NOVENA DI NATALE – 22 DICEMBRE – Angelo Nocent

 

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IL NATALE E’ PAROLA DI DIO

Carlo Maria Martini 56IL NATALE è una parola di Dio, così come lo è stata per i pastori, per Maria  e Giuseppe. Una parola di Dio

  • a noi che, come i pastori, stiamo aspettando un evento nella notte;
  • per noi che, come Maria, vogliamo rallegrarci della nascita di un bambino;
  • per noi che, come Giuseppe, cerchiamo forse una casa dove abitare, tutta per noi, e non ne troviamo una per fare una famiglia nuova.

La parola del Natale non si può cogliere o riassumere in fretta perché il Natale è un INIZIO e non è possibile comprenderne a fondo il significato se non alla luce di tutta la vita di Gesù. La sua nascita è la nascita di colui che attraverso la sua vita, la sua morte e la sua risurrezione ci dice la parola di SALVEZZA DI DIO PER L’UOMO, il GIUDIZIO di Dio sull’uomo, che è UN GIUDIZIO D’AMORE. Questo bambino che comincia a piangere, ad agitarsi e poi comincerà a sorridere, è l’inizio di questa parola: ciascuno di noi è da Dio

  • SOMMAMENTE AMATO,
  • PERDONATO,
  • ACCOLTO,
  • RIGENERATO INTERIORMENTE.

2-MariaGesù,

  • nella sua misericordia verso i malati,
  • nella sua attenzione ai poveri,
  • nella sua predilezione per gli esclusi e i peccatori,
  • per i relitti della società,
  • nella sua capacità di amare i discepoli e di morire per loro,

ci rivela che non è vero che per l’uomo tutto è perduto, che per il domani c’è solo scetticismo e paura, ma che la morte, la solitudine, la disperazione è vinta per chi accoglie questo BAMBINO, per chi accoglie questa PAROLA, come i pastori, per chi LA RIPETE CON GIOIA A TUTTI COLORO CHE AVVICINA.

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ASCOLTARE – RICORDARE – GUARDARE

Papa Francesco ed Enzo Bianchi priore di BoseIl nostro Dio, rivelatosi ai figli di Israele con la loro liberazione dalla schiavitù d’Egitto, è un Dio che

  • ascoltò il loro lamento 
  • si ricordò della sua alleanza …,
  • guardò la loro condizione e
  • se ne diede pensiero” (Es 2,24-25).

Così si è rivelato Dio e così noi dobbiamo fare. Innanzitutto “ascoltare” l’altro, gli altri: ascoltarli nel loro essere uomini e donne, fratelli e sorelle in umanità. È decisivo l’ascolto dell’altro, prima di ogni nostra scelta o comprensione di lui: là dove c’è un uomo, una donna, io devo mettermi in ascolto.

Dopo l’ascolto dell’altro il cristiano “ricorda” che anche lui è stato ascoltato da Dio, anzi che Dio lo ha preceduto in ogni sua ricerca di comunione, e dunque deve riconoscere la paternità di Dio che fonda nella fede la fraternità e la sororità. Ecco allora il “guardare”, che non significa solo vedere, ma avvicinarsi e guardare l’altro negli occhi, volto contro volto, negando ogni lontananza.

Soprattutto oggi, immersi come siamo nella comunicazione in tempo reale, ma senza incontrare nella realtà l’altro, dobbiamo vigilare che la prossimità sia sempre esercitata come un passo che decidiamo per rendere l’altro prossimo (cf. Lc 10,36).

E infine, quando sappiamo guardare l’altro e discernere il suo bisogno, la sua sofferenza sempre diversa, quando riconosciamo la sua singolarità nel patire, allora “ci diamo pensiero”, ci prendiamo cura di lui, come fa il nostro Dio!

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