“NON DATE RIPOSO A DIO” – Angelo Nocent

Collage298Per non dare riposo a Dio, bisogna procedre ATTIVA-MENTE, reagendo a quella tendenza a vivere SVOGLIATA-MENTE. L’acrcivesco Martini ce ne ha dato l’esempio fino all’ultimo dei suoi giorni.
Nel testo che segue, siamo davanti al Pastore, anziano, arcivescovo emerito, ma sempre padre e maestro per quelli di tutte le età, sempre con la profezia di Isaia nello sguardo: «Sentinelle gridate, voi che rammentate le promesse al Signore non prendetevi mai riposo e neppure a lui date riposo» .

Parola e Spirito in questo tempo

cardinale-martini-324Dopo avere lasciato il ministero attivo a Milano, io ora vivo a Gerusalemme. Qui mi dedico alla preghiera e allo studio dei manoscritti antichi. Prendere la parola pubblicamente è divenuto per me un’eccezione.* Ho scelto per me oramai una vita ritirata e solitaria. Mi considero a Gerusalemme – come ho detto nel novembre scorso ai miei antichi diocesani, parlando loro nel duomo di Milano – come una sentinella di preghiera sulle mura della città di Sion. Come dice il profeta: «Sentinelle gridate, voi che rammentate le promesse al Signore non prendetevi mai riposo e neppure a lui date riposo», cioè ricordate al Signore le promesse, finché non venga la grazia e la pace su questi popoli (cf. Is 62,1-7).

     Posso presupporre, qui, una buona conoscenza della Parola e soprattutto un grande amore verso di essa, quell’amore che io ho cercato d’infondere nei miei diocesani di Milano, lungo gli oltre ventidue anni del mio ministero episcopale e quell’amore che vivo oggi a Gerusalemme e in Israele, città e terra della parola di Dio, là dove la Parola per la prima volta è risuonata nella storia.

     E questa Parola non è risuonata solo per i credenti, ma per tutti gli uomini. Ancora oggi essa interpella ogni uomo e donna di questo mondo. È in questo quadro universale che propongo la mia riflessione su Parola e Spirito, partendo dal Vangelo di Luca.

     Essa fa accenno alla relazione che intercorre nel Vangelo di Luca tra queste due realtà, che stanno sempre in profonda connessione tra loro: lo Spirito fa strada alla Parola, suscita la Parola e la Parola proclama la forza dello Spirito. La mia riflessione avrà due parti: una analitica e una sintetica.

     Nella prima parte, analitica, cercherò di richiamare alcuni testi di Luca sullo Spirito Santo. Come apparirà subito, non è possibile per questo fermarsi al solo Vangelo di Luca, perché la manifestazione dello Spirito si mostra in crescendo nel secondo volume dell’opera lucana, gli Atti degli apostoli.

     Nella seconda parte, sintetica, cercherò di mettere in luce, a partire dal contesto lucano ma allargando la visuale all’intero Nuovo Testamento, il significato di questa presenza dello Spirito non solo per la Chiesa delle origini, ma per la Chiesa di tutti i tempi, per la Chiesa del nostro tempo e per l’umanità intera.

Nel contesto presente

     Prima vorrei ancora, a modo di premessa, cercare di definire il contesto attuale nel quale faccio questo esercizio di lettura della parola di Dio. Il nostro infatti non è mai un avvicinarsi neutro alla Parola. È infatti sempre in un contesto concreto che noi ci accostiamo alla Parola, portando dentro di noi problemi, sofferenze, domande.

     Il contesto presente potrebbe essere riassunto in tre interrogativi:

  1. La Chiesa è ancora capace di incidere sull’uomo d’oggi? Che cosa dice lo Spirito alle nostre Chiese sulla capacità del cristianesimo di essere ancora lievito e fermento delle nostre società, anzitutto della società europea e della nuova Europa che sta nascendo? A proposito del recente ingresso di dieci nuovi stati nell’Unione Europea, il papa ha detto, il 2 maggio scorso: «L’anima dell’Europa resta anche oggi unita, perché fa riferimento a comuni valori umani e cristiani. La storia della formazione della nazioni europee cammina di pari passo con l’evangelizzazione… La linfa vitale del Vangelo può assicurare all’Europa uno sviluppo coerente con la sua identità, nella libertà e nella solidarietà, nella giustizia e nella pace. Solo un’Europa che non rimuova, ma riscopra le proprie radici cristiane potrà essere all’altezza delle grandi sfide del terzo millennio: la pace, il dialogo tra le culture e le religioni, la salvaguardia del creato».1

     Saremo noi all’altezza di queste sfide? Non basterà certamente inserire un riferimento, pur importante, al cristianesimo nel preambolo del nuovo Trattato costituzionale europeo, bisogna che il cristianesimo sia presente concretamente, nel vissuto delle società europee.

  1. Riusciremo in questo nostro mondo (e qui l’orizzonte s’allarga al mondo intero) a coabitare insieme come diversi senza distruggerci a vicenda, senza ghettizzarci a vicenda, senza neppure solo tollerarci a vicenda (che sarebbe già un buon risultato), ma rispettandoci gli uni gli altri e divenendo gli uni verso gli altri fermento di autenticità e di ricerca della verità, in spirito di comprensione e di cordiale amicizia? Gli eventi che stiamo vivendo in questi tempi, a Gerusalemme come pure in Iraq, il crescendo del terrorismo internazionale, ci dicono della grande difficoltà di questa sfida fatta non solo di coabitazione, ma della convivenza mutuamente significante.

  2. Riusciremo a superare gli impasses, i blocchi e le tensioni che il moltiplicarsi dei conflitti d’interesse tra i grandi possessori dei media, la politica e la finanza internazionale stanno producendo nel mondo? Gli esempi sono innumerevoli, non certo solo limitati all’Italia. Non è solo questione di una giustizia sociale statica, di venire cioè incontro ai poveri della terra e di diminuirne il numero, che sarebbe già un grande traguardo, ma insufficiente. Si tratta di un modo di vivere e di collaborare insieme a livello planetario che promuova gli interessi del bene comune mondiale e che sembra sempre più difficile in un intrico di interessi privati e di gruppo, di nazioni e di clan. Come scrive un illustre economista contemporaneo, Guido Rossi, nel suo libro Il conflitto epidemico, «la società internazionale e i suoi mercati, colpiti da una crisi estremamente drammatica, sembrano essere divenuti ostaggi di meccanismi sottratti a ogni controllo e che potrebbero portarli, di qui a poco, a un’implosione senza precedenti. In questo quadro ogni rimedio che si volesse applicare, anche il ritorno a qualche forma di regolamentazione etica, appare al massimo un palliativo o un pio desiderio».2

     Non intendo ovviamente che noi questa sera cerchiamo nei testi lucani di duemila anni fa risposte precise a queste domande. Ma esse e altre domande simili determinano il contesto nel quale ascoltiamo la parola di Dio e nel quale chiediamo allo Spirito fiducia e speranza per affrontare con intelligenza creativa, con novità di pensiero le difficoltà presenti della storia.

Testi lucani sullo Spirito

     Cercherò anzitutto di passare in rassegna alcuni testi chiave di Luca sullo Spirito Santo. Ne considero quattro tipi: lo Spirito promesso a Maria, lo Spirito sul Messia Gesù, lo Spirito su alcuni personaggi chiave delle origini cristiane, lo Spirito promesso e dato a tutti quelli che affrontano difficoltà e persecuzioni per il Vangelo. Quest’ultimo tipo sarà poi l’occasione per il richiamo di alcuni testi degli Atti degli apostoli, senza di cui non sarebbe possibile considerare in maniera soddisfacente il ruolo dello Spirito Santo nell’opera lucana.

Lo Spirito promesso a Maria

     Martini con Benedetto XVI thumbnailLa promessa fatta a Maria: dopo l’annuncio della nascita del figlio, le viene promessa la potenza dell’Altissimo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35). A colei che ha detto all’angelo: «non conosco uomo», indicando così che essa non s’appoggia su azioni umane e aspetta ogni cosa da Dio solo, l’angelo risponde promettendo la potenza stessa di Dio. Commenta il card. Ratzinger: «Ciò che avviene in Maria per opera dello Spirito Santo è un atto preparato da lungo tempo. Maria accoglie in sé l’intera economia profetica… Lo Spirito precede Cristo e gli prepara la via, per poi spiegarlo in seguito e introdurre così nella verità tutta intera».3

     Questo testo fondamentale di promessa ne richiama altri nello stesso Vangelo. Cito ad esempio la promessa dello Spirito contenuta nelle parole del Battista: «Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”» (Lc 3,16). Questa promessa viene estesa a tutti coloro che riceveranno lo Spirito da Gesù. E Gesù, alla fine del testo lucano, dice: «E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto» (Lc 24,49).

Lo Spirito sul Messia

     Lo Spirito sul Messia Gesù. Abbiamo anzitutto Luca al c. 3,21: «Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”».

     Questa presenza dello Spirito segna tutta la vita di Gesù. Difatti poco dopo Luca dirà: «Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto» (Lc 4,1). E poco dopo ancora: «Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi» (Lc 4,14). Lo Spirito guida Gesù e lo abilita a parlare con potenza e a compiere opere di potenza. Questa effusione dello Spirito su Gesù prelude a quella su tutti i discepoli raccontata all’inizio degli Atti degli apostoli: «Si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi» (At 2,2).

Lo Spirito su alcuni personaggi delle origini cristiane

     Un terzo tipo di testi riguarda lo Spirito su alcuni personaggi chiave del primitivo cristianesimo. Citeremo anzitutto Elisabetta nel momento in cui riceve la visita di Maria: «Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?”» (Lc 1,41). Citeremo poi nello stesso capitolo Zaccaria nel momento della circoncisione del figlio Giovanni: «Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito Santo, e profetò dicendo: “Benedetto il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo…”». Possiamo citare ancora Simeone: «Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola…”» (Lc 2,25).

     Lo Spirito è dunque presente fin dagli inizi del Nuovo Testamento in uomini e donne di Dio che si rendono disponibili a collaborare all’opera della salvezza. È interessante notare che lo Spirito li fa cantare, diventano poeti, si riempiono di gioia. Lo Spirito è questa effervescenza della vita che si manifesta anche nella poesia, nel canto, nella gioia.

Lo Spirito su coloro che sono perseguitati

     Vorrei infine citare un’ultima serie di testi che parlano della presenza dello Spirito in tutti coloro che s’impegnano pagando di persona per la diffusione del Vangelo. Cito Luca 12,11: «Quando vi condurranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi come discolparvi o che cosa dire; perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire». È un testo a cui fa eco un’altra parola di Gesù nel discorso escatologico di Luca: «Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere» (Lc 21,12ss).

     Qui non è menzionato direttamente lo Spirito Santo, si parla infatti di «lingua e sapienza», ma esso è richiamato nei paralleli, ad esempio Mt 10,18ss: «E sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».

     Lo Spirito è dunque colui che suggerisce le parole giuste nelle circostanze in cui ci si gioca la vita per il Vangelo. È questa la situazione che appare frequentemente negli Atti degli apostoli. Mi limito a citare l’esempio di Stefano. Di lui è detto (At 6,10) che «non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata (lett. alla sapienza e allo Spirito) con cui egli parlava». E lo stesso Stefano ci viene così presentato nell’imminenza della sua lapidazione: «Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra».

     Di qui sarebbe possibile partire per raccogliere i molti testi degli Atti che mostrano lo Spirito Santo all’opera nel cammino dell’evangelizzazione della Chiesa primitiva. Lo Spirito è il grande suggeritore, la grande guida, assiste i discepoli, insegna loro le parole giuste, li guida nel cammino.

     Vorrei ora citare un testo che mi è particolarmente caro perché a esso è un po’ legato il mio destino e la mia vita. L’ho ripetuto più volte ai miei diocesani, due anni fa, quando mi preparavo a concludere il mio ministero. Usando le parole di Paolo in Atti 20: «Vado a Gerusalemme avvinto dallo Spirito». Non ho delle ragioni logiche per stare a Gerusalemme, ma ci sono perché lo Spirito mi ci obbliga, mi ci costringe, m’impone di andare, aggiungendo ciò che dice Paolo: «Non sapendo ciò che là mi aspetterà».

     Si potrebbero richiamare molti altri testi lucani, ma ciò che abbiamo evocato è più che sufficiente per richiamare l’importanza dello Spirito nell’opera lucana. Mentre Paolo – ricordiamo in particolare il c. 8 della Lettera ai Romani e il c. 5 della Lettera ai Galati – sottolinea soprattutto gli effetti interiori dello Spirito nella santificazione del cristiano: la grazia, la giustificazione, la pace, l’amore, il dominio di sé, la gioia, Luca sottolinea il ruolo esteriore dello Spirito nella diffusione del Vangelo e nella proclamazione della Parola.

Un tentativo di rilettura sintetica

     Possiamo a questo punto tentare una descrizione di sintesi che tenga conto di questi testi che ho riportato, ma anche dell’insieme delle menzioni dello Spirito nel Nuovo Testamento e nell’intera Scrittura. E anche qui vorrei farlo in due momenti. Anzitutto in chiave trinitaria e antropologica e in secondo luogo in chiave fenomenologica.

In relazione al Padre e al Figlio

     Nella Scrittura infatti lo Spirito è visto in modi diversi a seconda che sia considerato in relazione al Padre o al Figlio o all’uomo.

     In relazione al Padre egli è presente fin dal principio, fin dai primordi della creazione e lungo tutto lo svolgimento della storia di salvezza. Esso ispira i profeti, suscita le grandi personalità che prendono la guida del popolo di Dio. E così lungo tutta la storia umana.

     È nell’inaugurazione del tempo nuovo, del tempo messianico, che lo Spirito è riversato dal Padre anzitutto sul Messia. Come sin dai primordi lo Spirito era presente mettendo ordine nel caos originario, così ora lo Spirito partecipa alla nuova creazione come Spirito di perdono, di guarigione, di riconciliazione, come Spirito creatore. Con il Padre e con il Figlio è quindi, come proclamiamo nel Credo, «Signore e dà la vita» e può suscitare il nuovo di Dio anche nel cuore e nell’ambiente più chiuso, appesantito, sclerotizzato.

     In relazione al Figlio Gesù, lo Spirito è presente fin dal principio rendendo fecondo il grembo della Vergine. Dopo la nascita di Gesù è lui, lo Spirito che spinge i pastori ad andare a Betlemme e Simeone ad andare nel tempio e guida in seguito i cuori di tanti verso Gesù. Nella forza dello Spirito Gesù compie i suoi miracoli. Infine nella risurrezione lo Spirito è colui che dà la vita all’abbandonato del Venerdì santo, stabilendolo in una comunione con Dio Padre che oramai abbraccia anche tutti coloro a cui il crocifisso si è fatto solidale sulla croce.

     In relazione all’uomo lo Spirito è colui che offre perdono e vita, che grida nel nostro cuore il nome di Padre, che mette nel nostro intimo la legge dell’amore e dinamizza la persona coi suoi frutti di carità, amore, gioia, pace…

Le azioni dello Spirito

     In questo quadro generale possiamo intendere ora meglio alcune sottolineature fenomenologiche di questa azione dello Spirito. Ne richiamo nove e le descrivo con alcuni verbi: accorciare le distanze; rovesciare le situazioni; essere principio di discernimento; suscitare l’ansia ecumenica; operare nel buio della storia; scaturire sorgivamente e gratuitamente; ricordare e attualizzare le parole di Gesù; consegnarci la Chiesa; creare una santità di popolo.

  1. Lo Spirito è colui che si prende carico di accorciare le distanze temporali che sono interposte tra gli accadimenti della vita di Gesù e l’uomo contemporaneo. Così egli attualizza nel tempo la vicinanza del Signore Gesù e lo fa vivere per la fede nei nostri cuori, aiutandoci a esprimere la conformità a Cristo ricevuta in dono nel battesimo.

  2. Lo Spirito è principio fondamentale di vita cristiana e con ciò ha il compito di rovesciare le situazioni e di produrre fatti inediti, affinché l’uomo non s’adagi sulle sue sicurezze ma sia spinto verso percorsi nuovi e ulteriori approfondimenti. La dedizione, l’entusiasmo, la contemplazione, la forza della comunione sono i mezzi attraverso i quali lo Spirito genera un cuore nuovo e amante della novità del Vangelo. Grazie allo Spirito, anche nelle situazioni più negative e più sbagliate l’uomo riesce a operare per aiutare la gente a rinascere, a ricominciare da capo con una vita nuova. E qui si potrebbero ricordare figure come Annalena Tonelli, uccisa barbaramente, il 5 ottobre 2003, dopo più di trent’anni di servizio gratuito e sacrificato in un paese islamico, la Somalia, in condizioni di quasi assoluta solitudine. Solo lo Spirito può spiegare certi eroismi.

  3. Lo Spirito è anche principio di discernimento. Infatti di fronte a certe situazioni bloccate l’uomo si trova spesso nella situazione di non saper decidere, di non avere la forza per farlo, pur cogliendo intuitivamente la direzione in cui muoversi. In tal caso lo Spirito sarà presente anzitutto come colui che semplifica, evidenziando al cuore un brevissimo elenco di priorità, di suggerimenti con cui spinge l’uomo dall’interno e poi lo incoraggia e attraverso i suoi doni crea armonia nel paesaggio interiore prima frammentato. Abbiamo qui il principio del primato della consolazione sulla desolazione, espresso nella tradizione spirituale, che è di fondamentale importanza anche per tutta la pastorale della Chiesa. Occorre partire sempre dai soffi di gioia dello Spirito. Essi ci sono perché Gesù è risorto per la nostra gioia. Da un tocco di gioia interiore, sperimentabile da noi, dalla gente credente ma anche da non credenti, nasce quel gusto che ci permette di procedere oltre. La gioia è segno tangibile della presenza dello Spirito.

  4. L’universalità dello Spirito, il suo essere Spirito per tutti, s’esprime nella sua capacità di confronto con il mondo, nel quale genera volontà di riconciliazione e di unità. Per questo l’ansia ecumenica fa parte della tensione della vita secondo lo Spirito. Nell’uomo lo Spirito suscita conforto e pace, senza annullare le responsabilità che grazie a lui vengono ridistribuite con uguaglianza e proporzionalità, generando persone sciolte, non legate, non impacciate, non timide o confuse. La sua forza operante nella storia rompe così i nostri indugi. Non c’è alcuna realtà umana che sia sottratta all’azione dello Spirito. La sua forza può vivificare qualunque situazione che si trovi nei confini dell’universo, cioè tutto. Lo Spirito può essere irradiato anche da luoghi paradossalmente oscuri, luoghi di paura e di costrizione come il carcere, e percorrere le vie della città vivificando e pacificando i cuori.

  5. Come fuoco d’amore, lo Spirito opera nel buio della storia e la illumina, conducendo l’uomo passo dopo passo con infinita tenerezza verso il Padre. Con il Figlio libera potentemente l’uomo dal peccato, sostenendolo nella lotta contro il male. Nel suo misericordioso vigilare giorno e notte lo Spirito è carità diffusiva e operosa, carità attenta a tutti i drammi che lacerano l’umanità: dall’amara solitudine che segna l’esistenza di tante persone, fino alle sofferenze dei malati e degli emarginati; dalle fatiche della vita economica fino ai grandi disagi del mondo del lavoro e delle fabbriche, dai problemi ardui e talora disperanti della pace e della guerra, della politica e della società, fino al servizio dell’intesa tra gli uomini e le nazioni.

  6. Lo Spirito, essendo qualcosa di sorgivo, di misterioso, di inafferrabile, si manifesta con quella ricchezza d’espansione e d’imprevedibilità con cui si manifestano le realtà umane più profonde, che non possono essere oggetto di comando o di produzione meccanica perché partono dalla spontaneità dell’essere. Lo Spirito non fa quindi parte del mondo dell’efficienza: è dono gratuito che si riceve con amore, con ammirazione, con stupore pieno di riconoscenza e di gioia. Gesù dona lo Spirito senza misura: questo dice il di più per il quale l’uomo è aiutato a dare al proprio vivere una prospettiva eterna, in un clima non di pesantezza o rassegnazione, ma con slancio, entusiasmo, scioltezza.

  7. Come memoria potente, lo Spirito è l’esegeta di Cristo, l’inviato dal Padre nel nome di Gesù per ricordarci le sue parole, così come Gesù è stato l’esegeta del Padre. È dunque colui che traduce, realizza, attualizza la parola di Gesù. Pur agendo senza clamore nelle pieghe più semplici della quotidianità, è luce e forza. In quanto luce rende gloria al Padre ma, e siamo al limite del paradosso, la sua forza sta nell’invisibilità.

  8. Ricevere lo Spirito significa ricevere da Gesù crocifisso la Chiesa: «Uno dei soldati gli colpì il fianco con una lancia e subito ne uscì sangue e acqua» (Gv 19,34). Dove sangue e acqua sono simbolo dei sacramenti che danno nuova vita, la vita nello Spirito, e quindi simbolo dell’attività della Chiesa. Vivere nello Spirito vuol dire superare ogni avvilimento, ogni disperazione ed essere condotti nella realtà della risurrezione e nella vita ardente della Chiesa.

  9. Per questo, compito per eccellenza dello Spirito è portare a compimento l’opera di santificazione di tutta la comunità, creare una santità di popolo, collettiva, attraverso la conversione della vita umana in Cristo. In questo senso lo Spirito è punto di arrivo verso il quale la storia tende e nel quale essa sarà ricapitolata. Il suo frutto principale è la potente presenza di Cristo, che suscita nell’uomo anche la capacità di riconoscerne la presenza nella storia, di farne esperienza viva. Lo Spirito è potente perché conserva le parole taglienti di Gesù e attraverso di esse educa, perfeziona e orienta il cuore dell’uomo come maestro interiore. Oggi come ieri lo Spirito agisce nel cuore e sulle labbra dei credenti che annunciano con coraggio il Vangelo e insieme nel cuore e negli orecchi degli ascoltatori che si aprono alla forza trasformante della Parola.

     Ma come genera comunicazione, così lo Spirito spinge anche al silenzio e invita a permanere in esso trasformando dall’interno le cose, le situazioni, il cuore. Così ogni vera comunicazione nasce nel silenzio e termina in un silenzio più pieno, perché arricchito dalla Parola che è stata assimilata.

     Per questo possiamo concludere dicendo: affidarsi allo Spirito significa riconoscere che in tutti i settori egli arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né seminarlo, né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, seguirlo. Anche nel buio del nostro tempo, lo Spirito c’è e non si è mai perso d’animo: al contrario sorride, danza, penetra, investe, avvolge, arriva là dove mai avremmo immaginato. Di fronte alla crisi nodale della nostra epoca, che è la perdita del senso dell’invisibile e del trascendente, la crisi del senso di Dio, lo Spirito sta giocando, nell’invisibilità e nella piccolezza, la sua partita vittoriosa. Siamo dunque invitati a vegliare, a vigilare, a restare attenti, in attesa trepida del ritorno del Signore che è già venuto, viene e verrà ancora nella forza del suo Spirito.

Carlo Maria Martini

      * Questo testo è la riproduzione parziale di una conferenza tenuta dal card. Carlo Maria Martini su «Parola e Spirito per tutti» alla Chiesa di Forlì il 7.5.2004, a conclusione dell’anno pastorale 2003-2004 dedicato alla lettura del Vangelo di Luca nel quadro del progetto «Il Vangelo nella mente, nel cuore e nella vita dei cristiani».

      1 Cf. L’Osservatore romano, 3.5.2004, 1.

      2 G. Rossi, Il conflitto epidemico, Milano 2003, 142.

      3 Cf. Trenta giorni 1999, 70.

 

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4 risposte a “NON DATE RIPOSO A DIO” – Angelo Nocent

  1. lucetta ha detto:

    «Sentinelle gridate, voi che rammentate le promesse al Signore non prendetevi mai riposo e neppure a lui date riposo»
    Mi sento proprio come una sentinella che continua a non “dare pace” al Signore.

  2. angelonocent ha detto:

    “Mi gridano da Seir:

    Sentinella quanto resta della notte?
    Sentinella, quanto resta della notte?

    La sentinella risponde:

    viene il mattino, e poi anche la notte;
    se volete domandare, domandate,

    convertitevi, venite” (Is 21,11-12)

    “Le parole dei profeti sono degne di fiducia, ancora più di prima. E voi farete bene a considerarle con attenzione. Esse sono come una lampada che brilla in un luogo oscuro, fino a quando non comincerà il giorno e la stella del mattino illuminerà i vostri cuori.
    Soprattutto sappiate una cosa: gli antichi profeti non parlavano mai di loro iniziativa, ma furono uomini guidati dallo Spirito Santo,me parlarono in nome di Dio. Perciò nessuno può spiegare con le sole proprie forze le profezie che ci sono nella Bibbia” (2Pt 1,19).

  3. msilvia2 ha detto:

    Inizio a leggere…mi basta il titolo.
    E tutto il senso è nelle parole del Profeta.
    “Sentinelle gridate, voi che rammentate le promesse al Signore non prendetevi mai riposo e neppure a lui date riposo”.
    Peraltro,” sono come una lampada che brilla in un luogo oscuro”.
    Tutto, di Dio, è luce oscura…
    Notte oscura…

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