PIERLUIGI MICHELI E’ “USCITO DALLA NOSTRA VISTA NON DALLA NOSTRA VITA” – Angelo Nocent

Pierluigi Micheli tomba

 Era finita tra una montagna di carte. Ho fatto tribolare Don Giovanni Marcandalli che aveva da poco traslocato dalla Basilica di San Marco, dove era parroco, a quella di Sant’Ambrogio dove attualmente risiede. Dopo una settimana di vane ricerche, si è dovuto arrendere: “non la trovo più“. Oggi, cercando altro, con mia somma sorpresa e gioia, è riemersa. Eccola:

OMELIA DURANTE LA LITURGIA FUNEBRE

A SUFFRAGIO DEL DOTT. PIERLUIGI MICHELI

Milano 24 giugno 1998

Letture:

  • Siracide 39, 1-11

  • Salmo: Sapienza 9

  • 1Corinzi 15, 51-58

  • Vangelo secondo Luca 10, 25-37

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Siamo qui attorno alle spoglie mortali (le “sante reliquie”) del nostro fratello Piero, il Dott. Micheli, con una profonda mestizia nel cuore (come Gesù davanti alla tomba dell’amico Lazzaro), perché è stato sottratto alla nostra vista un grande uomo, un ottimo medico, un vero cristiano, un autentico maestro di vita e, per molti (come per me) un sincero amico.

La mestizia (soprattutto in un funerale come questo, è serena, perché, come diceva ieri il Card. Saldarini (che è venuto a celebrare una Santa Messa per il suo amico) “morire non vuol dire sparire; cambia solo il modo di vivere; dal modo di vivere terreno al modo di vivere eterno”.

Il nostro fratello Piero è uscito dalla nostra vista, non dalla nostra vita. E’ giunto per lui il momento di “passare da questo mondo al Padre”. E’ passato dalla clausura della morte all’aurora della vita eterna. Ha celebrato al sua ultima Pasqua. Si è addormentato nel Signore, in attesa di risvegliarsi nella Risurrezione.

E’ per sempre con il Signore, nella pace.

E’ per sempre con noi. Nel nostro cuore.

Anzi, in questo momento di serena letizia sento nel cuore l’esigenza profonda di rendere grazie al Signore per averci donato questo fratello e per tutto ciò che ci è stato dato attraverso la sua luminosa testimonianza.

Pierluigi Micheli3

Il nostro fratello Piero è stato per molti di noi un vero Buon Samaritano.

Sulla comune strada della vita, la strada che da Gerusalemme (città di Dio) scende a Gerico (città dell’uomo), molti hanno incontrato il Dott. Micheli come buon samaritano:

  • la sua presenza discreta, rispettosa, schiva, ma sinceramente affettuosa e attenta alle persone;

  • la sua signorilità di tratto e gentilezza per la “sobrietà” in tutti i rapporti (la “sobrietas” dei latini, soprattutto quella cantata da Sant’Ambrogio, da lui più volte citato: “Te mens adoret sobria” !),

  • ma che talora diventava la “sobria ebrezza dello spirito”.

Certo, è stato un  Buon Samaritano innanzitutto con i suoi ammalati.

Viveva per loro: erano il suo grande amore.

Andava in vacanza malvolentieri; avrebbe preferito rimanere a Milano per stare più vicino a loro. E anche in vacanza si manteneva in continuo contatto telefonico. E in questi ultimi anni, costretto ogni tanto a fermarsi per motivi di salute, appena stava meglio, riprendeva subito le visite. In questi ultimi giorni poi, quante volte, nei momenti di semi-lucidità chiedeva il camice e le cartelle…

Noi medici (diceva) abbiamo scelto la professione migliore, quella che ci mette continuamente a contatto con le persone”.

Il Dott. Micheli, però, – ed è questa una sua peculiare caratteristica – nei rapporti con gli ammalati e con tutti coloro che avvicinava era un Buon Samaritano dei corpi e delle anime, “medico dei corpi e delle anime”. Era profondamente convinto che la forma più alta di carità è la comunicazione della verità; la carità di far conoscere la luce pura e rasserenante della verità: il “gaudium veritatis” ((S. Ambrogio).

E’ stato un grande ricercatore di sapienza, e poi “diffusore di quella sapienza” di cui ha parlato la prima Lettura: il gusto del vero, del bello, del bene: l’arte di ben pensare e di ben vivere.

Nei suoi appunti ho trovato molte riflessioni su questo argomento:

  • Vivere è conoscere”;

  • Non il vivere è da tenere nel massimo conto, ma il vivere bene: e il vivere bene è lo stesso che il vivere con virtù. Giustizia e conoscenza” (Socrate);

  • Tanto godi quanto ami; tanto ami quanto conosci” (S. Bonaventura).

Per questo è stato un grande sostenitore dell’Università della terza età.
In uno degli ultimi colloqui mi diceva: “Questa università è un’opera di altissima utilità, perché educa alla razionalità. Alla dialettica, e porta alla trascendenza (al di là di ogni confessionalità): e poi trasmette la sapienza di Santa Madre Chiesa “Cattolica”: una sapienza che non è nostra, noi la riceviamo e dobbiamo trasmetterla con umiltà”.


E attingeva questa “sapienza” innanzitutto dai grandi pensatori dell’antichità classica. Aveva un enorme ammirazione di Socrate, Platone, dei neoplatonici, dei dei pitagorici: nei suoi appunti sono più volte citati, in greco o in latino…

Vedeva in questi autori antichi “i semi del Verbo”. Vi scopriva “un’anticipazione del Vangelo”. Vi trovava con gioia e stupore “tante scintille evangeliche”.

Condivideva l’idea di alcuni scrittori antichi che definivano Platone “Mosè che parla in greco”. E si rallegrava di ricordare Clemente Alessandrino (fine II secolo) il quale reputava Platone “un precursore di Cristo”, citava Socrate e Pitagora a sostegno della verità dell’insegnamento cristiano e considerava la storia degli imperi d’Oriente come provvidenziale preparazione all’avvento del Messia.

Con queste convinzioni più volte ripeteva la frase “homo naturaliter christianus” (l’uomo è naturalmente cristiano).

Ricordava spesso l’immagine di Platone: possiamo affrontare il mare della vita con una “zattera” (che è la parola della sapienza umana), ma noi ora possiamo fare il viaggio in modo più sicuro e con minor rischio su “una più solida nave”, che è la Divina Rivelazione, contenuta nelle Sante Scritture.

Perciò, fonte primaria della sua sapienza era la meditazione della Parola di Dio. Quanti brani dell’Antico e del Nuovo Testamento, citati e commentati nei suoi appunti.

dante 1E quasi sintesi della sapienza antica e di quella rivelata, per il Dott. Micheli, era la Divina Commedia. Dante è definito “nostro contemporaneo”, “Dante o l’universale di tutti i tempi”. Questo Buon Samaritano, però, riusciva a trasmettere la medicina spirituale della sapienza, la luce pura e rasserenante della verità” in modo credibile, perché chiunque lo accostava o lo ascoltava, avvertiva subito che trasmetteva un’esperienza di fede che viveva…Si capiva subito che credeva e viveva quello che diceva! Non era solo un maestro: era innanzitutto un testimone ! E “l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri: se ascolta un maestro, lo fa perché è anche un testimone”.

Era forse la cosa che più stupiva avvicinando il Dottor Micheli: pur essendo un uomo di spessore culturale non comune, aveva una fede semplice, limpida, quasi infantile: viveva la “semplicità evangelica”, “l‘infanzia spirituale”. Credo che non l’abbia mai sfiorato un dubbio. Era ovvio, naturale, per lui il credere…
Anche il suo volto, il suo sorriso (talvolta attraversato da una sottile ironia) aveva qualcosa della semplicità infantile.

E la sua fede, semplice e autentica, illuminava il suo volto.

Non dimenticherò mai la luminosità dei suoi occhi, l’irradiazione del suo volto, la “pace soave” che emanava a tutto il suo corpo, anche negli ultimi giorni, in cui è “passato attraverso la grande tribolazione”. Credo profondamente che la fede si trasmette soprattutto attraverso la luminosità di volti come questo.

Ed era una fede autentica, robusta, schietta.

Nei miei ultimi incontri, il mio saluto era sempre una famosa espressione di Dante: gli dicevo: “Dottore, in tua voluntade…” “e nostra pace” rispondeva prontamente.

Anzi, dopo il rpimo infarto, l’ho incontrato in camera di rianimazione: al mio abituale saluto rispose come al solito, ma ebbe anche la forza di aggiugere : “…però, Don Giovanni, nella Divina Commedia c’è un testo ancora più bello, quando si canta “fiat voluntas tua, Alleluia, alleluia”: “fare la volontà di Dio con gioia”.  

La sua fede si alimentava con una costante preghiera: la Liturgia delle Ore, un suo libro di preghiere (che voleva sempre con sé anche all’Ospedale), il Rosario (sempre in mano, sino alla fine).

Ci sono, tra i suoi appunti, riflessioni bellissime su questo tema: “è più importante ciò che avviene nel cuore e nella mente che non quello che succede nella realtà. La preghiera del mattino accende il cero de illumina tutta la nostra giornata”. “Il Padre nostro è una preghiera corale che tutti gli uomini possono dire e che nella sua universalità non è legata a una corrente di pensiero: è la preghiera dell’uomo”.

La sua fede si esprimeva nella carità, che però (secondo il suo stile) era discreta, nascosta, nota solo al Padre Celeste “che vede nel segreto del cuore”. Quante volte gli mandavo dei poveracci per una visita medica, attenta, puntuale, e lui se li prendeva a cuore. Anzi, avrebbe voluto fare sempre il medico nella logica della gratuità…

Da ultimo la sua fede è stata purificata in questi ultimi mesi dalla lunga malattia, con continue sorprese. Avremmo desiderato che gli fosse risparmiato qualcosa…, ma ci inchiniamo davanti al mistero della volontà di Dio, ripetendo le parole di Giobbe (un libro a lui particolarmente caro): “Chi sono io per oscurare con la mia insipienza la sua imperscrutabile sapienza?” Non ci è dato di capire, ci è chiesto di accettare, fidandoci di Lui.

Ho trovato nei suoi appunti:

  • Come dice il Salmo: gli anni passano presto e noi ci deleguiamo…Ma questi ricordi anziché intristirmi mi hano dato conforto: solo così potrò vedere il Signore (come insegna Giobbe).

  • Ospedale: cattedra di vita”.

  • Passando per la valle del pianto la cambia in sorgente…Fa’ che io non consideri questa malattia come una specie di morte: separato dal mondo, spogliato di tutti gli oggetti dei miei attaccamenti, per implorare dalla tua misericordia la conversione del mio cuore”.

  • La malattia: momento favorevole per la nostra correzione, per la nostra conversione”.

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Conclusione

Caro Dottor Micheli, ora vedi esaudito il tuo più grande desiderio: “il tuo volto, Signore, io cerco: non nascondermi il tuo volto”.


Hai cercato il volto di Dio, navigando per il mare della vita con la zattera della sapienza antica e soprattutto con la nave più sicura della Divina Rivelazione.

E ora i tuoi occhi vedono il volto di Dio “faccia a faccia”, “non più da straniero ma da amico”.

E noi ci rivolgiamo a Dio pregando per te con le parole bellissime della Liturgia: “mite e festoso ti appaia oggi il volto di Cristo, per essere per sempre con Lui nella pace”.

Ma io oso rivolgere a te una preghiera, quella che nella Bibbia è più volte rivolta a Dio: “fa’ splendere su di noi il tuo volto…”

  • Fa’ splendere su di noi il tuo volto, luminoso, raggiante (come il volto di Mosè quando scendeva dal Monte Sinai); il tuo volto, pieno di stupore, sorpreso dal Mistero, sopraffatto dalla grandezza incommensurabile dei misteri celebrati…; il tuo volto, che irraggiava una pace soave, la pace profonda del cuore…

  • Fa splendere il tuo volto sulla consorte Augusta, amatissima da te e da tutti noi.

  • Fa splendere il tuo volto sui tuoi familiari, sui tuoi collaboratori, medici e infermieri (i tuoi “confratelli”).

  • Fa splendere il tuo volto su questa comunità parrocchiale, che ti ricorderà sempre come il migliore dei suoi figli, come il più saggio e il più santo fra i suoi fedeli.

  • Siamo certi: invisibili legami creano vincoli eterni fra noi e te, che non sei deceduto, ma ci hai preceduto, sull’altra sponda, la sponda dell’Eterno, la Città della gioia.

         Don Giovanni Marcandalli.

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I TESTI DELLA LITURGIA FUNEBRE

Bibbia EDU:

Siracide – Capitolo 39

1 Egli ricerca la sapienza di tutti gli antichi e si dedica allo studio delle profezie.
2Conserva i detti degli uomini famosi e penetra le sottigliezze delle parabole, 3ricerca il senso recondito dei proverbi e si occupa degli enigmi delle parabole.
4Svolge il suo compito fra i grandi, lo si vede tra i capi, viaggia in terre di popoli stranieri, sperimentando il bene e il male in mezzo agli uomini.

5Gli sta a cuore alzarsi di buon mattino per il Signore, che lo ha creato; davanti all’Altissimo fa la sua supplica, apre la sua bocca alla preghiera e implora per i suoi peccati.

6Se il Signore, che è grande, vorràegli sarà ricolmato di spirito d’intelligenza:
come pioggia effonderà le parole della sua sapienza e nella preghiera renderà lode al Signore.
7Saprà orientare il suo consiglio e la sua scienza 
e riflettere sui segreti di Dio.
8Manifesterà la dottrina del suo insegnamento, si vanterà della legge dell’alleanza del Signore.
9Molti loderanno la sua intelligenza, egli non sarà mai dimenticato; non scomparirà il suo ricordo, il suo nome vivrà di generazione in generazione.

10I popoli parleranno della sua sapienza, l’assemblea proclamerà la sua lode. 11Se vivrà a lungo, lascerà un nome più famoso di mille altri e quando morrà, avrà già fatto abbastanza per sé.

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Sapienza – Capitolo 9

Preghiera di Salomone

1″Dio dei nostri padri, Signore che ami e perdoni, tu con la tua parola hai fatto l’universo, 2con tutta la tua saggezza hai formato l’uomo perché sia signore di tutto quel che hai creato, 3perché governi il mondo con animo retto e giusto e pronunzi i suoi giudizi con imparzialità.

4Dammi la sapienza che ti consiglia quando governi, non escludermi dal numero dei tuoi figli. 5Io sono tuo servo, ti appartengo come figlio della tua schiava, sono un uomo debole e di vita breve, ho scarsa esperienza e conosco poco il diritto e le leggi.

6Ma anche l’uomo più bravo di tutti non conterebbe niente senza la sapienza che viene da te.

7Tu mi hai scelto come re del tuo popolo, come giudice dei tuoi figli e delle tue figlie 8Mi hai comandato di costruire un tempio sulla montagna santa e un altare nella città dove tu abiti: doveva essere come la tenda sacra che avevi preparato dall’inizio.

9La sapienza è con te e conosce quel che fai; era presente quando creavi il mondo. Sa quello che ti piace, quel che è giusto e conforme ai tuoi comandi.

10Dal cielo, che è la tua dimora, e dal trono ove siedi glorioso, mandami la sapienza, perché sia sempre al mio fianco e fatichi con me: allora io imparerò quel che ti piace.

11Lei sa e capisce ogni cosa, mi guiderà con intelligenza nel mio lavoro, e mi proteggerà con la sua presenza. 12Così tutto quel che faccio ti sarà gradito.

Governerò il tuo popolo con giustizia e sarò degno del trono di mio padre”.

13Chi tra gli uomini potrà mai conoscere la volontà di Dio? Chi potrà sapere quel che il Signore vuole?

14Noi siamo fragili, ragioniamo tra mille dubbi e incertezze. 15Il nostro corpo è mortale, è fatto di terra e grava sull’anima.È come una tenda che pesa e che opprime una mente già carica di pensieri.

16A stento possiamo immaginare le cose del mondo, anche quelle che sono a nostra portata, le scopriamo a fatica. Ma le cose del cielo, chi mai ha potuto esplorarle?

17Nessuno ha conosciuto la tua volontà se non eri tu a dargli la sapienza, se dal cielo non gli mandavi il tuo spirito santo.

18Solo così gli abitanti della terra han potuto correggere il loro modo di vivere, hanno imparato quel che ti piace e furono salvati per mezzo della sapienza

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1 Corinti 15, 51-58.

51Ecco, io vi dico un segreto. Non tutti moriremo, ma tutti saremo trasformati 52in un istante, in un batter d’occhio, quando si sentirà l’ultimo suono di tromba. Perché ci sarà come un suono di tromba, e i morti risusciteranno per non morire più e noi saremo trasformati. 53Quest’uomo che va in corruzione, deve infatti rivestirsi di una vita che non si corrompe, e quest’uomo che muore, deve rivestirsi di una vita che non muore. 54E quando quest’uomo che va in corruzione si sarà rivestito di una vita che non si corrompe, e quest’uomo che muore si sarà rivestito di una vita che non muore, allora si compirà quel che dice la Bibbia:

La morte è distrutta! la vittoria è completa!

55O morte, dov’è la tua vittoria?

O morte, dov’è la tua forza che uccide?

56La morte prende il suo potere dal peccato, e il peccato prende la sua forza dalla Legge. 57Rendiamo grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.

58Così, fratelli miei, siate saldi, incrollabili. Impegnatevi sempre più nell’opera del Signore, sapendo che, grazie al Signore, il vostro lavoro non va perduto.

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Vangelo secondo Luca 10, 25-37

La parabola del buon Samaritano

25Un maestro della Legge voleva tendere un tranello a Gesù. Si alzò e disse:

– Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna?

26Gesù gli disse:

– Che cosa c’è scritto nella legge di Mosè? Che cosa vi leggi?

27Quell’uomo rispose:

– C’è scritto: Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e ama il prossimo tuo come te stesso.

28Gesù gli disse:

– Hai risposto bene! Fa’ questo e vivrai!

29Ma quel maestro della Legge per giustificare la sua domanda chiese ancora a Gesù:

– Ma chi è il mio prossimo?

30Gesù rispose: “Un uomo scendeva da Gerusalemme verso Gèrico, quando incontrò i briganti. Gli portarono via tutto, lo presero a bastonate e poi se ne andarono lasciandolo mezzo morto. 31Per caso passò di là un sacerdote; vide l’uomo ferito, passò dall’altra parte della strada e proseguì. 32Anche un levita del Tempio passò per quella strada; lo vide, lo scansò e prosegui. 33Invece un uomo della Samaria, che era in viaggio, gli passò accanto, lo vide e ne ebbe compassione.

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PER SAPERNE DI PIU’:

http://https://pierluigimicheli.wordpress.com/

 

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