NOVENA DI NATALE – 21 DICEMBRE – Angelo Nocent

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IL NATALE È PAROLA PER NOI

di Carlo Maria Martini

La scena del Natale che contempliamo nel presepio è una scena senza parole. Vediamo Maria, la madre, il bambino, Giuseppe. Nessuno parla.

È un avvenimento che si svolge nel silenzio. E anche quando i pastori, di cui ci parla il Vangelo, vanno a trovare Maria, Giuseppe e il bambino, non si racconta di nessuna parola che si siano scambiati, di nessuna espressione di emozione, di nessuna partecipazione verbale di ciò che hanno sentito dentro. Una scena che si svolge nel silenzio e che però viene chiamata per tre volte, nel brano di S. Luca che abbiamo ascoltato, « parola ».

Si racconta che i pastori, ritornando, « riferirono ciò che del bambino era stato detto loro ». È interessante notare che i pastori non riferiscono , ciò che avevano visto, ma « la parola ».

Si dice poi che Maria, da parte sua, « serbava tutte queste parole ».Questo avvenimento ci viene dunque presentato come una parola da vedere, una parola da proclamare, da riferire, e una parola da meditare e conservare. Il Natale è una parola, un evento che parla, un fatto che significa, di cui va interpretato e capito il senso, aldilà di ciò che vediamo o di ciò che i nostri sentimenti vagamente riprendono in se stessi,ripercuotendo impressioni del passato. Il Natale ci parla.

1-Pictures310Lo stile del cristiano

Papa Francesco ed Enzo Bianchi priore di BoseDopo la confessione della fede, ossia il fondamento teologico, papa Francesco richiama brevemente la necessaria testimonianza dei cristiani. Come Dio ha voluto salvare gli uomini con la povertà, così la chiesa e ogni cristiano devono percorrere la stessa via, perché la “ricchezza di Dio” può essere accolta e operare là dove c’è la povertà umana.

E dove c’è la povertà umana – lo constatiamo ogni giorno a partire dalla conoscenza di noi stessi – là c’è anche la miseria. La povertà è la nostra condizione umana fragile e la miseria si insinua in essa minacciando fortemente l’humanitas, il nostro cammino di umanizzazione. La povertà è la condizione in cui è possibile conoscere la beatitudine (“Beati voi poveri”: Lc 5,20); la miseria è il degrado della povertà, è l’alienazione, l’oppressione e la schiavitù che in essa si può insinuare, contraddicendo la dignità e la vocazione dell’uomo.

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