DIVINIZZAZIONE DELL’UOMO – Angelo Nocent

San Riccardo Pampuri medico condotto-002

LA DIVINIZZAZIONE NELLA BIBBIA

Umanizzazione - Storia e utopia - P. MarchesiL’ argomento della divinizzazione, pur essendo presente nella Bibbia e nel Magistero, non desta molto interesse.  Hanno invece avuto buon gioco in questi anni i sostenitori dell’umanizzazione, cavallo di battaglia di Padre Pierluigi Marchesi, allora Priore Generale dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, ma non solo. Intendiamoci, umanizzare, umanizzarsi per umanizzare… non sono brutte parole, sono anzi lodevoli. Solo che celano un pericolo: quello del fraintendimento. E’ già successo e sta verificandosi ancora, con nefaste conseguenze.

Nella storia della Chiesa l’inconveniente si è manifestato in tutti tutti i secoli e significa – in parole povere – l’estromissione dello Spirito Santo, la negazione del suo operare.

Questo compie lo Spirito del Signore”. (2 Cor 3,18).

p.-francesco-rossi-de-gasperisA tal proposito, il biblista Francesco Rossi De Gasperis S.J. è molto esplicito:

Un cristiano che si mettesse in mente, da cristiano, di spostare l’orizzonte della speranza e dell’impegno degli uomini dalla loro divinizzazione alla loro umanizzazione, è come se negasse e rifiutasse che l’uomo sia chiamato a fare di Dio quella esperienza diretta, immediata e trasformante che Gesù risorto e asceso al cielo ci partecipa donandoci lo Spirito: “ «Questo Gesù, Dio lo ha fatto risorgere, e noi tutti ne siamo testimoni. Egli è stato innalzato accanto a Dio e ha ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che era stato promesso. Ora egli ci dona quello stesso Spirito come anche voi potete vedere e udire. “ (At.2,32-33).
 
Questa negazione costituisce la più grande eresia che possa attecchire tra cristiani. Essa implica la negazione del fatto che Gesù Cristo, il Verbo di Dio, è venuto in carne”.

Più d’una volta mi sono permesso di venire in soccorso della divinizzazione ma non sono riuscito mai a far bella figura, pur con tanto di citazioni bibliche.

maria e giuseppe giovani con ilbambino famiglia1Se è vero che Maria è la figura e la realizzazione più perfetta della Chiesa, è perché il lei si è verificato quanto l’apostolo Paolo scriveva ai i cristiani di Efeso, assicurandoli di pregare in ginocchio perché siano “pieni di tutta la ricchezza di Dio”:

  • “Per questo motivo, dunque, io mi inginocchio davanti a Dio Padre,
  • a lui che è il Padre di tutte le famiglie del cielo e della terra.
  • A lui chiedo di usare verso di voi la sua gloriosa e immensa potenza, e di farvi diventare spiritualmente forti con la forza del suo Spirito;
  • di far abitare Cristo nei vostri cuori, per mezzo della fede.
  • A lui chiedo che siate saldamente radicati e stabilmente fondati nell’amore.
  • Così voi, insieme con tutto il popolo di Dio, potrete conoscere l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo, che è più grande di ogni conoscenza,
  • e sarete pieni di tutta la ricchezza di Dio. (Ef 3, 14-19).

Non meno esplicito è con i cristiani di Corinto, proprio parlando di Cristo risuscitato dai morti:

  • L’ultimo nemico a essere distrutto sarà la morte.
  • Infatti la Bibbia afferma: Dio gli ha sottomesso ogni cosa.
  • Quando dice che ogni cosa gli è stata sottomessa, si intende però che è escluso Dio, il quale ha dato a Cristo questa autorità.
  • Quando poi tutto gli sarà stato sottomesso, allora anche il Figlio sarà sottomesso a chi lo ha fatto Signore di ogni cosa.
  • È così Dio regnerà effettivamente in tutti..” (1Cor 17,20-23).

In un’altra lettera scriverà agli stessi:

  • Ora noi tutti contempliamo a viso scoperto la gloria del Signore,
  • una gloria sempre maggiore che ci trasforma per essere simili a lui.
  • Questo compie lo Spirito del Signore”. (2 Cor 3,18)

L’evangelista Giovanni, a Gesù che pensa ai futuri credenti mette sulle labbra questa preghiera:

  • “Io non prego soltanto per questi miei discepoli, ma prego anche per altri, per quelli che crederanno in me dopo aver ascoltato la loro parola.
  • Fa’ che siano tutti una cosa sola: come tu, Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi. Così il mondo crederà che tu mi hai mandato.
  • “Io ho dato loro la stessa gloria che tu avevi dato a me, perché anch’essi siano una cosa sola come noi:
  • io unito a loro e tu unito a me.
  • Così potranno essere perfetti nell’unità, e il mondo potrà capire che tu mi hai mandato, e che li hai amati come hai amato me”.  (Gv 17, 20-23)

Pietro, nella sua seconda lettera, non è meno esplicito:

  • Egli ci ha donato quelle cose grandi e preziose che erano state promesse, perché anche voi, fuggendo la corruzione dei vizi di questo mondo, diventiate partecipi della natura di Dio.” (2Pt 1,4).

Mi limito a queste citazioni ma ce ne sarebbero, eccome…

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LA DIVINIZZAZIONE NEL MAGISTERO

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica si legge:

460 Il Verbo si è fatto carne perché diventassimo “partecipi della natura divina” (2Pt 1,4): “Infatti, questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell’uomo: perché l’uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio” [Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 19, 1].

Infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio” [Sant’Atanasio di Alessandria, De Incarnatione, 54, 3: PG 25, 192B].

Unigenitus Dei Filius, suae divinitatis volens nos esse participes, naturam nostram assumpsit, ut homines deos faceret factus homo – L’Unigenito Figlio di Dio, volendo che noi fossimo partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura, affinché, fatto uomo, facesse gli uomini dei [San Tommaso d’Aquino, Opusculum 57 in festo Corporis Christi, 1].

A proposito della “caduta” sempre il catechismo dice:

398 Con questo peccato, l’uomo ha preferito se stesso a Dio, e, perciò, ha disprezzato Dio: ha fatto la scelta di se stesso contro Dio, contro le esigenze della propria condizione di creatura e conseguentemente contro il suo proprio bene. Costituito in uno stato di santità, l’uomo era destinato ad essere pienamente “divinizzato” da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, ha voluto diventare “come Dio”, [Cf ⇒ Gen 3,5 ] ma “senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio” [San Massimo il Confessore, Ambiguorum liber: PG 91, 1156C].

A proposito di Maria si legge:

507 Maria è ad un tempo vergine e madre perché è la figura e la realizzazione più perfetta della Chiesa: [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 63] “La Chiesa. . . per mezzo della Parola di Dio accolta con fedeltà diventa essa pure madre, poiché con la predicazione e il Battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio. Essa pure è la vergine che custodisce integra e pura la fede data allo Sposo” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 64].

GIOVANNI PAOLO II nell’udienza del 9 dicembre 1981 diceva:

“Le parole dei Sinottici attestano che lo stato dell’uomo nell’”altro mondo” sarà non soltanto uno stato di perfetta spiritualizzazione, ma anche di fondamentale “divinizzazione” della sua umanità.

I “figli della risurrezione” – come leggiamo in Luca 20,36 – non soltanto “sono uguali agli angeli”, ma anche “sono figli di Dio”. Si può trarne la conclusione che il grado della spiritualizzazione, proprio dell’uomo “escatologico”, avrà la sua fonte nel grado della sua “divinizzazione”, incomparabilmente superiore a quella raggiungibile nella vita terrena. Bisogna aggiungere che qui si tratta non soltanto di un grado diverso, ma in certo senso di un altro genere di “divinizzazione”.

La partecipazione alla natura divina, la partecipazione alla vita interiore di Dio stesso, penetrazione e permeazione di ciò che è essenzialmente umano da parte di ciò che è essenzialmente divino, raggiungerà allora il suo vertice, per cui la vita dello spirito umano perverrà ad una tale pienezza, che prima gli era assolutamente inaccessibile. Questa nuova spiritualizzazione sarà quindi frutto della grazia, cioè del comunicarsi di Dio, nella sua stessa divinità, non soltanto all’anima, ma a tutta la soggettività psicosomatica dell’uomo.

Parliamo qui della “soggettività” (e non solo della “natura”), perché quella divinizzazione va intesa non soltanto come uno “stato interiore” dell’uomo (cioè: del soggetto), capace di vedere Dio “a faccia a faccia”, ma anche come una nuova formazione di tutta la soggettività personale dell’uomo a misura dell’unione con Dio nel suo mistero trinitario e dell’intimità con Lui nella perfetta comunione delle persone. Questa intimità – con tutta la sua intensità soggettiva – non assorbirà la soggettività personale dell’uomo, anzi, al contrario, la farà risaltare in misura incomparabilmente maggiore e più piena.

La “divinizzazione” nell’”altro mondo”, indicata dalle parole di Cristo, apporterà allo spirito umano una tale “gamma di esperienza” della verità e dell’amore che l’uomo non avrebbe mai potuto raggiungere nella vita terrena. Quando Cristo parla della risurrezione, dimostra al tempo stesso che a questa esperienza escatologica della verità e dell’amore, unita alla visione di Dio “a faccia a faccia”, parteciperà anche, a modo suo, il corpo umano”.

GIOVANNI PAOLO II – LETTERA APOSTOLICA ORIENTALE LUMEN 

L’insegnamento dei Padri cappadoci sulla divinizzazione è passato nella tradizione di tutte le Chiese orientali e costituisce parte del loro patrimonio comune. Ciò si può riassumere nel pensiero già espresso da Sant’Ireneo alla fine del II secolo: Dio si è fatto figlio dell’uomo, affinché l’uomo potesse divenire figlio di Dio [cfr. Contro le eresie, III,10,2: SCh 211/2,121; III,18,7, I.c., 365; III,19,1, I.c., 375; IV,20,4: SCh 100/2,635; IV 33,4, I.c., 811; V, Pref., SCh 153/2,15].

Questa teologia della divinizzazione resta una delle acquisizioni particolarmente care al pensiero cristiano orientale [Innestati in Cristo «gli uomini diventano dei e figli di Dio, … la polvere e innalzata ad un tale grado di gloria da essere ormai uguale in onore e deità alla natura divina», Nicola Cabasilas, La vita in Cristo, I: PG 150,505].

In questo cammino di divinizzazione ci precedono coloro che la grazia e l’impegno nella via del bene ha reso «somigliantissimi» al Cristo: i martiri e i santi [cfr. S.Giovanni Damasceno, Sulle immagini, I,19: PG 94,1249].

E tra questi un posto tutto particolare occupa la Vergine Maria, dalla quale è germogliato il Virgulto di Jesse (cfr. Is 11,1). La sua figura è non solo la Madre che ci attende ma la Purissima che – realizzazione di tante prefigurazioni veterotestamentarie – è icona della Chiesa, simbolo e anticipo dell’umanità trasfigurata dalla grazia, modello e sicura speranza per quanti muovono i loro passi verso la Gerusalemme del cielo [cfr. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris Mater (25 marzo 1987) 31-34: AAS 79 (1987), 402-406; Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull’ecumenismo Unitatis Redintegratio, 15].

San Paolo e il kerigma 1-angelo-nocent Umanizzazione o divinizzazione

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