SAN RICCARDO PAMPURI NEL CENTENARIO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE – Angelo Nocent

DA 25 ANNI SANTO

Maria campar zia di San Riccardo PampuriCarlo Campari - Il medico zio di San Riccardo

I coniugi Maria e Carlo Campari (medico) che hanno adottato il piccolo Erminio di circa tre anni, decimo di undici fratelli, dopo la morte della mamma. Adozione perfettamente riusscita.

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FRA RICCARDO PAMPURI SANTO DA 25 ANNI 

Abbazia di Morimondo – In questo paese il Dr. Pampuri era medico condotto

Ricorre quest’anno il Centenario della Prima Guerra Mondiale e il Papa ha voluto recarsi in due Sacrari Militari, uno tedesco e l’altro italiano, per piangere su quella “inutile strage” e dolersi, nell’omelia della Messa di suffragio, che non abbia cambiato il cuore degli uomini, tanto che non solo si arrivò a una Seconda Guerra Mondiale, ma oggi assistiamo a una Terza Guerra, in sostanza Mondiale, combattuta “a pezzi” in troppe nazioni e ferocemente segnata da crimini, massacri e distruzioni. Assai opportunamente, nell’appena trascorso mese di ottobre l’intenzione proposta dall’Apostolato della Preghiera era di supplicare il Signore affinché conceda pace alle regioni del mondo più martoriate dalla guerra e dalla violenza. Ma oltre che pregare, occorre, come ci ha ricordato il Papa nelle suddetta omelia del 14 settembre nel Sacrario Militare di Redipuglia, cambiare l’atteggiamento d’indifferenza del nostro cuore per così tante vite spezzate dalle guerre. Gesù nel Vangelo ci dice che solamente chi si prende cura del fratello, entra nella gioia del Signore; chi invece non lo fa, chi con le sue omissioni dice: “A me che importa?”, rimane fuori.
 
Un bell’esempio dell’atteggiamento che deve avere il cristiano di fronte alle immense sofferenza causate dalla guerra, ce l’offre San Riccardo Pampuri, di cui celebriamo quest’anno il 25° Anniversario della sua elevazione agli onori degli altari. Fu San Giovanni Paolo II che lo canonizzò in San Pietro il primo novembre 1989 e quello stesso giorno nella nostra Chiesa di Manila intronizzammo una sua statua (vedi foto qui accanto), scolpita in legno dall’artista filippino Rinaldo Estonactoc.

Questo nostro Santo, nato nel 1897 e salito al Cielo nel 1930, ebbe un cuore quanto mai sensibile alle sofferenze causate dalla guerra. Già due mesi prima che l’Italia entrasse in guerra, così confidava la sua pena in una lettera che scrisse il 13 marzo 1915 a una sua sorella, che era missionaria in Egitto: “Un pericolo grande minaccia l’Italia, quello d’essere travolta nell’immane conflitto che da ben sette mesi strazia le altre nazioni europee. Prega che Iddio tenga lontano sì terribile flagello che porterebbe il dolore in tutte le famiglie, in molte la desolazione e la rovina”.

Egli stava allora studiando Medicina a Pavia, ma fu chiamato alle armi e arruolato il primo aprile 1917, prestando servizio per lungo tempo sul fronte di battaglia. Fu da lì che scrisse un’altra lettera alla sorella il primo settembre 1917, mentre era Sergente di Sanità a Ruda, sul basso Isonzo, in un Ospedale funzionante come centro di rifornimento per gli ospedaletti situati nelle retrovie del Carso. In tale lettera egli le rinnovava così la sua pena: “Da due settimane faccio servizio in un Ospedaletto da Campo in sala di medicazione. Quale scempio della povera carne umana, che squarci, quante membra fracassate! Speriamo che per la Divina Misericordia questo flagello abbia a terminare presto, molto presto!”.

1-San Riccardo Pampuri - di Franco Ferlenga 71 
Ovviamente, quale Sergente di Sanità ebbe modo d’esprimere la sua solidarietà con i feriti assistendoli con instancabile dedizione, che divenne eroica in occasione della ritirata di Caporetto, quando rischiò grosso pur di salvare il materiale di medicazione, che sarebbe altrimenti venuto a mancare in quel terribile frangente. Così testimoniò poi tale episodio il professor Giulio Meda, allora suo compagno d’armi: “Partiti da Villa Vicentina coll’86ª Sezione di Sanità, il Pampuri, non volendo abbandonare l’ingente materiale sanitario che doveva essere poi distribuito ai molti ospedaletti della zona, prese un carro agricolo trainato da una mucca e con quello s’incamminò a salvamento sotto una pioggia torrenziale. La confusione era grandissima e tutti sorpassavano a corsa il modesto mezzo di trasporto del Pampuri, il quale per due giorni consecutivi e sotto la sferza dell’acqua fredda e penetrante, proseguì sino a Latisana, finché, superata appena quella località, il ponte veniva colpito e distrutto”.

SAM_3771Villa Vicentina
 

Quando, dopo quell’odissea di due giorni, raggiunse infine i commilitoni, fu accolto da un applauso, ma il lungo strapazzo, affrontato nel freddo e nella pioggia, ridestò dal letargo i bacilli della tubercolosi, da cui era rimasto infettato da bambino, ed ebbe un episodio di pleurite, che riuscì per il momento a superare, ma che, com’era tipico per la tubercolosi in quei tempi che non esisteva una terapia efficace, rappresentò l’inizio di un’evoluzione lenta e inesorabile, che lo fece morire di tisi il primo maggio 1930, giorno in cui festeggiamo ogni anno la sua memoria liturgica, poiché segnò la sua nascita alla vita eterna.
 
Fra Giuseppe MAGLIOZZI o.h.

1-San Riccardo Pampuri10

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