IL CRISTIANO E’ COME UN PELLICANO – Angelo Nocent

Ezio Aceti

Ezio Aceti nel suo studio

Profilo

Ezio Aceti è esperto di psicologia della disabilità, psicologia scolastica, e mediazione in ambito familiare, oltre che autore di molti volumi per le editrici Città Nuova, Ancora e Monti. Libri dai titoli frizzanti e per nulla scontati, quanto la sua persona. Cura una rubrica di risposte alle domande sul periodico Città Nuova e sul sito www.cittanuova.it. Attualmente è consulente psicopedagogico del comune di Milano e di altri comuni lombardi, direttore scientifico di consultori e centri socio-educativi, consulente dell’Unione industriali di Lecco e responsabile scientifico dell’associazione internazionale “Famiglia per un mondo unito”.

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Conferenziere in tutta Italia e autore di numerosi libri, Aceti è sposato, padre e nonno, ma anche consacrato focolarino. «Gesù incarnato mi ha insegnato ad amare le fragilità dell’essere umano»

«Il cristiano è come un pellicano. Questo uccello vede i pesci nel mare, li prende, li mastica e li dà ai propri figli. Non li dà loro interi, perché morirebbero. Questa è la via della Chiesa: prendere il Vangelo, viverlo, sminuzzarlo nei gesti e nelle parole e trasmetterlo. In questo papa Francesco è un maestro. Ma non bisogna dimenticare nemmeno quello che ci ha insegnato Giovanni Paolo II: la via della Chiesa è conoscere l’essere umano».

Ezio Aceti, 61 anni, è psicologo dell’età evolutiva, autore prolifico di numerosi libri (quasi una trentina), conferenziere appassionato che gira tutta Italia su invito di parrocchie, scuole, associazioni e gruppi di genitori. Sposato con due figli e due nipoti, non fa mistero del fatto che la fede illumina il suo lavoro come psicologo.

«C’è stato un momento della mia vita in cui ho incontrato Gesù. Avevo 17 anni e non andavo molto in chiesa», racconta nel suo studio a Erba, in provincia di Como. «Ho partecipato casualmente a un incontro in parrocchia e lì mi è stato presentato Dio come Amore. In quel preciso momento ho sentito dentro di me un rapporto completamente diverso con Dio. Non sono caduto da cavallo come accaduto a san Paolo, però è stata una specie di folgorazione. Chi mi aveva parlato in quel modo era un sacerdote dei Focolari». Aceti fa parte da allora del movimento fondato da Chiara Lubich, la cui cittadella internazionale sulle colline toscane, Loppiano, in provincia di Firenze, si prepara ad accogliere papa Francesco il 10 maggio.

Laico, sposato, padre e nonno, Aceti ha fatto un passo in più, una speciale consacrazione: «Ho sentito una chiamata a vivere fino in fondo questa esperienza pur nella quotidianità», racconta. «Mi sono sposato ma ho fatto una promessa, un atto di fedeltà particolare, scegliendo una vita spesa per Dio all’interno del Movimento dei Focolari».

Cos’è Loppiano?

«È una città sul monte, un segno. Gli abitanti, quasi tutti giovani, vivono semplicemente la legge del Vangelo, mostrando che è possibile un mondo nuovo. Un grande teologo, Hans Urs von Baltasar, diceva che la Chiesa ha un capo ma ha anche un cuore. Ecco, lo spirito del Movimento dei Focolari, che si chiama anche Opera di Maria, si situa in questo cuore».

Perché la visita del Papa?

«Il fatto che il Papa vada a Loppiano ha proprio questo significato: riconoscere che c’è un cuore che guarda al futuro. Esultiamo perché il Papa è la Chiesa. Noi non facciamo nulla se non in unità con la Chiesa: ce lo ha insegnato Chiara Lubich, che consideriamo nostra madre nella fede. E se la Chiesa viene da noi, è perché davvero c’è un riconoscimento reciproco. Vogliamo essere per il Papa una consolazione, ma anche la forza che lui ha per andare verso l’esterno, verso le periferie».

Cos’è per lei la fede?

«La fede non ti dà qualcosa in più degli altri, ma ti fa vedere le cose e gli altri in modo diverso. Credo che l’errore, oggi, sia pensare che la fede sia qualcosa di “appiccicato” alla nostra esistenza. Noi, in realtà, come esseri umani, siamo caratterizzati dalla fede fin dall’inizio. Un bambino appena nato è completamente dipendente della mamma e dal papà, non potrebbe vivere senza, ha una fiducia completa, totale, in loro. Noi nasciamo già come persone fiduciose, il Battesimo incanala questa fiducia in Dio, in Cristo. Ma anche un non credente deve fidarsi, tutta la nostra vita si basa sulla fiducia».

Ha mai sentito la fede come un condizionamento nel suo lavoro di psicologo?

«No, non l’ho mai avvertita come un limite. Anche perché la fede non coincide con le regole morali: è un rapporto con una persona, Gesù. Anzi è un rapporto con la Trinità mediato da Gesù. Se avessi 18 anni, non andrei in chiesa perché qualcuno me lo dice. Ci andrei solo se mi sentissi attratto da Gesù e sentissi che mi realizzo come persona, come uomo, non solo come cristiano. Se mi venisse detto che devo fare la “volontà di Dio”, mi arrabbierei moltissimo. In realtà la volontà di Dio è un pensiero che non è contro il mio, ma lo illumina, così che a contatto con Dio ho un pensiero che è mio, ma che è purificato, seguendo il quale mi realizzo».

Psicoanalisi e fede: c’è ancora chi vede una contrapposizione…

«Non c’è niente di incompatibile. Tutte le correnti psicologiche hanno dei limiti, ma se sono aperte all’infinito ne vengono illuminate. Sigmund Freud ha avuto delle intuizioni geniali. La scienza umana è bellissima perché è stata creata da Dio. Tutto il meccanismo della nostra persona, del cosmo, è di un’intelligenza straordinaria. Per penetrare questo mistero, però, la nostra intelligenza deve avere una caratteristica, che dovrebbe essere di tutti gli scienziati: l’umiltà. L’umile non è il debole, è invece chi avverte che deve mettere quello che ha al servizio di una luce superiore. Questo atto di umiltà apre la persona a un’intelligenza spirituale che le fa scoprire cose che prima non avrebbe mai visto».

Lei tiene incontri in tutta Italia. Non è uno piscologo “da studio”. Perché?

«Mi sono specializzato in psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza. A 50 anni sentivo che mi mancava qualcosa e ho preso una seconda laurea in Scienze religiose. Avevo uno studio e poi ho cominciato a fare conferenze. Oggi quest’ultima attività è la principale, perché mi sono accorto che gli insegnanti, i preti, ma anche i genitori sanno ben poco di come funzionano i bambini e gli adolescenti. In tutti i seminari che preparano i futuri preti dovrebbero essere resi obbligatori tre esami sul bambino, tre sull’adolescente e tre sulla relazione. Ma anche i genitori e gli insegnanti non sanno quasi nulla di come funzionano i bambini. Non ho trovato un solo bambino capriccioso nella mia vita, mai! Ho trovato bambini che hanno logiche diverse dalle nostre, che hanno paura a chiudere gli occhi per entrare nella notte. La scuola è ancora ferma alle note, ai castighi, alla penna rossa. Eppure basterebbe applicare quanto scoperto da pedagogisti come la Montessori e santi come don Bosco. Per questo ho deciso di fare scuola di “alfabetizzazione genitoriale” in giro per l’Italia».

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Incontra spesso i giovani: che cosa dice loro?

«Prima entro nei loro problemi, poi cerco di trasmettere loro quelli che chiamo “i cromosomi di Dio”, ovvero le tracce che ci caratterizzano come esseri umani seguendo le quali ci realizziamo. Dico loro, innanzitutto, che siamo esseri relazionali: non possiamo vivere senza l’altro. Secondo: siamo programmati per l’amore, ci realizziamo solo così. Terzo: quando faccio una cosa vera provo gioia, quando faccio una cosa falsa provo tristezza. Ai ragazzi spiego in questo modo la fregatura della pornografia: lì vedi corpi che fanno sesso, ma non vedi persone che si amano. Ecco perché, dopo aver visto un film pornografico, ti senti triste, mentre provi gioia quando doni te stesso. Quarto: è sempre possibile ricominciare. Noi siamo fatti di una pasta tale che può sempre rinnovarsi. Questo va contro ogni determinismo psicologico. L’errore più grande è quando un genitore dice al figlio: “Sei sempre il solito, non cambierai mai”. Dobbiamo imparare da Maria se vogliamo educare i nostri ragazzi».

La Madonna?

«Sì, proprio la Madonna, la cui grandezza non sta tanto nelle apparizioni. Sa come ha educato Gesù? Ha perso tempo. È stata lì. L’ha accarezzato. L’ha fasciato. Si è tirata indietro al momento opportuno quando era adolescente, l’ha lasciato libero di crescere. Anche la Chiesa dovrebbe fare così. Gesù non ha “trasmesso valori”. Si è incarnato. Si è innamorato della nostra fragilità. E noi dobbiamo fare come ha fatto Dio con noi: essere innamorati dell’essere umano».

Dove terrà il suo prossimo incontro?

«Sto partendo per la Siria. Andrò per una settimana sia a Damasco che a Homs per tenere degli incontri nelle scuole rivolti agli insegnanti che hanno a che fare con bambini traumatizzati dalla guerra, alcuni dei quali hanno il padre arruolato nel conflitto. Mi ha invitato la comunità del Movimento dei Focolari che è presente in Siria, ma anche i Gesuiti».

Non ha paura?

«Neanche un po’. Mi hanno garantito che i luoghi in cui vado sono sicuri. E poi, se il Padre eterno mi vuole lì, sono convinto che farà la sua parte».

LA STORIA. UN MOVIMENTO IN 182 NAZIONI
Chiara Lubich, all’anagrafe Silvia, nasce a Trento, seconda di quattro figli. Nel 1943 si consacra a Dio attraverso voti privati e prende il nome da Chiara d’Assisi. Attorno a lei cominciano a radunarsi altre compagne, che scelgono di mettere in pratica alla lettera il Vangelo, aiutando i poveri nella Trento devastata dalla guerra. Nasce l’Opera di Maria, nota come Movimento dei Focolari, che si pone l’obiettivo dell’unità fra i popoli e la fraternità universale. Oggi il movimento è diffuso in 182 Stati, opera nel dialogo ecumenico e interreligioso e accoglie anche fedeli di altre religioni e persone senza un riferimento religioso, affascinate dall’obiettivo di operare per un mondo unito. Loppiano è la prima cittadella internazionale fondata dal movimento nel 1964 (oggi sono 25 in tutto il mondo). «Loppiano sta a dire a chi la visita come sarebbe il mondo se tutti vivessero il Vangelo e in particolare il comandamento dell’amore scambievole», disse la Lubich. Oggi conta circa 850 abitanti, in prevalenza giovani, da 65 nazioni del mondo. A Loppiano dal 2006 ha sede anche il Polo Lionello Bonfanti, il primo polo europeo di Economia di comunione, punto di convergenza per le oltre 200 aziende italiane che aderiscono a questo modello economico alternativo. L’ultima struttura nata nella cittadella è l’istituto universitario Sophia, che da sei anni offre una laurea magistrale in Fondamenti e prospettive per una cultura dell’unità, frequentato da cento studenti di trenta Paesi.

Testo di Emanuela Citterio · Foto di Ugo Zamborlini

UTILISSIMO DISCORSO AGLI ADOLESCENTI

Le 10 A dell’educare

Nell’agile libretto Crescer(ci), recentemente edito da Città Nuova, Ezio Aceti si congeda dai lettori con un decalogo:

  • ASCOLTARE: mettersi nei panni dell’altro

  • ACCOGLIERE: fare spazio

  • AVVICINARSI: avere la presenza giusta

  • ATTENDERE: saper pazientare

  • AGGREGARE: creare occasioni per mettere insieme

  • AMMIRARE: stupirsi di fronte a loro

  • AMMONIRE: riprendere con fiducia e determinazione

  • ACCOMPAGNARE: essere compagni di viaggio

  • ACCOSTARSI: avere la giusta vicinanza

  • AMARE: essere sempre pronti a dare la vita

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