UN MONDO DELUSO PER COLPA MIA – Angelo Nocent

Sei Tu il Veniente. o ne dobbiamo aspettare un altro?” (Mt 11, 2-6)

Qualche anno fa, morto il cappellano dell’ospedale dove lavoravo, sono stato invitato a prelevare dalla a sua biblioteca un ricordo. L’occhio è caduto sulla raccolta di “ADESSO” in tre volumi fotostatici del quindicinale di impegno cristiano fondato da Don PRIMO MAZZOLARI. Lui era una vecchia conoscenza, giacché i sui scritti avevano infiammato il mio cuore di ventenne già negli anni sessanta.

Nell’imminenza del Natale 2018, a 69 anni da quel 15 dicembre 1949, faccio mie le parole del santo parroco di Bozzolo: “Forse il nostro mondo cristiano è un mondo deluso: ecco perché c’è tanta esasperazione nel nostro rifiuto. A costo di venirne schiacciato, per quel resto di giustizia che mi ritrovo dentro un po’ più vivo in questi giorni, voglio che quella bestemmia venga rivolta unicamente contro di me. Io solo la merito; io. Il cristiano infedele, che fa inutile la venuta di Cristo davanti agli occhi di molti e la oscura”.

Da Anno I, n.23-24, Modena, 15 dicembre 1949 ricavo questa sua riflessione sul Natale, piena di attualità.

PER NIENTE NON E’ VENUTO

Primo Mazzolari

Sei Tu il Veniente. o ne dobbiamo aspettare un altro?” (Mt 11, 2-6)

Prima di credere nel FIGLIO DI DIO, molti uomini di adesso (correva l’anno 1949 !) vogliono essere sicuri che IL FIGLIO DELL’UOMO non è passato per niente sulla terra. Per respingere un profeta, gli ebrei dicevano: Noi non abbiamo viste le sue tracce: egli non è un profeta.

Noi, per rifiutare Cristo, diciamo: Dopo venti secoli ch’Egli è venuto, cosa c’è di cambiato nel mondo?

Il rifiuto del Salvatore, incominciato a Betlem quand’Egli stava per nascere, continua in ogni Natale. L’INTELLIGENZA SCORDATA, LES CLERCS, che hanno rimesso a nuovo per uso del poveri la vecchia accusa, tradiscono un’altra volta.

I poveri, gravati come sono da troppe ingiustizie, sono facilmente portati a pensare che sia davvero un’irrisione al loro star male questo Vangelo di Lui, ove la povertà, loro quotidiano affanno, è dichiarata una «beatitudine». E se non gli si voltano contro, mormorano: Se mai, è uno come noi: «un povero diavolo», che ha pagato come noi paghiamo, che si è lasciato crocifiggere sovra un legno, invece di farne una «clava».

E subito, senz’esserne suggeriti, aggiungono: «E per colmo, I SUOI, si sono affrettati a tirarlo dall’altra parte, contro i poveri. Basta seguire le vicende di questi secoli di civiltà cristiana per averne la prova».

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E concludono tristamente: «Se vogliamo veramente provvedere ai nostri bisogni, se non vogliamo lasciarci riaddormentare da QUESTI ZAMPOGNARI pagati da chi sta bene per suonarci la ninna nanna di Natale, siamo costretti a chiuderlo fuori, come quei di Betlem. Vada a nascere dove vuole. Non c’è posto per Lui e per noi».

Se lungo la strada del Natale, allor che, il cuore gonfio di gaudiosa attesa, tu ascolti, passando, un rifiuto così deciso e amaro, anche se la tua fede non è grande, appunto perché non hai la fede che «trasporta le montagne », qualche cosa ti si spezza dentro.

Almeno quei di Betlem non avevano visto; mentre noi sappiamo a memoria tante parole di Lui, e cosa Egli ha fatto, e com’è finito …

Forse il nostro mondo cristiano è un mondo deluso: ecco perché c’è tanta esasperazione nel nostro rifiuto. A costo di venirne schiacciato, per quel resto di giustizia che mi ritrovo dentro un po’ più vivo in questi giorni, voglio che quella bestemmia venga rivolta unicamente contro di me. Io solo la merito; io. Il cristiano infedele, che fa inutile la venuta di Cristo davanti agli occhi di molti e la oscura.

C’è qualche cosa di misterioso nella sua adorabile persona. «I ciechi vedono, i sordi odono, i morti risorgono»; ma è sempre una grazia il non «scandalizzarsi di Lui».

  • C’è qualche cosa di misterioso per colpa di nessuno;

  • ma c’è qualche cosa di oscuro per colpa mia.

  • Io gli posso fermare le braccia, gli posso chiudere li cuore;

  • gliel’ho coperto così di roba che Lui, il nato di Betlem, non pare più il Salvatore.

***

Cosa videro i Pastori la notte In cui Egli è nato?

«Un bambino involto in pochi panni, posto in una mangiatoia». Non di più videro i Magi. La stella che li guidò era forse più lucente. Ma quella povertà non ingombrava il VEDERE; non pesava sul cuore. Tutto era trasparente a Betlem, come a Nazareth, a Cafarnao, nel Cenacolo. Sul Calvario ancor di più.

In venti secoli, credendo di fargli onore, abbiamo ammucchiato troppe cose intorno a Cristo, nelle sue Case, sui suoi Altari, sui suoi passi e perfino sulla sua parola. Nessuna meraviglia se queste troppe cose, messe insieme da noi con affanno, Gli fanno piuttosto d’ingombro che di via aperta.

Non l’aveva detto?

«Marta, Marta, tu ti affanni per troppe cose, quando una sola è necessaria!». Lasciarlo com’è, come li Padre ha voluto che sia tra gli uomini: povero tra i poveri.

S. Francesco, quando volle veder nascere di nuovo il Signore è andato a Greccio, in una stalla. Quella notte il Povero è tornato a nascere per i POVERI.

Per i poveri, cioè per tutti, poiché se abbiamo sacchi di roba e ci dimentichiamo che «sono tesori che s’arrugginiscono e che la tignuola consuma e i ladri rubano», non Lo riconosceremo.

Quello di Betlem, come quello del Calvario, non è un abito d’occasione, ma l’abito di sempre, il suo. Le AGGIUNTE CONVENIENTI E DECOROSE inventate da noi, le abbiamo inventate piuttosto per noi che per Lui; e con poca fatica. Basta avere poco cuore e una forte estimazione di noi stessi come rappresentanti del Signore. Ma la sua veste, la veste nuziale che il FIGLIO DI DIO ha scelto per sposarsi col FIGLIO DELL’UOMO, l’unica che veramente Gli conviene, è la POVERTA. Cristo non è venuto per farci ricchi, ma per farci bastare la povertà.

  • Invece, così, per spianarGli la via, credendo forse di spianarGli la via, l’abbiamo vestito bene, da console, da patrizio, da re, da sapiente.

  • Per trattenerci dal profanarlo devotamente, basterebbe ripensarlo nell’ECCE HOMO, con sulle spalle quello straccio di porpora, una canna per scettro e le spine a corona.

Quella fu un’aggiunta che lo scoperse ancora di più nella sua amabilità, mentre, sotto le nostre, vien fuori la figura di uno, che non piace agli stessi che l’hanno voluto simile a loro; perché anche ben vestito è un compagno inquietante per chi è ben vestito.

Gli altri, I PEZZENTI, che sono milioni e milioni, è quasi naturale che Gli dicano rabbiosamente:

  • «Cos’hai fatto per noi in venti secoli?

  • Ti sei lasciato annettere ».

E la conclusione:

  • « Non costui; ma Barabba! ».

  • Signore, questo è il mio peccato! il mio imperdonabile peccato di questo Natale, se Tu non ci avessi rimediato!

Come si  Rimedia?

Un giorno il Tentatore gli propose: «Se tu sei il Figlio di Dio, dì a queste pietre che divengano pane ». E sul Calvario i farisei: «Se tu sei il figlio di Dio, scendi dalla Croce».

Cristo non ha cambiato in pane le pietre, non è disceso dalla Croce; non perché non potesse fare l’uno e l’altro miracolo, ma perché rimanendo AFFAMATO e CROCIFISSO nel secoli, fa vergogna agli AFFAMATORI e ai CROCIFISSORI di tutti i secoli. Fa loro paura, come nessuno può far paura alle canaglie, che CARICANO la « santa canaglia » del popolo di Dio.

La povertà è rimasta. Molte ingiustizie sono rimaste incancellate. Ma sono ingiustizie: cioè sono dichiarate e gridano e ci accusano in nome di Lui, l’AFFAMATO, l’ASSETATO, il SENZA CASA, il PRIGIONIERO.

  • Questo mondo non cristiano è costretto a camminare per questa strada di redenzione.

  • Se noi cristiani fossimo davanti! Invece ci siamo fermati a far belli i Presepi.

  • Ma i Presepi gridano in questo Natale anche contro di noi.

  • Gridano con voce più forte di qualsiasi rivoluzione, nella loro nudità, che va amata prima di essere coperta.

Se Cristo fosse disceso dalla Croce, se avesse cambiato le pietre in pane, se a Betlem non fosse il più Povero, a poco a poco si sarebbe spento nel cuore degli uomini ogni rivolta verso il male e ogni anelito verso il bene, e gli stessi cristiani avrebbero finito per accettare il destino di chi sta male e di chi sta bene sullo stesso piano, e sarebbero passati senza rimorso, in massa, dalla parte di chi sta bene. Il giusto sarebbe stato sostituito dall’oppressore.

Così, invece, nonostante le nostre infedeltà, siamo in agonia fino alla fine del secoli.

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Forse il nostro mondo cristiano è un mondo deluso: ecco perché c’è tanta esasperazione nel nostro rifiuto. A costo di venirne schiacciato, per quel resto di giustizia che mi ritrovo dentro un po’ più vivo in questi giorni, voglio che quella bestemmia venga rivolta unicamente contro di me. Io solo la merito; io. Il cristiano infedele, che fa inutile la venuta di Cristo davanti agli occhi di molti e la oscura.

Zampognari 2.jpg

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Una risposta a UN MONDO DELUSO PER COLPA MIA – Angelo Nocent

  1. lucetta ha detto:

    Santo Natale e grazie per questa condivisione.

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