NON PARLO VOLENTIERI DEL NATALE – Carlo Maria Martini

1-2013-12-1624

 Il nostro amatissimo padre,CARLO MARIA MARTINI, la cui presenza sentiamo viva in mezzo a noi per la Comunione dei Santi, come ci ha ripetutamente insegnato durante il suo lungo ministero pastorale, proprio il 19 Dicembre 2010 era stato invitato a scrivere  sul Corriere della Sera un pensiero sul Natale.

Quanto ha scritto allora è talmente  amaramente attuale che non c’è da cambiare una virgola. Ma da continuare a riflettervi, sì

PENSIERI SUL NATALE

Carlo Maria Martini

MESSA IN DUOMO CELEBRATA DAL CARDINALE CARLO MARIA MARTINIOggi il Natale ha quasi perduto il suo senso originario. Lo «celebrano» anche uomini di altre religioni. Perfino parecchi non credenti vivono in questo giorno una qualche forma di liturgia profana. Non v’è alcuno che rifiuti per Natale qualche dono o almeno una buona cena. Per questo non parlo volentieri del Natale.

Da quando ho conosciuto un po’ meglio la Sacra Scrittura, è la Pasqua che mi attrae e mi pone dinnanzi a un preciso programma di vita. Benché il Natale sia una splendida manifestazione della gloria di Dio in Cristo e del suo amore per noi, i discorsi che si fanno a partire dal Natale sanno spesso di buonismo e di speranza a buon mercato.

Essi sono un segno di poca lealtà con se stessi e con gli altri. Infatti diciamo delle cose che non sono vere e a cui nessuno crede. Ci auguriamo a vicenda lunga vita, felicità, successo, ci facciamo doni che vogliono dire l’affetto che ci portiamo, ma per lo più sappiamo che non è così. La prima lettera espone bene questo stato di cose.

Il Natale fa emergere le storture della politica, la gravissima crisi economica che stiamo attraversando, le violenze quotidiane fisiche e psicologiche. E si potrebbero aggiungere tante altre cose ancora. Molti uomini e donne attendono in questo giorno qualcosa, un evento o magari una persona che li tiri su, che restituisca loro l’ottimismo ingenuo che hanno irrevocabilmente perduto; qualcosa di nuovo e di grande, che potrebbe farli tornare indietro. Ma questa speranza è fallace, perché si basa solo sulle nostre forze e dimentica lo Spirito di Dio, il solo capace di aiutarci in maniera efficace. Dopo i giorni delle feste tutto ritorna più o meno come prima.

1-Downloads191

È come un dirsi reciprocamente «ce la faremo», pur sapendo tutti che non è vero. Per vivere bene il Natale e ricavarne quel conforto che è giusto attendersi da questa festa, è necessario sforzarsi di capire ciò che viene detto nei Vangeli. In essi, soprattutto nel Vangelo secondo Luca, emerge un progetto di uomo che vive il dono di Dio nella meraviglia, nella gratitudine e nel distacco.

Questo uomo nuovo può essere o un semplice come i pastori o uno studioso come i Magi. Tutti sono chiamati a partecipare all’esperienza dei pastori a cui fu detto: «Vi annunzio una grande gioia» (Lc 2,10). Chi partecipa di questa gioia, si difenderà da quel pericolo che è il Natale del consumismo, che ci impone di non sfigurare davanti ad amici e parenti con costosi regali. Pur avendo la coscienza che molte famiglie fanno fatica a far quadrare il bilancio del mese, si continua a spendere denaro pubblico e privato nella maniera più folle.

Gesù bambino 3Si tratta di una gioia semplice, intima, che può convivere anche con momenti di sofferenza e di strazio. Il bambino Gesù è l’immagine di questa fiducia e abbandono alla Provvidenza. Qui va ricordata la parola di Gesù: «chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso» (Mc 10,15). Se noi riusciamo ad affidarci alla Provvidenza di Dio, accettiamo ogni cosa con fiducia, perché fa parte del disegno del Padre.

Il Natale guarda alla Pasqua e il presepio contiene allusioni alla morte e risurrezione di Gesù. Esse erano presenti nella riflessione dei Padri. Così, ad esempio, il tema del legno della croce veniva ricordato dalla culla di legno in cui giace Gesù. Le pecore offerte dai pastori ricordano l’agnello immolato. Anche la Madre che si curva sul Figlio ci richiama alla pietà di Maria che tiene tra le braccia il Figlio morto.

Presepio-stalla

La liturgia ambrosiana si esprime così: «L’Altissimo viene tra i piccoli, si china sui poveri e salva». Dunque, il senso del Natale ci riporta al centro della nostra redenzione e ci procura una gioia che non avrà mai fine. Un simile atteggiamento positivo può convivere anche con grandi dolori e penosi distacchi. So bene che questi sentimenti di dolore sono i segni di grandi ferite, che si riaprono soprattutto in questi giorni. Quando si vede a tavola un posto vuoto, riemerge il mistero del Crocefisso con le sue piaghe.

Ci sarebbe ancora da trattare di come il presepio può essere contemplato anche da non credenti e da atei. Io penso che questo fascino derivi dall’atmosfera profondamente umana che in esso si respira. Una umanità che sa guardare anche al lato invisibile della realtà e si compendia nella preghiera «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama» .

Buon Natale a tutti!

Carlo Maria Martini in Duomo

Corriere della Sera” del 23 dicembre 2010

Natività Duomo di Milano

Nel ciclo di 55 vetrate che si possono ammirare alzando gli occhi tra le navate del Duomo di Milano il Tempo natalizio trova la sua celebrazione nell’antello che illustra  la Natività.  Un invito alla  meditazione sul Mistero del Signore che proviene dal finestrone  posto  sopra l’altare di Santa Caterina da Siena, nel transetto settentrionale e che resterà posizionato per tutte le festività natalizie presso la Cappella di San Giovanni Bono (lato sud della Cattedrale, in corrispondenza delle portine laterali del Duomo).

La vetrata, realizzata intorno alla metà del XVI secolo, è dedicata, nella parte superiore,  alla vita della Santa senese e, nella parte inferiore, alla Vergine  Maria, partendo dalle vicende dei genitori Gioacchino e Anna, tratte dai Vangeli apocrifi, fino alla nascita di Gesù. Questi vetri vengono attribuiti a Corrado de Mochis da Colonia, maestro vetraio attivo per più di vent’anni nel cantiere della Cattedrale, su cartone di Giovanni da Monte, uni dei maggiori  pittori del tempo. 

Nell’antello possiamo notare come Maria e Giuseppe  trovino rifugio in un edificio in solida muratura, parzialmente coperto e forse, per questo, adibito al ricovero  di animali, come evinciamo dalla presenza  della mangiatoia a muro, di buoi e di un asino. Sulla destra sono raffigurati i pastori: il primo  è già inginocchiato, il secondo, sulla soglia, si sta levando il copricapo, in atto di adorazione di fronte alla realtà che sta osservando e che gli era stata annunciata.  Al centro  Giuseppe appare sereno, quasi sorridente, benchè  dallo sguardo lontano, mentre la Vergine in ginocchio e l’angelo con le ali aperte guardano intensamente il Bambino, adagiato su un telo nella mangiatoia di giunchi intrecciati e colma di morbida paglia. Sul le vesti dei pastori e della Vergine  si concentrano le tonalità cromatiche più accese. Sul resto della composizione prevale  il giallo d’argento, molto usato dal Trecento  e qui utilizzato per definire  i particolari, capelli, ali, paglia verso la parte inferiore della scena dove vediamo il Bambino, “luce vera, (…) che illumina ogni uomo” ( Giovanni 1,9).

L’antello della Natività, incanto di luce e colore, ci comunica  così con la sua preziosa materia  tutto l’alone di magia e profonda spiritualità, finestra aperta alla rivelazione di Dio, come risuona nelle  parole pronunciate dall’Arcivescovo Angelo Scola:  “Di fronte a questo evento non possiamo fermarci ai pur  buoni sentimenti che portiamo nel cuore (…). Siamo chiamati (…) a contemplare la strada  che Dio ha scelto per venirci incontro”.

Carlo Maria Martini il pastore tra la gente

Carlo-Maria-Martini-con-i-carcerati

Puntualmente in carcere ogni anno a Natale (ma non solo) dall’ingresso in diocesi (con la porzione più dolente della società)

Carlo Maria Martini, Messa della notte di Natale – Duomo di Milano – 24.12.1995

O Gesù,
che ti sei fatto Bambino
per venire a cercare
e chiamare per nome ciascuno di noi,

Tu che vieni ogni giorno
e che vieni a noi in questa notte,
donaci di aprirti il nostro cuore.

Noi vogliamo consegnarti la nostra vita,
il racconto della nostra storia personale,
perché Tu lo illumini,
perché Tu ci scopra
il senso ultimo di ogni sofferenza,
dolore, pianto, oscurità.

Fa’ che la luce della tua notte
illumini e riscaldi i nostri cuori,
donaci di contemplarti con Maria e Giuseppe,
dona pace alle nostre case,
alle nostre famiglie,
alla nostra società!

Fa’ che essa ti accolga
e gioisca di Te e del Tuo amore.

ITALY’S MOST POPULAR CHRISTMAS CAROL

TU SCENDI DALLE STELLE

Text and Music of  Saint Alfonsus Maria de’ Liguori

Armonizzazione per Coro a 4 v.m. di Don Gianluigi Rusconi

O King of Heaven! from starry throne descending,
Thou takest refuge in that wretched cave:
O God of bliss! I see Thee cold and trembling.
What pain it cost Thee fallen man to save!
2. A te che sei del mondo il Creatore, *mancano panni e fuoco, o mio Signore. (2v)
Caro eletto pargoletto, quanto questa povertà, più m’innamora, *giacché ti fece amor povero ancora. (2v)

Thou, of a thousand worlds the great Creator,
Dost now the pain of cold and want endure;
Thy poverty but makes Thee more endearing,
For well I know ‘tis love has made Thee poor;

3. Tu lasci del tuo Padre il divin seno, *per venir a penar su poco fieno. (2v)
Dolce amore del mio cuore, dove amor ti trasportò, o Gesù mio! *Perché tanto patir? Per amor mio! (2v) 

I see Thee leave Thy Heavenly Father’s bosom,
But whither has Thy love transported Thee?
Upon a little straw I see Thee lying;
Why suffer thus? ‘Tis all for love of me.

4. Ma se fu tuo volere il tuo patire, *perché vuoi pianger poi, perché vagire? (2v)
Sposo mio amato Dio, mio Gesù, t’intendo sì, ah mio Signore! *Tu piangi non per duol, ma per amore! (2v)

But if it is Thy will for me to suffer,
And by these sufferings my heart to move,
Wherefore, my Jesus, do I see Thee weeping?
‘Tis not for pain Thou weepest, but for love.

5. Tu piangi per vederti da me ingrato, *dove sì grande amor, sì poco amato! (2v)
O diletto del mio petto, se già un tempo fu così, or te sol bramo! *Caro, non pianger più, ch’io t’amo, t’amo (2v) 

Thou weepest thus to see me so ungrateful;
My sins have pierced Thee to the very core;
I once despised Thy love, but now I love Thee,
I love but Thee; then, Jesus, weep no more.

6. Tu dormi o Gesù mio, ma intanto il cuore *non dorme, no, ma veglia a tutte l’ore. (2v)
Deh, mio bello e puro agnello, a che pensi dimmi tu? O amore immenso! *”A morire per te rispondi io penso.” 

Thou sleepest, Lord, but Thy heart ever watches,
No slumber can a heart so loving take;
But tell me, darling Child, of what Thou thinkest.
“I think,” he says, “of dying for Thy sake.”

7. Dunque a morire per me, tu pensi o Dio *e chi altro, fuor di te, amar poss’io? (2v)
O Maria speranza mia, se poc’amo il tuo Gesù, non ti sdegnare! *Amalo tu per me, s’io nol so amare! (2v)

Is it for me that Thou dost think of dying!
What, then, O Jesus! can I but love Thee?
Mary, my hope! If I love him too little –
Be not indignant – love him thou for me.

Questa voce è stata pubblicata in GLOBULI ROSSI COMPANY. Contrassegna il permalink.

2 risposte a NON PARLO VOLENTIERI DEL NATALE – Carlo Maria Martini

  1. lucetta ha detto:

    “Quanto ha scritto allora è talmente amaramente attuale che non c’è da cambiare una virgola. Ma da continuare a riflettervi, sì”

    Com’è vero caro Angelo, la situazione è la stessa se non peggiore, eppure sono trascorsi 4 anni!!! Ciò che mi rende contenta è che, invece, mi sento cambiata in senso buono e questo mi regala serenità nonostante tutto quello che avviene vicino e lontano. Santo Natale!!!!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...