FARE ASTRAZIONE PER COMPRENDERE MEGLIO IL NATALE – Angelo Nocent

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Pampuri - La sorella suor Longina MariaHo preso in mano le lettere di San Riccardo Pampuri, quasi tutte indirizzate alla sorella suor Longina, missionaria al Cairo,  per cogliere una sua qualche riflessione sul Natale. La prima risale al 1° Dicembre 1922, segno che la posta aveva bisogno dei suoi tempi per giungere a destinazione. La scrive da Morimondo, dove ormai è medico condotto, quasi rammaricandosi son se stesso per non essere come vorrebbe: “Quanto fortemente dovrebbe ravvivarsi l’amore nostro riconoscente verso il Divino Redentore che, nella sua infinita bontà e misericordia, ha voluto abbassarsi , umiliarsi fino alla nostra miseria, per innalzarci fino a Lui!“.

02-san-riccardo-pampuri-medico-condotto-225x300Questa volta, la lettera natalizia parte da Morimondo il 10 Dicembre 1925. E’ un uomo insoddisfatto del suo cammino ascensionale e chiede preghiere. Si avverte la sua confidenza con L’IMITAZIONE DI CRISTO, questo libro anonimo che resiste a tutti i mutamenti storici, dove già al Cap. I si legge: “accade che molta gente trae un ben scarso desiderio del Vangelo dall’averlo anche più volte ascoltato, perché è priva del senso di Cristo. Invece, chi vuole comprendere pienamente e gustare le parole di Cristo deve fare in modo che tutta la sua vita si modelli su Cristo. Che ti serve saper discutere profondamente della Trinità, se non sei umile, e perciò alla Trinità tu dispiaci?”
Erminio Pampuri talmente si rivede in questo passo da scrivere a sua volta: “Prega dunque il Bambino Gesù che mi conceda la grazia di saper ascoltare con vera umiltà, quella umiltà che può sola farmi comprendere tutta la realtà della mia miseria e ottenermi dal Signore la grazia di potervi rimediare nel miglior modo“.
Nel seguito dell’Imitazione di Cristo si legge: “
Che ti serve saper discutere profondamente della Trinità, se non sei umile, e perciò alla Trinità tu dispiaci? Invero, non sono le profonde dissertazioni che fanno santo e giusto l’uomo; ma è la vita virtuosa che lo rende caro a Dio. Preferisco sentire nel cuore la compunzione che saperla definire. Senza l’amore per Dio e senza la sua grazia, a che ti gioverebbe una conoscenza esteriore di tutta la Bibbia e delle dottrine di tutti i filosofi? “Vanità delle vanità, tutto è vanità” (Qo 1,2), fuorché amare Dio e servire lui solo. Questa è la massima sapienza: tendere ai regni celesti, disprezzando questo mondo
.

L’Eevento-Natale è costante anche il lettere successive. In quella del 18 Dicembre 1926 (segno che non ha potuto scriere prima alla sorella al Cairo), fa la seguente considerazione: Certo se noi pensassimo un po’ più sovente a Gesù Bambino nella greppia di Betlemme o fra le purissime braccia di Maria Santissima, diventeremmo assai più buoni e con molto minor fatica”.

San Riccardo PampuriL’ultimo pensiero natalizio presente nelle lettere è in quella indirizzata al fratello Ferdinando che abita a Milano, datata 17 Dicembre 1928. Fra Riccardo due mesi prima, il 24 Ottobre, aveva emesso la professione religiosa: Auguri adunque vivissimi a tutti voi e in modo speciale a Sandrino, Giovanni e Virginio: se essi si prepareranno a riceverlo

  • con fede viva,
  • con profonda umiltà
  • e grande purezza di cuore
  • e semplicità di mente,

chissà quante belle e grandi grazie porterà loro Gesù Bambino!
Lo preghino tanto perché possiamo diventare tutti, loro e noi, 

  • sempre più buoni
  • e sempre più santi

e certo egli non mancherà di esaudirli essendo questo il suo più vivo desiderio e non sapendo Gesù negare nulla alle buone preghiere dei buoni giovani e fanciulli.”

Ospedale Sant'Orsola - Bresciam 02jpgCome si vede, una fede semplice ma non sempliciona, parole elementari ma sature di contenuto, che erano sulle labbra e nel cuore di tanta parte della  gente  del suo tempo ma molto meno in quella dei dotti: “Vanità delle vanità, tutto è vanità” (Qo 1,2), fuorché amare Dio e servire lui solo. Questa è la massima sapienza“.

Nel video che segue, c’è la possibilità di trovare il senso del Natale: una nascita che è per la RI-NASCITA di tanti nei secoli, attraverso i percorsi più misteriosi come quello che ci racconta l’intervistato, in quella Brescia dove, tra il 1927 e il ’30, San Riccardo Pampuri, con il fuoco della carità ha espresso il meglio di sè:

 

Ma vorrei fare spazio anche a una riflessione ancora di grande attualità dell’Arcivescovo CARLO MARIA MARTINI, dove, nell’immagine, a partire da Betlemme, la casa del Pane al Cenacolo, il Pane spezzato,  al Cielo, lo  Spirito del Signore Risorto donato, l’EVENTO-SALVEZZA scandisce i momenti spazio-temporali.

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Card. Carlo Maria MartiniForse, per comprendere meglio il mistero del Natale, dovremmo fare astrazione, almeno per un certo periodo, da quelle immagini con cui la fantasia ha ammobiliato la nostra mente e che ricorrono quasi necessariamente quando pronunciamo questo nome. Si tratta per lo più di immagini prese dal racconto del Vangelo secondo Luca. Esso ci lascia un’impressione di luminosità e di serenità: una grande luce compare sulla terra (Lc 2,9), si ode il cantico di pace di una moltitudine dell’esercito celeste (Lc 2, 13-14), mentre con i pastori andiamo ad adorare il bambino che è nato (Lc 2, 15) e incontriamo Maria e Giuseppe che contemplano il loro primogenito (Lc 2, 16).

Tutto questo è vero e fa parte del mistero del Natale. Ma è importante anche ricordare il contesto oscuro in cui tutto ciò avviene. Un viaggio faticoso da Nazaret a Gerusalemme per soddisfare la vanità di un imperatore, le pesanti ripulse ricevute da Giuseppe che cerca un posto dove possa nascere il bambino, il freddo della notte, il disinteresse con cui il mondo accoglie il figlio di Dio che nasce. E su tutto questo grava una pesante cappa di grigiore, di incredulità, di superficialità e di scetticismo, evidenziata nelle gravissime ingiustizie presenti allora nel mondo. Non si può dire che il contesto del primo Natale fosse un contesto di luce e di serenità, ma piuttosto di oscurità, di dolore e anche di disperazione.

IL MISTERO DEL PECCATO
Anche oggi, come allora, possiamo lamentarci di vivere in un periodo particolarmente oscuro e difficile. Basta pensare alla pesante crisi economica che mette tante famiglie in difficoltà, all’ingiustizia globale, alla crescente intolleranza verso gli stranieri e i poveri. Si aggiungano le tensioni religiose, gli smarrimenti delle giovani generazioni. Non sappiamo dire se il nostro contesto sia più oscuro e pesante di quello del primo Natale. D’altra parte è difficile che si possa trovare nella storia dell’umanità un contesto veramente favorevole all’uomo e alla sua dignità. Questo fa parte del mistero del peccato, che è un mistero di assurdità e di irrazionalità.

In tale quadro possiamo chiederci:

  • Come opera il mistero del Natale?
  • Come affronta un contesto ostile o indifferente?
  • Che cosa sa dire per il vero bene e la dignità dell’uomo?

In primo luogo appare chiaro che il mistero del Natale è un mistero di modestia e di piccolezza. Non ha la pretesa di introdurre modifiche di grande livello, che mutino il contesto in tempi brevi. E tuttavia il mistero del Natale introduce nel cammino storico dell’uomo quegli atteggiamenti quasi impercettibili, ma che permettono di cogliere la verità dei rapporti e di modificarli nel senso di un rispetto dell’altro, di una riverenza e di un’accettazione tali da poter influire anche su contesti più ampi.

TRE SEGNALI DI SPERANZA
Alcuni di questi atteggiamenti riguardano ogni tempo e situazione. Altri sono più specifici del nostro tempo e ad essi vorrei invitare a dare uno sguardo privilegiato. Ne segnalo tre.

Anzitutto un crescente amore e desiderio della Parola di Dio, specialmente di quella contenuta nella Bibbia. Essa si è manifestata sia nel recente Sinodo universale dei vescovi sia, in Italia, nella Bibbia letta notte e giorno, senza interruzione, per una settimana. Quest’ultima iniziativa, quasi una sorta di maratona biblica, non mancava di qualche ambiguità. Ma il comportamento dei lettori e dei fedeli e l’accoglienza silenziosa e riverente del pubblico hanno mitigato i timori della vigilia. Soprattutto vorrei ricordare, in questo amore alla Parola di Dio, la crescente capacità dei laici di leggere le Scritture e di pregare a partire da esse. Se si giungerà così a compiere finalmente il voto del Concilio Vaticano II (cfr Dei Verbum, n. 26), avremo un segnale di speranza che non deluderà.

Vorrei ricordare, come secondo segnale, il crescente desiderio di apertura ecumenica e interreligiosa, che vuole contrastare efficacemente le chiusure etniche e confessionali.

Ebrei e Palestinesi insiemeEbrei e Palestinesi insieme

Ma soprattutto vorrei menzionare una serie di gesti che ho conosciuto in Israele che, non nascendo da un terreno propriamente biblico o cristiano, mi sono sembrati fiori purissimi germinati per opera dello Spirito Santo, che mostra la sua presenza anche nelle pieghe più difficili del mondo di oggi. Si tratta di famiglie ebraiche e palestinesi, che hanno subito ciascuna un lutto grave a causa della violenza (per esempio una ragazza uccisa in un attentato terroristico o un giovane ucciso in operazioni di guerra).

Ora, invece di crogiolarsi nel desiderio di vendetta, queste persone si sono chieste: ma se io soffro tanto a causa di questa violenza ingiusta, quale sarà la sofferenza dell’altra parte per una violenza analoga? Così queste persone si sono cercate, hanno parlato e pianto insieme, e hanno elaborato insieme iniziative di pace e di riconciliazione coinvolgendo anche altri.

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Questo fiore del Vangelo nato in un terreno non religioso mi è sembrato un segnale importantissimo della presenza di Dio in ogni cuore e mi dà motivo di speranza anche in un contesto oscuro e difficile come il nostro.
Carlo Maria Martini SJ

© FCSF – Popoli

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Una risposta a FARE ASTRAZIONE PER COMPRENDERE MEGLIO IL NATALE – Angelo Nocent

  1. msilvia2 ha detto:

    Anche questo Natale,ho fatto il presepe.
    Con molta fatica ma sono contenta.
    E’ un segno che ogni giorno può essere Natale.
    Fede.Preghiera.
    Silenzio.
    Attesa di gioia.
    Luce e “speranza anche in un contesto oscuro e difficile come il nostro”.
    Buon Natale!

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