  perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere». 24 E glorificavano Dio a causa mia.

2,1  Dopo quattordici anni, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di  Barnaba, portando con me anche Tito: 2 vi andai però in seguito a  una rivelazione. Esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani,  ma lo esposi privatamente alle persone più ragguardevoli, per non  trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano. 3 Ora neppure  Tito, che era con me, sebbene fosse greco, fu obbligato a farsi  circoncidere. 4 E questo proprio a causa dei falsi fratelli che si  erano intromessi a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù,allo scopo di renderci schiavi. 5 Ad essi però non cedemmo, per  riguardo, neppure un istante, perché la verità del vangelo  continuasse a rimanere salda tra di voi.

6  Da parte dunque delle persone più ragguardevoli – quali fossero  allora non m’interessa, perché Dio non bada a persona alcuna – a me,  da quelle persone ragguardevoli, non fu imposto nulla di più. 7  Anzi, visto che a me era stato affidato il vangelo per i non  circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – 8 poiché Colui  che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva  agito anche in me per i pagani – 9 e riconoscendo la grazia a me  conferita, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a  me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi  andassimo verso i pagani ed essi verso i circoncisi. 10 Soltanto ci  pregarono di ricordarci dei poveri: ciò che mi sono proprio  preoccupato di fare.

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Organo cattedrale di Kagoshima

Può  cambiare il vangelo?

Questo  è Paolo! Che ve ne pare? È davvero un grande uomo. Vi rilancio  alcune delle frasi che abbiamo ascoltato.

Si  rimprovera al papa, ai vescovi e alla chiesa di continuare con la  stessa predicazione, nonostante i tempi siano cambiati: “…Non  capisce la chiesa che adesso la gente pensa in altro modo, ha altre  esigenze, fa il cavolo che vuole…; genera, abortisce, fa sesso,  ammazza, ama gli animali più degli uomini…; non capisce che il  mondo è cambiato?!”.

Non  c’è un altro vangelo”: c’è un vangelo che si incultura, si  manifesta, vive e traspira in mille modi; ma un vangelo diverso non  c’è. E questo vangelo non “è modellato sull’uomo”; non è  modellato su quello che la maggioranza della gente fa o dice, perché  questo vangelo non l’abbiamo ricevuto da uomo, ma è rivelato da
Dio. È il vangelo di Gesù Cristo ed è questo che va annunciato.  Non può essercene un altro.

Un  missionario che litiga…

Poi  c’è la duplice direzione (sempre chiara negli Atti degli apostoli  e nelle lettere di Paolo), ma qui è espressa in modo diretto e  immediato: tutti hanno il diritto di ascoltare il vangelo e tutti i  discepoli di Gesù hanno il dovere di annunciarlo. Lo si può  annunciare ai circoncisi, a coloro che credono in un Dio unico, a coloro che credono in Cristo e appartengono già alla chiesa, e va  benissimo. Ma, dice Paolo, “lo stesso Signore mi ha incaricato di  annunciare lo stesso vangelo ai pagani, a coloro che non credono, a  coloro che non lo conoscono, a coloro che non sono ancora discepoli.
E su questo punto ho dibattuto fino a litigare con Cefa, perché  accettasse che io ero stato destinato ai non cristiani, fino a quando  non ci siamo dati la mano della comunione”.

Nessuno  deve meravigliarsi se ancora oggi la chiesa missionaria si lamenta e  protesta. Dovrebbe lamentarsi di più, protestare di più, litigare  di più…; perché la chiesa non è soltanto la chiesa romana,  italiana, occidentale e ricca. La chiesa di Cristo non funziona così.  Le nuove chiese, le chiese missionarie  sono  le madri che creano il futuro del vangelo. Le chiese antiche vanno  rispettate, ma sono chiamate ad accogliere a valorizzare il nuovo che  viene: non per altri motivi, ma perché è il vangelo che lo  richiede.

Un  altro aspetto interessante: quando Paolo va a Gerusalemme per parlare  della sua esperienza missionaria, non lo fa in piazza, con tutti e  chiunque; non vuole fama né crearsi un nome. Parla con persone oculate, che abbiano buon senso, che sappiano comprendere e  discernere il futuro del vangelo e della missione. Perché ci sono  degli altri (falsi fratelli), anche nella chiesa e anche tra noi  oggi, che s’intromettono “a spiare la libertà che abbiamo in  Cristo Gesù allo scopo di renderci nuovamente schiavi”. Avete mai  letto queste parole di Paolo, con il senso che hanno? Paolo è furbo.  Così deve fare ogni discepolo assennato.

Paolo di Tarso

Prima  l’annuncio, poi la carità

Tutto  il discorso di Paolo verte sull’annuncio dell’unico vangelo di  Gesù Cristo. Questa è la missione. Come missionari sbagliamo quando  continuiamo a dire che abbiamo bisogno di soldi, di medicine, di  attrezzature… per fare questo o quello. È vero, Gesù ha fatto  tantissimo, ma non è il “fare” che rende reale e valida la  missione. È solo l’annuncio di Gesù Cristo: far conoscere e  incontrare quest’Uomo che ci rende liberi, capaci di crescere fino  alla pienezza della gioia nella massima condivisione.

E  poi sì, la missione è anche carità operosa: “soltanto ci  pregarono di ricordarci dei poveri; ciò che mi sono proprio  preoccupato di fare”. Tuttavia, non come primo impegno della  missione, ma solo come manifestazione e prova che la nostra fede e  testimonianza del vangelo è reale e concreta. Solo così è giusto  ricordarci dei poveri, non solo con qualche offerta o sacrificio, ma  con la condivisione, con la battaglia per la giustizia, per l’equità,  per l’onesta anche a livello finanziario, politico ed economico.

Facciamoci  affascinare e guidare da Paolo

1-DSC02654Camminiamo  insieme, cari giovani, facendoci guidare da Cristo, dal vangelo e da  Paolo, che ha interpretato in modo mirabile il vangelo, validissimo e  urgentissimo anche oggi. Lasciamoci affascinare da quest’uomo, che  ci farà intuire qual è stato il suo grande segreto. Ricordiamo il  suo avvertimento: “alcuni vogliono sovvertire il vangelo di  Cristo, ma non c’è un altro vangelo”; e il vangelo autentico  “non è modellato sull’uomo, ma su Gesù Cristo che ce l’ha  rivelato”.

Paolo-Miki-e-compagni

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