IO ZACCHEO QUEL GIORNO A GERICO…- Angelo Nocent

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Ricordo molto bene il giorno in cui Gesù venne a Gerico, dove abitavo. Non lo conoscevo ma di lui avevo sentito parlare ed ero proprio curioso di vedere chi fosse.

Mentre attraversava la città, c’era una calca enorme intorno a lui. Ed io, già piccolo di statura, in mezzo a quella folla che premeva da ogni lato, sentivo intorno solo un gran vociare, ricevevo spintoni e gomitate in faccia ma non vedevo nulla.

Quei pezzenti, non avevano nessun riguardo per la persona importante e PER BENE qual ero. La gente mi conosceva come il capo degli esattori delle tasse e, pur essendo molto ricco, non godevo di alcuna considerazione. Anzi, la massa provava disprezzo perché tutti noi PUBBLICANI, addetti alla “agenzia delle entrate” per la riscossione di dazi, gabelle e pedaggi, eravamo considerati la classe dei FURBETTI (eufemismo per non dire LADRI, disonesti, delinquenti, traditori), primo, perché esigevamo le imposte per i romani, una potenza straniera e poi…perché considerati quelli che facevano la cresta sui tributi, chiedendo più del dovuto.

Lo ammetto: anche la mia ricchezza l’avevo accumulata così. Ma, dato il ruolo che coprivo, mi sembrava del tutto normale. Anche perché un altro al mio posto avrebbe fatto la stessa cosa.

Epperò VOLEVO VEDERLO. Mi bastava vederlo. Solo vederlo. Perché… cosa avrei mai potuto dirgli?


IL DESIDERIO!

Non so bene perché lo desiderassi così tanto. Pensandoci bene, allora c’era in me un qualcosa che superava la curiosità… Così m’è venuta un’ idea geniale: saltare su un ALBERO. Tra me e me pensavo: “Se corro avanti e salgo su una pianta, è fatta; lui sicuramente passerà di qui”. Detto e fatto. Salgo su un sicomòro alto ma di facile scalata, mi apposto e attendo indisturbato.

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Quando arrivò in quel punto, Gesù guardò in alto…

Mi prese un colpo. Sapevo delle sue terribili requisitorie contro i disonesti, gli ipocriti, gli avari, i ricchi sfruttatori dei poveri…Insomma, contro la classe cui io appartenevo.

Pensai: “Ci siamo!”

Ma ebbi subito la sensazione che quello sguardo fisso su di me non esprimeva né ira né sdegno.

  • Però, lo sentii immergersi nel profondo del mio essere, sconvolgendo come un bulldozer un terreno duro e sassoso che si frantumava e scioglieva come neve al sole.
  • Quegli occhi avevano annullato la distanza: colui che cercavo di vedere, si rivelò come colui che mi andava cercando.
  • Da cercatore mi accorsi di essere cercato.
  • Desideravo e scoprii di essere oggetto di desiderio: un amante che si sente amato.
  • Ero come come un uccello nascosto tra i rami e lui mi ha stanato.

A sorpresa, mi rivolse la parola, mi chiamò per nome, come se a Gerico cercasse solo me. E per giunta, si autoinvitò a casa mia. Mi disse parole che mi risuonarono dentro per tutta la vita: “Zaccheo, scendi in fretta, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. (Lc 19, 5)


DEVO FERMARMI”. Saltai giù dall’albero come uno scoiattolo, c’incamminammo e con grande gioia lo accolsi in casa mia.

Non ci crederete: non una parola, un rimprovero, una predica, un giudizio…E’ bastato l’incontro perché io diventassi un altro, un uomo, un uomo libero…

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Mi ha rovesciato come un calzino e ho preso coscienza della mia nudità. Proprio perché non mi ha posto condizioni, stando davanti a lui ho sentito il bisogno di dirgli: “Signore, la metà dei miei beni la do ai poveri e se ho rubato a qualcuno gli rendo quello che gli ho preso quattro volte tanto”.

E Gesù mi disse ad alta voce, perché sentissero anche quelli che mormoravano contro di lui, parole che li lasciò indifferenti:

  • Oggi la salvezza è entrata in questa casa.
  • Anche TU sei un discendente di Abramo.
  • Ora il Figlio dell’uomo è venuto proprio A CERCARE e A SALVARE quelli che erano PERDUTI”. (Lc 19, 9-10).

Io pubblicano e peccatore ho gustato il KAIROS del passaggio di Gesù e mi sono riscoperto figlio di Abramo. Si adempiva la profezia di Ezechia 34:

  • Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo.
  • Io le farò riposare.
  • Oracolo del Signore.
  • Andrò in cerca della pecora sperduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita”.

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4 risposte a IO ZACCHEO QUEL GIORNO A GERICO…- Angelo Nocent

  1. lucetta ha detto:

    Post che mi è piaciuto moltissimo. Il 30 ti ho scritto una mail per farti gli auguri di buon compleanno. L’hai ricevuta?

  2. angelonocent ha detto:

    Cara Lucetta,
    non me ne sono accorto. Potrebbe essere finita tra gli spam.
    Verifico,
    Comunque, grazie. Tanto so che hai pregato per me, per noi…

    Un abbraccio

  3. msilvia2 ha detto:

    Per Angelo.Il 30 Ottobre, ti ho inviato il Buon compleanno, su questo sito e su skype…
    Ciao.

  4. angelonocent ha detto:

    Grazie, Silvia.
    Non ho guardato skype. Adesso vado.
    Comunque, sempre in comunione nel deserto…

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