PER UNA MISERICORDIA CON CUORE DI MADRE – Angelo Nocent

1-Pictures424Nel N. 12 del 19 marzo 1997 di FAMIGLIA CRISTIANA ho trovato un’intervista al Card. Martini che, a diciannove anni di distanza, nell’Anno Giubilare della Misericordia 2016 è particolarmente attuale.
All’intervista fa seguito un interrogativo dello stesso Arcivescovo: ”
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E segue anche la sua risposta che commenta un passo della lettera di Paolo apostolo ai Romani (12, 1-2.9-18):”La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.
Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità.

Marco Garzoniodi Marco GARZONIO

«La misericordia è l’intelaiatura del mondo». Carlo Maria Martini lega la possibilità di sopravvivenza dell’umanità alla pratica della misericordia: «Senza di essa ci saremmo già uccisi».

Eminenza, cos’è la misericordia?
«La Bibbia non ne da mai una definizione. La parola viene usata in contesti che cercano di far comprendere a poco a poco il significato, come accade nel mondo semitico. Con la nostra mentalità, potremmo partire dall’etimologia. Misericordia è “cuore” e “miseri”: il buon cuore verso coloro che sono in sofferenza o in difficoltà».

Ma nella Scrittura, cosa vuol dire?
«Nel mondo biblico la parola comprende un complesso molto vasto di sentimenti, che si possono ricondurre a due tipi di atteggiamento. Il primo è quello del cuore compassionevole, che la Bibbia esprime anche con le viscere, qualcosa cioè che appartiene alla solidarietà profonda e di sangue tra le persone. L’altro atteggiamento appartiene più all’universo della fedeltà: si è fedeli agli amici anche nella cattiva sorte. In particolare, Dio rimane fedele all’uomo anche quando questi si perverte o si comporta comunque male».

Perché Dio è “misericordioso”?
«Perché in lui sono racchiusi tutti quei significati. Ha il cuore di un padre e di una madre, perché ha creato l’uomo che è creatura, suo figlio. Non lo lascia perire, lo risolleva continuamente dalle abiezioni in cui cade: è la volontà di Dio di essere fedele».

C’è differenza su questo punto tra l’Antico Testamento e il Nuovo?
«No, siamo nella stessa linea. L’Antico esalta il Dio misericordioso. Il Nuovo rende concreta la sua presenza in Gesù, che guarisce i malati, perdona i peccatori e perdona i suoi crocefissori».

Che cosa vuole dire esattamente che i misericordiosi sono “beati”?
«La loro beatitudine è di ottenere lo stesso trattamento che essi usano nei confronti degli altri: otterranno misericordia. Avranno al misericordia di Dio, che ha suscitato già nel loro cuore la misericordia. E troveranno cuori comprensivi e compassionevoli».

Come si possono spiegare a un uomo di oggi le Beatitudini?
«Sono un complesso ricchissimo di atteggiamenti, che sfida ogni capacità di spiegazione ovvia, che supera tutto quanto cerchiamo di spiegare».

Ma si può dare almeno un’idea di questi atteggiamenti?
«Farei tre annotazioni. La prima: le Beatitudini ci dicono che c’è un nuovo modo di vivere, che è più bello, nuovo e inedito, rispetto a quello che sperimentiamo. La seconda: questo modo, in negativo, sta nel superare gli idoli dell’avere, del possesso, del denaro, della forza, del dominio, della prepotenza. La terza: Questo modo di vivere, tipico dell’era nuova, è quello di Gesù».

C’è differenza tra Beatitudine e virtù?
«Virtù è concetto piuttosto greco, che indica un atteggiamento astratto della persona, definito secondo parametri di comportamento. Le Beatitudini rappresentano uno stimolo ad operare. Sono proprie del linguaggio esistenziale, che spinge all’azione».

Esiste un motivo per cui i “misericordiosi” sono collocati dopo quelli che “hanno fame e sete della giustizia” e prima degli “operatori di pace”?
«Le prime Beatitudini, cui appartiene quella della “fame e sete della giustizia”, definiscono situazioni di deprivazione, alle quali si contrappone qualcosa che riempie il cuore, lo spirito, la vita. La seconda categoria di Beatitudini, in cui rientra la misericordia, riguarda gli atteggiamenti positivi verso il prossimo».

Chi sono i misericordiosi oggi?
«Molti, grazie a Dio. Tutti quelli che si comportano come il Buon Samaritano, che non chiudono gli occhi di fronte alle sofferenze di chi gli sta vicino, ma si fermano, cercano di aiutare. L’umanità è pervasa di questo spirito».

E’ praticabile la misericordia nel mondo contemporaneo?
«Se non lo fosse, il mondo sarebbe già morto, ci saremmo uccisi e mangiati come cannibali. Se sopravviviamo è perché c’è tra noi gente che ha cura degli altri, di chi non sa aiutarsi, che perdona. La misericordia comincia dal piccolo. Per esempio, una madre che accoglie il bambino, lo cura per anni, mentre il bambino non ha nulla da restituire. Tutto è gratuito».

Uomo e donna hanno lo stesso modo di essere misericordiosi?
«Il vocabolario ebraico sembrerebbe dire che la misericordia, come movimento del cuore, delle viscere, si riferisce piuttosto al mondo femminile. Invece, come esercizio positivo di soccorso, attiene piuttosto al mondo maschile. Ma non vanno contrapposte troppo queste realtà: ambedue sono parte della vita e c’è complementarietà tra i due atteggiamenti».

La misericordia ha nemici?
«Tanti. I nemici sono la chiusura del cuore, la crudeltà, l’invidia, tutte le forme di vendetta, di egoismo. I nemici della misericordia sono infiniti, come infiniti, peraltro, sono i vari atti di misericordia che in qualche modo sostengono il mondo».

Perché si parla di “opere di misericordia”?
«La Scrittura non usa ordinariamente tale linguaggio, se non alludendovi. Ad esempio, alla fine della parabola del Buon samaritano, si dice: chi è stato più prossimo? Colui che ha fatto misericordia. E’ chiaro: la misericordia non è soltanto atteggiamento del cuore, ma è fatta di opere».

Quali sono le “opere di misericordia” del vescovo?
«Il vescovo deve dare molto tempo all’ascolto, al consiglio, al conforto, all’incoraggiamento, al perdono, all’ammonizione. Può però compiere opere di misericordia corporali, sia aiutando direttamente i poveri – ma è raro che possa farlo – sia promuovendo tutte le opere di carità, di servizio, di aiuto efficace, che poi vengono espresse dalle realtà di una Chiesa locale».

In quanto vescovo ritiene di dover dare qualcosa di più?
«Mi sento soverchiato dai bisogni, dalle esigenze, dalle domande. Vorrei avere cento braccia, cento bocche, cento orecchie per ascoltare i gemiti della gente, per rispondere. Sento che dovrei fare molto di più, ma so che sono estremamente limitato».

C’è differenza fra le “opere” che lei praticò all’inizio del suo episcopato e quelle cui è chiamato ora?
«Non penso. Se non che all’inizio dell’episcopato mi illudevo di poter praticare, in maniera più diretta, opere quali l’aiuto diretto ai poveri. Invece devo procedere in modo più indiretto, stimolando, promuovendo».

Queste “opere” l’hanno cambiata?
«Spero di sì. Sono stato messo a contatto con una serie senza fine di pianti, di bisogni, di sofferenze. Cercando almeno di ascoltare e di fare poi il possibile per andare in soccorso, certamente il mio cuore è cambiato».

C’è un’opera di misericordia che non è riuscito a praticare come, invece, avrebbe voluto?
«Ce ne sono tante. Mi sarebbe piaciuto dare molto più tempo all’ascolto delle persone, al ministero della confessione, alla direzione spirituale. E poi, mi sarebbe piaciuto servire più direttamente i poveri, andare alla loro mensa, aiutarli nelle loro malattie».

Da professore universitario e rettore, lei andava nelle borgate romane e nel carcere minorile di Casal del Marmo. Rimpiange quei tempi?
«Sì, molto: allora mi era possibile esercitare con più agio un contatto con le persone sofferenti. Credo si tratti di un contatto necessario a una sanità di vita. Nel mio desiderio di andare a Gerusalemme c’è anche la speranza di poter riprendere più direttamente l’esercizio di queste opere di misericordia spirituale e corporale».

La Chiesa oggi pratica la misericordia?
«La Chiesa è tutta fatta di gesti di misericordia, spesso considerati come ovvi e non valutati. Ma tutta la realtà della Chiesa è fatta di queste opere. Potrebbe certamente farne di più, potrebbe farne meglio, con più amore, con più dedizione. Però, conoscendo la Chiesa, posso dire che questa Chiesa è intessuta di misericordia».

Lei è alla ricerca delle radici comuni dell’etica. Lo si è visto negli ultimi tempi, in cui ha reso sempre più fitti i dibattiti con Eco, Cacciari, Scalfari, Zavoli. Si può essere misericordiosi senza essere cristiani?
«Ci sono molti che, pur non essendo cristiani, sono assai misericordiosi: la misericordia ha radici più profonde di quella che potrebbe essere talora solo un’apparenza confessionale. La misericordia nasce dal cuore e il cuore è donato a tutti. Certo non tutti sanno dare le ragioni del loro amore. Queste ragioni le dà in pienezza il cristianesimo. Tuttavia molti sono attenti anche in casi eroici ai bisogni e alle sofferenze, anche se non sanno dire i motivi del loro atteggiamento».

Si può dire che il mondo chiede ai cristiani un supplemento di misericordia?
«Il mondo ha molto bisogno di misericordia, perché è pieno di vendette, di guerre, di invidie, di competizioni. Per cui la chiede a chiunque. Certamente la vuole dai cristiani, perché essi ne fanno professione, perché adorano la misericordia fatta carne».

Esiste una misericordia dei politici e in politica?
«Senza misericordia la politica diventa troppo cruda e crudele: mangia se stessa. Ci vuole misericordia, altrimenti la politica diventa pura competizione, ricerca del potere E’ necessaria nel perdono degli avversari, nella mitezza nel valutare le offese ricevute, nel moderare le competizioni e il bisogno di successo».

E in economia è praticabile?
«Certamente. Ed è indispensabile. Oggi la chiamiamo attenzione all’uomo, alla dignità umana, non unicamente ai processi produttivi, alle sole leggi, ma alle persone».

Chi indicherebbe agli uomini d’oggi come esempio e modello di “misericordioso”?
«Tanti. Penso a Marcello Candia, l’amico dei lebbrosi. Ma penso anche ad altri. Giuseppe Lazzati, ad esempio, ha praticato la misericordia dell’intelligenza. Soprattutto, però, mi preme indicare le mamme e i papà che curano con immenso amore i figli malati o handicappati. Sono modelli straordinari di misericordia».

Si può insegnare la misericordia?
«Certamente va imparata. Dal Vangelo, innanzi tutto: lì abbiamo pagine meravigliose sulla misericordia e, quindi, inviti straordinari, efficaci. Si impara poi con l’esempio».

Se Gesù tornasse, riconoscerebbe la misericordia nel mondo attuale? In che cosa? E in chi?
«La riconoscerebbe in tutte quelle situazioni di famiglie dove si sopportano sofferenze pur di aiutare i propri cari anche nella malattia e sino alla morte. Questa misericordia familiare è la prima intelaiatura del mondo. Poi la riconoscerebbe in coloro che arrivano a dare la vita per la misericordia. Penso ai numerosi missionari e volontari uccisi in Africa negli ultimi tempi. Veri eroi della misericordia».

E ripeterebbe ancora: Beati i misericordiosi?
«Sì, perché i misericordiosi sono beati ora come allora, necessari oggi come duemila anni fa».

Da dove leverebbe la sua invocazione?
«Forse da Gerusalemme, perché Gerusalemme rimane al centro del mondo, una città nella quale la misericordia è necessaria per il futuro»

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Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani (Rm 12,1-2.9-18)
Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.
Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità.
Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi.
Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti.

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