C’ERA UNA VOLTA UMBERTO (VERONESI)- Angelo Nocent

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8167 CONTATTI in un paio di giorni

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Per avere pubblicato su facebook questa cartolina, indirizzata particolarmente agli operatori sanitari, 8167 contatti in un paio di giorni. Segno evidente dell’influenza del Prof. Veronesi nel settore e della sua capacità comunicativa. Da qui l’idea di saperne di più e di parlarne senza imbarazzo e pregiudizi anche quando le idee non collimano.

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VERONESI

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“Don Giovanni non farà mai carriera perché è troppo intelligente”…
Infatti, fu “promosso” da parroco del Redentore a pievano di campagna…

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VERONESI – MANCUSO A CONFRONTO

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f489e158-dcbd-45a8-9f84-4370ea1b0fe1.html

Martini

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3 risposte a C’ERA UNA VOLTA UMBERTO (VERONESI)- Angelo Nocent

  1. msilvia2 ha detto:

    Non posso sottoscrivere il “mi piace”. Umberto Veronesi, ha certamente speso la sua vita per la medicina. Peraltro, non posso dimenticare che era a favore dell’eutanasia, almeno in determinati casi. Ha fatto molto, ma credo che devo pregare per lui. Che Dio capisca ciò che io non posso accettare. Proprio come medico.
    Ha fatto e detto molte cose buone e giuste: ma pensare a lui, mi provoca una fitta dolorosa!

  2. angelonocent ha detto:

    Cara Silvia,
    avrai notato che ho aperto la pagina con un interrogativo: DOVE VA LA MEDICINA?
    Domanda retorica? Non credo.
    Il mondo della sanità, ieri come oggi, è popolato più che di ATEI da professionisti AGNOSTICI. E’ l’atteggiamento di coloro i quali ritengono irrisolvibili i problemi metafisici e religiosi, dal momento che questi oltrepassano il mondo dei fenomeni e pertanto non possono essere oggetto di una conoscenza valida (cioè raggiunta tramite il metodo delle scienze positive).
    Questo è il dato di fatto che interpella il cristiano.

    A provare “la fitta dolorosa”, prima di noi è stato il DON GIOVANNI, suo parroco, che ha amato fino all’ultimo giorno come l’amico più caro, al quale, fino a 15 anni aveva “servito Messa” e aperto il cuore, ricevendo suggerimenti e conforto.

    Nella vita – e a maggior ragione nella corsia d’ospedale – quando il credente non può PARLARE DI DIO, ha un’uscita di sicurezza: può PARLARE A DIO.
    Non è poco. Né ininfluente.

    Ma deve anche farsi PENSANTE, per via del “non credente” che ci portiamo dentro anche noi, specie in certi momenti del dolore assurdo, straziante.
    L’arcivescovo Martini ci ha insegnato a INQUIETARCI. Ed è una grazia se ciò avviene.

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