NOVENA DI NATALE – 17 DICEMBRE 2015 – Angelo Nocent

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Il frutto di tutto ciò si ha nella parola dell’evangelista Giovanni nella sua prima lettera, quando descrive quella che è stata l’esperienza di Maria e di Giuseppe nel presepio: «Abbiamo veduto con i nostri occhi, abbiamo contemplato, toccato con le nostre mani il Verbo della vita, perché la vita si è fatta visibile». E tutto questo è avvenuto perché la nostra gioia sia perfetta. Tutto è dunque per la nostra gioia, per una gioia piena (cfr. 1Gv 1, 1-3). Questa gioia non era solo dei contemporanei di Gesù, ma è anche nostra: anche oggi questo Verbo della vita si rende visibile e tangibile nella nostra vita quotidiana, nel prossimo da amare, nella via della Croce, nella preghiera e nell’Eucaristia, in particolare nell’Eucaristia di Natale, e ci riempie di gioia. 

Povertà, semplicità, gioia: sono parole semplicissime, elementari, ma di cui abbiamo paura e quasi vergogna. Ci sembra che la gioia perfetta non vada bene, perché sono sempre tante le cose per cui preoccuparsi, sono tante le situazioni sbagliate, ingiuste. Come potremmo di fronte a ciò godere di vera gioia? Ma anche la semplicità non va bene, perché sono anche tante le cose di cui diffidare, le cose complicate, difficili da capire, sono tanti gli enigmi della vita: come potremmo di fronte a tutto ciò godere del dono della semplicità?

Presepe, Luca della Robbia il Giovane, XVI secolo, convento domenicano di Santa Maria Maddalena, Caldine, Firenze

 

 

 

Presepe, Luca della Robbia il Giovane, XVI secolo, convento domenicano di Santa Maria Maddalena, Caldine, Firenze

Papa Francesco ed Enzo Bianchi priore di Bose

Seconda lettera di Paolo ai Corinzi:Conoscete la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà(2Cor 8,9).

Anche Benedetto XVI nel messaggio quaresimale del 2008 si era lasciato ispirare dallo stesso versetto, che è davvero un’affermazione decisiva perché condensa in sé l’incarnazione del Figlio di Dio, mettendone nel contempo in risalto lo stile.

Sì, la fede della chiesa di Corinto, fondata dall’Apostolo da pochissimi anni,

  • confessa che Dio si è fatto uomo in Gesù,
  • confessa che Gesù il Cristo, che era Figlio di Dio, che era Dio, al quale tutto apparteneva – potenza, eternità, ricchezza, gloria –, si è spogliato di tutte queste prerogative e si è dunque fatto uomo tra di noi,
  • uomo fragile, mortale, per essere in mezzo a noi, uno di noi, un figlio di Adamo come noi.

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