CONFESSO A DIO E A VOI…Angelo Nocent

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Gesù, Tu non ha detto che il Padre dà lo Spirito a chi lo merita; hai detto che dà lo pirito a chi lo chiede. Allora io nuovamente sono qui a chiederlo: Vieni Santo Spirito e la mia mente illumina perché sia Tu a parlare e io la penna che scrive sotto dettatura. Amen !

1-1-Ecco l'agnello di DioSignore, Giovanni nel suo Vangelo Ti descrive come un “passante”. Il Battista, la prima volta ti indica così:In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete (Gv 1,26) Chi sarà? Era come se volesse far morire la gente di curiosità. Un altro giorno, mentre ti vede venire a sé, Ti indica ai discepoli:Ecco è Lui. E’ su di Lui che ho visto scendere lo Spirito Santo”. Ma i discepoli neanche una piega. E c’è un terzo giorno. Mentre stai camminando, lui Ti fissa nella speranza di dirottare lo lo sguardo dei tuoi discepoli: “ Il giorno dopo, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”.

Gesù, Tu sei uno che passa sulle strade di tutti. La strada, la casa, i luoghi comuni, luoghi del passaggio. Un giorno d’inverno, sei passato anche da casa mia, una casa fredda, un focolare ma poca legna da ardere e meno ancora da mettere in pentola, anche per via della guerra, ma non solo. Sei passato e hai lasciato detto:il bambino cresce, portatelo alla Chiesa. E dopo settantacinque anni Sono qui, nudo davanti a te e solo con me stesso, a celebrare il genetliaco di quel giorno benedetto che ha cambiato per sempre la mia esistenza. E sento il bisogno di confessarti tutta la riconoscenza filiale. Per il pane, che tanto o poco, non è mai mancato. Ma proprio perché sei passato, mi hai guardato, mi hai sussurrato qualcosa che non ricordo e mi ai voluto bene. Questo non l’ho mai dimenticato.

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Oggi sono qui, nudo davanti a Te e solo con me stesso, a  celebrare il settantacinquesimo del mio Santo Battesimo.  Sento il bisogno di confessarti, mio Dio, tutta la riconoscenza filiale. Ma che posso dire di Te, se non che sei il mio Dio, Dio della mia origine e del mio tramonto, Dio della mia gioia e della mia afflizione, Dio della mia vita?

Sì, anche nell’adorare in Te l’Altissimo che non ha bisogno di me, che sta lontano sopra questa valle dove si snoda il mio cammino, ti chiamo pur sempre Dio della mia vita.
In questo “a tu per tu” che mi permetti, non ho bisogno di dire di me a Te che vedi nel segreto  (Mt 6,6). So che il Regno di Dio è dentro di me e che Tu mi ami come sono, perciò non ho motivo di farmi prendere dalla paura, dal momento che sei proprio Tu a dare forza e incoraggiamento. (Rom 15,8).

Invece, nel deserto che sto attraversando, provo lo stupore di un canto,  una giovinezza, un amore ritrovati, proprio come ha descritto il profeta Osea: “(…) la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore…là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza” (Os 2, 16-17). E’ vero: Tu sei fatto proprio così. A dire il vero, non riesco proprio ad immaginare cosa tu possa trovare in me di così interessante!

Ricordo che un giorno ci hai insegnato a lavarci il capo e a profumarci quando si digiuna. Quale imbarazzo! Perché io non sto digiunando. Ma nel faccia a faccia con Te, ho bisogno di chiederTi il profumo dell’autenticità affinché io rirovi me stesso per cantarti e lodarti con il volto lavato e il capo profumato.

Matrimonio - Michie AkisadaAngelo Nocent3Di quell’età conservo solo un paio di fotografie sfuocate che mi ritraggono nudo e spensierato, con una scatoletta-giocattolo in mano (che ricordo ancora) e un orsacchiotto che mi tiene a bada, seduto su una coperta, nell’orto. Ho presente quel luogo: era accanto alla fontana che gettava acqua in continuazione. Non poteva che essere nel pieno dell’estate successiva all’evento che sto celebrando, avvenuto il 24 di novembre 1942, in pronunciato clima invernale.

A distanza di tanti anni, prendo sempre maggior coscienza di cosa ha fatto di me e fa di noi il Battesimo:

  • l’affidamento al disegno d’amore del Padre,

  • l’appartenenza alla Chiesa,

  • la speranza per il mondo

A segnato l’abbraccio del Padre, il sacramento-segno, un evento: Padre, Figlio e Spirito, – ossia la Trinità stabilisce con me una relazione. Mi dona un cuore nuovo, mi fa capace di obbedienza filiale – come Gesù – al disegno d’amore di Dio.

Fonte battesimale - Chiesa madre di Cervignano

Fonte battesimale – Chiesa madre di Cervignano

Il Battesimo ha segnato anche per me l’ingresso nella grande famiglia della Chiesa, mi ha abilitato a celebrare l’Eucaristia, ad ascoltare e testimoniare la Parola di Gesù, a vivere la carità fraterna, a mettere i doni ricevuti a servizio di tutti. E mi ha dato la possibilità di diventare segno di speranza per tutta l’umanità, Infatti, lasciandomi attrarre da Cristo, donandogli la mia disponibilità, l’ aiutare, collaborare, servire, amare, è contribuire alla realizzazione del Regno di Dio, che sarà di pace e d’amore. Il piano è grandioso ma non mi è stato chiesto eroismo ma semplicemente di vivere la fiduciosa gratitudine di colui che ha trovato il tesoro nel campo, che ha comprato la perla preziosa.

(Gv

Ritornando sui miei passi, ora scopro che quella giornata per quanto fredda non poteva che essere piena di sole, di quel Sole che sei Tu, mio Signore e mio Dio.

Ma torniamo a quel giorno benedetto. Accadeva un fatto. Un fatto che non nasce dall’uomo ma che rende umana la vita dell’uomo. Lo chiamiamo Battesimo, immersione. E’ lo è. Non solo e non tanto fisicamente, ma come bagno in un avvenimento di grazia, gratuito, gratuitamente dato, indebito, non dovuto. “Indebita Dei gratia / una grazia indebita”, non dovuta, non esigita. Cosicché, un fatto indebito, non dovuto, gratuito, – strabiliante a dirsi – rende umana la vita degli uomini: più umana. “Chi mi segue ha il centuplo quaggiù e la vita eterna” (cf. Mt 19,29).

Tutto ciò l’ho scoperto pian piano, strada facendo. E si fa più luminoso ora, al tramonto della vita, ciò che mi è accaduto e riaccaduto all’interno del cristianesimo (tra i discepoli di Cristo) in cui mi sono trovato a esistere. Mi sono reso conto della scoperta gratuita di quale ricchezza, di quale bellezza, di quale salvezza fosse ciò in cui credeva la Chiesa che mi circondava e nella quale c’era un posticino anche per me. E ciò mi fa ricordare quanto Sant’Agostino scrive nel primo libro delle Confessioni:Avevo infatti sentito parlare quando ero ancora bambino della vita eterna promessa a noi attraverso l’umiltà del Signore nostro Dio che dal cielo è disceso a noi che eravamo superbi e già (da bambino) ero segnato con il segno della croce”. Qui, per i santi segni, un grazie doveroso vanno a mia mamma e a mia nonna. Solo ora mi rendo conto che già da bambino avevo scelto il nome di Gesù, senza sapere chi fosse. Quel Gesù da cui ero stato chiamato per nome alla vita. E mi sorprendo ora che anche i piccoli, i poveretti possono sorprendersi di vivere per grazia la stessa esperienza dei grandi. E non c’è nessun orgoglio nell’accorgermi di questo ma soltanto stupore. Perché è un avvenimento di grazia, accaduto e che accade. E’ la cosa più semplice della vita.

Sin da piccolo mi è stato insegnato a voler bene a Gesù. Ma lo stupore della divina Bellezza che oggi mi mette contemplativo in ginocchio, non nasce da me ma da una presenza, la sua divina Presenza che ha il fascino del primo e più grande amore. Gesù, il Cristo, il Sincero, l’Amico. Per anni l’ho considerato un maestro di sapienza altissima. E quando mi parlavano di Socrate, avvertivo che non c’era paragone. Ma allora non potevo sospettare ciò che ora mi appare di una luce non accecante ma beatificante, quale ricchezza di grazia contenesse il Logos, il Verbo fatto carne. Negli anni della giovinezza mi sembrava l’uomo completo. Oggi mi prostro adorante e confessante davanti alla Verità fatta Persona.

Adesso mi rendo conto che si può essere esperti di tutta la teologia cattolica, ma se non si abbraccia la Via, che è Cristo salvatore, la Via per godere e gioire del Mistero, non si è esperti, si perisce, si va in rovina. Perché si può essere esperti e capaci di fare discorsi cristiani e persino insuperbirsi del proprio sapere. Eppure questi discorsi non tolgono l’ultimo dolore del cuore, la capacità di curarne le ferite, di guarire la tristezza. Ma nemmeno sono capaci di far versare lacrime di gioia e far dire, come bambini, che bello!

Ma se qualcosa ora mi è dato di vedere, non mi dà motivo di gloriami. Al contrario: non solo ho ricevuto ciò che riesco a vedere ma anche lo stesso fatto di vedere. Perché non solo si ricevono in dono i contenuti della verità cristiana, ma si riceva in dono che la realtà indicata stupisca e commuova il cuore. Gesù. La Verità, commuove il cuore. E’ la constatazione che prendo da Agostino: “Non solo istruito perché veda, ma anche sanato nel cuore cosi che abbracci quella bellezza da lontano intravista”.

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Cristo vive in me

O Bellezza che gratuitamente Ti riveli, Bellezza che uno non può possedere né utilizzare, mio Dio, Te posso per grazia semplicemente desiderare. Domandare. Ed essere abbracciato.

O Bellezza infinita, per quel poco che ancora mi resta, insegnami la scienza dello stupore (Mirificata scientia). E nella semplicità della fede della tua Chiesa, fatti riconoscere e amare.

Tu al quale ogni cosa appartiene e che da te è stata creata, perché nessuno di coloro che credono in Te osasse farsi forte delle ricchezze che possiede, non hai voluto essere fatto re dagli uomini perché facevi vedere la strada dell’umiltà ai miseri che l’interiorità dei superbi aveva allontanato da Te.

Sei stato flagellato Tu che hai fatto tanti miracoli per dare la guarigione corporale. Sei stato crocifisso Tu che hai posto fine ai nostri tormenti. Sei morto Tu che hai risuscitato i morti. Ma sei anche risorto per non morire mai più perché da Te nessuno imparasse a disprezzare la morte come se non si dovesse più esistere.

Nonostante tutto, la morte fa paura. E Tu lo sai. Anche Tu davanti a lei hai vacillato. Ma perché chi ha paura della morte guardasse a Te. Per grazia della fede, di fronte alla morte, è possibile domandare aiuto. Lo hai fatto anche Tu: “Padre, se è possibile…”. Accetto che avvenga come Tu vorrai. Io davanti a lei non cercherò di fare l’eroe né lo stoico. E se avrò paura, dirò: ho paura. Ma a Te, Cristo Gesù, mia Presenza, come un bambino con la mamma quando ha paura, certo che mi abbraccerai e mi sarai di conforto.

Tu sei colui che ci ha promesso e poi inviato lo Spirito Santo il quale ha diffuso la carità nei nostri cuori. Fa che questo Fuoco bruci le scorie dei miei peccati e delle mie fragilità, per fare del mio cuore una fornace ardente come il tuo.

Con lo Spirito Santo, nel mio cuori è scesa anche la fede che non nasce da noi, non sorge come un pensiero che proviene da me. La fede discende nel cuore perché viene dall’alto. Se guardo le tue mani e i tuoi piedi il mio cuore Ti riconosce e mi basta per credere. Ma se mi sembra poco il vedere, mi permetti di toccare: “Non credete agli occhi? Credete alle mani”. Non solo Ti sei fatto vedere, non solo ti sei fatto toccare, ma hai mangiato con loro: “Manducavit et ipse erat Mangiò ed era proprio lui”, lo stesso che fu visto sospeso alla croce.

Tu lo sai che a noi tutto questo non è dato. Ma hai provveduto diversamente: “Fides ex auditula fede per noi nasce dall’ascolto”. Ma l’ascoltare non è disgiunto dal guardare. Quell’ascolto non è solo della tua Parola ma anche della testimonianza dell’annunciatore e dietro di lui della comunità e può avere perfino il volto di un incontro.

DE PROFUNDIS – DAGLI ABISSI

Al risveglio, dopo il segno della Croce sulla mia persona, la famiglia, il mondo ed il buon giorno allo Spirito Santo, il Maestro Interiore mi suggerisce oggi di soffermarmi sul salmo 130, canto dei pellegrini:

  1. Dal profondo a te grido, o Signore;

2 Signore, ascolta la mia voce.

Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.

3 Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
4 Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.
5 Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
6 L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora.
Più che le sentinelle l’aurora,
7 Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
8 Egli redimerà Israele

da tutte le sue colpe.
Signore, questo pellegrino che sono , mentre attende la tua chiamata, altro non ha che la voce che si fa un tutt’uno con me. Se mi guardo intorno, percepisco l’abisso, il profondo che mi circonda e che significa tante cose:

  • un baratro,

  • una trappola mortale,

  • un rischio d’inciampare,

  • un pozzo in cui posso cadere;

e vedo inoltre

  • la profondità della mia psiche,

  • i lati oscuri della coscienza,

  • il buio,

  • l’angoscia,

  • il rischio di disperazione,

solo che mi ponga alcune domande esistenziali: Chi sono? So amare davvero? So farmi amare? So credere? Sono coerente, vero nella mia vita?

Davanti a questa situazione, non una semplice invocazione, ma un grido, un urlo, una irrefrenabile richiesta d’aiuto esce dalle corde vocali della mia anima: non lasciarmi affogare, Signore, non abbandonarmi. Sono al tuo servizio, ma con timore, perché agli occhi tuoi questo non basta. Sono consapevole della mia fragilità ed inadeguatezza. E sono un uomo peccatore.

La mia sola speranza è nel tuo orecchio che ascolta, nei tuoi occhi attenti. E so anche che “presso di te è il perdono”. E che vuoi il mio bene, la mia pace.

Sono svanite tante mie illusioni. Tane volte sono stato stupido, imprudente,

precipitoso, insensato e “se tu guardi le colpe chi potrà sussistere!”, chi può vivere ancora?

Mi rinfrancano le parole del salmista: “Presso di te è il riscatto e grande la redenzione”. Perché Tu sei colui che perdona e noi potremo continuare a servirti. E’ proprio di questo che ho bisogno, nell’attesa che Tu venga a prendermi.

Se il mio gridare rischia di soffocarmi e naufragare, la mia speranza mi fa galleggiare: “Spero in te, Signore, l’anima mia spera nella tua Parola”. Così posso attenderti “più che le sentinelle l’aurora”. E questo mi basta. Aspetto con desiderio e fiducia perché so che verrai in mio aiuto e mi darai la mano.

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Chiedo a prestito la voce che non ho per cantare il mio TE DEUM di ringraziamento al quale chiedo si uniscano anche le voci di chi passerà di qui.

 

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2 risposte a CONFESSO A DIO E A VOI…Angelo Nocent

  1. lucetta ha detto:

    La tua è una lettera d’amore a Dio (Padre, Figlio, Spirito Santo)che commuove. Percepisco fede, gioia, riconoscenza, perseveranza, paura, fiducia. Un saluto ed un abbraccio che vuole comunicarti coraggio nell’affrontare la vita.

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