IL NOSTRO E’ CAMMINO DI FEDE IN COMPAGNIA DEI SANTI – Angelo Nocent

Dedicazione basiliche pietro e paolo  S. Paolo Fuori le mura

Nell’ odierna  LITURGIA DELLE ORE, “Dedicazione delle basiliche dei Santi Piero e Paolo”, mi hanno colpito molto le parole dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa: “Pietro e Paolo germogli della divina semente”.

San Leone Magno 45 papa«Preziosa agli occhi del Signore é la morte dei suoi fedeli» (Sal 115, 15) e nessun genere di crudeltà può distruggere una religione, che si fonda sul mistero della croce di Cristo. La Chiesa infatti non diminuisce con le persecuzioni, anzi si sviluppa, e il campo del Signore si arricchisce di una messe sempre più abbondante, quando i chicci di grano, caduti a uno a uno, tornano a rinascere moltiplicati.

Dalla divina semente sono nati i due nostri straordinari germogli, Pietro e Paolo. Da essi si é sviluppata una discendenza innumerevole, come dimostrano le migliaia di santi martiri, che, emuli dei trionfi degli apostoli, hanno suscitato intorno alla nostra città una moltitudine di popoli, rivestiti di porpora e rifulgenti da ogni parte di splendida luce, e hanno coronato la chiesa di Roma di un’unica corona ornata di molte e magnifiche gemme.

Noi di tutti i santi celebriamo con gioia la festa. Sono infatti un dono di Dio, un aiuto alla nostra debolezza, un esempio di virtù e un sostegno alla nostra fede. Però, se con ragione celebriamo tutti i santi in letizia, un’esultanza speciale sentiamo nel commemorare i due apostoli Pietro e Paolo, perché, fra tutte le membra privilegiate del corpo mistico, essi hanno avuto da Dio una funzione davvero speciale.

Essi sono quasi i due occhi di quel capo, che é Cristo. Nei loro meriti e nelle loro virtù, che superano ogni capacità di espressione, non dobbiamo vedere nessuna diversità, nessuna distinzione, perché l’elezione li ha resi pari, il lavoro apostolico li ha fatti simili e la morte li ha uniti nella stessa sorte.

D’altra parte, é la nostra esperienza, confermata dalla testimonianza dei nostri antenati, a farci credere fermamente che in tutti i travagli di questa vita saremo sempre aiutati dalla preghiere di questi due grandi protettori, per conseguire la misericordia di Dio. Avviene quindi che, come siamo precipitati in basso per le nostre colpe, così veniamo sollevati in alto dai meriti di questi apostoli. (Disc. 82 nella festa degli apostoli Pietro e Paolo 1, 6-7; PL 54, 426-428)

Rientrato dalla Messa, ho trovato un invito di Lucetta a cibarmi di santità dei nostri giorni che sono lieto di condividere:

DON DOLINDO RUOTOLO

Don Dolindo
“Il Signore è infinita bontà ed infinita delicatezza e non lascia mai senza risposta le nostre preghiere. Gli uomini possono non rispondere ad una lettera, ad una domanda, ad un discorso, ma Dio non lo fa mai, perché è infinitamente signore; noi possiamo non accorgerci della sua risposta, perché concentrati nei nostri stupidi pensieri, l’attendiamo secondo le nostre vedute, ma Dio risponde da Dio e non lascia cadere invano una sola delle nostre parole. È una verità della quale dobbiamo convincerci, perché troppo facilmente ripetiamo che il Signore non ci ascolta, che le nostre preghiere sono vane, che Egli non può curarsi delle nostre cose. Questo modo di parlare è blasfemo, è ingiurioso per Dio, come è ingiurioso dare dell’ineducato a un gentiluomo.

Don Dolindo_Ruotolol nostro cammino è cammino di fede, e noi dobbiamo credere alle risposte del Signore anche quando non ce ne accorgiamo; la preghiera è un’arma che non fa mai cilecca; quando hai esploso il colpo sei certissimo che esso va al segno, anche se non lo vedi, anche se non giungi a percepirne lo scoppio. L’attesa fiduciosa e certissima della risposta di Dio alle nostre domande è un atto di amore e di fede, e il riconoscimento della bontà di Dio è il segreto dell’intima familiarità con Lui e della più profonda pace. Quante tempeste della vita non avrebbero per noi flutti soffocanti se potessimo dire a noi stessi: Ne ho parlato a Dio e basta, penserà Lui a tutto! E Dio ci pensa davvero, ci dà i lumi e la forza per operare, allontana da noi i pericoli, manda persino i suoi Angeli a servirci, opera miracoli quando occorre. Oh noi non conosciamo quanto è buono Dio, quanto è sensibile alla nostra fiducia nella sua bontà! 

Il dolore in unione con Gesù

Maria Mater Boni Consilii - Sacramentine NapoliIl dolore è anche più nobile e bello, perché è stato santificato dal Verbo di Dio fatto carne. Gesù Cristo assunse sopra di Sé tutti i dolori dell’umanità, ed in ciascuno di essi depositò il tesoro del suo amore e dei suoi meriti. Ogni dolore, quindi, sofferto in unione con la sua Passione, vi unisce a Lui, vi fa partecipi dei meriti suoi, è come animato e vivificato da Lui. Voi soffrite, Egli apprezza Dio per voi, lo Spirito Santo vi congiunge a Dio con l’amore. Questo dolore santo vi rende ad immagine di Dio, perché voi soffrendo gli presentate il Verbo suo umanato, e vi rendete compiacenza di Dio; soffrendo, meritate ed amate. Il dolore sofferto in unione con Gesù genera, quindi, una vita interiore elevatissima, ed accende nell’anima poco per volta quell’amore che la libera da se stessa, e la congiunge a Dio. Il dolore vi fa conoscere voi stessi e genera l’umiltà; l’umiltà attrae la grazia e vi accende di amore. Il dolore libera l’anima dalla schiavitù del corpo, acuisce naturalmente la sua mente; esso genera la riflessione ed intensifica la vita dello spirito. Il dolore trasportato nel campo dell’anima sospinge a Dio, lo fa conoscere, conoscendolo ne fa vedere l’ordine e l’amore, la provvidenza e la carità, e genera quindi l’amore. L’amore è il più sublime dei dolori.

L’anima amando Dio lo conosce come sommo bene, geme perché sospira a Lui. Questo gemito profondo così nobile, la concentra nella vita mistica che è semplice contemplazione di Dio, ed amore elevatissimo a Lui; anzi, congiungimento con Lui. Il dolore è una scala misteriosa che dalla terra poggia nel cielo: il dolore del corpo attiva la mente; il dolore dell’anima la eleva; lo spasimo nella elevazione la sublima in una vita di unione con Dio.

Questa è la sintesi.

Il dolore, però, dovendo vincere la povertà e la miseria umana, ha un cammino lungo, perché la creatura tende continuamente a ritornare nella sua miseria, sperando di evitare il dolore. L’uomo non si eleva così semplicemente, ma sente in sé continue reazioni interne ed esterne, che deve vincere; ed ecco perché la via del dolore è lunga e faticosa. La creatura non apprezza la preziosità del dolore perché non ama Dio veramente, e cerca solo se stessa. Essa perciò fugge dal dolore, e spesso, invece di elevarsi, si abbassa nella sua miseria, non ritrovando in realtà che maggiore dolore!

Dovete sempre guardare in alto se volete che il dolore vi perfezioni e vi riempia di amore! I dolori disperati vi concentrano in voi stessi e vi torturano spaventosamente. Persuadetevi che il dolore è una via, quando è sofferto per amore; diventa uno stato, quando è concentrato nell’anima.

Guardate la via del Cielo: vi trovate prima le spine che vi pungono; allungate il passo, poiché sono le spine della siepe, andate oltre e troverete le rose. Anche esse pungono… e voi andate avanti fino a che non trovate il giardino carico di frutta, dove riposerete e troverete il pascolo.

Don Dolindo Ruotolo

San Giuseppe Moscati

Il medico napoletano beatificato nel 1975 da Paolo VI proprio in questo giorno, 16 Novembre, si ricorda la sua traslazione nella Chiesa del Gesù Nuovo (la sua morte avvenne invece il 12 aprile).

Canonizzato nel 1987 da Giovanni Paolo II. Scienziato, medico e santo. “Un medico in cura d’anime” e non solo di corpi, come ha fatto sempre trasparire non solo con le sue azioni, ma anche con i suoi scritti:

Amiamo il Signore senza misura, vale a dire senza misura nel dolore e senza misura nell’amore…
Riponiamo tutto il nostro affetto, non solo nelle cose che Dio vuole, ma nella volontà dello stesso Dio che le determina.”

 Pensieri di Giuseppe Moscati

«Ma la vita fu definita “un lampo nell’eterno”. E la nostra umanità, per merito del dolore di cui è pervasa, e di cui si saziò Colui che vestì la nostra carne, la trascende dalla materia, e ci porta ad aspirare una felicità oltre il mondo. Beati quelli che seguono questa tendenza della coscienza, e guardano “all’al di là” dove saranno ricongiunti gli affetti terreni che sembrano precocemente infranti».

«Gli ammalati sono le figure di Gesù Cristo».

«Ricordatevi che, seguendo la medicina, vi siete assunto la responsabilità di una sublime missione. Perseverate con Dio nel cuore, con gli insegnamenti di vostro padre e di vostra mamma sempre nella memoria, con amore e pietà per i derelitti, con fede e con entusiasmo, sordo alle lodi e alle critiche, tetragono all’invidia, disposto solo al bene».

«Amiamo il Signore senza misura, vale a dire, senza misura nel dolore e senza misura nell’amore… Riponiamo tutto il nostro affetto, non solo nelle cose che Dio vuole, ma nella volontà dello stesso Dio che le determina».

«Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo, in alcuni periodi; e solo pochissimi sono passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell’eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene».

«La vita è un attimo; onori, trionfi, ricchezza e scienza cadono, innanzi alla realizzazione del grido della Genesi, del grido scagliato da Dio contro l’uomo colpevole: tu morrai! Ma la vita non finisce con la morte, continua in un mondo migliore. A tutti è stato promesso, dopo la redenzione del mondo, il giorno che ci ricongiungerà ai nostri cari estinti, e che ci riporterà al supremo Amore!».

«La scienza ci promette il benessere e tutto al più il piacere; la religione e la fede ci dano il balsamo della consolazione e la vera felicità, che è una cosa sola con la moralità e col senso del dovere».

«Oh! Se i giovani, nella loro esuberanza, sapessero che le illusioni di amore per lo più frutto di una esaltazione dei sensi, sono passeggere!
E se un angelo avvertisse loro, che giurano così facilmente eterna fedeltà a illegittimi affetti, nel delirio da cui sono presi, che tutto quello che è impuro amore deve morire perché è un male, soffrirebbero meno e sarebbero più buoni.
Ce ne accorgiamo in età più inoltrata, quando ci avviciniamo per le umane vicende, per caso, al fuoco che ci aveva infiammati e non ci riscalda più».

«Esercitiamoci quotidianamente nella carità. Dio è carità: chi sta nella carità sta in Dio e Dio sta in lui. Non dimentichiamo di fare ogni giorno, anzi ogni momento offerta delle nostre azioni a Dio, compiendo tutto per suo amore».
«Ricordatevi che non solo del corpo vi dovete occupare, ma delle anime gementi, che ricorrono a voi. Quanti dolori voi lenirete più facilmente con il consiglio, e scendendo allo spirito, anziché con le fredde prescrizioni da inviare al farmacista! Siate in gaudio, perché molta sarà la vostra mercede; ma dovrete dare esempio a chi vi circonda della vostra elevazione a Dio».

«Occorre ritenere che questo principio di spiritualità che aspira a svilupparsi ed a manifestare per gradi la sua efficienza, che quest’ordine meraviglioso, che si organizza nella materia fino a raggiungere le alte vette della sua organizzazione più elaborata, non sia altro che l’attestazione che un Deus absconditus regoli con suprema intelligenza questo supremo edificio su cui si eleva la vita, la quale si svolge mercé leggi sancite dall’Alta Sapienza che tutto muove; tanto più meravigliose quanto esse governano non soli i colossali cosmi ma la delicatissima trama del più microscopico elemento».

«Le opere di scienza hanno dato al mondo copiosi frutti. Ma le opere di bontà, perché parlano di quanto è di divino della nostra umanità, ci danno il senso dell’infinito, contengono la promessa evangelica di fruttare cento per uno, e la loro eco si tramanda di generazione in generazione, benedetta da Dio. Umili cuori per lo più donne, fondarono gli ospedali, senza di che, nei secoli scorsi, la medicina non sarebbe progredita. Passato illustre, di cui i ricchi dovrebbero sentire l’eloquenza!».

«Beato chi si arma di filosofia cristiana: un giorno, lascerà senza rammarico le gioie avvelenate e mandaci di questa terra».
«Ma soprattutto vi ricordo che c’è un medico al di sopra di noi: Iddio!».

«Ma è indubitato che la vera perfezione non può trovarsi se non estraneandosi dalle cose del mondo, servendo Iddio con continuo amore, e servendo le anime dei propri fratelli con la preghiera, con l’esempio per un grande scopo, per l’unico scopo che è la loro salvezza».
«Quanto si apprende alla conoscenza della virtù dei Santi! E’ uno stimolo alla perfezione, alla perseveranza».

«Iddio poi vi domanderà conto della vita che vi donerà. E quando, da qui a mille anni, comparirete alla sua presenza, voi dovete poter rispondere: “Signore, ho compiuto bene la mia giornata. Ho operato per la maggiore tua gloria!».

1-1-2013-06-121

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Una risposta a IL NOSTRO E’ CAMMINO DI FEDE IN COMPAGNIA DEI SANTI – Angelo Nocent

  1. lucetta ha detto:

    Sì i santi ci aiutano a camminare e le loro parole mi confortano quotidianamente Devo confessare che don Dolindo, umile sacerdote, spesso con i suoi scritti risponde ai desideri, alle domande che mi pongo quotidianamente, oserei dire che il Signore Gesù, attraverso la sua Parola e gli scritti di don Dolindo e di altri mi educa, mi coltiva, mi parla. Forza Angelo, Michie, Silvia e globuli tutti lasciamoci amare.

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