MONICA, MADRE DI AGOSTINO – TUTTO BENE ? – Angelo Nocent

1-Sant'Agostinoe Santa Monica

SON TUTTE BELLE LE MAMME DEL MONDO, MA ATTENZIONE…

Ho appena postato su facebook alcuni appunti per fare memoria (27 Agosto) di SANTA MONICA, la madre di Sant’Agostino, additata come patrona e modella di tutte le mamma.

agostino-e-la-madre-monica24250j-258x300Stavamo sempre insieme e avevamo fatto il san­to proposito di abitare insieme anche per l’avve­nire. In cerca anzi di un luogo ove meglio operare servendoti, prendemmo congiuntamente la via del ritorno verso l’Africa. Senonché presso Ostia Tibe­rina mia madre mori.

Tralascio molti avvenimenti per la fretta che mi pervade. Raccogli la mia confessione e i miei rin­graziamenti, Dio mio, per innumerevoli fatti che pure taccio. Ma non tralascerò i pensieri che partori­sce la mia anima al ricordo di quella tua serva, che mi partorí con la carne a questa vita temporale e col cuore alla vita eterna.
Non discorrerò per que­sto di doni suoi, ma di doni tuoi a lei, che non si era fatta da se sola, né da sé sola educata. (Confess. 9, 8, 17

Era stata sposa di un sol uomo, aveva ripagato il suo debito ai genitori, aveva governato santamen­te la sua casa, aveva la testimonianza delle buone opere, aveva allevato i suoi figli partorendoli tante volte, quante li vedeva allontanarsi da te. (Confess. 9, 9, 22)

…Ma tu stendesti la tua mano dall’alto e traesti la mia anima da un tale abisso di tenebre, mentre per amor mio piangeva innanzi a te mia madre, tua fedele, versando piú lacrime di quante ne versino mai le madri alla morte fisica dei figli. Grazie alla fede e allo spirito ricevuto da te essa vedeva la mia morte; e tu l’esaudisti, Signore. L’esaudisti, non spregiasti le sue lacrime, che rigavano a fiotti la terra sotto i suoi occhi dovunque pregava. (Confess. 3, 11, 19)

Ma c’è anche il rovescio della medaglia e, pur con le intenzioni migliori del mondo e un grado ammirevole di santità, si possono commette errori gravi e perfino irreparabili. 

MARTINA DECAROLI  che ha studiato il tema della MADRE, fra le tante, si è posta anche questa domanda: MADRE = AMORE? E introduce: Quando si parla di maternità il pensiero corre subito ad immagini di questo genere:

maternità-foto3 Una mamma, naturalmente giovane e bella, abbraccia e bacia il suo splendido bambino, e tutto dà l’impressione dell’assoluta perfezione. Anche la pittura, soprattutto quella sacra, ci ha consegnato indimenticabili immagini di maternità, a testimonianza di una valutazione rigorosamente positiva del fenomeno, che ci trova tutti concordi in linea teorica. Che non si tratti di semplice retorica, ma di un dato di fatto che poggia su una legge di natura, lo dimostra l’amore delle madri di tutte le specie animali per la loro prole”.

gatta-abbraccia Poi l’autrice prosegue:

  • Bene: se questo è vero, mi domando come possa accadere che si leggano sui quotidiani titoli di questo genere (cito a caso da diverse testate):
  • “Madre depressa getta dal balcone la figlia di 6 mesi”,
  • ” Partorisce in casa, poi butta la figlia dalla finestra”,
  • “Florida , madre uccide figlio di 3 mesi che la interrompe mentre gioca a Farmville”,
  • “Genova: madre uccide il figlio e s’i mpicca: la donna ha strangolato il bimbo di 19 giorni con uncavo d’alimentazione per cellulari”,
  • “Venezia, madre uccide il figlio: lo strangola e poi si impicca a una spalliera ginnica”, “Madre uccide il figlio autisti co con la candeggina”,
  • “Uccide il figlio a mattonate”:
  • e potrei continuare per pagine e pagine, dal momento che, come leggo in un articolo intitolato “Mamme assassine: quasi un bambino morto al giorno”, si registra quasi un nuovo caso di infanticidio al giorno, contando solo i bambini uccisi dalle madri”.  

Un tentativo di risposta lo affida anche alla scienza:


Vittorino-Andreoli“Lo psichiatra Andreoli avanza a questo punto un’ipotesi affascinante (dal mio punto di vista), riconducendle motivazioni profonde di questo terribile fenomeno ad un’opposizione tipicamente tragica: quella tra φύσις (fisis) e νόμος ( nomos) . Afferma infatti: “Ciò che sta accadendo è che la biologia, ciò che finora abbiamo chiamato “legge di natura”, sembra come sopraffatta da una cultura dominante .

Una studiosa come Margaret Mahler ha scritto saggi fondamentali sull’attaccamento simbiotico fra la madre e il bambino nei primi tre anni di vita. Qualcosa di viscerale, per cui la madre avverte il figlio come parte di se stessa; qualcosa di legato al codice genetico in funzi one della sopravvivenza della specie, per cui una donna “deve ” accudire e proteggere il figlio piccolo.

[…] Mentre un aumento del 41% degli infanticidi in 10 anni – in molti casi compiuti lucidamente – mi fa pensare a una cultura che con i suoi modelli riesce a stravolgere quella che chiamavamo legge di natura. Se è così, […] siamo in un momento storico drammatico. Nell’evidente inarrestabile declino di una civiltà ingolfata nei suoi insostenibili consumi”. 

Lo spazio non ci permette l’approfondimento. Ma, per stare nel tema, mi limito a riportare la  lettura  che la Decaroli fa di Santa Monica.

Sant'Agostino con il figlio

Agostino ed il figlio Adeodato avuto da una donna cartaginese di umili condizioni.

La figura di Monica attraverso le Confessiones

Monica nacque a Tagaste, antica città della Numidia, nel 332 da una famiglia di etnia berbera di buone condizioni economiche e profondamente cristiana; contrariamente al costume del tempo, le fu permesso di studiare e lei ne approfittò per leggere la Sacra Scrittura e meditarla. Le notizie sul suo conto ci provengono dalle Confessioni, straordinario capolavoro della biografia interiore, scritte dal figlio Agostino, che divenne così anche il suo autorevole biografo.

Sappiamo perciò che nel pieno della giovinezza fu data in sposa a Patrizio, un modesto proprietario di Tagaste, membro del Consiglio Municipale, non ancora cristiano, buono ed affettuoso ma facile all’ira ed autoritario. Pur amando intensamente Monica, egli non le risparmiò asprezze e infedeltà; tuttavia Monica riuscì a vincere, con la bontà e la mansuetudine, sia il caratteraccio del marito, sia i pettegolezzi delle ancelle, sia la suscettibilità della suocera.

A 22 anni le nacque il primogenito Agostino, che allatterà al seno, in modo piuttosto inconsueto per l’epoca; in seguito nascerà un secondo figlio, Navigio, ed una figlia di cui s’ignora il nome, ma si sa che si sposò, poi, rimasta vedova, divenne la badessa del monastero di Ippona.

Monica diede a tutti una profonda educazione cristiana; Agostino afferma che bevve il nome di Gesù con il latte materno; il bambino appena nato fu iscritto fra i catecumeni, anche se secondo l’usanza del tempo non fu battezzato, in attesa di un’età più adulta; crebbe con l’insegnamento materno della religione cristiana, i cui principi saranno impressi nel suo animo anche quando sarà in preda all’errore.

Monica aveva pregato perché il marito si convertisse ed ebbe la consolazione, un anno prima che morisse, di vederlo diventare catecumeno; fu poi battezzato sul letto di morte nel 369.

Monica aveva 39 anni e dové prendere in mano la direzione della casa e l’amministrazione dei beni, ma la sua preoccupazione maggiore era il figlio Agostino, che correva in modo sfrenato dietro i piaceri del mondo, mettendo in dubbio anche la fede cristiana; anzi egli aveva tentato, ma senza successo, di convincere la madre ad abbandonare il cristianesimo per il manicheismo, riuscendoci poi con il fratello Navigio.

Il manicheismo era una religione orientale fondata nel III secolo d.C. da Mani, che fondeva elementi del cristianesimo e della religione di Zoroastro; suo principio fondamentale era il dualismo di ascendenza gnostica, cioè l’opposizione di due principi egualmente divini, uno buono e uno cattivo, che dominano il mondo e anche l’animo dell’uomo.

In questo periodo Agostino condivideva la fede manichea con un carissimo amico del quale ci tace il nome, un ragazzo che era per lui come un altro se stesso; questi, ammalatosi gravemente, perse conoscenza: quando la riacquistò impedì bruscamente ad Agostino di parlargli ancora del Manicheismo. Di lì a poco morì, lasciando un vuoto incolmabile nell’animo di Agostino, che, non riuscendo a sopportare il dolore che gli dava la vista di quei luoghi, partì per Cartagine, dove porterà a termine gli studi.

Santa Monica in preghiera

Benozzo Gozzoli, Monica prega per Agostino, 1464-65 (affresco della Chiesa di Sant’Agostino a San Gimignano)

Le vicende della vita di Monica sono strettamente legate a quelle di Agostino: rimasta a Tagaste, ella continuò a seguire con trepidazione il figlio trasferitosi a Cartagine, che nel frattempo si dava alla bella vita e si era messo a convivere con una donna cartaginese di umili condizioni, dalla quale nel 372, ebbe anche un figlio, Adeòdato.

Dopo aver tentato tutti i mezzi per riportarlo sulla retta via, Monica alla fine adottò un atteggiamento intransigente: gli proibì di ritornare nella sua casa con la convivente e il figlio naturale. Agostino, pur amando profondamente sua madre, non si sentì di cambiare vita, ed essendo terminati con successo gli studi a Cartagine, decise di spostarsi con la nuova famiglia a Roma, capitale dell’impero, di cui la Numidia era una provincia; anche Monica decise di seguirlo, ma lui, con uno stratagemma, la lasciò a terra a Cartagine mentre s’imbarcavano per Roma.

Quella notte Monica la passò in lagrime sulla tomba di S. Cipriano; ma, pur essendo stata ingannata, non si arrese e continuò la sua opera per la conversione del figlio: nel 385 s’imbarcò anche lei e lo raggiunse a Milano, dove nel frattempo Agostino, disgustato dall’agire contraddittorio dei manichei di Roma, si era trasferito per ricoprire la cattedra di retorica. Il vescovo di Tagaste le aveva detto confortandola: “È impossibile che il figlio di tante lagrime vada perduto”, e la sua predizione si avverò. Qui infatti Monica ebbe la sorpresa di vederlo frequentare la scuola di Ambrogio, vescovo di Milano.

Monica, ormai anziana e desiderosa di una sistemazione del figlio, lo convinse a rimandare la sua donna in Africa, mentre Agostino avrebbe provveduto per lei e per il figlio Adeodato, rimasto con lui a Milano. A questo punto Monica pensava di poter trovare una sposa di buona famiglia adatta al ruolo; ma ben presto il figlio, incapace di sopportare l’astinenza sessuale, si unì ad un’altra donna.

Agostino era al culmine del successo mondano ma profondissimamente infelice, senza sapere perché; nel corso di un pomeriggio incredibilmente travagliato, in cui meditò perfino il suicidio, fu improvvisamente toccato dalla grazia in un giardino di Milano, mentre stava spiegando ad un alunno la lotta interiore che lo tormentava. Abbandonò allora il mondo e si ritirò in un monastero. Monica restò al fianco del figlio, consigliandolo nei suoi dubbi, e infine, nella notte di Pasqua del 387, poté vederlo battezzato insieme a tutti i familiari.

Seguì un periodo di riflessione in un ritiro a Cassiciàco presso Milano con i suoi familiari ed amici, trascorso a discutere di filosofia e cose spirituali, sempre presente Monica, la quale partecipava con sapienza ai discorsi, al punto che il figlio volle trascrivere nei suoi scritti le parole della madre, con gran meraviglia di tutti, perché alle donne non era permesso interloquire.

Lasciarono poi Milano diretti a Roma, poi ad Ostia Tiberina, dove affittarono un alloggio, in attesa di una nave in partenza per l’Africa.

Agostino narra con commozione dei colloqui spirituali con sua madre che si svolgevano nella quiete della casa di Ostia; ormai, a suo dire, più che madre ella era la sorgente del suo cristianesimo. Tuttavia Monica gli disse una volta che non provava più attrattiva per questo mondo: l’unica cosa che desiderava era che il figlio divenisse cristiano, e non solo questo era avvenuto, ma lo vedeva addirittura consacrato al servizio di Dio: poteva quindi morire contenta.

Anche queste parole risultarono profetiche: nel giro di cinque-sei giorni Monica si mise a letto con la febbre, perdendo a volte anche la conoscenza; ai figli costernati disse di seppellire il suo corpo dove volevano, senza darsi pena, ma di ricordarsi di lei, dovunque si trovassero, all’altare del Signore. Agostino con le lagrime agli occhi le ripeteva “Tu mi hai generato due volte”, tentando di strapparla alla morte.

La malattia (forse malaria) durò nove giorni: il 27 agosto del 387 Monica morì a 56 anni. La sua perdita causò un dolore lacerante nel figlio. Il suo corpo rimase per secoli venerato nella chiesa di S. Aurea di Ostia, fino al 9 aprile del 1430, quando le sue reliquie furono traslate a Roma nella chiesa di S. Trifone, oggi di S. Agostino, poste in un sarcofago scolpito da Isaia da Pisa, sempre nel sec. XV.

Monica era stata una donna di grande intuizione e di straordinarie virtù: una particolare forza d’animo, un’acuta intelligenza, una grande sensibilità; nelle riunioni di Cassiciaco raggiunse l’apice della filosofia. Rispettosa e paziente con tutti, si oppose con fermezza proprio al figlio tanto amato, quando lo vide percorrere una strada a suo parere completamente sbagliata; era spesso sostenuta da visioni, delle quali Agostino ci conserva memoria nelle Confessioni.

Monica e Agostino

Monica, a prescindere dal significato religioso della sua figura, che in questa sede non interessa affatto, è una figura di madre per così dire “pura”, altamente emblematica del modo di concepire la maternità tipico del patriarcato: la sua grandezza si esaurisce tutta nel suo ruolo di madre, senza superare questo limite.

Se da una parte ella dimostrò nei confronti di Agostino una totale autonomia di giudizio, senza lasciarsi minimamente influenzare dalle sue convinzioni religiose e filosofiche, il che per una donna dell’epoca è da considerare eccezionale, dall’altra però il suo vivace intelletto e la sua forza di carattere non seppero andare oltre l’orizzonte del rapporto con il figlio adorato, rendendola per così dire cieca nei confronti del resto del mondo: ne è prova l’insensibilità con cui allontanò la povera donna che conviveva da anni con Agostino e che gli aveva dato un figlio; una donna semplice, affezionata e fedele, che aveva la sola colpa di non essere “alla sua altezza”, e che oltre tutto venne privata del figlio, che rimase con Agostino e Monica.

Non si vede da quale punto di vista, men che meno cristiano, questo gesto possa essere considerato caritatevole ed ispirato da amore per il prossimo: l’unico amore che conta è quello per il figlio, e specificamente per il figlio maschio.

Madre egoista, dunque, per troppo amore, come spesso le madri. E madre che spinge anche il figlio all’egoismo, giacché lo stesso Agostino non sa opporsi, incredibilmente, alla volontà materna, pur soffrendone.  È strano come il filosofo non si renda conto della viltà del suo gesto e si autoassolva senza porsi, apparentemente, alcun problema; strano e per molti versi incomprensibile, se non come frutto di un’autoindulgenza indotta appunto dalla figura femminile dominante (in questo caso sua madre).

Non è un caso che la spinta vitale di Monica si esaurisca con l’esaurirsi della sua “missione” nei confronti del figlio, dopodiché, come ella stessa afferma, “può anche morire contenta”: questo sottintende e dà per scontato, in un’ottica prettamente patriarcale, che il solo scopo per cui vive una donna sia il figlio.

Il rapporto tra Monica e Agostino è simbiotico (fu lei il solo vero amore della sua vita): pur così intenso e nobile, non sa varcare i confini di un sublime egoismo a due, che ricorda per certi versi fenomeni assai meno nobili e più usuali, come l’attaccamento morboso delle madri mediterranee ai loro figli maschi, non a caso inguaribilmente “mammoni”.

Proprio da questo tipo di atteggiamento aveva messo in guardia Seneca, dimostrando ben altra lucidità, sia nella Consolatio ad Helviam matrem, ove ricorda a sua madre che una donna, prima di essere madre, è una persona, che nella Consolatio ad Marciam, in cui bolla come assolutamente sbagliato l’esaurirsi nel ruolo materno di donne come Ottavia, la sorella di Augusto, da lui eletta ad esempio negativo di madre proprio per il suo eccessivo attaccamento nei confronti del figlio Marcello.

Sant'Agostino monaco

(Fonte principale: http://www.santiebeati.it/dettaglio/24200)

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3 risposte a MONICA, MADRE DI AGOSTINO – TUTTO BENE ? – Angelo Nocent

  1. lucetta ha detto:

    Nel titolo del post che significa quel “tutto bene?”
    Tutto bene nel rapporto tra Monica ed Agostino oppure vuoi dire che nella realtà poi, a volte, NON E’ COSI’??? Scusa e perdona la mia limitata intelligenza.

  2. angelonocent ha detto:

    Siamo abituati a una diversa lettura sia di Sant’Agostino che di sua madre Monica.

    Ma l’autrice ha evidenziato dei passaggi che sono sempre stati sottaciuti. Che sono poi le situazioni in cui veniamo a trovarci. Le madri eccessivamente possessive esistono: “è una figura di madre per così dire “pura”, altamente emblematica del modo di concepire la maternità tipico del patriarcato: la sua grandezza si esaurisce tutta nel suo ruolo di madre, senza superare questo limite.

    E poi, “cieca nei confronti del resto del mondo: ne è prova l’insensibilità con cui allontanò la povera donna che conviveva da anni con Agostino e che gli aveva dato un figlio; una donna semplice, affezionata e fedele, che aveva la sola colpa di non essere “alla sua altezza”.

    E tanto altro ancora (rapporto con il marito…educazione…) che qui non è riportato ma e presente nel libro…

    Santa, senza dubbio. Ma tutto bene? No: con i suoi limiti che ce la fanno amare maggiormente, così da invocarla nelle difficili sitazioni familiari.

  3. lucetta ha detto:

    Grazie. Tutto chiaro.🙂

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