PANE: IL SEGNO EQUIVOCATO – Angelo Nocent

Ieri, 05/08/2018, XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) Vangelo: Gv 6,24-35 , la PAROLA DI DIO mi ha messo in guardia dalle ILLUSIONI, invitandomi a compiere una VERIFICA:

  • Per quale motivo CERCHI?
  • Per quale motivo PREGHI?
  • Per quale motivo RICORDI al Signore?
  • Per quale motivo PRATICHI una religione?

Il mio parroco ha posto alla nostra attenzione un commento di Don Paolo Squizzato:

Dice Gesù: «voi mi cercate perché avete mangiato di quei pani…» (v. 26).

  • Perché cerchiamo Dio?
  • Perché ci garantisca il ‘pane’,
  • un po’ di salute,
  • magari una sicurezza lavorativa,
  • il benessere famigliare?

Basterebbe analizzare le nostre preghiere per rispondere a questa domanda.

Abbiamo ridotto il cristianesimo ad un self service religioso, dove ciascuno può trovare ciò che desidera, dai miracoli in qualche improbabile santuario mariano, a madonne in grado di ‘sciogliere i nodi’ della propria vita sgangherata, a polizze assicurative sulla salute, a santoni capaci di far miracoli. E se salute, una certa stabilità economica e un po’ di tranquillità famigliare si affacciassero effettivamente nella propria vita, allora si comincerebbe a cercare Dio per qualcosa di più sottile, di più raffinato: sensazioni forti a livello spirituale, una certa pace dell’anima, una sensazione di energia interiore, una vibrazione dell’anima…

In un’epoca dove si moltiplicano i centri benessere, rischiamo di ridurre il fatto cristiano e la Chiesa a una ‘spa’ dei poveri. E i preti a psicoterapeuti gratuiti.

Si cercano sempre più i ‘doni’ di Dio, e non Dio come dono.

Un rapporto di amore non può giocarsi sul dare e l’avere, ma sull’esserci. Il fine dell’amore è diventare ‘uno’ con l’Amato attraverso la relazione; far spazio all’altro, sperimentare una sorta di fusione – senza confusione – come avviene tra il ferro e il fuoco, dove uno acquisisce le prerogative dell’altro.

Se non entro in questa comunione, se non divento ‘uno’, dall’altro mi aspetterò sempre qualcosa, un vantaggio, una risposta alle mie richieste, alla mia religiosità, alla mia devozione.

Dio però non mi sta dinanzi come un dispensatore di grazie, doni e miracoli, ma dentro; non sta fuori di me, ma è parte di me.

Per questo la vita spirituale è infinitamente più grande e alta della vita religiosa; quest’ultima vive di prestazioni per un compenso, la vita spirituale è esperienza di un’unione nell’amore, da cui scaturisce uno stile di vita. E in ultima analisi la felicità.

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Una risposta a PANE: IL SEGNO EQUIVOCATO – Angelo Nocent

  1. lucetta ha detto:

    Cercare e pregare Dio Padre, Figlio, Spirito Santo per me è diventata un’esigenza di vita di cui non riesco più a fare a meno. Nonostante io assista quotidianamente alla santa Messa e mi comunichi, durante la giornata sento il bisogno di stare del tempo con Lui, di parlargli cuore a cuore e se per motivi di stanchezza, di tempo, o altro non lo faccio MI SENTO FUORI POSTO come se avessi in qualche modo preferito altro invece di stare con Lui.

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