A PROPOSITO DI ISLAM – Angelo Nocent

ISLAM-PREGHIERA_0

La paura dell’Islam e le parole del Cardinale Carlo Maria Martini

Viviano i tempi della paura e qualcuno, su questa paura, costruisce fortune politiche e personali. Viviamo tempi da Crociate facili, certo non aiutati da barbe lunghe, moti talebani e rivendicazioni religiose che mal si conciliano con la nostra cultura dei diritti. Insomma, viviamo in tempi non troppo “illuminati” e un raggio di sole, secondo me, l’ha portato, sulle colonne del Corriere della sera il Cardinale Carlo Maria Martini che, nell’appuntamento periodico con le domande dei lettori, parla di Islam, di paure e di reprocità.

In tempi in cui anche la setta cattolica dei Pentecostali è un problema se a professarla sono immigrati dell’Africa nera (cfr. protesta della Lega Nord a Concesio, paese della bassa Valtrompia, provincia di Brescia) quello dell’ex Cardinale di Milano è un bel contributo culturale a vincere le nostre paure. (Gianfranco Nicora)

Eminenza, argomento molto delicato… musulmani e cristiani! Immagino che lei, come il Santo Padre, abbiate letto il Corano almeno una volta. Conoscendone voi il contenuto, ne conoscete anche la pericolosità. Perché allora continuiamo a permettere di costruire moschee? Di predicare in arabo? Lei è a conoscenza che in Egitto ed in altri Paesi arabi non è permesso suonare le campane delle chiese? Ce lo proibiranno anche qui, come hanno chiesto di togliere i crocifissi dalle scuole… Siamo in pericolo e la Chiesa non fa nulla… Dove sta andando la cristianità? Sta cadendo in un inferno che si chiama Islam. Nicoletta Soffiati Milano

Mi sembra che tutti, giornalisti e politici in primis, si nascondano dietro il famoso palo. Nessuno ha il coraggio di dire come stanno realmente le cose. A mio avviso, non è solo un discorso che coinvolge la religione, bensì il fatto che da noi la religione non è legge dello Stato, ed ognuno di noi se ne costruisce una propria, a seconda delle esigenze (così fa anche lo Stato), mentre i popoli musulmani hanno la religione come legge dello Stato e regola di vita. Questo è il problema. Mi dica se sbaglio. Leopoldo Aggujaro Cittadella (Padova)

Carlo Maria Martini 38Fin dall’inizio di questa corrispondenza ho ricevuto non poche lettere centrate su questo tema: l’Islam (si potrebbe anche dire «la paura dell’Islam»).

Vorrei anzitutto esporre qualche considerazione generale, che inquadra il problema.

1. Distinguo tra una religione in astratto (con l’insieme delle sue credenze, norme, tradizioni e consuetudini) dal modo concreto con cui la religione viene vissuta. Questa seconda realtà è decisiva per ciascuno. I fondamentalisti partono da una religione non vissuta, ma pensata.
2. Conosco non poche persone di religione islamica che sono sinceri cercatori di Dio e che, venendo tra noi, non chiedono che di trovare un po’ di lavoro e di farsi strada a poco a poco nella società, pensando soprattutto alla propria famiglia. Essi vivono quei valori che il Concilio Vaticano II ha riconosciuto all’Islam (Documento Sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, n.3) come l’ adorazione dell’ unico Dio, misericordioso e compassionevole, e la sottomissione a Lui.
3. I fondamentalisti (che ci sono un po’ ovunque) esigono un’applicazione stretta della legge coranica nella società civile, non distinguendo la religione dalla società. Essi vorrebbero naturalmente attuare questo anche in Europa.
4. Si chiede dunque all’Occidente di esercitare un discernimento che smascheri gli estremisti e faccia capire che non v’è posto per essi in una società che vuol essere democratica e pluralista. Ciò esige che noi crediamo in questi valori e li viviamo sul serio! Ogni irresponsabilità del nostro mondo occidentale è un favore fatto ai fondamentalisti.
5. In ogni modo va sottolineato che non esiste un solo Islam, ma ci sono in esso varie correnti e obbedienze. Gli estremisti non rappresentano che una voce tra le tante, anche se oggi è la più forte e giustamente può incutere timore…

Islam

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5 risposte a A PROPOSITO DI ISLAM – Angelo Nocent

  1. lucetta ha detto:

    “Il vero nemico”

    dal blog di don Fabio Bartoli

    https://lafontanadelvillaggio2.wordpress.com/2015/01/14/il-vero-nemico/#more-3183

    …….IL nostro nemico non è l’Islam. Lo ripeto chiarotondamente perché capisco che ciò che dico possa suonare impopolare: il nemico non è l’Islam.

    La guerra, quella vera, è in corso da quando esiste il mondo, e il beato Paolo VI la definiva come lo scontro tra la religione dell’uomo che si fa dio (perché tale essa è) e quella del Dio che si fa uomo. Sono anni, se non decenni, che il concetto stesso di Creazione è sotto attacco. L’uomo sta facendo sforzi incredibili illudendosi di potersi affrancare da quell’obbligo radicale che nasce dal fatto di non essersi dato la vita da sé e così perfino il mistero del nascere e del morire sono banalizzati, ridicolizzati, ridotti a merce che si può comprare e vendere.

    Negli ultimi decenni praticamente la sola Chiesa Cattolica, con l’eccezione di poche e sparse voci dal mondo ebraico e da quello buddista, ha tentato di opporsi a questa deriva ed ecco che all’improvviso appare all’orizzonte una forza nuova che si oppone alla banalizzazione del sacro, a quella laicité distruttiva che è in realtà una resa al mercato globale. Una forza nuova talmente irriducibile alle nostre categorie e ai nostri schemi che ci risulta quasi incomprensibile. L’Islam appunto.

    Certo, è arduo definire l’Islam un compagno di viaggio, ma esso, anche nelle sue forme più estremiste, mi sembra comunque ancora una reazione sana. Non impugnerei mai il mitra per fare giustizia di un bestemmiatore, ma è anche vero che il bestemmiatore mi offende in quanto ho di più sacro e vero, peggio che se offendesse mia madre o mia figlia.

    E se agli occhi dei più potrebbe trovare delle attenuanti l’uomo che in preda all’ira spacca la faccia all’uomo che ha offeso sua moglie, quante di più ne dovrebbe trovare chi si ribella contro chi ha offeso il suo dio! Invece curiosamente il mondo è pieno di laicisti che fanno di tutto per offenderti e poi quando effettivamente ti offendono sembrano cadere dal pero: “ma come, che c’è poi di così offensivo?”

    Certo, il terrorismo è un fenomeno molto più complesso di così, perché un attentato terrorista richiede mesi di attenta pianificazione, non è un gesto impulsivo dettato da una rabbia comprensibile se non giustificabile, però se il terrorismo trova uno spazio vitale, un’acqua in cui nuotare, è perché quel risentimento e quella rabbia sono continuamente alimentati.

    La rabbia contro chi vuole eliminare la dimensione religiosa dalla vita è alla fine dei conti un rifiuto di essere considerati merce, topi di laboratorio. Una reazione tutto sommato sana, lo ripeto, anche se estremista nelle sue conseguenze. E se da cristiano non potrei mai sposare la via della violenza non posso non dire che non la capisco, perché alla fine dei conti si alimenta di sentimenti che sono anche miei.

    Ecco perché ribadisco che l’Islam non è il nostro nemico. Cristiani e Musulmani hanno solo che da guadagnare nello scoprirsi alleati in questo scontro. I Cristiani potrebbero imparare molto dai musulmani in termini di devozione, di primato di Dio, di radicalità della fede, come è accaduto ad esempio al beato Charles de Foucauld, ed i Musulmani avrebbero solo che da beneficiare osservando come il Cristianesimo, essendosi trovato esposto alla corrente illuminista da tre secoli, ha imparato a gestirla ed affrontarla, ricavandone il positivo senza demonizzarla.

    È chiaro invece che c’è chi ha interesse a mantenere questo stato di cose, a fomentare la divisione tra le religioni e non mi meraviglierei affatto se un giorno qualcuno mi dimostrasse con perfetta evidenza ciò che già intuisco, cioè che la mente che sta dietro chi cerca in tutti i modi di spingere l’Islam contro il Cristianesimo (quando dovrebbe essere del tutto evidente anche dal punto di vista islamico che il vero nemico è un altro) è la stessa che orchestra tutte le spinte che cercano di indirizzare il Cristianesimo contro l’Islam, spinte a cui tutti gli ultimi pontefici si sono tenacemente opposti. Divide et impera come si dice.

    Per questo ai miei amici Cristiani e musulmani dico: aprite gli occhi. In questa fase culturale voi siete alleati naturali, non nemici………
    don Fabio Bartoli

    Caro Angelo questo post che ho incollato mi è sembrato che potesse aggiungere qualcosa al tuo.

  2. angelonocent ha detto:

    Hai fatto bene. Pacatamente, ma bisogna parlarne. Anche perché passata la tensione del momento, il rischio è che torni tutto come prima e che ognuno mantenga le sue opinioni invece di farsi PENSANTE, un credente-pensante.

  3. lucetta ha detto:

    E’ utile anche questo articolo su “Libero” di Mario Giordano? A me sembra di sì.

    Mario Giordano: Basta, ecco perché non posso più dire “Je suis Charlie Hebdo”
    16 gennaio 2015
    Scusate, ma devo dire una cosa un po’ difficile, forse persino un po’ dolorosa. Anche per me stesso. Però devo dirvela: è da stamattina che non mi sento più tanto Charlie. Anzi, proprio per nulla. Je ne suis pas Charlie. Je ne suis plus Charlie. Ne ho avuto la netta sensazione sfogliando il nuovo numero del settimanale satirico francese appena arrivato in edicola. Guardavo le pagine, diventate loro malgrado il simbolo della nostra civiltà offesa, e pensavo: ma possono essere davvero il simbolo della nostra civiltà offesa? Abbiate pazienza, ma io in quelle vignette non mi riconosco. Nemmeno un po’. Anzi, al contrario: penso che qui dentro, dentro questi fogli della sinistra sessantottarda, dentro questa cultura anarchica e distruttiva, dentro questi schizzi blasfemi che fanno a pezzi i nostri valori, dentro gli sberleffi che mettono alla berlina i nostri credi, ci sia il motivo vero della debolezza occidentale. Il motivo per cui siamo in balia di un nemico così terribile come quello islamico.

    Sia chiaro: da questo nemico terribile Charlie Hebdo va difeso con ogni mezzo perché dobbiamo salvare la libertà di espressione. Ed è stato giusto, per una settimana, essere diventati tutti Charlie, con quello slogan che ha riempito le piazze, Je suis Charlie, Nous sommes Charlie… Ma un conto è difendere la libertà di esprimersi, un conto è difendere ciò che viene espresso: la differenza, ne converrete, non è nemmeno così sottile. Siamo pronti alla battaglia per garantire la libertà di Charlie Hebdo di disegnare e scrivere ciò che vuole. Ma allo stesso modo dobbiamo essere liberi di dire che quello che Charlie Hebdo disegna e scrive non ci piace. Nemmeno un po’.

    Perché Charlie Hebdo incarna in sé il peggio del nichilismo post-Sessantotto, il peggio del gauchisme radical-nullista, il peggio della rivoluzione permanente ed effettiva. Si sono messi contro gli islamici perché amano da sempre mettersi contro tutto: contro gli ebrei, contro i cattolici, contro la Patria, contro l’esercito, contro le istituzioni, contro la famiglia, contro l’ordine, contro la sicurezza, contro la polizia, contro il commercio, contro le imprese, contro l’idea stessa di nazione e contro ogni Dio. Amano, cioè, mettersi contro tutto quello che costituisce il fondamento stesso di questa società occidentale, che pure oggi li difende a spada tratta. Ma da cui loro – ne siamo sicuri – continuano a sentirsi estranei. Anzi: avversari. Perché, diciamocela tutta, questa società occidentale che li difende a spada tratta a loro fa un po’ schifo.

    E allora Je suis Charlie, sicuro, fin che devo difendere il diritto di questi colleghi a dire la loro opinione. Ma Je ne suis plus Charlie se devono identificarmi con loro, che bestemmiano Dio, insultano le tradizioni, e usano il sacrosanto diritto di opinione per minare la società che glielo garantisce. Dunque, da oggi, visto che il settimanale è di nuovo uscito, scusate ma Je ne suis plus Charlie. Je ne suis plus Charlie perché non voglio e non posso accettare che i simboli della nostra società attaccata dal terrore islamico diventino proprio coloro che la nostra società la odiano. Coloro che la vorrebbero abbattere. E che la mettono in pericolo ogni giorno attaccandola nei suoi valori fondamentali. Se, in questa battaglia, dobbiamo metterci in fila dietro una bandiera, mi piacerebbe che essa fosse la bandiera della libertà dell’Occidente. Non un foglio che l’Occidente, al contrario, lo disprezza.

    Invece si sta compiendo proprio questo. Un po’ per interesse (operazione Hollande), un po’ per soggezione culturale (la predominanza della sinistra), alla fine la difesa dell’Europa colpita al cuore si è trasformata nella difesa tout court dei contenuti (assai discutibili) di una rivista. Fateci caso: anche se nella carneficina di Parigi sono morti agenti, ebrei, custodi di palazzo, alla fine tutto si riduce al simbolo di Charlie Hebdo. Al suo messaggio irresponsabile e irriverente. Questo è l’errore fondamentale. Perché non dobbiamo dimenticare che nella guerra contro il fondamentalismo islamico la loro forza è la nostra debolezza. Se loro osano alzare le armi contro di noi è perché noi siamo in ginocchio, se credono di poterci sottomettere ai loro valori è perché noi abbiamo rinunciato ai nostri, se ritengono di poterci imporre le loro tradizioni è perché noi abbiamo rinunciato alle nostre. E di questa rinuncia il settimanale francese è la dimostrazione più lampante. Perciò, dopo essere stato per una settimana Cabu, Charb, Wolinski, Tignous, da oggi mi sento in dovere di dirvi: maintenenat non plus. Ora non più. Per difenderci davvero non possiamo essere Charlie.

    di Mario Giordano

  4. msilvia2 ha detto:

    Ancora dl blog di don F.Bartoli.

    “…..
    Ma c’è uno, uno solo, che può dire in verità (ed in verità ha detto) io sono Charlie. Ed è proprio il mio maestro, proprio colui che indegnamente seguo e mi sforzo di imitare e che scegliendo di farsi carico della colpa di tutti, giornalisti, terroristi e terroristi/giornalisti compresi, tutti ci ha redenti e salvati.

    Lui, e solo lui, è Charlie, ed è insieme anche Ahmed il poliziotto arabo (e musulmano) ucciso in questa tragedia, ed è insieme ed anche i terroristi. È tutti e ciascuno perché per redimerli e salvarli e dare un senso a questa storia balorda per tutti è morto.
    …”

  5. angelonocent ha detto:

    PAPA FRANCESCO HA TAGLIATO CORTO

    Papa Francesco torna a parlare dei recenti attentati terroristici di Parigi. Durante il volo che lo ha portato dallo Sri Lanka alle Filippine il Pontefice ribadisce: «È aberrante uccidere in nome di Dio», ma è sbagliato anche «insultare le religioni», sottolinea Bergoglio. «Se un mio amico dice una parolaccia contro mia mamma, gli arriva un pugno».

    http://video.corriere.it/papa-non-si-puo-prendere-giro-fede-altri/aec4c568-9cc7-11e4-8bf6-694fc7ea2d25

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