ISACCO E REBECCA: una “love story” poco nota – Angelo Nocent

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MASCHIO E FEMMINA LI CREO’…LA FAMIGLIA DELLA PROMESSA

Se sei al mare, magari un po’ annoiato, leggiti questa “love story” così poco conosciuta. Troppo lunga per i tuoi gusti? Ma ch fretta hai, non sei in vacanza? Ma…se proprio proprio…leggila un po’ alla volta… 
Ma io lo so: non alzerai la testa dal testo prima di aver capito com’è finita questa storia d’amore. Buona lettura.


Rebecca-ed-Isacco

Dopo il ciclo di Abramo descritto dalla Genesi nei capitoli da 12 a 23, abbiamo il secondo ciclo patriarcale, quello di Isacco descritto soprattutto nel cap. 24 : un vero e proprio piccolo romanzo d’amore che rievoca l’atmosfera poetica del Cantico dei Cantici. E’ la storia della nascita della coppia di Isacco e Rebecca.


Abramo vedovo ed anziano si preoccupava per suo figlio poiché all’età di 40 anni non aveva ancora scelto una moglie.
Dopo la morte di Sara, il padre Abramo, bramoso di avere una discendenza numerosa, mandò il proprio servo Eliezier in Aram tra i due fiumi con l’incarico di cercare la moglie idonea per Isacco. Questi si recò forse ad Harran, ove c’era la casa dei parenti da cui proveniva Abramo stesso e Sara, cioè dove viveva il fratello Nacor. Dopo un viaggio compiuto con l’aiuto divino il servo, ispirato, incontrò la futura sposa di Isacco vicino ad un pozzo.

In Gn 24 si racconta il modo di sposarsi proprio e caratteristico della “civiltà” nomadica o “società patriarcale”.E’ un modo di procedere molto lontano da noi, quindi dalla nostra mentalità moderne, che però non è da buttar via in blocco. Innanzitutto perché quel modo di procedere aveva le sue ragioni economiche e socio culturali. Poi perché al di là dei limiti della cultura patriarcale, si sottolinea la dimensione non solo privata, ma pubblica del matrimonio, un evento che non si risolve nel solo assenso o accordo tra i due.

E quello che è più importante per noi è che questo romanzo è una pagina della Bibbia; dunque su questo tessuto culturale, per noi datato e così distante, si è inserita la “parola eterna che non passa mai”: una parola, dunque, che è ancora valida e sempre di attualità, anche per noi oggi.

Isacco e rebecca 2

Questa “love story” è strutturata in quattro parti:

  1. invio da parte di Abramo di un suo servo verso la terra d’origine, per cercarvi una moglie per Isacco;

  2. 2. partenza del suo servo, suo arrivo nella Mesopotamia, sosta presso un pozzo (classico luogo di lavoro per le donne) con incontro-verifica-riconoscimento, di una ragazza del clan familiare da cui Abramo proviene;

  3. 3. richiesta ufficiale, presso i genitori, della ragazza come sposa per Isacco, fatta dal servo per conto di Abramo;

  4. 4. prelievo e trasferimento della ragazza alla tenda di Abramo per essere sposa di Isacco.

Dio stesso è all’opera nel formarsi di ogni coppia

Il primo messaggio ispirato chiaro e di perenne attualità, è che in una relazione seria e sincera, si può sempre intravedere la regia di Colui che è l’inventore dell’uomo, della donna e della loro attrazione reciproca, di Colui che è il primo e più grande alleato della coppia, di Colui che è sorgente di ogni bene.

La nostra storia ha come sottofondo la convinzione che dal momento che Dio è l’inventore della coppia, allora in ogni coppia con caratteristiche di un serio e reciproco rapporto interpersonale c’è di mezzo un terzo protagonista., oltre ai due. Così è stato fin dall’inizio ( Gn 2,18.21-22) dunque così è in ogni coppia che si forma e così sarà sempre.

Rebecca e isacco -abrahma-and-servant

Dice Abramo al suo servo, che manda a trovare una moglie, per Isacco che corrisponda alla dignità di questo suo figlio portatore della promessa di Dio:” Il Signore manderà con te il suo angelo, perché tu possa prendere per mio figlio una moglie degna di questo nome” ( Gn 24,7) E allora il servo di Abramo, fin dall’inizio della sua missione, si mette a pregare così: “ Signore concedimi un felice incontro”. E dopo che si è realizzato l’incontro con Rebecca al pozzo, esclama: “ Benedetto il Signore Dio di Abramo, perché Egli mi ha guidato per la via che mi ha condotto da questa ragazza” ( Gn 24,27)

Strettamente collegata c’è una altra convinzione: è Dio che prepara ad ognuno un compagno o una compagna per la vita : nella coppia l’uno è per l’altro un dono di Dio, un pensiero d’amore di Dio, una promessa: “ fa che io possa riconoscere in questa ragazza la fanciulla che tu Signore, hai preparato per il tuo servo Isacco” ( Gn 24,14; 24,44); così prega il servo di Abramo, al momento dell’incontro, apparentemente casuale, con una fanciulla presso il pozzo. Da qui la felice conclusione. “ Dal Signore la cosa procede: che possiamo dire?.. Ecco Rebecca.. prendila e và e che sia la moglie di Isacco, come ha parlato il Signore” ( Gn 24,50-51)

Nell’incontro tra due persone che formano una coppia stabile, c’è di mezzo sempre un’incognita, una certa percentuale di inspiegabilità, che, nel linguaggio biblico, si chiama il segno del “mistero”. Chi può dire perché si è incontrata quella persona e non un’altra? Chi può dire di avere meritato l’altro? Non c’è nulla di più gratuito e inspiegabile della formazione di un rapporto d’amore tra un uomo e una donna. Le ragioni per cui due persone si sono messe insieme non sono solo i loro sentimenti; c’è qualcosa di superiore che interagisce con i loro sentimenti, c’è qualcosa di invisibile, mescolato con quello che si vede e che si sente: è il progetto d Dio; è Lui stesso che veglia sui suoi progetti. La Bibbia non ci racconta mai delle cose campate per aria, invece ci educa sempre a cogliere il lato invisibile della vita, a scoprire il significato profondo e segreto degli avvenimenti ordinari.

(c) Review & Herald Publ Assoc. DO NOT USE WITHOUT PERMISSION.

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  1. Alla scoperta del “mistero” della coppia.

Ecco che Rebecca, figlia di Batuel, figlio di Melcha,la moglie di Nachor, fratello di Abramo, uscì fuori con la sua brocca sulla spalla. La fanciulla era molto bella ed era vergine…scese alla fontana, per riempire la brocca… Il servo di Abramo, intanto, la contemplava in silenzio, per vedere se era in lei che il Signore gli aveva fatto raggiungere lo scopo del suo viaggio” ( Gn 24,15-16.21).

Il viaggio del servo di Abramo on questa pagina della Genesi è la più bella immagine biblica del cammino di ogni ragazzo e di ogni ragazza alla ricerca del proprio compagno…Ora se nel formarsi di ogni coppia c’è una dimensione di mistero, un aspetto segreto e profondo da scoprire, per fare tale scoperta bisogna assumere un atteggiamento contemplativo che non è una cosa propria solo dei monaci o delle suore, ma al contrario, è una caratteristica propria di ogni ricerca vocazionale, di ogni vita vissuta alla luce della fede, poiché altro non è che l’atteggiamento naturale e necessario di chi sa di trovarsi…alla presenza di Dio.

Sviluppare uno sguardo contemplativo è quindi il compito proprio di ogni coppia che abbia visto la faccia nascosta del proprio amore; avere uno sguardo contemplativo è una “dotazione propria anche degli sposi e dei fidanzati, se è vero, come è vero, che nella storia di ogni coppia c’è nascosto Dio.

Ecco dunque il grande suggerimento alle coppie che viene dalla Parola di Dio: imparare a guardare e a guardarsi con uno sguardo contemplativo, profondo, attento al “mistero”, che è poi imparare ad vere lo stesso sguardo di Dio, colui del quale la Bibbia dice che “ vide che tutto ciò che aveva fatto era molto bello” ( Gn 1,31). Anzi, bisogna continuare a guardarsi così durante tutto il cammino della coppia, ma soprattutto nelle crisi, nelle difficoltà, nelle svolte, quando per farlo occorre un atto di fede, perché quello che si vede sembra tutto il contrario.

Ed è importante non solo contemplarsi così, guardarsi con questo sguardo profondo che fa vedere negli occhi dell’altro,il Dio di Abramo e Sara, di Isacco e Rebecca, il Dio della Creazione, inventore e custode della coppia, ma dirselo, farselo sentire, comunicandosi, questo segreto nascosto in ogni coppia, questa commovente dimensione invisibile di ogni storia d’amore, perché così si può celebrarla, ri-celebrarla, coltivarla; la comunicazione, allora, sboccia naturalmente in preghiera, la preghiera di coppia. Il nostro testo ci conduce così alla sorgente del rapporto di coppia e della spiritualità coniugale, alla sorgente da cui scaturisce la preghiera di coppia nel suo duplice aspetto: la preghiera di ciascuno dei due per la propria coppia e la preghiera dei due insieme, la preghiera di coppia.

E’ la preghiera del servo di Abramo, quando parte per la ricerca della ragazza per Isacco:” O Signore, Dio di Abramo ( e di Sara) aiutami perché oggi possa fare un felice incontro… fa che io sappia riconoscere la fanciulla che tu hai destinato al tuo servo Isacco” ( Gn 24,12.14); e quando ormai intravede all’orizzonte la coppia di Isacco e Rebecca:” Benedetto il Signore, il Dio di Abramo ( e di Sara), che non ha cessato di mostrare la sua benignità verso questa famiglia e mi ha condotto a trovare la ragazza giusta per essere la sposa di Isacco” ( Gn 24,27).

La preghiera di coppia è una preghiera di affidamento e di lode che non si riduce mai ad un chiedere-per-ottenere, ed è caratteristica di tutte le vite vissute come risposte ad una chiamata di Dio dopo aver scoperto i suoi progetti d’amore. E’ la preghiera di Maria di Nazareth quando scopre la sua vocazione :” perché grandi cose Egli ha progettato per noi e il suo amore si estende di generazione in generazione su tutti quelli che lo cercano… e si è ricordato del suo amore per noi come aveva promesso ad Abramo e alla sua discendenza per nei secoli” ( Lc 1,49-50.55).E’ la preghiera di Zaccaria quando apre gli occhi sul progetto di Dio: “perché dall’alto viene a visitarci un sole, che sorge per rischiarare quelli che sono nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace” ( Lc 1,78-79).

Rebecca ed Elieazar alozzo

  1. Necessità di discernimento e accompagnamento per ogni coppia.

Quello che più colpisce nel nostro testo, è la figura del mediatore introdotto tra i due futuri coniugi prima di ogni loro incontro e il trafficare del patriarca per il formarsi della famiglia del figlio.

Abramo disse al servo più anziano di casa sua: – voglio che tu mi giuri, per il Signore Dio del cielo e della terra , che non prenderai per moglie a mio figlio nessuna delle figlie dei Cananei…ma andrai nella mia terra e nel mio parentado a prendere una moglie per mio figlio Isacco” ( Gn 24,2-4).

Al di là dei modelli culturali propri di ogni tempo, nella Bibbia, ci sono delle ispirazioni di vita di perenne attualità. Innanzitutto ci viene suggerito che nella coppia l’innamoramento non è la cosa più importante; deve essere la scintilla che mette in moto le due persone l’una verso l’altra; la comunione interpersonale non si basa su un romantico travolgimento passionale, ma su una scelta gratuita ed esclusiva dell’altro. L’innamoramento non basta per un motivo ancora più grande: nella costruzione di una coppia e di una famiglia l’impresa che fa i lavori siamo noi, ma la proprietà e il disegno sono di Dio! E Dio non costruisce con la paglia o con materiali di scarto le sue dimore! Egli ha voluto la coppia come una casa fondata sulla roccia e capace di resistere a tutte le tempeste. Nei piani del Creatore, ogni coppia è destinata ad essere una pietra di un edificio più grande: la comunità delle famiglie, il popolo di Dio, che è una famiglia di famiglie, per arrivare fino al sogno ultimo e supremo del Creatore, che è l’umanità intera come una famiglia di popoli fratelli e solidali. Ecco dunque la necessità del discernimento e della cura nel formarsi e nel crescere di una coppia.

Nel racconto ci viene anche suggerito che la coppia, al suo formarsi, è una creatura fragile, quindi bisognosa di una protezione sociale. Vediamo, infatti, più persone coinvolte in questo matrimonio che concorrono alla sua buona riuscita, persone che non lasciano soli i due. Il matrimonio è una “ cosa” che non si può lasciare solo alla buona volontà o alle buone intenzioni o alle risorse dei due che si mettono insieme. Nessuna coppia può considerarsi autosufficiente. Dunque non solo il discernimento è necessario al formarsi della coppia, ma anche un suo accompagnamento nel cammino che i due intraprendono.

Tra le righe di questo racconto che proviene da una cultura così lontana dalla nostra, vengono suggerite delle regole con cui fare questo discernimento.

Isacco e Rebecca- Eliezar

O Signore, Dio di Abramo e di Sara…ecco, io mi fermo presso questa sorgente, dove le figlie di questo popolo verranno ad attingere acqua. Fa che la ragazza alla quale io dirò – abbassa, ti prego, la tua brocca, perché io possa bere – e che mi risponderà – bevi!…anzi, anche ai tuoi cammelli darò da bere- sia quella donna che tu hai destinato al tuo servo Isacco!…” ( Gn 24,12-14 ).

Come si riconosce la persona che, secondo il bellissimo linguaggio di questo testo biblico, è quella che il Signore ha preparato per me ? Dalla sua generosità, dalla sua capacità di sacrificio, dalla sua disposizione all’accoglienza e all’ospitalità, al servizio e alla gratuità. Rebecca è la ragazza che dà da bere all’assetato e sconosciuto viaggiatore e ai suoi cammelli; non dimentichiamo che nel Medio – Oriente antico dar da bere non era una cosa comoda e senza importanza, non voleva dire aprire un rubinetto, ma voleva dire fare fatica per tirare su l’acqua dal pozzo, e inoltre, dare via il bene più prezioso che esistesse Sono questi gli aspetti che ci dicono chiaramente quali valori sono fondamentali per la coppia, la famiglia che viene e per la società intera.

Per tutte le coppie “Isacco e Rebecca “ di oggi

Dio non è il testimone del matrimonio.

Nell’atto sacramentale del matrimonio Dio non è il testimone autorevole della nostra decisione, ma il proponente che ci chiede di assentire o meno a quanto ha pensato per noi. Nell’atto sacramentale noi non scegliamo ma riceviamo il coniuge .

Non è la nostra volontà a legarci a lui, ma la Sua volontà a unirlo a noi. Dal punto di vista spirituale ci è dato.

Il Sì dello sposo è prima di tutto il sì a Dio che ti vuole dare questa persona come moglie/marito, ricevendola dalle sue mani assecondando il Suo desiderio di farla felice.

La nostra volontà umana ha valore nella misura in cui liberamente accetta una volontà più grande e assente al Suo desiderio di farci marito e moglie, quella stessa volontà che ben prima, ed in modo misterioso ha reso possibile il nostro incontro, piacevole lo stare insieme, il trovare l’altro adatto a noi, e suscitato il nostro desiderio di trascorrere la vita con lui/lei.

Egli ci chiede di ricevere (oltre al coniuge) una promessa da parte Sua : la promessa di aiutarci a rendere valida, operante ed effettiva la reciproca promessa che noi ci scambiamo, a far portare a successo la promessa di amarci che rischia di fallire, compromessa com’è da tutti i nostri limiti umani.

La visione di fede è liberante:

  • libera dall’idea di essere soli, con i propri sforzi di buona volontà a “tenere in piedi il matrimonio”. Fondamentalmente è cosa sua, una sua proposta che noi ci siamo limitati ad accettare fidandoci di lui. Ci dà l’idea di poter contare su qualcuno.

  • Il principale interessato a che la cosa duri e vada bene è proprio Lui: non siamo soli né i principali interessati.

A questo scopo ci fornisce di uno speciale “regalo di nozze”.

Esso consiste in un dischetto originale contenente il programma “come amare lei/lui” con le seguenti caratteristiche: è compatibile con il nostro computer, è aggiornabile, accompagnato da un certificato di assistenza gratuita, garanzia illimitata, eterna addirittura. E’ quella che si chiama la grazia del sacramento.

Se accettiamo di installarlo, progressivamente il Suo modo di conoscerla e di amarla e la Sua voglia di spendersi per la realizzazione del coniuge passerà dentro di noi e diventeremo capaci di amarla “come la ama Lui”.

E’ come se, progressivamente l’amore di Dio per lei passasse attraverso il nostro carattere, la nostra intelligenza, la nostra volontà, la nostra capacità di capire e di fare ciò che la realizza.

10Una donna forte chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.


11In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto.


12Gli dà felicità e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita.


13Si procura lana e lino
e li lavora volentieri con le mani.


14È simile alle navi di un mercante,
fa venire da lontano le provviste.


15Si alza quando è ancora notte,
distribuisce il cibo alla sua famiglia
e dà ordini alle sue domestiche.


16Pensa a un campo e lo acquista
e con il frutto delle sue mani pianta una vigna.


17Si cinge forte i fianchi
e rafforza le sue braccia.


18È soddisfatta, perché i suoi affari vanno bene;
neppure di notte si spegne la sua lampada.


19Stende la sua mano alla conocchia
e le sue dita tengono il fuso.


20Apre le sue palme al misero,
stende la mano al povero.


21Non teme la neve per la sua famiglia,
perché tutti i suoi familiari hanno doppio vestito.


22Si è procurata delle coperte,
di lino e di porpora sono le sue vesti.


23Suo marito è stimato alle porte della città,
quando siede in giudizio con gli anziani del luogo.


24Confeziona tuniche e le vende
e fornisce cinture al mercante.


25Forza e decoro sono il suo vestito
e fiduciosa va incontro all’avvenire.

26Apre la bocca con saggezza
e la sua lingua ha solo insegnamenti di bontà.


27Sorveglia l’andamento della sua casa
e non mangia il pane della pigrizia.


28Sorgono i suoi figli e ne esaltano le doti,
suo marito ne tesse l’elogio:


29″Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti,
ma tu le hai superate tutte!”.


30Illusorio è il fascino e fugace la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare.


31Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani
e le sue opere la lodino alle porte della città.

SALMO 32

8 “Ti istruirò e ti insegnerò la via da seguire;
con gli occhi su di te, ti darò consiglio.

9 Non siate privi d’intelligenza come il cavallo e come il mulo:
la loro foga si piega con il morso e le briglie,
se no, a te non si avvicinano”.

10 Molti saranno i dolori del malvagio,
ma l’amore circonda chi confida nel Signore.

11 Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia!

Isacco e Rebecca sposi

REBECCA: Una donna di grandi capacità, ma …

Casa e ricchezze sono eredità dei padri.

una moglie sensata è dono del Signore”

Prov.19:14

RebeccaCOME UNA FAVOLA

Comincia come una favola: uno scapolo molto ambito, figlio di un padre ricco ed erede di una grande fortuna, stava cercando moglie.

Già prima della sua nascita Dio aveva promesso ai suoi genitori,  che egli avrebbe avuto una numerosa discendenza.

Dio gli aveva anche detto che avrebbe fatto un patto eterno con lui e con i suoi discendenti, pertanto la madre di questi bambini doveva essere scelta con molta cura.

Isacco era un giovane scapolo e suo padre Abramo fece tutti i preparativi per il matrimonio anche quello di scegliere la sposa.

Diede ad un uomo fidato questo incarico, Eliezer era l’amministratore di casa  lo mandò in Haran, Mesopotamia, dove Abramo aveva vissuto prima della chiamata di Dio ed aveva là ancora dei parenti.

Gli sembrava che scegliere qualcuno entro il cerchio famigliare fosse la miglior garanzia per un matrimonio equilibrato, i due sposi dello stesso ambiente, avrebbero avuto comprensione reciproca.

Pur vivendo in Caanan ad Isacco non era permesso di sposare una donna Cananea perché esse erano sotto la maledizione di Dio, i cananei erano pagani e non adoravano l’Eterno, unendosi con una non credente non avrebbe formato con lei una coppia armonica al cospetto di Dio.

Abramo desiderava per suo figlio la moglie scelta da Dio, egli era convinto che i matrimoni si fanno in cielo, credeva che Dio fosse personalmente interessato all’unione di due persone, infatti Dio aveva creato per Adamo una donna speciale con cui condividere tutto ciò che il Signore aveva creato.

Egli era convinto che Dio avrebbe anche scelto la donna ideale per Isacco, come padre egli poteva dare al suo figlio casa e ricchezze, ma solo il Signore gli poteva dare una donna che lo comprendesse: una buona moglie è una benedizione dell’Eterno.

Abramo era sicuro che Dio stesso avrebbe presieduto il viaggio, perciò incoraggiò il suo messaggero con la promessa che il Signore Iddio avrebbe mandato un angelo davanti a lui per assicurargli il contatto con la donna giusta.

Dopo un viaggio di 600 miglia Eliezer arrivò ad Haran dove viveva Nahor fratello di Abramo.

Fece due cose all’arrivo: primo pregò per aver aiuto dal Signore, successivamente, essendo molto pratico, andò nel posto comune di ritrovo del paese….la fontana o pozzo.

Si avvicinava la sera, presto le donne sarebbero venute a prendere l’acqua, come scegliere la donna giusta per Isacco fra le tante che sarebbero venute al pozzo?

Quale di queste Dio aveva destinato ad essere la moglie del figlio del suo padrone?

Tutto dipendeva dalla guida di Dio, così Eliezer pregò per ricevere un segno di riconoscimento:

Fai che la donna alla quale chiederò dell’acqua e che si offrirà di abbeverare anche i miei cammelli possa essere la moglie che tu desideri per Isacco.” (Genesi 24:43-44)

Nonostante la brevità la sua preghiera rivela il grande intuito dell’amministratore,

le donne orientali erano molto timide quando incontravano uomini stranieri, perciò se una donna gli avesse risposto con tanta franchezza sarebbe stata guidata del Signore.

Inoltre sapeva che la risposta della sua preghiera avrebbe anche rivelato altre qualità della ragazza.

Non era cosa da poco abbeverare 10 cammelli, per fare questo dovevano essere attinti e trasportati circa 150 litri d’acqua, questo richiedeva buona salute e forza fisica.

La donna che doveva continuare la grande catena della discendenza che Dio aveva promesso ad Abramo, doveva essere forte e piena di salute.

Questa azione avrebbe rivelato altre caratteristiche del suo carattere: gentilezza e volontà di servire, caratteristica che doveva esserci nella futura moglie di Isacco.

Grande efficienza ed abilità per svolgere un lavoro duro sarebbero stati indispensabili per l’esistenza nomade che avrebbe dovuto condurre con il marito, sarebbe anche stato utile se avesse dimostrato iniziativa e di avere idee sue.

Isacco era figlio di genitori già anziani ed era rimasto scapolo fino a quarant’anni, era fortemente attaccato alla madre, non era un uomo di grandi iniziative, sua moglie avrebbe dovuto completarlo con le qualità che lui non possedeva.

Il servo di Abramo aveva pregato a voce bassa, nessuno aveva sentito la sua richiesta.

Aveva appena finito di pregare quando qualcosa dentro di sé lo consigliò di guardare su: lì davanti a lui c’era una ragazza con la brocca sulle spalle.

Era giovane e bella d’aspetto, mentre si avvicinava ebbe la forte sensazione che fosse la risposta alla sua preghiera, questa doveva essere la moglie di Isacco.

La giornata era incominciata come tante altre per Rebecca, non c’era nessuna indicazione che sarebbe stata una giornata storica, non poteva certo immaginare che sarebbe stata la protagonista di una storia d’amore che avrebbe toccato i cuori per migliaia di anni.

La passeggiata giornaliera al pozzo era ripetitiva, come quella di ieri e come quella del giorno precedente, perciò quando arrivò al pozzo sentiva probabilmente una certa tensione nel notare lo sguardo dello straniero.

Quell’uomo le rivolse la parola e chiese di poter bere dalla brocca, fu contenta di esaudire la sua richiesta.

Sembrava che qualcosa fuori di lei desse una forza strana alle mani, voleva fare qualcosa di speciale per questo gentile vecchio signore, perciò si offrì di abbeverare anche i cammelli.

Ci volle molto tempo prima che avesse finito di dare da bere a tutti quegli animali, ci riuscì e fu soddisfatta.

Completò il suo lavoro con diligenza, gli occhi insistenti dello straniero non l’avevano lasciata neanche per un secondo.

L’aveva osservata continuamente e quando il lavoro fu finito le diede dei doni in oro e lei fu sorpresa di ricevere dei doni così grossi per un lavoro così piccolo, ma osservando la gente che era con lui immaginò che fosse ricco.

Dimmi, di chi sei figlia?” la ragazza notò una leggera tensione nella sua voce.

Lei rispose. “Io sono figlia di Betuel, egli è il figlio di Milka moglie di Naor, fratello di Abramo”.

Eliezer chinò il capo e ringraziò Dio e quando Rebecca  udì menzionare il nome di Abramo nella sua preghiera, essa si rese conto che quell’uomo aveva fatto quel viaggio lungo per incontrare la sua famiglia e corse ad avvertire i suoi.

A causa di tutto l’eccitamento, nessuno dormì bene nella casa di Bethuel quella notte.

Dopo aver ascoltato il racconto di Eliezer, erano venuti alla conclusione che tutti gli avvenimenti erano proprio sotto la guida di Dio.

Sentivano come la ricerca della moglie di Isacco fosse ancorata alla promesse di Dio, così come la nascita di Isacco era una prova dell’adempimento di esse , in questo modo anche il suo matrimonio era collegato al patto fatto con Dio.

La fiducia di Abramo e di conseguenza le sue azioni erano basate sul patto fatto con Dio, mandando Eliezer in cerca della sposa per suo figlio era convinto di fare la volontà di Dio ed era convinto che le sue preghiere sarebbero state esaudite.

Infatti Abramo ed Eliezer non furono delusi, Dio aveva chiaramente mostrato la via, la giuda del Signore fu rivelata anche dal fatto che i parenti erano d’accordo.

Al tempo di Rebecca con la cultura dell’epoca, il matrimonio non era stabilito solo dai due sposi, ma nella decisione erano coinvolti i genitori ed anche il parentado.

Benché la famiglia avesse rivelato la sua opinione, l’ultima parola aspettava a Rebecca, ella disse “sì” senza condizioni alla domanda “Andrai tu con quest’uomo?”, la sua risposta era un grande passo di fede.

La distanza tra la sua futura casa e quella dei suoi genitori era notevole, forse non sarebbe mai ritornata, forse non li avrebbe rivisti mai più, da quel momento sarebbe stata una vita di separazione.

Rebecca, la nipote di Nahor, mostrò un po’ della stessa qualità di fede dello zio Abramo che ubbidì incondizionatamente alla chiamata del Signore a lasciare Ur ed andare nella terra promessa da Dio.

Ella si sentì pronta ad affrontare una nuova vita, ad adattarsi agli usi e costumi dell’uomo che sarebbe diventato suo marito.

L’incontro

Isacco e Rebecca si incontrarono per la prima volta in un campo, egli era uscito per parlare con Dio, sapendo che la carovana poteva tornare in qualsiasi momento.

Rebecca vide un uomo che si avvicinava alla carovana e quando seppe che era il suo futuro marito si coprì il viso, era usanza che la sposa non mostrasse il proprio volto fino alla cerimonia del matrimonio.

Rebecca era intelligente, energica, aveva una volontà di ferro, era deliziosa, era tutto ciò che si poteva desiderare da una donna, ed Isacco amò Rebecca e lei ricambiò il suo amore.

La storia è molto più interessante delle favole, perché parliamo di persone realmente esistite, fatte di carne ed ossa, con emozioni, speranze e delusioni.

Rebecca una giovane sconosciuta diventa una  parte della storia di Abramo, il padre della fede giudaica, il padre di tutti i credenti, amico di Dio, entrò a far parte di un futuro pieno di promesse e lei che cosa ne avrebbe fatto?

 

Passano gli anni …

Rebecca diventò sospettosa quando vide il figlio maggiore Esaù entrare nella tenda di Isacco: “Di cosa stanno parlando loro due?” si domandava e spinta dalla curiosità spiò l’uomo che tanti anni prima aveva considerato un dono di Dio, incredibile!

Il dialogo fra Rebecca ed Isacco si era ridotto a poche parole, l’unità della famiglia si stava sfasciando.

La famiglia era divisa in due: da una parte lei e Giacobbe, dall’altra Isacco ed Esaù, pare che fossero stati proprio i due figli, nonostante fossero gemelli  erano diversi come il giorno dalla notte, a separare Isacco e Rebecca               

Esaù era peloso, un uomo duro e rozzo sia fisicamente che nel carattere, amava vivere all’aperto e nutriva grande ammirazione per suo padre.

Dal canto suo Isacco apprezzava molto Esaù e gli piaceva la carne che il figlio gli procurava con la caccia.

Invece Giacobbe, il figlio più giovane, era più esile ed astuto, di solito stava a casa ed era il favorito della madre.

La nascita dei figli avrebbe dovuto avvicinare Isacco e Rebecca, ma purtroppo procurò una divisione nella coppia.

L’amore di Rebecca per Giacobbe era basato su quello che Dio aveva detto prima che i bambini nascessero:

Due nazioni sono nel tuo grembo e due popoli separati usciranno dalle tue viscere. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro. Il maggiore servirà il minore.” (Genesi 25:23)

Ma quel giorno Rebecca non aveva tempo per riflettere, non era un giorno per pensare al passato, c’erano altre cose da considerare, il futuro del suo caro figliolo Giacobbe era in gioco.

Evidentemente non pensava che il futuro del figlio riguardava anche il popolo di Dio, Isacco ed Esaù, ella trascurò di consultare Dio nel suo progetto.

Isacco aveva oltre 100 anni ed era cosciente che la morte era vicina, la benedizione che

gli aveva dato suo padre Abramo doveva necessariamente trasmetterla al figlio maggiore.

L’atto della primogenitura era solenne, si svolgeva tra padre e figlio e veniva sempre celebrato con un pranzo.

Rebecca era allarmata, qualcosa non andava bene.

Non aveva Dio dichiaratamente predetto, prima della nascita dei due figli, che il maggiore avrebbe servito il minore?

La promessa di Dio stava per essere rovinata da ciò che Isacco progettava, non poteva permetterlo!

Rebecca pesò che Dio preferiva Giacobbe perché Esaù aveva dato prova di non prendere seriamente i comandamenti di Dio, infatti aveva venduto al fratello il diritto della primogenitura, che era sacro al cospetto di Dio, l’aveva scambiata per un piatto di lenticchie.

Esaù aveva inoltre sposato delle donne pagane, disobbedendo al Signore e dando molto dolore ai suoi genitori.

Giacobbe, non aveva sempre agito lealmente e in particolare aveva ottenuto la primogenitura usando l’astuzia, aveva però dimostrato di credere all’importanza della benedizione paterna .

La sua vita era più rivolta a Dio di quella di Esaù non c’era dubbio.

Nel passato i genitori erano stati spinti a pregare per i figli: Isacco supplicò l’Eterno perché sua moglie era sterile, Rebecca  consultò Dio quando si era resa conto con sorpresa che i suoi due figli stavano litigando fra di loro anche durante il periodo della gestazione.

Come mai pregò solo Rebecca? Forse i due sposi erano entrati nell’abitudine di non condividere i loro pensieri?

L’intenso amore che avevano per i figli non era un mezzo per rimpiazzare la mancanza di unità dei loro cuori?

Oppure si erano divisi perché avevano attribuito poca importanza alla Parola di Dio?

Un matrimonio che Dio paragona al legame fra Cristo e la chiesa, può essere felice se i due partner collaborano insieme.

Pur essendo l’uomo e la donna uguali davanti a Dio hanno diverse responsabilità nel vincolo matrimoniale.

L’uomo è il capo della famiglia ed è il responsabile per la donna, egli deve amarla e deve guidarla secondo la parola di Dio, deve onorarla perché è il vaso più debole, la donna deve adattarsi al marito, deve essere sottomessa  e seguire la sua guida.

Il segreto di questa relazione è Cristo

Dentro a questa cornice i due si trovano in armonia con la creazione di Dio e sperimentano la soddisfazione interiore più profonda.

Quando entrambi adempiono a queste condizioni, il matrimonio funziona con una felice unità costruttiva, diventa la più importante pietra della società.

La più grande ambizione per una donna che ha questa prospettiva è di aumentare il benessere del marito “Ella gli fa del bene e non del male per tutti i giorni della sua vita”. (Proverbi 31:12)

Se lei governa la sua famiglia guidata da questa convinzione, il marito ed i figli la benediranno e si  considereranno prosperi.

Benché Rebecca non avesse questi requisiti scritti su un foglio di carta, certamente li conosceva così come li conosceva Sara, ma disgraziatamente non agì secondo questi consigli.

Neppure Isacco era senza colpa, c’è da chiedersi se come marito avesse esercitato la propria autorità secondo la volontà di Dio.

Così Rebecca pensò di agire da sola, la donna che aveva avuto sufficiente fede da confidare in Dio e lasciare la casa paterna per un futuro sconosciuto, ora sentiva che doveva intervenire per aiutare gli avvenimenti a concretizzarsi.

In questo caso Rebecca non ebbe abbastanza fiducia nell’Iddio Eterno e potente, crede che senza il suo aiuto umano le promesse fatte verso Giacobbe non si sarebbero adempiute.

Anche in questa occasione non volle discuterne con il marito, forse era proprio il momento adatto per riavvicinarsi l’uno all’altra, ma Rebecca decise senza alcuna esitazione di ingannare il marito ed Esaù.

Giacobbe non era preoccupato di mettere in atto l’inganno progettato dalla madre, ma il suo timore era quello di essere scoperto e di essere maledetto dal padre.

Rebecca era pronta a fare qualsiasi cosa per portare a buon fine la sua causa, il vuoto che c’era fra lei e Dio era così grande che ella non aveva più paura di essere maledetta, anzi sembrò addirittura temeraria quando disse “prenderò su di me la tua  maledizione, figlio mio.” (Genesi 27:13)

Tutto avvenne rapidamente, prima che Esaù entrasse nella tenda del padre con il piatto di carne caldo, Giacobbe gli aveva già rubato la benedizione.

Rebecca pensava di aver vinto, ma si sbagliava.

Il sua azione astuta procurò grande dolore a Isacco, il suo nome significa “quello che ride”, ma lui non aveva più nulla di cui ridere.

Esaù perse il rispetto per sua madre.

Anche Giacobbe, il suo figlio preferito, fu danneggiato, con il suo aiuto aveva ingannato il padre mentendo.

Egli aveva calunniato il nome di Dio quando aveva detto a suo padre che Dio gli aveva dato buon successo nella caccia e non bastava, Giacobbe era diventato un ingannatore perfetto, poteva dire di essere astuto come la madre.

Il fatto che Dio l’abbia benedetto nonostante tutto è solo per la grazia di Dio, perché Giacobbe non aveva meritato questa benedizione e avrebbe imparato con gran dolore più tardi che, colui che inganna, sarà ingannato.

Prima sarebbe stato ingannato dal suocero, poi dai propri figli.

Quante volte Giacobbe si sarà chiesto se era veramente un uomo  benedetto da Dio dal momento che sua madre non aveva permesso che Dio lo benedicesse di propria iniziativa.

La benedizione rubata era una possessione, ma sempre una cosa incerta.

A causa dell’azione di Rebecca, Esaù desiderò uccidere suo fratello, di nuovo ci fu un inganno per salvare la vita a Giacobbe che dovette allontanarsi dai suoi genitori, il fratello di Rebecca, Labano, gli diede un buon nascondiglio in Heran.

Rebecca andò da Isacco e gli disse: ”Queste donne straniere sono per me un peso, preferirei morire piuttosto che vedere Giacobbe sposarne una.”

Era la verità, Isacco e sua moglie avevano passato molti dispiaceri a causa del matrimonio di Esaù.

Isacco non pronunciò alcuna parola di risentimento verso lei per quello che aveva fatto, chiamò Giacobbe e gli ordinò di non prendere moglie fra le cananee, lo benedisse e lo mandò dai parenti a Heran.

Ma gli inganni di Rachele  non erano ancora finiti, infatti la donna fece una falsa promessa al figlio dicendogli che lo avrebbe richiamato quando l’ira di Esaù si sarebbe placata.

Ma non poté mantenere questa promessa perché non visse fino al ritorno del figlio ella vide il figlio prediletto per l’ultima volta quando egli partì per trovare moglie.

Quando molti anni dopo Giacobbe ritornò a casa, il padre viveva ancora, Esaù si era riconciliato con lui, ma Rebecca era morta.

Rebecca come Sara era incapace di prevedere gli effetti duraturi delle sue azioni: l’odio sorto nel cuore di Esaù fu trasmesso alle generazioni future, per molti secoli gli edomiti, discendenti di Esaù, sono stati grandi nemici dagli israeliti.

Erode, il grande, fece uccidere i bambini di Betlemme e suo figlio, Erode Antipa, l’uomo che derise Gesù al suo processo, erano entrambi edomiti, uomini della Idumea.

Rebecca, la donna che era stata così attentamente scelta per essere moglie di Isacco, una donna scelta da Dio, non era riuscita in ciò che ci si aspettava da lei.

Il suo inizio è stato buono, ma la sua fine molto meno, non aveva avuto abbastanza pazienza nell’attendere che si realizzasse il piano di Dio.

Aveva voluto “dare una mano” alla sorte senza aspettare che Dio combattesse per lei, aveva dimenticato che coloro che credono non sono mai abbandonati, non c’è bisogno di affrettarsi!

Rebecca aveva trascurato di dare a Dio l’opportunità di mostrare quello che Egli può fare per coloro che credono in Lui.

L’adempimento delle promesse o dei piani di Dio non hanno bisogno di aiuti umani, il Signore ha compiuto, compie e compirà tutti i sui progetti perché Egli è l’Onnipotente, noi possiamo essere degli strumenti nelle sue mani, essere dei fedeli servitori per la Sua gloria.

Riflessioni tratte da uno studio anonimo

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