PAOLO VI° E I NUOVI SANTI – Angelo Nocent

1-Paolo VI santo

DA PAOLO VI A NUNZIO SULPRIZIO, ECCO CHI SONO I NUOVI SANTI PROCLAMATI DAL PAPA

12/10/2018  Il Pontefice che chiuse il Concilio, il martire Romero ucciso sull’altare. Ma anche don Francesco Spinelli, fondatore delle Suore adoratrici, e Vincenzo Romano, che guidò la rinascita di Torre del Greco dopo l’eruzione del Vesuvio del 1794. Fino al giovane Nunzio Sulprizio, operaio maltrattato e grande devoto dell’Eucarestia e della Madonna

Ecco un breve profilo biografico dei sette beati che papa Francesco canonizza il 14 ottobre: papa Paolo VI; l’arcivescovo di San Salvador Oscar Romero; Francesco Spinelli, sacerdote diocesano Fondatore dell’Istituto delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento; Vicenzo Romano, sacerdote diocesano; Maria Caterina Kasper, Fondatrice dell’Istituto delle Povere Ancelle di Gesù Cristo; Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù, Fondatrice della Congregazione delle Suore Misioneras Cruzadas de la Iglesia e il laico Nunzio Sulprizio.

PAOLO VI (1897-1978)

Giovanni Battista Montini nacque a Concesio (Brescia) nel 1897. Ordinato sacerdote nel 1920, proseguì gli studi a Roma, ricoprendo incarichi nella diplomazia della Santa Sede. Divenuto Sostituto della Segreteria di Stato nel 1937, durante la seconda guerra mondiale, si occupò della ricerca dei dispersi e dell’assistenza ai perseguitati. Nel 1952 fu nominato Pro-Segretario di Stato e nel 1955 Arcivescovo di Milano, diocesi in cui curò particolarmente i lontani e gli emarginati. Nel 1958 venne creato Cardinale da Giovanni XXIII. Eletto Pontefice il 21 giugno 1963 con il nome di Paolo VI, proseguì e concluse il Concilio Vaticano II. Guidò la Chiesa al dialogo con la modernità e la mantenne unita nella crisi postconciliare. Emanò 7 encicliche e molte esortazioni apostoliche. Si spese per l’annuncio del Vangelo, testimoniando con passione l’amore al Signore e alla Chiesa. Morì a Castel Gandolfo il 6 agosto 1978. Papa Francesco l’ha beatificato il 19 ottobre 2014.

OSCAR ARNULFO ROMERO GALDÁMEZ (1917-1980)

Nacque a Ciudad Barrios di El Salvador il 15 marzo 1917 da una famiglia modesta. A 12 anni lavorò presso un falegname. Nel 1930 entrò nel seminario minore di San Miguel. Nel 1943 conseguì la licenza in teologia presso l’Università Gregoriana. Ordinato sacerdote, tornò in patria e si dedicò con passione all’attività pastorale come parroco. In seguito fu nominato direttore del Seminario di San Salvador, Segretario della Conferenza Episcopale di San Salvador e Segretario Esecutivo del CEDAC. Nel 1970, eletto Vescovo ausiliare di San Salvador, si dedicò alla difesa dei poveri. Dal 1974 divenne Vescovo di Santiago de Maria e dal 1977 Arcivescovo di San Salvador, in piena repressione sociale e politica. Il 24 marzo 1980 venne ucciso mentre celebrava la Messa tra i malati dell’ospedale. Fu beatificato nel 2015 a San Salvador.

FRANCESCO SPINELLI (1853-1913)

Nacque a Milano il 14 aprile 1853 e fu ordinato sacerdote il 17 ottobre 1875 a Bergamo dove, il 15 dicembre 1882, diede origine, con Caterina Comensoli, alla prima comunità di Suore Adoratrici. Gravi prove, vissute con fede eroica, indiscussa obbedienza e perdono cordiale, lo costrinsero a lasciare Bergamo. Accolto nel clero di Cremona dal Vescovo Mons. Geremia Bonomelli, a Rivolta d’Adda continuò l’Istituto delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento, il cui scopo è “attingere l’accesa carità dall’Eucaristia celebrata e adorata per riversarla sui più poveri fra i fratelli”. Egli per primo spese la sua vita in ginocchio davanti all’Eucaristia e davanti ai fratelli, in cui riconobbe la presenza di Gesù da amare e servire con amore incondizionato. Morì il 6 febbraio 1913 a Rivolta d’Adda (CR). Fu proclamato beato da Giovanni Paolo II il 21 giugno 1992, nel santuario mariano di Caravaggio.

VINCENZO ROMANO (1751-1831)

Nacque nel 1751 a Torre del Greco (Napoli) e qui trascorse tutta la sua vita, santificandosi nel ministero sacerdotale e nell’esercizio delle funzioni di parroco, nella locale parrocchia di Santa Croce. Fu saggio educatore di schiere di giovani, diversi dei quali avviò al sacerdozio. Inoltre, si distinse come solerte evangelizzatore della popolazione rurale, misericordioso soccorritore dei poveri e degli ammalati, zelante ministro del culto liturgico e della celebrazione dei sacramenti, fervente annunciatore della Parola di Dio. A seguito della rovinosa eruzione del Vesuvio che distrusse la chiesa parrocchiale e gran parte della cittadina (1794), il beato divenne l’anima della rinascita materiale e spirituale di Torre del Greco. Riedificata ancor più bella la chiesa di Santa Croce, ricco di meriti e circondato da vasta fama di santità, si addormentò nel Signore il 20 dicembre 1831. Fu beatificato da Papa Paolo VI nel 1963.

CATERINA KASPER (1820-1898)

Nacque il 26 maggio 1820 a Dernbach, Germania, da famiglia contadina. Scelse la vita religiosa e aprì la prima casa per i poveri del paese nel 1848. Le suore da lei fondate si chiamarono “Povere Ancelle di Gesù Cristo”. La loro diffusione rapida cominciò nel 1859 in Olanda. Il Decreto di Lode pontificio fu concesso il 9 marzo 1860. L’approvazione della Santa Sede porta la data del 20 maggio 1870. Nel 1868 le suore raggiunsero gli Stati Uniti: a Chicago venne loro affidato un orfanotrofio e l’ospedale San Giuseppe. A Londra andarono per aiutare gli immigrati tedeschi. Poi, le suore raggiunsero l’India, il Brasile e il Messico, dove aprirono asili e scuole. Caterina Kasper, colpita da infarto, morì il 2 febbraio 1898. Papa Paolo VI proclamò beata Caterina il 16 aprile 1978, definendola donna “tutta fede e fortezza d’animo”. Senza alcun mezzo e cultura, era riuscita a dar vita a una grande opera di evangelizzazione e di promozione sociale.

NAZARIA IGNAZIA MARCH MESA (1889-1943)

Nacque in Spagna il 10 gennaio del 1889. La vigilia della Prima comunione sentì la chiamata dal Signore: «Nazaria, seguimi». Rispose: «Ti seguirò, Signore, il più da vicino che una creatura possa fare». Dotata di grandi qualità, diede vita con le sue compagne alle “Missionarie Nascoste”. Nel 1906 si trasferì con la famiglia in Messico, dove entrò a far parte delle Sorelle degli Anziani Abbandonati. Anni dopo approdò a Oruro. Qui si sentì chiamata a una nuova vita missionaria, votata all’evangelizzazione, all’impegno per l’unità della Chiesa e all’estensione del Regno di Cristo. Nel 1925 fondò le Missionarie Crociate della Chiesa. «Questo è il nostro spirito: battagliero, fedele, coraggioso, tutto amore, amore soprattutto a Cristo ed in Cristo a tutti. Darsi ai poveri, incoraggiare i tristi, dare la mano a chi è caduto, insegnare alle figlie del popolo, condividere il pane con lui. Dare la vita ed essere tutto per Cristo, la Chiesa, le anime». Morì a Buenos Aires il 6 luglio 1943. I suoi resti riposano ad Oruro. Fu beatificata da Giovanni Paolo II a Roma il 27 settembre 1992.

NUNZIO SULPRIZIO (1817-1836)

Naque a Pescosansonesco, in Abruzzo, il 13 aprile del 1817. Orfano in tenera età, fu affidato alla nonna materna. Da lei apprese l’arte della preghiera e le verità profonde della fede. A nove anni rimase nuovamente solo. Venne così affidato a uno zio materno, fabbro, burbero e violento. In bottega, tra i maltrattamenti dello zio, iniziarono anche le sofferenze fisiche: si ammalò gravemente di osteosarcoma e fu mandato a Napoli all’Ospedale degl’Incurabili. Uno zio paterno lo raccomandò al colonnello Felice Wochinger, che lo prese con sé e ne ebbe cura come un vero papà. Il ricovero durò 21 mesi. Sofferente tra i sofferenti, portava sollievo e aiuto. Fu dichiarato malato incurabile. Aggravatosi e costretto a letto, a 19 anni, il 5 maggio del 1836, morì. Tutta dedicata a Dio, la vita di questo giovane fu segnata da due grandi amori: “l’Eucaristia e la Madonna”.

“Qualsiasi cosa farò, non me lo impedisca. Anzi, mi aiuti”.

Stava per cominciare la Messa quando Paolo VI prese da parte don Pasquale Macchi, il suo segretario, e gli disse queste precise parole. Macchi non capì. Erano in Cappella Sistina, il 14 dicembre 1975, per una liturgia di ringraziamento a dieci anni dalla remissione delle scomuniche tra cattolici e ortodossi. Con loro c’era Melitone di Calcedonia, il vescovo inviato dal patriarca Dimitrios in sua rappresentanza.

Alla fine della celebrazione, Paolo VI si alzò e andò verso Melitone. Poi, improvvisamente, cadde in ginocchio davanti a lui. E nello stupore di alcuni, e nel gelo incredulo di altri, il papa di Roma, la Sua Santità ancora costretta dalla tradizione a troneggiare sulla sedia gestatoria tra i flabelli, in ginocchio baciò i piedi del confratello vescovo d’Oriente. Quattro secoli e mezzo prima, al Concilio di Firenze, era stato un altro papa, Eugenio IV, a pretendere lui, inutilmente, il bacio del piede dai patriarchi ortodossi.

Melitone uscì dalla Sistina profondamente commosso. Rientrando in Turchia, un giornalista constatò con lui che “solo un uomo veramente grande può umiliarsi così”. Melitone precisò: “Solo un santo”.

Pope_Paul_VI_Tiara_2

Quando Paolo VI
donò la tiara

di Pasquale Macchi – già segretario di papa Paolo VI

Appassionato desiderio di una autentica ed effettiva fratellanza umana, di una civiltà dove «nessuno manchi di pane e di dignità, e tutti abbiano come supremo interesse il bene comune» – così come si esprimerà nel suo imminente viaggio in India – non era soltanto un sentimento, ma concretezza del suo stesso modo di vivere, come appare da molti episodi e in particolare dal “dono” della tiara, che avviene poco prima della sua partenza per Bombay.

II 13 novembre 1964, festa di san Giovanni Crisostomo, il papa concelebrò nella Basilica di San Pietro la solenne liturgia in rito bizantino insieme a S. B. il Patriarca di Antiochia dei Melchiti Massimo IV Saigh (1878-1967), uno dei protagonisti del Concilio. Al termine della liturgia, il Segretario generale del Concilio, dopo aver ricordato che la Chiesa seguendo l’esempio di Cristo Redentore sempre è stata madre dei poveri, annunciò che «il Papa donava a loro la sua tiara».

Il Santo Padre stesso, sceso dal trono, si recò all’altare e tra le più vive acclamazioni depose la sua tiara sulla mensa. La tiara gli era stata donata dalla Diocesi di Milano. II gesto commovente suscitò una grande sorpresa: forse non tutti lo approvarono, anche perché implicava per i successori la rinuncia alla tiara e al triregno e comportava una visione nuova dello stesso mandato papale.

Certo non si trattava di un gesto improvvisato, ma che aveva radici remote: era l’espressione di una particolare sensibilità di Paolo VI, del suo desiderio di una povertà più conforme all’insegnamento e alla scelta di Gesù, in piena armonia con il Concilio che stava parlando di una “Chiesa dei poveri”.

Cinque giorni prima, rivolgendosi ai soci della Conferenza di san Vincenzo di Roma, li aveva salutati come «amici dei poveri». «Voi vi appropriate di una qualifica che amiamo noi stessi portare e che vorremmo sempre documentare nell’espressione dei sentimenti e nell’esercizio del nostro ministero».

Si potrebbero qui rievocare molti altri gesti di Paolo VI in favore dei poveri, a cominciare dalle sue esperienze nelle borgate romane nei primi anni di sacerdozio e poi nelle periferie di Milano. Una sera, al termine della riunione nella sede milanese delle Conferenze di san Vincenzo, al passare della borsa per la consueta questua tra i soci, l’Arcivescovo, che non aveva mai denaro con sé, vi mise il suo anello episcopale, senza che nessuno se ne accorgesse.

Così si capisce come il dono della tiara papale sia nato quasi spontaneo, come coerenza con la volontà di una sequela di Cristo sempre più generosa e totale. Tuttavia esso non fu dettato solo da uno spirito di povertà. Paolo VI aveva sempre molto presente il problema ecumenico, e voleva con ogni mezzo evitare tutto ciò che in qualche modo accentuasse distanze, incomprensioni, dissapori tra la Chiesa Cattolica e le altre Chiese Cristiane.

Testo tratto dal volume di Pasquale Macchi, Paolo VI Nella sua parola, Morcelliana, 2014

1-Risultati della ricerca per paolo VI1

Questa voce è stata pubblicata in GLOBULI ROSSI COMPANY. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...