PADRE FIGLIO E SPIRITO – Angelo Nocent

Trinità

Grazie, LUCETTA, riporto qui il commento all’icona.

La danza della Trinità

Questa danza è rappresentata in un modo incantevole dalla danza di sguardi che vediamo nella celeberrima icona della Trinità di Andrej Rublëv. L’icona, ricchissima di simbologia, offre a chi contempla gli occhi dei tre personaggi un circolo di vita, di sguardi e di riguardo. Il Padre guarda al contempo il Figlio e lo Spirito e i due ricambiano lo sguardo d’amore. Ognuno si ritrova negli occhi dell’altro e offre all’altro lo spazio accogliente del proprio amore. «Ogni persona si immedesima nell’altra, si dona all’altra e fa essere l’altra» (Cantalamessa).

Quest’icona, conosciuta come la philoxenia (amore del forestiero), ovvero l’ospitalità di Abramo, è in verità un inno all’ospitalità dello sguardo e del cuore della Trinità. Non a caso, il quarto posto alla mensa è aperto ed è rivolto a chi guarda il quadro, affinché entri nella danza trinitaria di amore, di accoglienza, di sguardi e di donazione.

(Il testo è estratto dal libro Un Dio umano edito dalla San Paolo di Robert Cheaib)

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1-TrinitàLA SAPIENZA

“Il tuo Spirito buono mi guidi in terra piana”

(Salmo 143,10)

Carlo Maria Martini - OlioDobbiamo riconoscere che normalmente della Santissima Trinità sentiamo più familiari le persone del Padre e del Figlio, mentre facciamo fatica a considerare una persona della Trinità lo Spirito Santo. Può venirci in aiuto ciò che il papa Giovanni Paolo II ha scritto nella sua enciclica, “Dominum et vivificantem”, definendo lo Spirito Santo “Persona-amore”.

Poiché l’amore si manifesta nel dono possiamo dire che lo Spirito Santo ne è uno splendido esempio perché ci regala non uno ma sette doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio.
Incontriamoli uno a uno per conoscerli da vicino e gustarli fino in fondo.

La parola sapienza deriva dal latino “sàpere”: “aver sapore, essere gustoso”. Grazie a questo dono diventiamo capaci di comprendere la bellezza del creato, il sapore delle cose della vita.
Anche l’esistenza più modesta e nascosta trova meraviglie e diventa essa stessa motivo di meraviglia e apre il pensiero a Dio Creatore.
Ancor più la sapienza ci aiuta a distinguere il bene dal male.
Il re Salomone chiedendo a Dio il dono della sapienza, chiedeva di diventare “sapiente” proprio in questo senso. “Signore – pregava – io sono un ragazzo, non so come regolarmi: concedimi un cuore docile perché sappia distinguere il bene dal male”.

Il dono della “Sapienza”, è dunque, il dono che illumina la mente e la rende capace di vedere nel creatola meravigliosa opera di Dio e illumina il cuore, facendogli capire e distinguere il bene dal male.
“La sapienza è quel dono che ci fa scoprire il “sapore” delle cose vere, delle persone care, degli affetti più profondi ti visita come la luce del mattino: ti rivela il bene che c’è in te, il cammino da compiere e quale sia la fonte inesauribile della speranza. E ti capita di sentirti stringere il cuore per le occasioni perdute, per i gesti, le parole, le dimenticanze maldestre con cui hai fatto soffrire le persone che ami di più. La sapienza ti suggerisce come chiedere perdono, come regalare di nuovo la gioia. E la gioia dell’agire si ridesta, il correre delle ore ritrova un ordine. Finalmente la vita ritrova in gesti di carità il suo sapore”. (+Carlo Maria Mrtini)

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2 risposte a PADRE FIGLIO E SPIRITO – Angelo Nocent

  1. lucetta ha detto:

    La danza della Trinità
    Questa danza è rappresentata in un modo incantevole dalla danza di sguardi che vediamo nella celeberrima icona della Trinità di Andrej Rublëv.
    L’icona, ricchissima di simbologia, offre a chi contempla gli occhi dei tre personaggi un circolo di vita, di sguardi e di riguardo.
    Il Padre guarda al contempo il Figlio e lo Spirito e i due ricambiano lo sguardo d’amore. Ognuno si ritrova negli occhi dell’altro e offre all’altro lo spazio accogliente del proprio amore.
    «Ogni persona si immedesima nell’altra, si dona all’altra e fa essere l’altra» (Cantalamessa).

    Quest’icona, conosciuta come la philoxenia (amore del forestiero), ovvero l’ospitalità di Abramo, è in verità un inno all’ospitalità dello sguardo e del cuore della Trinità.
    Non a caso, il quarto posto alla mensa è aperto ed è rivolto a chi guarda il quadro, affinché entri nella danza trinitaria di amore, di accoglienza, di sguardi e di donazione.

    (Il testo è estratto dal libro Un Dio umano edito dalla San Paolo di Robert Cheaib)

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