S. RICCARDO PAMPURI: INDULGENZA PLENARIA (dal 2019 al 2020) – Angelo Nocent

La notizia è di oggi, giovedì 1 novembre 2018

L’annuncio. Indulgenza plenaria per chi pregherà san Riccardo Pampuri

Il vescovo di Pavia Corrado Sanguineti e don Paolo Serralessandri, parroco di Trivolzio, hanno reso noto il decreto emanato il 27 ottobre

Indulgenza plenaria per chi, dal primo maggio 2019 al primo maggio 2020, si recherà in preghiera nella chiesa del comune di Trivolzio (Pavia), dove sono custodite le spoglie di San Riccardo Pampuri. Lo ha annunciato oggi la Diocesi di Pavia, attraverso il vescovo Corrado Sanguineti e don Paolo Serralessandri, parroco di Trivolzio, rendendo noto il decreto emanato lo scorso 27 ottobre dalla Penitenzieria Aspostolica del Vaticano.

San Riccardo Pampuri è stato canonizzato, l’1 novembre 1989, da Papa Giovanni Paolo II.

Nato a Trivolzio nel 1897, Erminio Pampuri si laureò in Medicina ed esercitò la professione di medico condotto a Morimondo (Milano). Svolgendo il lavoro di medico scoprì la sua vocazione, maturando la decisione di entrare nell’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, conosciuto anche come Fatebenefratelli, prendendo il nome di Riccardo. Morì ancora giovane, nel 1930.

La Penitenzieria Apostolica della Santa Sede ha precisato, nel decreto, che per acquisire l’indulgenza plenaria in occasione del «giubileo di San Riccardo», sarà necessario recarsi alla chiesa di Trivolzio alle condizioni indicate (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo l’intenzione del Sommo Pontefice) e partecipare «alle celebrazioni giubilari o sostare in adorazione davanti alle spoglie del Santo recitando la Preghiera del Signore, il Simbolo di Fede e alcune invocazioni alla Beata Vergine Maria e a San Riccardo Pampuri».

Anche «gli anziani, gli ammalati e tutti coloro che per grave causa sono impediti ad uscire di casa» potranno ottenere l’indulgenza «unendosi spiritualmente alle celebrazioni giubilari e offrendo i propri dolori e sofferenze a Dio misericordioso».

Riproduzione riservata – Avvenire

I SANTI Dietro alle beatitudini si nasconde un misterioso capovolgimento antropologico che consiste nel passare dall’avere all’essere, anzi dall’essere al dare, dall’avere per sé all’essere per gli altri. Cogliendo la dinamica di questo guado fondamentale per l’uomo, noi raggiungiamo il segreto di Dio che è insieme il vero segreto dell’uomo: donarsi, essere per un altro.
I Santi sono uomini felici, sono uomini che hanno trovato il loro vero centro, uomini che hanno operato la conversione dall’avere all’essere e dall’essere al dare: per questo sono stati e sono felici. Celebrando la loro festa siamo invitati a partecipare, nella fede, alla loro esperienza di letizia e di gioia.
Un autore contemporaneo dice che la prima qualità che si segnala nella vita dei santi è una forma di grande e ilare felicità, di sereno e totale abbandono, di serena e totale fiducia nel disegno che la vita, scendendo dalle mani di Dio, compone sui sentieri e sulle strade dell’uomo.
La santità, quest’unica forma possibile al mondo di vincere la tristezza, ci viene presentata non come sogno irraggiungibile ma come la méta realistica a cui ogni uomo è chiamato per mezzo del Battesimo. La santità è la nostra chiamata, è una chiamata che riguarda ciascuno di noi, come ha affermato il Concilio Vaticano II: «uno è il popolo eletto di Dio, comune è la dignità dei membri, comune la grazia dei figli, comune la vocazione alla perfezione», cioè la chiamata di tutti noi alla santità.                                                                                         Cardinale Carlo Maria martini

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