I VECCHI LI AVETE SEMPRE CON VOI – Angelo Nocent

1-2013-12-1623L´INCARNAZIONE del VEBO che celebreremo tra qualche giorno è un Mistero troppo grande. Ed è ineffabile.  A tal punto che le parole non sono sufficienti per descriverlo. È da vedere. Va goduto in tutte le sue minuzie.

A prima vista predomina il “niente”. Non c´è casa. Non c´è posto. Non c´è culla. Non c´è luce perchè è notte. Non c´è la sala parto e manca la levatrice. Non c´è nessuno che possa dare una mano. È silenzio assoluto. Ma all´improvviso in questo niente prorompe la gioia. Qual è il motivo di tanta allegria?

“È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini” (Tt 2,11).

Guardando la foto in alto del Cardinale Martini, un tempo uomo vigoroso e imponente ed ora con il bastone e sorretto per mano,  trovo un’analogia con quell’episodio del Vangelo riportato sia da Matteo che da Marco:
Peccatrice 2

Mentre Gesù si trovava a Betania, in casa di Simone il lebbroso, gli si avvicinò una donna che aveva una vaso di alabastro, pieno di profumo molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre egli stava a tavola.

I discepoli, vedendo ciò si sdegnarono e dissero: “Perché questo spreco? Si poteva venderlo per molto denaro e darlo ai poveri!”. Ma Gesù se ne accorse e disse loro: “Perché infastidite questa donna? Ella ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me. Versando questo profumo sul mio corpo, lei lo ha fatto in vista della mia sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà annunciato questo Vangelo, nel mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche ciò che ella ha fatto”» (Mt. 26, 6-13). 

Forse è una forzatura la mia ma mi viene da dire che non solo i poveri ma anche I VECCHI LI AVETE SEMPRE CON VOI.

A prima vista, anche per tanti anziani  predomina il “niente”. Non c´è casa. Non c´è posto. Non c´è…Non c´è… Non c’è luce perchè è sempre notte, non c’è speranza. Non c´è nessuno che possa dare una mano.

martini-a-saint-nicolas-pranzoCommentando questo passo evangelico, il Card. Martini scrive:C’è un rischio in cui spesso incorriamo: dare ai poveri o onorare Gesù? Non comprendiamo che è l’accettazione della morte di Gesù, come gesto supremo d’amore per noi, che ci abilita a mettersi al servizio dei poveri. Come i discepoli, anche noi vediamo la soluzione del problema dei poveri nel denaro, nell’efficienza e non nella dedizione-amore, da cui nasce il servizio a loro. L’aiuto reso ai poveri sarà sempre la caratteristica della comunità che avendo scelto di seguire Gesù Crocifisso e Risorto, ha scelto di vivere la Beatitudine della povertà, della semplicità di cuore e, proprio per questo, della familiarità con loro. Ecco dove il cristiano trova la radice anche di ogni suo impegno sociale e civile per i poveri”.

Se sostituiamo il sostantivo “poveri” con “vecchi” scopriamo di possedere  la medesima tendenza a vedere: “la soluzione del problema dei vecchi nel denaro, nell’efficienza e non nella dedizione-amore, da cui nasce il servizio a loro“. Così, improvvisamente, si sono moltiplicati gli Hospice che non sono per tutti ma per chi se li può permettere. Per gli altri, è già una fortuna disporre dell’Ospizio, che è tutt’altra minestra.

Culla Gesù BBambino anziani-disabili-500x380

A coloro che dal titolo ricavassero l’idea che l’argomento non li riguarda perché non appartenenti alla categoria, invito a non desistere. Perché chi è più giovane deve sapere cosa si muove nella mente e nel cuore di quelle persone troppo spesso ritenute ingombranti e di cui l’Arcivescovo si fa portavoce. Dunque, contemplare la “culla” non perdendo di vista la “carrozzina” sulla quale tanti conducono la loro esistenza.

Carlo Maria Martini 32

La vecchiaia il tempo e la preghiera.

di Carlo Maria Martini

martini-occhi-copiaHo ben 82 anni di vita e la malattia di Parkison e gli acciacchi dell’età si fanno sentire. Ma probabilmente, per quanto riguarda la preghiera, sono ancora a metà del guado. Sento che la mia preghiera dovrebbe trasformarsi, ma non so bene in che modo, e sento anche una certa resistenza a compiere un salto decisivo.

So che posso dire come Isacco: “Io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte” (Gen 27,2), ma di questo non ho ancora tratto le conclusioni. Cerco comunque di chiarirmi le idee riflettendo un  po’ sull’argomento. Mi pare che si possa parlare in due modi della preghiera dell’anziano. Si può considerare l’anziano nella sua crescente debolezza e fragilità, secondo la descrizione metaforica (ed elegante) del Qohèlet:

  • Ricordati del tuo Creatore / nei giorni della tua giovinezza / prima che vengano i giorni tristi / e giungano gli anni di cui dovrai dire: non ci trovo alcun gusto./
  • Prima che si oscurino il sole, / la luna, la luce e le stelle / e tornino ancora le nubi dopo la pioggia;
  • quando tremeranno i custodi della casa / e si curveranno i gagliardi / e cesseranno di lavorare le donne che macinano, / perché rimaste poche / e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre / e si chiuderanno i battenti sulla strada: /
  • quando si abbasserà il rumore della mola / e si attenuerà il cinguettio degli uccelli / e si affievoliranno tutti i toni del canto” (12,1-4.

Ma anche fino al verso 8). In questo caso il tema sarà la preghiera (qui evocata dalle parole “Ricordati del tuo Creatore“) di colui che è debole e fragile, di colui che sente il peso della fatica fisica e mentale e si stanca facilmente. 

Carlo Maria Martini 85 anniLa salute e l’età non consentono più di dedicare alla preghiera i tempi lunghi di una volta: si sonnecchia facilmente e ci si appisola. Mi pare quindi sia necessario imparare a utilizzare al meglio il poco tempo di preghiera di cui si è in grado di disporre. Non riuscendo più a dedicare alla preghiera lo stesso tempo di quando si avevano più energie, e sentendola spesso come un po’ distante e poco consolante, è possibile che il proprio spirito venga catturato da un certo senso di scoraggiamento. Allora la tentazione sarà di accorciare ulteriormente i tempi da consacrare alla preghiera, limitandosi allo strettamente necessario. 

Tuttavia questo accorciare i tempi dell’orazione potrebbe essere molto pericoloso. Infatti la preghiera, per dare qualche conforto, deve essere di norma un po’  prolungata. Se si restringe il tempo, anche le consolazioni sorgeranno con maggiore difficoltà e si creerà una sorta di circolo vizioso, che porterà a pregare sempre meno. 

Ma la preghiera dell’anziano potrebbe anche essere considerata la preghiera di qualcuno che ha  raggiunto una certa sintesi interiore tra messaggio cristiano e vita, tra fede e quotidianità. Quali saranno allora le caratteristiche di questa preghiera? Non è facile stabilirlo in astratto e aprioristicamente: occorrerebbe piuttosto  riflettere sull’esperienza dei santi, in particolare dei santi anziani. Perciò bisognerebbe dedicare, con pazienza, un po’ di tempo alla ricerca. Anzitutto nella Bibbia.

In molti Salmi si parla apertamente dell’anziano e della sua condizione con espressioni molto significative e suggestive. Ad esempio:

  • Sono stato fanciullo e ora sono vecchio; non ho mai visto il giusto abbandonato né i suoi figli mendicare il pane” (Sal 36,25).
  • Si veda anche l’esortazione del Salmo 148,12: “I vecchi insieme ai bambini lodino il nome del Signore”.
  • La Scrittura ci offre anche preghiere tipiche di un anziano. La più nota è la preghiera dell’ anziano Simeone al tempio quando prende  tra le sue deboli braccia il piccolo Gesù: “Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli” (Lc 2,29 ss.). 

La ricerca dovrebbe allargarsi ai Padri apostolici, come Ignazio e Policarpo, quindi ai Padri del deserto e ai grandi oranti di tutti i secoli. Non essendo qui possibile percorrere una tale via analitica, mi limiterò ad alcune riflessioni generali, aiutato anche dalla testimonianza di qualche confratello più anziano di me. Mi chiederò, cioè, quali potrebbero essere alcune caratteristiche positive nella preghiera di un anziano. Mi pare che possano emergere tre aspetti:

  • un’insistenza sulla preghiera di ringraziamento;
  • uno sguardo di carattere sintetico sulla propria vita ed esperienza;
  • infine una forma di preghiera più contemplativa e affettiva, una prevalenza della preghiera vocale sulla preghiera mentale. 

Sul primo di questi tre punti riporto la testimonianza di un confratello:

  • Riguardo ai  contenuti della mia preghiera in questi anni di vecchiaia – ho 85 anni – si distingue la preghiera di  ringraziamento. Si sono sviluppati due motivi per ringraziare Dio: anzitutto per avermi concesso un tempo in cui mi posso dedicare (vorrei quasi dire “a tempo pieno”) a prepararmi alla morte. E ciò non è dato a tutti.
  • In secondo luogo per avermi mantenuto finora nel pieno dominio delle risorse mentali e, largamente, anche di quelle fisiche”.

gesu crocifissoLà dove invece non c’ è questo vigore fisico e/o mentale la preghiera si colorerà soprattutto di pazienza e di abbandono nelle mani di Dio, sull’esempio di Gesù che muore dicendo: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46). È così che i Salmi ci insegnano a pregare:

  • Tu salvi dai nemici chi si affida alla tua destra” (Sal 16,7);
  • Mi affido alle tue mani: tu mi riscatti, Signore, Dio fedele” (Sal 30,6);
  • Lo salverò, perché a me si è affidato” (Sal 90,14).

Chi ha raggiunto una certa età è anche nelle condizioni di volgere uno sguardo sintetico sulla propria vita, riconoscendo i doni di Dio, pur attraverso le inevitabili sofferenze. Veniamo quindi invitati a una lettura sapienziale della nostra storia e di quella del mondo da noi conosciuto. E beati coloro che riescono a leggere il proprio vissuto come un dono di Dio, non lasciandosi andare a giudizi negativi sui tempi vissuti o anche sul tempo presente in confronto con quelli passati! 

Papa Francesco e gli anziani

La terza caratteristica della preghiera dell’anziano dovrebbe essere un crescere della preghiera vocale (e quindi una diminuzione della preghiera mentale) insieme a un inizio di semplice contemplazione che esprime con mezzi molto poveri la propria dedizione al Signore. Diminuisce la preghiera mentale per la minore capacità di concentrazione dell’anziano. Ma contemporaneamente bisogna aver cura di aumentare la preghiera vocale. Anche se un po’ assonnata o distratta, essa è comunque un mezzo per avvicinarci al Dio vivente. Sarebbe ideale arrivare a contemplare molto  semplicemente il Signore che ci guarda con amore, oppure pensare a Gesù che ha bisogno di noi per rendere piena la sua lode al Padre. Ma qui sarà lo Spirito Santo che si farà nostro maestro interiore. A noi non resterà che seguirlo docilmente.

@ 2009 Arnoldo Mondadori Editore

Carlo Maria Martini e il Card. Dionigi Tettamanzi

a

SCENE QUOTIDIANE A MILANO A FARI SPENTI

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