MARIELLA ENOC LA DONNA DEL BAMBIN GESU’ SENTE IL POLSO DELLE STRUTTURE SANITARIE CATTOLICHE – Angelo Nocent

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Mariella Enoc, nata a Novara nel 1944, studi in medicina, era già membro del cda dell’ospedale della Santa Sede. Si è sempre occupata dell’amministrazione e della gestione di strutture sanitarie. Tra l’altro – lo si legge in un curriculum esposto dal comune piemontese che, nel 2009, l’ha nominata “Novarese dell’anno” – è stata presidente di Confindustria Piemonte, oltre che della casa di cura “I Cedri” di Fara Novarese e della Laetitia Spa, e procuratore speciale dell’ospedale “Cottolengo” di Torino, nonché consigliere di amministrazione di vari organismi (fondazione Housing Sociale e fondazione Filarete di Milano). E’, tra l’altro, vicepresidente della fondazione Cariplo.

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La sanità cattolica secondo la Enoc, come superare gli scandali

Cattiva managerialità, riduzione del personale, eccessi burocratici, logica del profitto sono fra i mali che hanno afflitto la sanità d’ispirazione cristiana secondo la presidente del Bambin Gesù. E’ necessario recuperare il carisma originario, ovvero l’attenzione ai più deboli; accanto a ciò servono nuovi modelli di governance, ricerca scientifica e trasparenza

Mariella Enoc non è per caso finita alla guida del Bambin Gesù, il prestigioso ospedale del Vaticano, centro d’eccellenza internazionale in campo scientifico e medico. E però anche chiamato più volte in causa, nel corso degli ultimi anni, per vicende non proprio edificanti (da ultimo il caso dell’appartamento del cardinal Bertone). D’altro canto la manager cattolica è stata voluta fortemente dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di papa Francesco, non solo come volto nuovo per la gestione del nosocomio, ma anche per portare nel cuore delle strutture sanitarie cattoliche l’esperienza maturata per lunghi anni in imprese, fondazioni, realtà economiche e sociali di primo piano, spesso del nord Italia. Mariella Enoc pensa che per la sanità cattolica sia l’ora di un profondo cambiamento: servono managerialità, ricerca, trasparenza per uscire dagli scandali. Ma va pure restituita priorità alla cura, al malato e al malato povero in primo luogo, vero carisma, quest’ultimo, della sanità cattolica.  

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Tuttora Enoc è vicepresidente della Fondazione Cariplo, ente a forte trazione cattolica, che finanzia progetti e iniziative di tipo sociale nel terzo settore. L’attuale presidente del Bambin Gesù oltre ad avere una forte esperienza in campo sanitario, è stata anche presidente della Confindustria del Piemonte. Da ultimo Parolin, nel febbraio scorso, l’ha nominata alla guida dell’ospedale vaticano al posto di Giuseppe Profiti, manager da sempre vicino all’ex Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone.

BAMBINO GESU', INAUGURATO NUOVO CENTRO OSPEDALE A SAN PAOLO - FOTO 7

L’ospedale Bambino Gesù (Foto Omniroma)

Il suo arrivo è coinciso con una rinnovata struttura organizzativa del Bambin Gesù nella quale la Fondazione – dotata di un nuovo importante consiglio direttivo – deve avere un ruolo specifico e significativo: «La Fondazione – affermava infatti la Enoc lo scorso 4 novembre – sarà una casa di vetro che avrà il compito di raccogliere fondi per l’Ospedale da destinare alla ricerca, all’innovazione, alle iniziative di solidarietà anche in campo internazionale».  

Di lei si parla come di un possibile membro della commissione vaticana per le strutture sanitarie cattoliche voluta dal papa e affidata al Segretario di Stato Parolin. Ma se di nomine si avrà modo di parlare al momento opportuno, di sicuro la manager ha già avuto modo di spiegare le sue idee in questi mesi. Il 29 aprile scorso ha tenuto un importante discorso sulla materia al Policlinico Gemelli, concetti ripetuti più volte in questi mesi.  

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Salvare le opere o il carisma?  

Il problema della sanità cattolica, spiegava Enoc, è comune a quello di tutta la sanità italiana, passata da una fase espansiva a una di crisi: «Ci troviamo oggi in una condizione in cui le risorse stanno venendo meno, e tutti i giorni dobbiamo lottare per tentare di tenere ancora in piedi queste “opere”. Ma la domanda è proprio questa: dobbiamo salvare le opere o salvare il carisma?». «Io credo – continuava – che se le opere riescono ancora ad esprimere il carisma vanno certamente salvate (lontano da me voler buttare via una tradizione di questo tipo). Ma con altrettanto realismo io credo che noi dobbiamo veramente interrogarci sul nostro carisma e chiederci che cosa dobbiamo fare oggi, chi siamo, qual è il nostro compito come sanità cattolica»

Il quadro generale descritto è realistico: «Oggi – affermava la presidente del Bambin Gesù – c’è tutta una fascia di persone che ha veramente una grande povertà di salute. Perché in questo sistema, che dal punto di vista ideale e ideologico è un sistema perfetto, tutti noi sappiamo che in realtà è tornata la povertà di salute, la povertà sanitaria, come se ci fosse di nuovo un ciclo storico simile a quello delle origini». Povertà, ticket, liste d’attesa, iperburocratizzazione del sistema, cure intermedie che non vengono somministrate, sono alcune delle cause di una compressione dell’assistenza sanitaria. «L’ospedale – affermava la Enoc – tende infatti sempre di più ad espellere il malato, con la maggiore velocità possibile, perché si occupa del ciclo di cura acuta».  

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Basta scandali, curare i più deboli  

Quindi l’analisi sulla situazione delle strutture cattoliche: «Credo sia giunto il momento di ritrovarci finalmente a un serio tavolo di riflessione, senza autoreferenzialità, senza difesa del passato, senza difesa della nostra storia, ma guardando alla realtà e guardando al futuro». «Certamente – aggiungeva – bisogna riconoscere che non siamo esenti da colpe. Le nostre istituzioni sanitarie sovente non sono state gestite con grande trasparenza, ce lo dobbiamo dire: abbiamo avuto scandali anche molto brutti. Tutto questo non ci ha giovato e non ci giova. E difendere unicamente il nostro diritto alla sopravvivenza in nome dell’essere cattolici rischia di portarci fuori strada. Noi dobbiamo difendere il diritto a poter curare soprattutto le fasce più deboli» 

Mancanza di managerialità  

Fra le cause di una crisi della sanità cattolica, la presidente del Bambin Gesù, individuava «una diffusa mancanza di managerialità. C’è stata un’abitudine a utilizzare il personale religioso in maniera anche impropria. Io ricordo i miei primi anni in un ospedale cattolico dicevo: “E’ vero che le suore non le paghiamo, ma a bilancio le dobbiamo mettere perché quando poi non ci saranno più dobbiamo mettere il personale laico”; ma questa è una considerazione che era difficilissimo fare». E in effetti è stato lo stesso cardinal Parolin, lo scorso 19 dicembre, a spiegare che la nuova commissione vaticana sugli ospedali cattolici, deve raccogliere in primo luogo «il grido d’aiuto delle congregazioni religiose» perché il personale continua a diminuire mentre ci sono sempre nuovi aspetti amministrativi e legali da gestire. 

Tuttavia osservava la Enoc, «guai, in tutto ciò, a perdere il nostro carisma dell’assistenza, della salute dei poveri, della cura delle persone, povere o ricche che siano: perché quando una persona è malata, è per definizione una persona fragile, una persona povera, una persona che ha bisogno d’aiuto». «Forse – rilevava ancora – dovremmo fare meno corse per le scale dei Ministeri e delle Regioni, e troveremmo probabilmente una soluzione più adeguata. Perché io temo veramente che noi rischiamo di andarci a schiantare (so di usare una parola terribile). Per come è messa oggi, la sanità cattolica sta andandosi a schiantare. Molti si sono già schiantati, ne ho visti tanti».  

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Spazio a fondazioni, ricerca e reti  

In un quadro non semplice quale può essere allo la soluzione? Intanto è necessario «andare verso la costituzione di nuovi soggetti, che potranno probabilmente essere delle fondazioni, attraverso le quali le piccole realtà, le piccole congregazioni trovino il modo di lavorare insieme non rincorrendo il servizio sanitario, ma intervenendo nelle situazione di povertà sanitaria, lì dove veramente c’è bisogno». Quindi per la sanità cattolica è vitale lavorare in rete, anche se è un concetto difficile da far passare ma ricorrere solo al profitto vuol dire cancellare una tradizione, dei valori. 

Quindi servono anche «nuovi modelli di governance, i nostri ospedali hanno bisogno di riacquistare il volto della trasparenza, perché noi siamo stati anche inquinati in questo ultimo tempo, i nostri ospedali sono diventati luoghi di potere, luoghi di profitto per le persone e magari non per i malati. Allora io credo che noi dobbiamo veramente fare un grande passo in avanti. C’è una grande attenzione su questo tema da parte della Chiesa, della stessa Segreteria di Stato». «Abbiamo bisogno – spiegava – di una scienza diffusa per tutti. Cerchiamo, come sanità cattolica, di avere e consolidare qualche polo di ricerca di alto valore scientifico, perché senza la scienza non si può fare medicina». 

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Giubileo e sanità  

Queste idee la presidente del Bambin Gesù ha avuto modo di riaffermarle in varie occasioni negli ultimi tempi, anche di recente nel corso di un altro convegno, dedicato al rapporto fra Giubileo e sanità. Nell’occasione Mariella Enoc precisava come rispondere alla domanda di salute – che è sempre una domanda di povertà . Sia un’azione di misericordia e di giustizia. Un approccio valido sia quando ci troviamo di fronte una domanda di salute difficile, complessa, per la quale bisogna dare una risposta di assoluta eccellenza clinica e tecnologica, sia quando dobbiamo cercare e intercettare le nuove domande di salute – gli anziani, gli emarginati, i malati cronici – cui corrispondono spesso nuove povertà. 

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Una risposta a MARIELLA ENOC LA DONNA DEL BAMBIN GESU’ SENTE IL POLSO DELLE STRUTTURE SANITARIE CATTOLICHE – Angelo Nocent

  1. Mariella Beduschi ha detto:

    Mi sono piaciute le sue osservazioni e la sua progettualita’.Non la conosco ma mi sembra una persona con i piedi per terra, ben centrata, ma anche con un cuore verso i piu’ deboli.E non e’ poco al giorno d’oggi

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