GIOVANNI DI DIO IL SANTO DELLA COMPASSIONE AUDACE- Angelo Nocent

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FATEBENEFRATELLI

Chi fa bene per se stesso, fratelli?” 

Haced bien, hermanos, para vosotros mismos.

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Michelini-San-Giovanni-di-Dio-trasporta-sulle-spalle-un-malaParlare di lui, Giovanni di Dio, è parlare di loro, i Fatebenefratelli.  

Il termine “Fatebenefratelli” in Italia sta a indicare i religiosi ospedalieri che nel mondo hanno denominazioni diverse: Fratelli Ospedalieri di San Giovanni di Dio, Frati della Carità, frati della Miseriordia…e in Italia. appunto, Fatebenefratelli.

Esso ha un origine che va subito spiegata. 

Non so quanti hanno fatto caso che il richiamo è biblico:  il “Fate del bene a voi stessi, fratelli, per amore di Dio”, gridato dal Santo  per le vie di Granada, ha un riscontro proprio nella lettera dell’ Apostolo Paolo ai Filippesi. Egli infatti, a proposito della carità ricevuta, scriveva: “16 Anche a Tessalonica mi mandaste, più di una volta, il necessario di cui avevo bisogno. È chiaro però che non cerco regali: cerco piuttosto frutti che tornino a vostro vantaggio” (Fil 4, 16).

La carità al prossimo è un farsi del bene per il cielo ma che ha una ricaduta anche sul benessere psicofisico. Il dare ci alleggerisce e ci fa sentir meglio, perfino gioire . E’ il richiamo dell’Apostolo che si legge anche in Atti:

Io non ho desiderato né argento né oro, né i vestiti di nessuno. Voi sapete bene che alle necessità mie e di quelli che erano con me ho provveduto con il lavoro di queste mie mani.

35Vi ho sempre mostrato che è necessario lavorare per soccorrere i deboli, ricordandoci di quello che disse il Signore Gesù: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere” .(Act. 20, 33-35).  

Ma in quel grido di derivazione biblica, espresso molto chiaramente in Siracide, 14, come si può vedere più avanti (“Prima di morire, fa’ del bene al tuo amico, sii generoso e dagli tutto quello che puoi…“), si cela anche una furba sottigliezza dello scaltro Portoghese, acquisita con l’esperienza di venditore ambulante di libri e immagini sacre.

IL BANDO D’INVESTIMENTO E L’AFFARE A PORTATA DI MANO

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Giovanni Cidade è uomo che ha bisogno di freno ai suoi impulsi, ha bisogno di orientamento, data la sua scarsa formazione e data la sua bontà senza liniti verso il prossimo. A questo ci pensa San Giovanni d’Avila. Ma il Portoghese è intelligente ed intraprendente. Egli escogita il modo per superare le resistenze di chi, intorno a lui, non vuole vedere né sentire. 

Come sfamare tante bocche senza risorse? Semplice: la gente è sensibile quando fiuta l’affare. E lui propone affari, occasioni da prendere al volo, da non lasciarsi scappare. Ogni sera ci prova: quando chiede denaro, aiuti per i suoi poveri, sempre ricorda che l’elemosina darà frutto, porterà interessi: “L’elemosina che mi avete fatto gli angeli la tengono già registrata nel libro della vita”, cioè nel libro di Dio. E la gente ci crede. Ma non è un ciarlatano. A poco a poco s’accorgono tutti del bene che va facendo ed è sempre più difficile resistere all’amorevole violenza verbale del disturbatore della quiete.

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Il bando ha una precisa intenzione perché chiede di fare il bene per gli altri, ma con la persuasiva idea che farlo per il prossimo è, in fin dei conti, farlo a se stesso. Questa sottigliezza per l’esortazione alla carità la userà poi questo intelligente pastore di Oropesa, senza alcuna cultura, nelle lettere ai suoi nobili protettori, ai quali sempre presenterà la carità come una “occasione favorevole“. Una sorta di buon investimento del denaro.

Il bando è una novità per chiedere l’elemosina. E la gente, di notte, talvolta sotto la pioggia, raccolta nelle case, si affaccia alla finestra, alle porte. E vedono Giovanni Cidade, poveramente vestito “magro e maltrattato” come dice Castro, [n.d.r. primo biografo] “con una grande sporta appesa alle spalle e fra le mani due grosse pentole legate con spaghi”. E gli danno pane o avanzi di cibo o denaro” (José Cruset in “Un avventuriero illuminato”).

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L’elemosina, per Giovanni di Dio, è sempre un buon investimento di denaro: “Voglio che vi guadagnate questa elemosina”. Ai benefattori bisogna parlare delle conseguenze, dei vantaggi dell’investimento del denaro: “…oh felice guadagno e usura!”. La parola usura, qui, acquista lo straordinario valore della sproporzione. Il Signore è un mercante e garantisce interessi fuori del comune. “Chi non darà quel che possiede a questo benedetto mercante, che stipula con noi un un così buon affare…?”.

E ancora: “Questa elemosina sta dinnanzia Gesù Cristo a pregare per voi” Lo afferma con la sicurezza che gli conferisce la fede nella realtà del premio. Tutto il resto, i guadagni apparenti della terra, conclude è caduco e trascurabile. Quel che è definitivo è l’affare della carità: “…tutto perisce eccetto le buone opere”.

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L’attualità di San Giovanni di Dio sta nella perenne giovinezza del Vangelo. 

E’ la lezione di Matteo, cap. 6: 

  • 19 Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; 
  • 20 accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano.
  • 21 Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.
  • 25 Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?
  • 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?
  • 27 E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?
  • 28 E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano.
  • 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.
  • 30 Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?
  • 31 Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? 
  • 32 Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. 
  • 33 Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 
  • 34 Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.”  

Proprio il  Capitolo 14 del Siracide che nel suo contesto è un appello all’elemosina, si potrebbe titolare: IMPIEGA BENE I TUOI SOLDI  

SIRACIDE, 14 :

  • Fili, si habes, bene fac tecum“ 
  • Figlio mio, se puoi trattati bene  e presenta al Signore i doni che gli devi.
  • Ricorda che la morte non si può rimandare, e la data fissata ti è sconosciuta.
  • Prima di morire, fa’ del bene al tuo amico, sii generoso e dagli tutto quello che puoi.  
  • Non perdere un’occasione propizia, e non rinunziare a un desiderio legittimo. Perché lasci a un altro i frutti del tuo lavoro? Perché gli eredi dovrebbero spartirsi il frutto delle tue fatiche? 
  • Regala e accetta regali, goditi la vita, perché, una volta morto, non avrai altre soddisfazioni. L’uomo è fragile e invecchia come un vestito; questo è il destino di ognuno: “Tu morirai”.  
  • Guarda le foglie su un albero frondoso: cadono e ne spuntano altre. Lo stesso succede alle generazioni umane: una muore e l’altra nasce; ogni opera umana si logora e perisce,  e chi l’ha fatta avrà lo stesso destino.

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LA “PERPETUA ANDADURA” (il moto perpetuo)

La definizione è di un  biografo del nostro tempo, Enriquez de Cabo. Mi preme evidenziare che quest’ uomo, sempre in movimento che non può “avere respiro per lo spazio di un credo“, che, camminatore instancabile, sempre tutto preso dall’azione, ciò che chiedeva agl’ altri lo faceva per primo perché aveva l’attitudine innata del dare. Due esempi:

  • Quando faceva il venditore di libri metteva in atto un’ astuzia particolare. Accortosi che il costo elevato di un buon libro frenava il desiderio dell’acquirente, si affrettava a cederlo sotto costo, non esitando, osserva il Castro, a collocare il guadagno spirituale dell’altro al di sopra del proprio  tornaconto economico. Ma con questo sistema, stranamente non finiva in perdita bensì accresceva il suo stock di volumi, al punto di possederne molti e di pregio. Di qui la decisione di mettr su bottega alla porta Elvira, per non girovagare con quel peso enorme che gli procurava una dispendiosa fatica.
  • Per non restare inoperoso, rimase sempre fedele alla seguente abitudine: quando giungeva in una località per prendere cibo o fermarvisi, portava sulle spalle un fascio di legna ed andava all’ospedale, se ce n’era uno, a lasciarvelo per i poveri; dopo chiedeva quanto gli bastava per nutrirsi in modo austero.

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Loco! Loco!” – (Al pazzo! Al pazzo!)

  • Lanciarsi e senza mezzi: è ancora possibile?
  • Quale sarà il segreto?

LUI ERA UN GRAN SIGNORE

San Giovanni di Dio a2-001Questa del primo biografo è bella: Camminava sempre a piedi, senza mai servirsi di alcuna cavalcatura, anche nei viaggi, per quanto stanco fosse e malconci avesse i piedi.

Né, per quanto imperversassero intemperie di pioggia o neve, si coprì la testa dal giorno in cui cominciò a servire nostro Signore fino a quando lo chiamò a sé.

Eppure, sentiva compassio-ne delle più lievi sofferenze dei suoi simili e procurava di aiutarli, come se egli vivesse in molta agiatezza.” (Francisco de Castro)

Il giorno del giudizio

Quando il Figlio dell’uomo verrà nel suo splendore, insieme con gli angeli, si siederà sul suo trono glorioso. Tutti i popoli della terra saranno riuniti di fronte a lui ed egli li separerà in due gruppi, come fa il pastore quando separa le pecore dalle capre: metterà i giusti da una parte e i malvagi dall’altra.


“Allora il re dirà ai giusti:
– Venite, voi che siete i benedetti dal Padre mio; entrate nel regno che è stato preparato per voi fin dalla creazione del mondo. Perché, io ho avuto fame e voi mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato nella vostra casa; ero nudo e mi avete dato i vestiti; ero malato e siete venuti a curarmi; ero in prigione e siete venuti a trovarmi.
“E i giusti diranno:
– Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo incontrato forestiero e ti abbiamo ospitato nella nostra casa, o nudo e ti abbiamo dato i vestiti? Quando ti abbiamo visto malato o in prigione e siamo venuti a trovarti?
“Il re risponderà:
– In verità, vi dico: tutte le volte che avete fatto ciò a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo avete fatto a me! (Mt 25, 31-41)

Giudizio Universale


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