COME SI CORTEGGIA – Angelo Nocent

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Padre Giovanni Marini, religioso dell’Ordine dei Frati Minori di Assisi, fondatore, più di 35 anni fa, del Servizio Orientamento Giovani di Assisi, che, tra le altre cose, promuove un “corso per fidanzati” che richiama nella città di San Francesco migliaia di giovani da tutta Italia.

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PER SAPERNE DI PIU’

Ciao a tutti, ieri bevendo un caffè con la mia ragazza ed un nostro caro amico,Giulio, che aveva con sé il libro del famoso corso fidanzati di Assisi, sfogliandolo, ho trovato questo capito che mi ha colpito moltissimo “I 14 nuclei di morte nella coppia” eccolo qua sotto; in allegato vi invio inoltre tutta la catechesi di padre Giovanni Marini. Voi tra questi 14 quanti ne avete?

                                                                                           Paolo

6.1 Pericolosità dei nuclei di morte.

Mentre una coppia vive la propria storia tranquillamente, magari con un po’ di ingenuità ed una fiducia superficiale nelle proprie possibilità, lungo il suo cammino può trovare delle insidie che possiamo chiamare “nuclei di morte”. I nuclei di morte possono essere paragonati ad un cancro: una persona vive tranquilla e magari non sa che a qualche livello procede un male che, se preso in tempo, può essere sconfitto, mentre se ci dormi su ti uccide. Immaginate il cruscotto della vostra macchina: voi avete davanti tutte le segnalazioni. Ad un certo momento si accende la spia dell’olio; puoi andare ancora un po’ avanti, ma devi stare attento. Se intervieni puoi salvare il motore, altrimenti rischi di fonderlo. Si può accendere la spia dei freni; puoi ancora andare avanti, ma stai attento perché è un organo vitale della macchina e potresti andare a finire male. Così, conoscere questi nuclei di morte, significa avere un occhio sull’apparato, sull’insieme, affinché tu ti possa difendere, perché insidie ce ne sono! Passiamo all’esame di alcuni nuclei di morte.

1) Il rapporto non paritario.

E’ importante chiedersi sempre: “Il nostro è un rapporto paritario?”, perché non ci vuole niente a prevaricare l’uno sull’altro! Le persone sono profondamente diverse le une dalle altre: generalmente la donna è un po’ più ben strutturata e può trovare un uomo un po’ più debole. Perché il rapporto vada bene, due persone si devono incontrare: se si sorreggono l’un l’altra entrambi crescono, ma se uno prevarica, il rapporto non funziona. Immagina nella tua mente la ruota di un carro, poi un asse e dall’altra parte la ruota di una bicicletta: come può funzionare un meccanismo del genere? Tutti i rapporti umani devono essere paritari. Il Vangelo lo dice chiaramente: “Voi non chiamate padre nessuno sulla terra, il Padre è uno solo, quello del cielo. Voi non chiamate maestro nessuno sulla terra, il Maestro è uno solo, il Cristo. Voi siete tutti fratelli”. Il fidanzamento (e ancor più il matrimonio) è la più bella e la più alta tra le relazioni umane, perciò il rapporto deve essere assolutamente paritario. Spesso non ci facciamo caso, ma esistono delle differenze, ad esempio tra le nostre famiglie , le nostre tradizioni, culture, le esperienze passate, che condizionano le nostre personalità. Pur dando per scontato un certo squilibrio, bisogna tenere sotto controllo questa realtà, altrimenti non si va avanti (pensa ad una ruota del carro grande e l’altra piccola!). Già vi accennavo alla ragazza che mi diceva di aver 8 motivi per non sposarsi con il suo ragazzo. Soltanto quando lei ha fatto il viaggio di Cristo in discesa, per andare a mettersi a livello paritario e spronare l’altro a farlo salire e crescere, il rapporto è rinato. Il godere nell’essere più forte uccide il rapporto di coppia, purtroppo però esercitare il proprio potere su un’altra persona da un gusto incredibile e non ci si rende però conto che così la dinamica di coppia muore. Per fare qualche esempio, è abbastanza frequente negli uomini una certa avversione al matrimonio, ma a ben vedere spesso questa è dovuta al fatto che sentono la donna quasi come una mamma e il sentirsi superati sotto tanti aspetti produce in loro un senso di inadeguatezza e insicurezza che distrugge i sentimenti Pochi giorni fa è venuta una coppia sposata. Avevo individuato il male nella loro storia, che non sembrava avere un approdo dopo 10, 11, 12 anni, in attesa di chi sa che cosa. Quando lei ha preso coscienza del suo atteggiamento prevaricatore, ha fatto il cammino di Gesù Cristo e ha ceduto lo scettro di essere arbitro di tutte le situazioni, il rapporto è migliorato, lui si è incoraggiato, i sentimenti si sono rinvigoriti, e andare all’altare non è stato difficile. Non crediate che sia una cosa semplice: ci vuole molta attenzione per riuscire a mettersi l’uno di fronte all’alta e rendersi conto di ciò che affatica e fa morire l’amore.

2) Il rapporto simbiotico.

Il rapporto “simbiotico” è’ un nucleo di morte molto vicino al rapporto “non paritario”. Immaginate un ponte sorretto da diversi pilastri; se uno dei pilastri non vuole più rimanere al suo posto ma cambiare posizione, il ponte crolla! E’ la tipica situazione di quel partner che, ad un certo momento, ubriacato dal fascino e dall’amore dell’altro, non pensa più con la sua testa: “Quello che decidi tu, è fatto bene, quello che pensi tu, è fatto bene, quello che senti tu, è fatto bene”. Si spoglia della sua personalità, delle sue reazioni, del suo modo di vedere e di sentire la realtà. Alcune volte si dicono delle stupidità: “Sai, noi siamo troppo diversi!”. Ma non c’è niente di male, è Dio che ha voluto che fossimo diversi: maschio e femmina. Non c’è diversità maggiore di questa! Il punto è che queste due diversità si richiamano anche, e si devono superare. Nel rapporto simbiotico una persona si annienta nell’altra: se una non funziona, l’altra muore. E’ fondamentale che ognuno continui a pensare con la propria testa. Facciamo il caso di un ragazzo che faccia tutto ciò che la ragazza decide: la donna pensa, sente e vede le cose in una maniera totalmente diversa dall’uomo, lui non può vedere, sentire e giudicare le cose come le giudica lei, non deve rinunciare alla propria personalità! Lei vuole andare al mare mentre lui vuole andare in montagna: che si fa? Si discute e ci si viene incontro, una volta accontentando uno e una volta l’altra.

3) Non avvenuta desatellizzazione.

Si verifica quando si prova una sorta di obbligo nei confronti della famiglia, che in qualche modo agisce con opera di risucchio. Se tu cerchi di desatellizzarti, la famiglia ti riaggancia attraverso una trappola insidiosa: il senso di colpa. C’ è una via esplicita: “Che figlia sei!? E tutti i sacrifici che ho fatto!? Non ti rendi conto che tuo papà sta male?…” Ma esistono altre forme più insidiose perché implicite. Pensa se la mamma non va d’accordo con il marito e quest’ultimo ne approfitta picchiandola: chi resta a difenderla? Dentro di te pensi di dover salvare la situazione, di avere un obbligo. E così passano i 20 anni, passano i 25 e si arriva ai 30 anni; e intanto passano gli anni migliori della giovinezza, un ragazzo bussa alla tua porta, una ragazza bussa, ma tu sei impegnatissimo: “Che ne sai tu dei problemi di casa mia? Ma che ne sai tu di quanta sofferenza che ha avuto mia mamma? Ma che ne sai tu delle botte che le ha dato papà? E mi vieni a dire di pensare a un ragazzo!? Ma se inizio a concepire, nella mia vita, che devo godere, che mi devo trovare un ragazzo, io mi sento in colpa. E come posso goderlo, un ragazzo, dopo che ho lasciato una situazione disastrata per andare per la mia strada? Non è concepibile!”. Il senso di colpa: ti aggancia, ti tiene legato, come un cane tenuto al guinzaglio. I tuoi genitori non ci pensano, non pensano che, arrivato a 20 anni, te ne devi andare per la tua strada. E’ in questo modo che rendi onore a tua madre e a tuo padre. Si tratta di capire bene il significato del dare onore a tuo padre e a tua madre: fino a 20 anni è l’obbedienza, ma dopo, se continui a obbedire ai tuoi genitori, tu li disonori. Devi dire: “Io ho anche un cervello e so per quale strada passa il mio bene, ormai!”. Passati 20 anni, i criteri di giudizio e di comportamento li devi desumere dall’alto. Se S. Francesco avesse obbedito a suo padre e a sua madre, avremmo avuto un mercante in più, ma non avremmo avuto un benefattore dell’umanità. Una ragazza, una volta, mi ha fatto un disegno rappresentando i figli come satelliti all’interno del proprio nucleo famigliare che ti attira, mentre il momento della desatellizzazione è stato rappresentato dalla presenza di fulmini tra la terra (rappresentata dai genitori) e i suoi satelliti (i figli): è un processo dialettico. Non ti puoi aspettare che vada sempre tutto bene e che sia sempre tutto tranquillo; qualche volta questo succede, ma solo nelle famiglie illuminate! Dopo che ti hanno fatto con la possibilità di pensare con il tuo cervello, di camminare con le tue gambe, ti hanno dato tutte le possibilità di diventare pienamente autonomo, cosa vuoi ancora dai tuoi genitori? A 20 anni i genitori si devono “rigenerare”. Ci si deve mettere in atteggiamento di dare. Lo “smammamento” deve essere almeno psichico: puoi stare anche a casa, ma devi essere comunque una persona autonoma, una persona libera oramai. Il difficile è dato dalle situazioni familiari che non funzionano bene. Infatti lì spunta il senso di colpa. Una ragazza di 27 anni, alla domanda di cosa facesse, rispose: “accudisco i miei”. Diceva di avere i genitori anziani e malati e di doversi prendere cura di loro. Alla domanda di quanti erano in famiglia, rispose che erano 7 figli, tutti sposati e che nessuno di loro si poteva prendere cura dei loro genitori. Le avevano detto di fare quello e pensava che la sua vocazione fosse quella. “Dove sta scritto? Chi te lo ha detto? Ma tu che cosa volevi fare?”. “Ho sempre sognato di diventare suora!”. Finalmente un giorno ha avvisato i suoi famigliari che sarebbe partita per andarsi a consacrare e, che d’ora in avanti, si sarebbero dovuti prodigare loro per i propri genitori. I fratelli e le sorelle si sono allarmati moltissimo. Comunque, alla fine, si sono dovuti organizzare. Oggi, questa ragazza, è una missionaria: è già stata in Africa e ora non so se è nell’America Latina. E’ una donna fiorita. I genitori sono morti: se fosse stata con i genitori, quando essi fossero morti, lei cosa avrebbe fatto? Si sarebbe arrovellata il cervello perché la vita non è servita!

4) Egoismo di coppia.

L’egoismo di coppia si configura così: “Adesso io e te ci siamo fidanzati, adesso gli amici e le altre persone non servono più. Siamo sufficienti io e te!” E’ come se rimanesse un albero (io e te), senza le radici che ramificano e assorbono; l’albero si secca.

Con un meccanismo del genere le due persone muoiono di inedia, si seccano come un fiore senza acqua. Neanche la loro dinamica va avanti: inizialmente può sembrare andare bene, ma dopo muore. Tu non puoi fare a meno di tutto il tessuto umano di amici, di parenti, degli amici di lui, degli amici di lei. Questi interscambi devono avvenire. Il tessuto dell’amicizia deve essere sempre allargato. Generalmente, per un credente, è soprattutto il tessuto ecclesiale degli amici, di altre coppie, di altre esperienze a dover essere curato.

5) Rapporti sessuali prematrimoniali.

Il rapporto sessuale prematrimoniale non permette la crescita perché ferma l’energia ad un livello che non le permette di trasformarsi nell’elemento psichico che veramente fonde le due persone. L’amore è un dato psichico. Questa energia rappresenta il tuo tesoro, è quanto di più prezioso hai. Con essa devi imparare a convivere, non ne puoi fare a meno, ma la devi governare con intelligenza. La prima domanda che mi fanno generalmente è questa: “Ma, Giovanni, fin dove bisogna arrivare?”. Io non lo so, ma sul libro del mio amico Walter Trobish (che si è sposato), ho trovato una regoletta “super” che dice: “dalla cintura in giù, niente!”. Questo perché quando si entra in aree dove l’erotizzazione è molto elevata, costa fatica tornare indietro, perché è come se si scendesse da un piano inclinato.

6) Doppio legame.

Questo punto lo dovete capire molto bene perché è di un’insidia tale che ti accompagna sempre e ovunque. Succede quando una modalità di comunicazione smentisce l’altra: la comunicazione gestuale può averti detto “aggressività”, mentre la comunicazione verbale ti può aver detto il contrario. Il problema è complicato perché, certe volte, la contraddizione è nelle parole che noi diciamo. Se io ti dico: “Sii libera”, ti sembra la cosa più ovvia di questo mondo, ma non ti accorgi che c’è una contraddizione? Ad esempio: il fidanzato ha un rapporto sessuale con la sua fidanzata per la prima volta. Tutte le ragazze mi raccontano che piangono. Ad un certo momento lui le chiede: “Perché piangi? E’ stato un gesto d’amore, è stato così bello!”. Non coglie in quale stato d’animo lascia quella ragazza, che magari torna a casa e non ha il coraggio di incrociare lo sguardo dei suoi genitori. Quando qualcuno è superficiale, non arriva a pensare che da un gesto che per lui è naturale e spontaneo possano scaturire delle conseguenze. I fatti contraddicono le parole: con le parole ti dico che ti voglio tanto bene, poi magari non vengo all’appuntamento o ti faccio aspettare. Questo atteggiamento uccide l’amore e lo appesantisce in una maniera gravissima. Il doppio legame è una dinamica che scatta a livello inconscio, questo è il problema. Vi ricordate quando precedentemente avevo enunciato le 8 regole d’oro per vincere il non amore? Tra queste ve n’era una che diceva di parlare tu e lui soli; ma quando c’è il doppio legame non è più sufficiente, ci vuole una terza persona dall’esterno che abbia un po’ di orecchio e un po’ di fiuto per rendersi conto che la dinamica è paralizzata dal doppio legame, che infarcisce tutta la loro comunicazione e, come risultato, entrambi si trovano spossati, non ce la fanno più ed hanno solo voglia di gettare la spugna.

7) L’amore paterno-materno che ingloba si unifica all’amore sponsale.

Se io smonto un ragazzo, trovo in lui una potenzialità sponsale, cioè capace di entrare in rapporto d’amore con una ragazza e vivere un’avventura d’amore, però contemporaneamente trovo anche una capacità paterna di accudire, di venire incontro, di mettere in atto tutta una serie di gesti e di comportamenti tali da assolvere il compito di padre. Ugualmente una donna ha la capacità sponsale, come anche la capacità materna. Capita che, ad una certa età, si cerchi il rapporto sponsale. Facciamo però l’esempio di un ragazzo “mezzo sfasato”. Dentro la donna nasce un sentimento materno, da salvatrice. Succede quindi che si aprono tutti e due i rubinetti, quello sponsale e quello materno. Questo tipo di amore finisce, muore, perché nessuno vuol essere eternamente figlio e nessuna vuol essere eternamente madre. Quando hai aperto entrambi i rubinetti, hai la percezione di un grandissimo amore, ma quando questo muore (e presto o tardi succede), tu sei agganciato a tenaglia e per venirne fuori avviene una lacerazione, uno strappo dolorosissimo. Un esempio opposto: conoscevo una coppia; lei era una donna strutturata, avevano 4 figli. Il marito si vantava davanti a me dicendo: “Io, questa, me la sono cresciuta!”, poi andava a donne. Si vantava di averle fatto da padre, ma il padre lo doveva fare qualcun altro. Un altro esempio: giunge un ragazzo che ti racconta di arrivare da una famiglia disastrata, che ha sofferto molto, e ti racconta tutta la storia. Tu, ragazza, la prima volta lo ascolti e va bene perché l’amore si nutre di conoscenza. Il giorno dopo, quando lui riprende l’antifona, devi chiedergli: “Mi stai chiedendo di farti da mammina, vero? allora devi andare da un’altra persona”. L’infantilismo di una persona si trova subito all’interno del suo linguaggio, quando ti chiede il pietismo (abbi pietà di me, mi devi capire perché ho sofferto). Bisogna essere svegli, ma le donne di solito ci cascano! L’essenza del peccato della donna è sentirsi la salvatrice delle situazioni umane. La donna ha bisogno che qualcuno abbia bisogno di lei. Ma nessuno ti costituisce salvatrice delle altre persone, tanto meno dei ragazzi, tanto meno di quello che devi sposare, che pensi come l’uomo della tua vita. La persona che hai davanti può avere dei problemi, ma per risolverli bisogna andare da chi è veramente Padre, da chi questi problemi può gestire. Non devi affidare questo compito alla ragazza o al ragazzo: il ragazzo ti deve essere solo fidanzato e la ragazza solo fidanzata. In seguito queste problematiche sboccano all’interno della famiglia dove trovi il fenomeno più consueto: il papà periferico, cioè un uomo che non conta perché la donna si è appropriata di tutto. Nella linea di cui vi parlavo in precedenza, il rapporto è sano quando la dinamica sinusoidale è buona: se una persona esagera nella prepotenza, è perché sotto c’è stato qualcuno che è diventato profondamente dipendente. Ti puoi chiedere: “Ma io, con i miei genitori, ho una buona relazione? Con i miei figli ho una buona relazione? Con il mio fidanzato ho una buona relazione?”. C’è un momento in cui io devo essere comprensivo e c’è un altro momento in cui io devo essere forte. Se sono sempre forte viene il dissidio, la lotta, ma se sono sempre debole viene la dipendenza: entrambe le strade sono patologiche.

8) Il non amore per sé, la non conoscenza di sé.

Se una persona non si ama non può stabilire buone relazioni con gli altri, con il partner. L’amore a sé è condizione imprescindibile per una buona relazione d’amore. L’amore è inoltre una realtà che viene data ma che deve essere anche ricevuta. Quando la persona non si conosce, non si ama, non va bene: potrà fare un po’ di strada, ma poi è destinata a morire. Conoscersi e amarsi non è comunque una cosa semplice. Bisogna partire dal dato che nessuno conosce se stesso, che nessuno ama se stesso se non è stato preso per mano da qualcuno. Se faccio un grafico con due estremi, dove vi è un negativo ed un positivo e ti posso dire che un 50% dell’amore a te può partire da un totalmente negativo: si va da persone che soffrono di molti complessi di inferiorità, a persone che si lamentano di tutto, a persone che credono di essere un poco di buono, a persone che affermano: “Beh, non c’è male!”, a persone che si ritengono normali. L’altro 50% lo devi raggiungere per fede. Dio doveva fare un altro Dio, ma non lo poteva fare. Però ha fatto l’immagine e la somiglianza di Dio, cioè ha fatto te e, quando ti ha fatto, ti ha messo a paragone con ciò che aveva creato prima di te (la terra, il cielo, la luce e il buio, ecc.). Poi si riposò. Infatti, uscito il capolavoro, non c’è più nulla da aggiungere e da ritoccare. E questo giudizio è inappellabile, l’ha detto Dio su ogni persona umana. Però tu vivi in un contesto culturale che non fa altro che devastare l’immagine e la somiglianza di Dio che sei. Il faraone, cioè la cultura intorno a te, ti dice che tu non sei come quello e quell’altro. Da quando nasce un bambino, si tende a dire che assomiglia tutto a sua madre o che assomiglia tutto a suo padre. Poi il confronto continua dicendo che non sei come tuo fratello o tua sorella, poi si continua all’asilo facendo il confronto con gli altri bambini, si continua nella scuola a fare un confronto con gli altri attraverso i risultati ottenuti con gli esami e i punteggi, esci dalla scuola e tutto diventa competizione (nello sport, nei concorsi di bellezza). Dentro a queste stupidità tu ci vivi come il pesce nell’acqua, ritenendola la cosa più normale di questo mondo, e non ti sorge neanche il dubbio che ti puoi trovare all’interno di una mistificazione infinita, come al pesce non viene in mente che al di fuori di quell’acqua ci può essere tutt’altro orizzonte, un altro mondo. Il risultato finale è che le persone sono devastate dall’immagine di sé, hanno perso la cosa fondamentale: l’unicità del proprio essere. Ricordate che si entra nell’ambito dell’amore quando si riconosce l’unicità dell’altra persona. Quindi se qualcuno non ti ha preso per mano, dentro a questa realtà ci sei e ci rimani. Ad esempio, non dimenticherò mai la mamma di una suora. Era proprio una bella signora, e io mi sono permesso di farglielo notare. Ancora oggi è arrabbiata con me perché l’ha percepito come un insulto. Quello che io vedevo esternamente non corrispondeva all’immagine psichica che lei aveva di se stessa. La persona vernicia questo comportamento con l’umiltà, non può farsi questi complimenti, altrimenti sarebbe presuntuosa. Il sintomo che ti fa capire che una persona non si ama, che il deterioramento è grave, è dato dall’impatto con il cibo. Tale difficoltà può portare al fenomeno della bulimia o dell’anoressia, esiti diversi dello stesso fenomeno. Quando una volta elogiai una bambina per la sua bellezza, la mamma intervenne dicendomi: “Padre, invece di fare tutti questi elogi, perché non dice a questa bambina di mangiare di meno, visto che è diventata grassa?”. Il danno che ha fatto quella mamma, nessuno lo potrà mai considerare! Hadler, uno dei grandi psicologi del nostro tempo, fa dipendere tutta la patologia psichica umana dal complesso di inferiorità. Tutte le volte che tu accetti il giudizio di un’altra persona, il veleno stilla dentro di te avvelenandoti tutta la vita. Non devi giudicare, non compete a te. Così una persona che non si conosce e che non si ama, non assolve al compito: soffre e fa soffrire gli altri. La Grazia di Dio suppone che la natura funzioni bene, ed amarsi è assolutamente necessario. Mi si presentò una volta una donna di 32 anni, con 20 ragazzi alle spalle ed un fallimento dopo l’altro. “Dio che cosa deve fare per te?”, gli chiesi. E lei candidamente disse: “Io cerco un ragazzo perché mi vorrei sposare”. “No! Domanda sbagliata! Con il Dio della rivelazione bisogna anche saper formulare la domanda e ci vuole qualcuno che ti aiuti a domandare le cose giuste”. Allora dissi a questa ragazza: “No! Tu non devi chiedere un ragazzo! Del resto te ne ha mandati tanti, e che ne hai fatto: tutti sciupati! Perché? Perché c’è un problema a monte: tu non ti ami! Questo è il tuo vero problema. “Che cosa devo fare?”. Gli risposi: “Devi fare tanti e tanti esercizi di un certo tipo, mettendo per iscritto il contenuto del Salmo 102, 1 – 5, imparandolo a memoria e poi realizzandolo. Dice così: “Anima mia benedici il Signore, quanto in me benedica il suo Santo nome. Anima mia benedici il Signore, non dimenticare tanti suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie, salva dalla fossa la tua vita, ti corona di grazia e di misericordia, sazia di beni i tuoi giorni e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza”. Se ti metti a pensare a tutto quello che sei, andandoli a ripescare troverai almeno 100 motivi per dare lode a Dio, perché sei stata abituata dalla cultura intorno a te solo a piangerti addosso. Inoltre, egli perdona tutte le tue colpe, ma se non accetti il dono primo di te a te stesso, Dio dove può mettere gli altri doni? Altri esercizi li fai allo specchio cercando qualche parte della tua corporeità che è negata. Ti devi amare così come sei, anche se hai 20 chili in più. Una ragazza mi ha insegnato che il suo grasso era un grasso a “mela”: non importa, ti devi amare così come sei, in obbedienza a Dio. Quando avrai fatto questo, solo dopo, ti troverai un dottore serio e farai una ricerca sulla tua fisiologia per impostare una cura sotto controllo medico. Dio ti dice che sei un prodigio, un capolavoro, e quando insisti dicendo che non è vero è come sputare in faccia a Dio. Glorifica Dio nel tuo corpo: ci ha fatto un prodigio e un capolavoro. Quando una persona non ama il suo corpo, il sintomo lo trovi nel mondo psichico, attraverso la timidezza, attraverso l’aggressività, attraverso tante altre forme, paure e depressioni, ecc. Un “io” si rinforza, diventa sicuro, tranquillo, forte nella misura in cui si accetta e si ama. Quando una persona non si ama, te ne accorgi subito perché ha un imbarazzo, va cercando il modo per presentarsi agli altri e per far sì che in qualche modo ti approvino e ti accettino. Si recuperare l’unicità dell’essere, la convinzione che non sei confrontabile, tu sei unico nella tua originalità e nella tua bellezza.

9) Non avvenuta elaborazione del fantasma dell’altro dell’altra.

Quando sentiamo affetto, ad esempio, per un ragazzo che viene da una lunga storia conclusa, bisogna porsi nell’atteggiamento di chi dice: “Calma, prima dammi prova che il fantasma, cioè la presenza dell’altra persona, che rimane, è uscito fuori (…e non esce con una passata di spugna, perché ci vuole tempo, esercizio, ci vuole buona volontà e tutto il resto per poterlo elaborare): soltanto quando l’altra è uscita e lui è tornato a risplendere tutto per te, allora gli darai spazio. Occorre prendersi uno spazio di tempo, riequilibrarsi dentro, rimettersi nella condizione e nella predisposizione di…., e poi ripartire. Altrimenti l’altro ti diventa un motivo compensativo, cioè che compensa il fatto che io adesso sento una solitudine.

10) Fissazione a tappe precedenti nel cammino della maturazione della libido.

La libido in una persona si sviluppa, cresce per varie fasi:

– la prima fase è definita “autoerotica”: significa che il bambino è tutto concentrato su se stesso, trova piacere da sé e tutto il mondo che sta intorno deve servire a lui. Per il bambino il piacere deriva dallo scoprire il piedino mettendoselo in bocca, ecc. La masturbazione è una regressione a questo stadio in cui tu trovi il piacere da te stesso;

– la seconda fase è definita “omoerotica”: il ragazzo e la ragazza trovano gioia nel confrontarsi con l’amico o l’amica. E’ indice di un passaggio, di una crescita in quanto tu esci da te stesso e vai verso una persona dello stesso sesso perché è più facile, perché ti intendi meglio. Questa fase è buona a meno che non intervengano manipolazioni di ordine genitale.

– la terza fase è definita “eteroerotica”: quando tu senti che la forza e le tue energie tendono alla persona dell’altro sesso. Questo processo è molto diversificato nelle persone. Molte persone possono attraversare una fase intermedia, di incertezza, di ambivalenza; è come se arrivassero sul crinale dove hanno la possibilità di ritornare indietro o traboccare nella parte autoerotica. E’ una situazione che vivono dentro di sé e di cui non parlano nella maniera più assoluta con nessuno perché hanno una paura e una sofferenza grandissima, anche perché intorno c’è sempre un polverone di pregiudizi e di stupidità per cui la persona non lo dice a nessuno. Se arriva un giudizio di un esperto, di uno psicologo, di un prete che gli da dell’omosessuale, lo uccide. Culturalmente devi sapere che ci può essere questo periodo di ambivalenza, quindi ti ci devi avvicinare con una certa delicatezza per fare in modo di aiutare il processo. Molte persone si sono rovinate a causa di un giudizio, che li ha poi portati a fare delle esperienze. E sono queste che poi ti inchiodano impedendo alla libido di progredire. Se una persona si trova nel periodo dell’ambivalenza è inutile tentare di portare avanti un rapporto sponsale con quel ragazzo/a, non ci sono le condizioni ed è tempo perso. Se il fidanzato si masturba, non lo deve dire alla fidanzata: questa si offenderebbe e non capirebbe il problema. Inoltre la fidanzata non deve cercare di aiutarlo facendolo parlare, certe cose devono essere dette solamente a un padre che ti può spiegare il fenomeno e ti dà le indicazioni per superarlo. Facciamo un passo avanti: la persona può aver fatto questo cammino per cui, dal punto di vista fisiologico, funziona, va bene, ha l’attrazione per la donna. Ma alcune persone rimangono legate psichicamente allo stadio precedente omoerotico. E’ il caso di un ragazzo che viveva nei dintorni di Roma: la ragazza raccontava che il suo ragazzo studiava a Roma, ritornava il sabato sera e dopo un semplice bacetto chiedeva: “Hai chiamato i miei amici? La pizza dove andiamo a mangiarla questa sera?”. Può funzionare una relazione del genere? Lui dice di volerle bene, ma si contraddice con i fatti.

11) Complesso di onnipotenza.

Il complesso di onnipotenza è dato una personalità tipica. Supponiamo lei e lui: su tutte le cose che sa e che fa lei, lui sa tutto. Tu parli dicendogli certe cose e lui dice le sue, ma se tu non acconsenti a ciò che dice lui, si meraviglia moltissimo: “Ma come, è tutto così chiaro e distinto come le idee cartesiane, possibile che tu non capisca? O sei stupida o sei cattiva! Perché io ho detto la verità, è così lampante!”. E’ l’immaturità di una persona che non si sa minimamente porre dal punto di vista dell’altro. Se lui ha un bisogno e te lo esprime, e tu non lo soddisfi, ti mangia. La realtà è soltanto quella che vede lui, l’altra prospettiva, l’altro modo di sentire, non conta. E’ come un pulcino che sta ancora dentro l’uovo: visto che la nostra cultura tutto ti facilita, tutto ti è dovuto, non c’è stato nessuno che gli ha dato un colpo rompendo il guscio, facendo in modo che debba pedalare con i suoi piedi, che cominci a sentire il freddo, che cominci a beccare con il suo becco. Tutto questo non è accaduto: sta ancora dentro il suo guscio.

12) Complesso dello “stato abbandonico”.

Alcune persone hanno esperienze vissute da piccolo, o per altre vicissitudini, che le portano a soffrire di questo complesso. A 3 mesi, un bambino vive del volto della madre, di un amore estremamente personalizzato. Se la mamma si ammalasse, andasse in ospedale o peggio morisse, essendo la nostra una famiglia nucleare il bambino ne riceverebbe un trauma terribile, portando da grande con sé il presupposto di essere una persona “non amabile”. “Visto che mi ha abbandonato la mia mamma, immagina se non mi abbandonano anche gli altri!”. Se mi fidanzo con una ragazza, dentro di me c’è un principio di fondo per cui non credo che lei mi voglia bene, prima o poi mi abbandonerà. Così la metto continuamente alla prova, la esaspero per vedere se mi ama comunque, nonostante tutto. Ma questo lo puoi chiedere a Dio, lo puoi chiedere ad una mamma, ma non lo puoi chiedere ad una fidanzata.

13) Il troppo lavoro.

Quando una persona lavora troppo e va oltre le 8 ore, sta pur certo che la dinamica affettiva non funziona. Noi abbiamo un patrimonio energetico preciso, e se lo spendi tutto da una parte non ne ha più nulla da spendere altrove.

14) Il complesso da consacrazione.

Si ha quando una persona, andando avanti in una dinamica di coppia, ogni tanto sventola la bandiera: “Ma tanto io mi faccio frate. Ma tanto io mi faccio suora. Ma io mi faccio prete.” Bisogna stare molto attenti. Voi immaginate a pensare ad una ragazza innamorata ed al suo ragazzo che ogni tanto le sventola davanti questa frase: che cosa deve fare quella ragazza? Non può mica mettersi contro Dio! Se ti devi far prete, fatti prete; svelto! Certe volte capita (l’1%) che la persona abbia veramente un’altra vocazione, ma i sintomi li puoi riconoscere bene: trovi, per esempio, che la dinamica sponsale va benissimo e la persona dice di volersi consacrare. Se vuoi consacrarti devi innanzitutto parlare con il partner dicendogli: “Guarda, io porto dentro di me questo tormento, non vorrei stare davanti a Dio con il dubbio di non avergli obbedito. Adesso vado da una persona esperta, faccio un’adeguata ricerca e consulto il Signore. Se il Signore veramente mi chiama, vuol dire che per te c’è un’altra provvidenza e io devo seguire il Signore. E’ bene stabilire 5 – 8 mesi, senza dimenticare che tu hai in mano il destino dell’altra persona; è come se tu avessi la chiave della vita del partner e questo ti carica di una grande responsabilità. Quando una persona incomincia ad obbedire a Dio, diventa proprio bella, trasparente, piace per la limpidezza e la sincerità. Se veramente ti devi consacrare, non ci sono santi. Ti possono girare intorno tante persone, ma quando il Signore chiama le cose risultano chiare e da lì non si scappa. Prima di tutto ti chiedo come principio di farmi vedere se sai gestire un rapporto con una ragazza, perché diventare frate significa diventare un corteggiatore per Gesù Cristo. Ma se tu non sai corteggiare per te, cosa per cui bisogna conseguire una mini-laurea, come puoi essere assunto da Gesù Cristo?

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