L’INFINITO IN UNA CULLA – Per credere non si richiede molto – Angelo Nocent

presepe

L’ Avvento prosegue e il Natale è alle porte. Per chi è già alle prese con il presepio ma anche con i doni natalizi, torna utile l’invito alla semplicità che ci rivolge la nostra guida spirituale, l’Arcivescovo Carlo Maria Martini.

carlo-maria-martini-testimone-del-nostro-tempoIl presepio è qualcosa di molto semplice, che tutti i bambini ca­piscono. E’ composto magari di molte figurine disparate, di di­versa grandezza e misura: ma l’essenziale è che tutti in qualche modo tendono e guardano allo stesso punto, alla capanna dove Ma­ria e Giuseppe, con il bue e l’asino, attendono la nascita di Gesù o lo adorano nei primi momenti dopo la sua nascita.

Come il presepio, tutto il mistero del Natale, della nascita di Ge­sù a Betlemme, è estremamente semplice, e per questo è accompa­gnato dalla povertà e dalla gioia.

Non è facile spiegare razionalmen­te come le tre cose stiano insieme. Ma cerchiamo di provarci.

Il mistero del Natale è certamente un mistero di povertà e di im­poverimento: Cristo, da ricco che era, si fece povero per noi, per farsi simile a noi, per amore nostro e soprattutto per amore dei più poveri.

Tutto qui è povero, semplice e umile, e per questo non è difficile da comprendere per chi ha l’occhio della fede: la fede del bambino, a cui appartiene il Regno dei cieli. Come ha detto Gesù: «Se il tuo occhio è semplice anche il tuo corpo è tutto nella luce» (Mt6, 22).

Natività 2

La semplicità della fede illumina tutta la vita e ci fa accetta­re con docilità le grandi cose di Dio. La fede nasce dall’a­more, è la nuova capacità di sguardo che viene dal sentirsi molto amati da Dio.

Il frutto di tutto ciò si ha nella parola dell’evangeli­sta Giovanni nella sua prima lettera, quando descrive quella che è stata l’esperienza di Maria e di Giuseppe nel presepio: «Abbiamo veduto con i nostri occhi, abbiamo contemplato, toccato con le nostre mani il Verbo della vita, perché la vita si è fatta visibile». E tutto questo è avvenuto perché la nostra gioia sia perfetta. Tutto è dunque per la nostra gioia, per una gioia piena (cfr. 1 Gv l, 1- 3).

Questa gioia non era solo dei contemporanei di Gesù, ma è anche nostra: anche oggi questo Verbo della vita si rende visibile e tangibile nella nostra vita quotidiana, nel prossimo da amare, nella via della Croce, nella preghiera e nell’eucaristia, in particolare nell’ eucaristia di Natale, e ci riempie di gioia.

Natività - Gherardo-delle-notti-

Povertà, semplicità, gioia: sono parole semplicissime, elementari, ma di cui abbiamo paura e quasi vergogna.

Ci sembra che la gioia perfetta non vada bene, perché sono sempre tante le cose per cui preoccuparsi, sono tante le situazioni sbagliate, ingiuste. Come po­tremmo di fronte a ciò godere di vera gioia? Ma anche la semplicità non va bene, perché sono anche tante le cose di cui diffidare, le cose complicate, difficili da capire, sono tanti gli enigmi della vita: come potremmo di fronte a tutto ciò godere del dono della semplicità? E la povertà non è forse una condizione da combattere e da estirpare dalla terra?

Miseria

Ma gioia profonda non vuol dire non condividere il dolore per l’ingiustizia, per la fame del mondo, per le tante sofferenze delle persone.

Vuol dire semplicemente fidarsi di Dio, sapere che Dio sa tutte queste cose, che ha cura di noi e che susciterà in noi e negli altri quei doni che la storia richiede. Ed è così che nasce lo spirito di po­vertà: nel fidarsi in tutto di Dio. In Lui noi possiamo godere di una gioia piena, perché abbiamo toccato il Verbo della vita che risana da ogni malattia, povertà, ingiustizia, morte.

Se tutto è in qualche modo così semplice, deve poter essere sem­plice anche il crederci. Sentiamo spesso dire oggi che credere è diffi­cile in un mondo così, che la fede rischia di naufragare nel mare dell’indifferenza e del relativismo odierno o di essere emarginata dai grandi discorsi scientifici sull’uomo e sul cosmo. Non si può negare che può essere oggi più laborioso mostrare con argomenti razionali la possibilità di credere, in un mondo così.

Giustamente noi cerchiamo di approfondire il mistero della fede, cerchiamo di leggerlo in tutte le pagine della Scrittura, lo abbiamo declinato lungo vie talora tortuose. Ma la fede, ripeto, è semplice, è un atto di abbandono, di fiducia, e dobbiamo ritrovare questa sem­plicità. Essa illumina tutte le cose e permette di affrontare la comples­sità della vita senza troppe preoccupazioni o paure.

San Francesco_piero_casentini_presepio_di_greccioPer credere non si richiede molto. Ci vuole il dono dello Spirito Santo che egli non fa mancare ai nostri cuori e da parte nostra occorre fare attenzione a pochi segni ben collocati. Guardiamo a ciò che suc­cesse accanto al sepolcro vuoto di Gesù: Maria Mad­dalena diceva con affanno e pianto: «Hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l’hanno posto». Pietro entra nel sepolcro, vede le bende e il sudario piegato in un luogo a parte e ancora non capi­sce. Capisce però l’altro discepolo, più intuitivo e semplice, quello che Gesù amava. Egli «vide e credette», riferisce il Vangelo, perché i piccoli segni pre­senti nel sepolcro fecero nascere in lui la certezza che il Signore era risorto. Non ha avuto bisogno di un trattato di teologia, non ha scritto migliaia di pagine sull’evento. Ha vi­sto piccoli segni, piccoli come quelli del presepio, ma è stato suffi­ciente perché il suo cuore era già preparato a comprendere il mistero dell’amore infinito di Dio.

San Francesco e il CrocifissoTalora noi siamo alla ricerca di segni complicati, e va an­che bene. Ma può bastare poco per credere se il cuore è di­sponibile e se si dà ascolto allo Spirito che infonde fiducia e gioia nel credere, senso di soddisfazione e di pienezza. Se siamo così semplici e disponibili alla grazia, entriamo nel numero di coloro cui è donato di proclamare quelle ve­rità essenziali che illuminano l’esistenza e ci permetto­no di toccare con mano il mistero manifestato dal Ver­bo fatto carne. Sperimentiamo come la gioia perfetta è possibile anche in questo mondo, nonostante le soffe­renze e i dolori di ogni giorno.

Carlo Maria Martini

(Fonte: C.M. Martini – P. Messa, L’infinito in una culla. San Francesco e la gioia del Natale, Edizioni Porziuncola, Assisi)

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Un augurio di Natale più bello di così !
Fallo tuo, diffondilo.

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9 risposte a L’INFINITO IN UNA CULLA – Per credere non si richiede molto – Angelo Nocent

  1. angelonocent ha detto:


    DIFFONDI LA CARTOLINA DELLA CONSOLATA-CONSOLATRICE

  2. angelonocent ha detto:

    A Torino venerano sia la CONSOLATA che l’AUSILIATRICE.
    Abbiamo l’imbarazzo della scelta.

  3. msilvia2 ha detto:

    Ciao Angelo.
    Santo Natale, a te e a tutti i tuoi cari. Vicini e lontani.
    In terra e in cielo.
    Santo Natale a Lucetta. A tutti…

  4. msilvia2 ha detto:

    ….io accetto, io voglio, io chiedo
    che anche per me, Signore,
    sia subito Pasqua.(don Luigi Serenthà).

  5. angelonocent ha detto:

    Come vedi, Silvia, dal Natale alla Risurrezione,
    v’è un tutt’uno. Tanti misteri inseparabili. E, nella cornice della Croce, tutto si lega.
    L’oggi, il nostro oggi, è il “già e non ancora”.
    Nell’attesa, solo invocazioni e tanta pazienza !

    “…io accetto, io voglio, io chiedo” sono verbi così audaci e impegnativi che io mi smarrisco.

    Vedo che nemmeno per Lui è stata subito Pasqua
    ma, fin dal primo momento, una successione di stazioni,
    talvolta liete, altre, di trepidazione e, in fine,
    quelle che più dolorose non si può.

    Con la medesima voglia di risurrezione, grazie, auguri natalizi e benedizioni a te e famiglia

  6. lucetta ha detto:

    Mi unisco al pensiero di Angelo, cara Silvia, porta pazienza…..arriverà il giorno della resurrezione.
    Un abbraccio ad entrambi.

  7. msilvia2 ha detto:

    Ho trovato questo vecchio post, sul Natale.
    Lo ripropongo. Mi pare sempre attuale,,,
    E’ ancora la dimensione Pasquale del Natale
    .

    BETLEMME CASA DEL PANE
    Posted on agosto 29th, 2009 by Angelo
    Posted on Dicembre 25th, 2008 di Angelo

    MEDITAZIONE DAVANTI AL PRESEPE
    «Oggi ci è nato un Salvatore, che è il Cristo Signore, nella città di Davide» (Lc 2,11). Questa città è Betlemme ed è là che dobbiamo accorrere, come fecero i pastori appena ebbero udito l’annunzio.

    «E’ questo per voi il segno: troverete un bambino, avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc 2,12).

    Egli è il Salvatore, egli è il Signore: è poi una cosa straordinaria essere avvolto in fasce, giacere in una mangiatoia?
    Non si avvolgono in fasce anche gli altri bambini?
    Che segno è questo? Grande certamente, se però riusciamo a comprenderlo. […]
    Betlemme, «casa del pane» è la santa Chiesa, in cui si dispensa il corpo di Cristo, il vero pane.
    La mangiatoia di Betlemme è l’altare in chiesa. Qui si nutrono le creature di Cristo.
    Di questa mensa è scritto: «Hai preparato una mensa dinanzi a me» (Sal 22,5).
    In questa mangiatoia c’è Gesù avvolto in fasce.
    Le fasce sono il velo del sacramento.

    Qui sotto le specie del pane e del vino, c’è il vero corpo e sangue di Cristo.
    In questo sacramento noi crediamo che c’è Cristo vero, ma avvolto in fasce ossia invisibile.
    Non abbiamo nessun segno così grande ed evidente della natività di Cristo come il corpo che mangiamo e il sangue che beviamo ogni giorno accostandoci all’altare: ogni giorno vediamo immolarsi colui che una sola volta nacque per noi dalla Vergine Maria. Affrettiamoci dunque, fratelli, a questo presepe del Signore ma prima, per quanto ci è possibile, prepariamoci con la sua grazia a questo incontro, perché ogni giorno e in tutta la nostra vita, «con cuore puro, coscienza retta e fede sincera» (2Cor 6,6) possiamo cantare insieme agli angeli:

    «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14).
    Dai Discorsi di sant’Elredo, abate Discorso 2 per Natale (PL 195, 209-210)
    BUON NATALE A TUTTI ! Silvia
    Inviato: 25/12/2008 4.29

    Cara Silvia, nella meditazione che ci hai proposto, riecheggia quanto in tempi più recenti ebbe a dire Giovanni Paolo II proprio la notte di Natale del 2004.
    Il Papa fa una constatazione ed una preghiera, fa memoria e rende attuale l’Evento che, se non è contemporaneo, cessa di essere evento ma soltanto una bella fiaba da tramandarci vicino al caminetto.
    “Latens Deitas: la nascosta Dvinità, dietro poveri segni. Oggi come ieri.
    Il Papa:
    ”stanotte nasce ilpane della vita”

    In lingua ebraica Betlemme significa “casa del pane”, là doveva nascere colui che si è definito “il pane della vita”. L’ha sottolineato il Papa, nel Natale dell’Anno eucaristico, durante la messa celebrata a mezzanotte, nel corso della quale Giovanni Paolo II ha pronunciato l’intera omelia.
    “Adoro Te devote, latens Deitas”. “In questa Notte – ha detto il Papa – mi risuonano nel cuore le prime parole del celebre Inno eucaristico, che mi accompagna giorno dopo giorno in quest’anno particolarmente dedicato all’Eucaristia.

    Nel Figlio della Vergine, “avvolto in fasce” e deposto “in una mangiatoia” (Lc 2,12), riconosciamo e adoriamo “il Pane disceso dal cielo” (Gv 6,41.51), il Redentore venuto sulla terra per dare la vita al mondo.
    2. Betlemme! Nella lingua ebraica la città dove secondo le Scritture nacque Gesù significa “casa del pane”. Là, dunque, doveva nascere il Messia, che avrebbe detto di sé: “Io sono il pane della vita” (Gv 6,35.48).
    Giovanni Paolo IIin braccio alla mammaA Betlemme è nato Colui che, nel segno del pane spezzato, avrebbe lasciato il memoriale della sua Pasqua. L’adorazione del Bambino Gesù diventa, in questa Notte Santa, adorazione eucaristica.

    3. Adoriamo Te, Signore, realmente presente nel Sacramento dell’altare, Pane vivo che dai vita all’uomo. Ti riconosciamo come nostro unico Dio, fragile Bambino che stai inerme nel presepe! “Nella pienezza dei tempi, ti sei fatto uomo tra gli uomini per unire la fine al principio, cioè l’uomo a Dio” (cfr S. Ireneo, Adv. haer., IV, 20,4) .

    Sei nato in questa Notte, nostro divin Redentore, e per noi, viandanti sui sentieri del tempo, ti sei fatto cibo di vita eterna.
    Ricordati di noi, eterno Figlio di Dio, che nel grembo verginale di Maria Ti sei incarnato! L’intera umanità, segnata da tante prove e difficoltà, ha bisogno di Te.
    Resta con noi, Pane vivo disceso dal Cielo per la nostra salvezza! Resta con noi per sempre. Amen!”

    Nel 2005 il Papa torna sull’argomento parlando ai GIOVANI DI ROMA

    ‘Adoro Te devote, latens Deitas!’
    eucaristia
    . Carissimi giovani di Roma e delle Diocesi del Lazio, il vostro incontro nella Basilica di San Giovanni in Laterano per adorare l’Eucaristia, in quest’anno ad essa dedicato, vuole essere un’occasione per meglio prepararvi alla Giornata Mondiale della Gioventù. Desidero unirmi spiritualmente a voi ed esprimervi tutto il mio affetto: so che voi mi siete sempre vicini e non vi stancate di pregare per me. Vi saluto e ringrazio di cuore.
    Saluto con gratitudine il Cardinale Vicario, i Vescovi, i sacerdoti e le religiose che vi accompagnano, come pure quanti hanno organizzato questo vostro importante momento di riflessione e di preghiera.
    2. ‘Adoro Te devote, latens Deitas!’. Eleviamo insieme lo sguardo a Gesù Eucaristia; contempliamolo e ripetiamogli insieme queste parole di san Tommaso d’Aquino, che manifestano tutta la nostra fede e tutto il nostro amore: Gesù, Ti adoro nascosto nell’Ostia!

    In un’epoca segnata da odi, egoismi, desideri di false felicità, da decadenza dei costumi, assenza di figure paterne e materne, instabilità in tante giovani famiglie e da tante fragilità e disagi di cui non pochi giovani sono vittime, noi guardiamo a Te, Gesù Eucaristia, con rinnovata speranza. Nonostante i nostri peccati, confidiamo nella tua divina Misericordia. A Te ripetiamo con i discepoli di Emmaus: ‘Mane nobiscum Domine!’, ‘Rimani con noi Signore!’.

    Sant’Elredo ci mostra come il Natale sia una festa eucaristica.
    Nella grotta di Betlemme Gesù ha celebrato la sua prima eucaristia, attorniato da Maria, Giuseppe, i pastori e gli animali portati in dono. Tutta la creazione era presente alla prima Messa di Gesù: gli angeli in cielo, uomini e animali in terra.Nell’Eucaristia Tu restituisci al Padre tutto ciò che da Lui proviene e si realizza così un profondo mistero di giustizia della creatura verso il Creatore. Il Padre celeste ci ha creati a sua immagine e somiglianza; da Lui abbiamo ricevuto il dono della vita, che tanto più riconosciamo preziosa dal momento del suo inizio fino alla morte, quanto più è minacciata e manipolata.

    Noi Ti adoriamo, Gesù, e Ti ringraziamo perché nell’Eucaristia si rende attuale il mistero di quell’unica offerta al Padre che Tu hai compiuto duemila anni fa con il sacrificio della Croce; sacrificio che ha redento l’intera umanità e tutto il creato.

    3. ‘Adoro Te devote, latens Deitas!’. Ti adoriamo, Gesù Eucaristia! Adoriamo il tuo corpo ed il tuo sangue donati per noi e per tutti in remissione dei peccati: o Sacramento della nuova ed eterna Alleanza!
    Mentre Ti adoriamo, come non pensare alle tante cose che dovremmo fare per darti gloria? Al tempo stesso, però, come non dare ragione a san Giovanni della Croce, che soleva dire: ‘Quelli che sono molto attivi e che pensano di abbracciare il mondo con le loro prediche e con le loro opere esteriori ricordino che sarebbero di maggior profitto per la Chiesa e molto più accetti a Dio, senza parlare del buon esempio che darebbero, se spendessero almeno la metà del tempo nello starsene con Lui in orazione’?

    Aiutaci, Gesù, a capire che per ‘fare’ nella tua Chiesa, anche nel campo tanto urgente della nuova evangelizzazione, occorre imparare innanzitutto ad ‘essere’, a stare cioè con Te in adorazione, nella tua dolce compagnia. Solo da un’intima comunione con Te scaturisce l’azione apostolica autentica, efficace, vera.
    Una grande Santa, che entrò nel Carmelo a Colonia, santa Benedetta Teresa della Croce, al secolo Edith Stein, amava ripetere: ‘Membra del corpo di Cristo, animati dal suo Spirito, noi ci offriamo vittime con Lui, per Lui, in Lui e ci uniamo all’eterna azione di grazie’.

    4. ‘Adoro Te devote, latens Deitas!’. O Gesù, Ti chiediamo che ogni giovane qui presente desideri unirsi a Te in un’eterna azione di grazie e s’impegni nel mondo di oggi e di domani per essere costruttore della civiltà dell’amore.

    Metta Te al centro della sua vita: Ti adori e Ti celebri. Cresca la sua consuetudine con Te, o Gesù Eucaristia! Ti riceva, partecipando con assiduità alla Santa Messa la domenica e, se possibile, ogni giorno. Da questa intensa frequentazione nascano impegni di donazione libera della vita a Te, che sei piena e vera libertà. Scaturiscano sante vocazioni al sacerdozio: senza il sacerdozio non c’è l’Eucaristia, fonte e culmine della vita della Chiesa. Crescano numerose vocazioni alla vita religiosa; sboccino generose vocazioni alla santità, che è la misura alta della vita cristiana ordinaria, specialmente nelle famiglie: di questo oggi più che mai la Chiesa e la società hanno bisogno.

    5. O Gesù Eucaristia, Ti affido i giovani di Roma, del Lazio e del mondo intero: i loro sentimenti, i loro affetti, i loro progetti. Te li presento per le mani di Maria, tua e nostra Madre.
    – Gesù, che ti sei offerto al Padre: amali!
    – Gesù, che ti sei offerto al Padre: sana le ferite del loro spirito!
    – Gesù, che ti sei offerto al Padre, aiutali ad adorarti nella verità e benedicili. Ora e sempre. Amen!

    A tutti con affetto imparto la mia Benedizione.
    (Giovanni Paolo II) 2005
    Queste parole fanno bene anche ai non più giovani. razie per averci introdotti
    in questa dimensione contemplativa.

    Adóro te devóte, látens Déitas,
    Quæ sub his figúris, vere látitas:
    Tibi se cor meum totum súbjicit,
    Quia, te contémplans, totum déficit.
    Visus, tactus, gustus, in te fállitur,
    Sed audítu solo tuto créditur:
    Credo quidquid díxit Dei Fílius;
    Nil hoc verbo veritátis vérius.[2]
    In cruce latébat sola Déitas,
    At hic látet simul et humánitas:
    Ambo támen crédens átque cónfitens,
    Peto quod petívit latro pœnitens.
    Plagas, sicut Thomas, non intúeor,
    Deum támen meum te confíteor.
    Fac me tibi sémper mágis crédere,
    In te spem habére, te dilígere.
    O memoriále mortis Dómini,
    Panis vivus, vitam præstans hómini,
    Præsta meæ menti de te vívere,
    Et te illi semper dulce sápere.
    Pie pellicáne, Jesu Dómine,
    Me immúndum munda tuo sánguine,
    Cujus una stilla salvum fácere,
    Totum mundum quit ab ómni scélere.
    Jesu, quem velátum nunc aspício,
    Oro fíat illud, quod tam sítio:
    Ut, te reveláta cernens fácie,
    Visu sim beátus tuæ glóriæ. Amen.

    Traduzione italiana

    Adoro Te devotamente, oh Deità che Ti nascondi,
    Che sotto queste apparenze Ti celi veramente:
    A te tutto il mio cuore si abbandona,
    Perché, contemplandoTi, tutto vien meno.
    La vista, il tatto, il gusto, in Te si ingannano [3]
    Ma solo con l’udito si crede con sicurezza:
    Credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio,
    Nulla è più vero di questa parola di verità.
    Sulla croce era nascosta la sola divinità,
    Ma qui è celata anche l’umanità:
    Eppure credendo e confessando entrambe,
    Chiedo ciò che domandò il ladrone penitente.
    Le piaghe, come Tommaso, non veggo,
    Tuttavia confesso Te mio Dio.
    Fammi credere sempre più in Te,
    Che in Te io abbia speranza, che io Ti ami.
    Oh memoriale della morte del Signore,
    Pane vivo, che dai vita all’uomo,
    Concedi al mio spirito di vivere di Te,
    E di gustarTi in questo modo sempre dolcemente.
    Oh pio Pellicano, Signore Gesù,
    Purifica me, immondo, col tuo sangue,
    Del quale una sola goccia può] salvare
    Il mondo intero da ogni peccato.
    Oh Gesù, che velato ora ammiro,
    Prego che avvenga ciò che tanto bramo,
    Che, contemplandoTi col volto rivelato,
    A tal visione io sia beato della tua gloria. Amen.

  8. angelonocent ha detto:


    “che anche per me, Signore,
    sia subito Pasqua.(don Luigi Serenthà).

    Come sono contento di aver frainteso il senso di queste parole. Mi sembrava che non vedessi l’ora di morire!

    Grazie per aver riportato in superficie un momento del nostro cammino.
    Qualche annetto è passato! Ma le parole del Maestro non passano.

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