SOTTO L’ALBERO DI FICHI – Angelo Nocent

Ostensorio 3

ascolta mp343Il giorno dopo, Gesù decise di andare in Galilea. Incontrò Filippo e gli disse: ‘Vieni con me’.
44Filippo, Andrea e Pietro erano tutti e tre della città di Betsàida.
45Filippo trovò Natanaèle e gli disse:
– Il Messia promesso nella Bibbia da Mosè e dai profeti, l’abbiamo trovato: è Gesù di Nàzaret, il figlio di Giuseppe.
46Natanaèle disse a Filippo:
– Di Nàzaret? Da quel paese non può venire nulla di buono.
Rispose Filippo:
– Vieni e vedrai.
47Gesù vide venire Natanaèle e disse:
– Questo è un vero israelita, un uomo senza inganno.
48Natanaèle disse a Gesù:
– Come fai a conoscermi?
Gesù gli rispose:
– Io ti ho visto prima che Filippo ti chiamasse, quando eri sotto l’albero di fico.
49Natanaèle esclamò:
– Maestro, tu sei il Figlio di Dio! Tu sei il re d’Israele!
50Gesù replicò:
– Io ho detto che ti ho visto sotto il fico e per questo tu credi in me? Vedrai cose ben più grandi!
51Disse ancora Gesù:
– Io vi assicuro che vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere verso il Figlio dell’uomo.

Ieri mattina, dopo la Messa, in parrocchia si è svolta l’ Adorazione Eucaristica. Eravamo tutte persone anziane. Tra un canto e l’altro e momenti di silenzio, qualche lettura biblica. Poi il Parroco, che era nel banco avanti a me, mi ha passato il microfono per leggere un passo dell’Esortazione Apostolica EVANGELII GAUDIUM di Papa Francesco. Questo:

1-Scan10063263. È salutare ricordarsi dei primi cristiani e di tanti fratelli lungo la storia che furono pieni di gioia, ricolmi di coraggio, instancabili nell’annuncio e capaci di una grande resistenza attiva.

Vi è chi si consola dicendo che oggi è più difficile; tuttavia dobbiamo riconoscere che il contesto dell’Impero romano non era favorevole all’annuncio del Vangelo, né alla lotta per la giustizia, né alla difesa della dignità umana.

In ogni momento della storia è presente la debolezza umana, la malsana ricerca di sé, l’egoismo comodo e, in definitiva, la concupiscenza che ci minaccia tutti. Tale realtà è sempre presente, sotto l’una o l’altra veste; deriva dal limite umano più che dalle circostanze. Dunque, non diciamo che oggi è più difficile; è diverso. Impariamo piuttosto dai santi che ci hanno preceduto ed hanno affrontato le difficoltà proprie della loro epoca. A tale scopo vi propongo di soffermarci a recuperare alcune motivazioni che ci aiutino a imitarli nei nostri giorni.[207]

L’incontro personale con l’amore di Gesù che ci salva

264. La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più. Però, che amore è quello che non sente la necessità di parlare della persona amata, di presentarla, di farla conoscere?

Se non proviamo l’intenso desiderio di comunicarlo, abbiamo bisogno di soffermarci in preghiera per chiedere a Lui che torni ad affascinarci. Abbiamo bisogno d’implorare ogni giorno, di chiedere la sua grazia perché apra il nostro cuore freddo e scuota la nostra vita tiepida e superficiale.

fico-fruttiPosti dinanzi a Lui con il cuore aperto, lasciando che Lui ci contempli, riconosciamo questo sguardo d’amore che scoprì Natanaele il giorno in cui Gesù si fece presente e gli disse: «Io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi» (Gv 1,48).

Che dolce è stare davanti a un crocifisso, o in ginocchio davanti al Santissimo, e semplicemente essere davanti ai suoi occhi! Quanto bene ci fa lasciare che Egli torni a toccare la nostra esistenza e ci lanci a comunicare la sua nuova vita! Dunque, ciò che succede è che, in definitiva, «quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo» (1 Gv 1,3).

La migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo è contemplarlo con amore, è sostare sulle sue pagine e leggerlo con il cuore. Se lo accostiamo in questo modo, la sua bellezza ci stupisce, torna ogni volta ad affascinarci. Perciò è urgente ricuperare uno spirito contemplativo, che ci permetta di riscoprire ogni giorno che siamo depositari di un bene che umanizza, che aiuta a condurre una vita nuova. Non c’è niente di meglio da trasmettere agli altri.

1-Papa Francesco

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