“Frère FLORENCE” il Fra Fiorenzo della Valcamonica: “Nozze d’oro” – Angelo Nocent

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Fra Fiorenzo rinnova i voti di povertà, castità, obbedienza e ospitalità nelle mani del superiore provinciale della Provincia Africana.

1-Downloads259-001L’articolo che segue, anche se datato, rende l’idea del personaggio che in questi giorni ha celebrato il 50 mo di Consacrazione Religiosa.

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Fra’ Priuli, il medico missionario
di anna Pozzi (tratto da “L’Avvenire” di venerdì 11 febbraio 2011, pag. 21)

Basta il nome: frère Florent. E tutti sanno cosa significa. Tutti in una vasta regione che copre il Benin e il vicino Togo, che passa dal Burkina Faso per arrivare in Niger e dal Mali arriva sino alla Nigeria. Frère Forent – al secolo fra’ Fiorenzo Priuli, medico missionario dei Fatebenefratelli – lo conoscono davvero tutti. Non solo, tutti conoscono il suo ospedale, il Saint Jean de Dieu di Tanguieta nel nord del Benin. Le uniche piste mantenute in discreto ordine sono quelle che portano sin lì.

Fra Fiorenzo  news 01 - Copia

La passione per i suoi malati ha lasciato tracce profonde in tutta la regione. Non perché faccia miracoli. Ma perché ci mette davvero l’anima. Bresciano, 64 anni, fra’ Fiorenzo Priuli vive in Africa da quarant’anni. Qui ha realizzato la sintesi dei suoi sogni: quello di essere missionario e quello di essere medico. Una vocazione nella vocazione. Basta vederlo per capire quanto profonda e genuina sia ancora oggi. Nonostante tutto. Nonostante le difficoltà ad operare in una regione estremamente povera, dove i bambini possono morire di un’epidemia qualsiasi e dove l’Aids si è diffuso come una peste irrefrenabile. E nonostante le difficoltà economiche e logistiche, la mancanza di personale qualificato e di comunicazioni. Tuttavia, è una realtà dove sono ancora possibili gesti di vicinanza, di gratuità e di cura.

1-Fra Fiorenzo 50° di Consacrazione religiosa 02Concelebrazione per il 50 °

Fra’ Fiorenzo, i suoi confratelli frati, il suo personale, i tanti amici medici e non solo, che lo sostengono, sono un segno di speranza in una terra dove curarsi può essere ancora oggi un privilegio. Fra’ Fiorenzo non sta fermo un momento. Racconta la sua esperienza, passando da un reparto all’altro, da un paziente all’altro. «Quando lo abbiamo aperto, negli anni Settanta, questo ospedale aveva ottanta posti-letto quasi sempre mezzi vuoti. Oggi ne abbiamo ufficialmente 231; con le brandine, sistemate qua e là, possiamo arrivare sino a 270, ma spesso i pazienti ricoverati superano i 400!». Basta aggirarsi in pediatria per rendersene conto. Questo reparto è sempre sovraffollato. Mamme e bambini sono spesso costretti a dormire sulle stuoie nel corridoio esterno.

«All’inizio – racconta Fiorenzo – neppure esisteva la pediatria. Nella cultura della gente di qui, se un bambino non era abbastanza forte per sopravvivere doveva morire. Poi la mamma ne avrebbe fatto un altro nove mesi dopo. Ancora oggi abbiamo storie di pazienti che hanno avuto 24 gravidanze, partorito 16 figli, di cui magari solo quattro sono vivi. Le epidemie se li portavano via quasi tutti». Oggi la mentalità è cambiata moltissimo, grazie al grande lavoro di sensibilizzazione che l’ospedale e i dispensari della regione hanno fatto con costanza e capillarità. E grazie anche alla figura carismatica di fra’ Fiorenzo, che ha un’attenzione particolare per ciascuno dei suoi paziente. Quasi fosse l’unico.

Di qui anche la sua amicizia ventennale con un marabutto del Niger, prima il padre, ora il figlio. «Tutto è cominciato circa trent’anni fa – ricorda volentieri – quando un malato di Kiota, a circa 650 chilometri da qui, è guarito in ospedale. Rientrando, ne ha parlato con il grande marabutto di quella regione, che ha cominciato a mandarmi regolarmente dei malati. Ciascuno porta con sé una sua lettera che termina immancabilmente con la frase: ‘Caro Fiorenzo, sappi che venerdì abbiamo pregato per te in moschea‘».

Un ospedale cattolico che cura in prevalenza pazienti musulmani. Ma anche una struttura sanitaria d’eccellenza in molti reparti, dove tuttavia sono stati fatti studi seri anche sull’utilizzo delle erbe locali. È così che oggi, Saint Jean de Dieu di Tanguieta, la fitoterapia accompagna la medicina occidentale, favorendo un approccio alla malattia il più vicino possibile alla sensibilità della gente del posto. Con ottimi risultati.

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COMMENDATORE senza COMMENDA

Frère Florent Priuli dell’Ordine Ospedaliero Fatebenefratelli, direttore dell’Ospedale “Saint Jean de Dieu” di Tanguietà, ha ricevuto nei giorni scorsi un importante riconoscimento dal governo del Benin.

Originario di Cemmo di Capodimonte, in provincia di Brescia, Frère Florent opera da circa quarant’anni in Togo ed in Benin. Per la sua devozione alla cura dei malati e quale riconoscimento del suo riccco percorso professionale, con una cerimonia presso la cappella dell’Ospedale di Tanguietà, il governo del Benin gli ha assegnato il titolo di “Commandeur de l’ordre national”.

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Alla cerimonia, preceduta da una celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Pascal N’Koue, vescovo di Natitingou, hanno preso parte anche mons. Paul Vieira, vescovo di Djougou, mons. Nestor Assogba, arcivescovo emerito, e mons. Ignace Talkena, vescovo emerito di Kara.

Dal 2000, Frère Florent Priuli è capo chirugo e direttore sanitario dell’Ospedale di Tanguietà che assiste ogni anno circa quindicimila pazienti. Dal 2005 è coordinatore medico-chirurgico di tutte le strutture ospedaliere dei Fatebenefratelli in Togo (Afagnan e Lomè) e Benin (Tanguietà e Porga).

Nella foto, Frère Florent Priuli durante la cerimonia di consegna dell’onorificenza (dal sito http://www.diocese-natitingou.net).

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VEDI VIDEO:  >>>FRA FIORENZO

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Una risposta a “Frère FLORENCE” il Fra Fiorenzo della Valcamonica: “Nozze d’oro” – Angelo Nocent

  1. msilvia2 ha detto:

    Auguri e preghiere.
    Per i suoi 50 anni di consacrazione, per la sua salute, per la S.Pasqua.
    In unità in Lui.
    Silvia.

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