MARCO e il DIGIUNO – Angelo Nocent

1-Aggiornato di recente1664

1-Vangelo di Marco 6

DIGIUNARE MENTRE C’E’ LO SPOSO ?

SilvanoXSito copiaSilvano Fausti SJ

Il cristiano non digiuna come Giovanni, che aspetta il Messia, o come i farisei, attaccati alla legge. Vive nella pienezza di gioia, perché il Messia, lo Sposo, è già presente e in comunione con lui. Il suo digiuno sarà seguirlo fino alla croce, per vivere con il “vestito nuovo e il vino nuovo” dell’amore.

  1. Perché Gesù, come già anche HYWH, si chiama “Sposo”? Che relazione c’è tra sposo e sposa?

  2. Perché dobbiamo vivere la novità dell’amore, senza mettere
    pezze nuove su vestiti vecchi o vino nuovo in otri vecchi?


Abbiamo visto la volta scorsa che Gesù mangia con i peccatori e vive con loro. Mangiare e vivere. Ora si spiega che questo banchetto non è un banchetto qualunque, è un banchetto di nozze. E adesso, attraverso delle immagini molto semplici Gesù esprime quella vita nuova che vive il peccatore.

Le metafore che usa sono le più semplici: le nozze, cioè l’amore, il matrimonio, il cibo, il mangiare, il vestito e il vino. Cose molto semplici e molto elementari che esprimono questa pienezza di vita che si vive.

E c’erano i discepoli di Giovanni e i farisei che digiunavano; e vengono e gli dicono: Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?

Giovanni aspettava il Messia, colui che avrebbe salvato il mondo. Allora per lui il banchetto è al futuro, quindi digiuna, perché verrà il Messia.

Come molte persone religiose dicono: poi verrà la vita eterna, non si sa bene cosa c’è, ma c’è la vita eterna, cioè importante è il futuro.


I farisei invece dicono: l’importante è il passato, la legge, la norma, quel che è stato, bisogna esser fedeli alla tradizione; e quindi per loro il presente è insignificante, digiunano.

Sono due forme di religiosità tipica tutta rivolta al futuro o tutta rivolta al passato, mentre invece i discepoli di Gesù mangiano, cioè vivono ora, al presente. Perché?

E questa è la novità del Cristianesimo. Dio non è uno che c’era o ci sarà. Dio è presente. Il tempo migliore che esiste non è quello che c’è stato o che ci sarà. È questo. Perché questo è l’unico tempo che c’è. E Dio è presente ora
Le prime parole di Gesù se ricordate nel Vangelo di Marco sono: Il tempo è finito. Cioè è in questo tempo che tu vivi tutto. La vita non è quella che vivrai dopo. Dopo vivrai se vivi adesso. La vita è vivere sempre adesso.

Qui c’è sotto qualcosa di molto grosso, perché noi siamo abituati a vivere in un modo che ci porta a essere sempre proiettati sul dopo, l’ansia del dopo.

Oppure sul passato. Il ricordo: com’era una volta, come sarà dopo. E intanto ci sfugge la realtà come è adesso. E la vita è solo adesso. Perché il dopo non c’è ancora, il prima non c’è più, se non vivi adesso non c’è niente. Cioè vivi nell’illusione del futuro o nella delusione del passato. Cioè digiuni. Cioè non vivi. Sacrifichi la vita ai ricordi o ai sogni.


Forse i giovani pensano più al futuro sono più impressionati da questo futuro; invece le persone più anziane di fronte alla complessità del nostro mondo dicono che i tempi migliori sono quelli passati dove le cose erano più semplici e chiare; per tutt’e due le categorie di persone di cui si parlava, il presente non è vissuto; quindi non si vive, non si è noi stessi, ci vuole qualcosa; non si può vivere digiunando, fuori del tempo.


Se voi analizzate le vostre preoccupazioni, paure e angosce, sono sempre su qualcosa o che c’era e non c’è più, o che ci sarà e chissà cosa sarà.
Sul presente in genere non c’è nè paura nè angoscia. Il presente devi viverlo. Ma normalmente non lo viviamo. Cioè digiuniamo.

Si potrebbe spiegare cos’è il digiuno, perché il digiuno fa parte un po’ di tutte le culture ed è un’espressione: se il mangiare è vivere, digiunare vuol dire morire. Ora l’uomo sa di non avere la vita. Quindi col digiuno simboleggia la morte, cioè accetta che la vita non è infinita. Quindi il digiuno ha anche un grosso significato se fatto, simbolico, cioè accetti di esser mortale, vuol dire questo. La vita la ricevi come dono. Quindi il digiuno sottolinea che il cibo che ricevi è un dono, non te ne appropri, lo ricevi come dono di Dio. E come ricevi come dono la vita, sai anche che la vita cessa, sei creatura. Quindi ha un significato profondo. Così anche il digiuno ha un significato nella nostra società che è una società a imbuto, che consuma tutto mangia tutto. Il digiuno è segno anche di una certa
libertà dalla società. Allora il vero digiuno è qualcos’altro: è una
sobrietà di vita.

Qui si contrappone il digiuno al mangiare, perché?
Noi viviamo oggi al tempo presente quella venuta del Signore:
una pienezza di vita che ormai ha superato il digiuno, cioè: noi col digiuno riconosciamo di essere limitati e mortali. Ora con la presenza del Signore, il nostro limite, la nostra morte è pienezza di vita. Allora già ora banchettiamo sempre. Cioè noi viviamo questa vita come un banchetto eterno.


Non è che dobbiamo affannarci a prendere l’attimo fuggente perché poi c’è più niente. No, quest’attimo fuggente che vivo è la presenza di Dio, che posso vivere quindi come valore assoluto e come amore, che è definitivo. Questo è il momento presente. Quindi non viene distrutto. È come aver messo via un tesoro. Ogni istante è un tesoro. Che è la tua divinità, cioè la tua capacità di amare Dio e il prossimo. La puoi vivere ora. E questo non è mai perso. E lo puoi vivere solo ora, non lo vivrai domani, domani vivrai
domani. Lo vivi ora. Quindi questa coscienza del valore del tempo
presente.


Il versetto 19 è la risposta di Gesù alla domanda: E disse loro Gesù: Possono forse i figli delle nozze digiunare, mentre lo sposo è con loro? Per quel tempo in cui hanno lo sposo con loro, non possono digiunare!

Ora Gesù dice il motivo per il quale non si digiuna: perché sono giunte le nozze, le nozze tra l’uomo e Dio. Gesù si presenta come lo sposo e questa è la più bella immagine di Dio, lo sposo.


Cosa vuol dire lo sposo?

Questa relazione, questo amore, questa intimità, questo dialogo, questo esser l’un per l’altro, questa gioia, questa pienezza di vita è ciò che è Dio per l’uomo. Il rapporto uomo donna perfettamente riuscito è un riflesso della realtà di Dio che si dona all’uomo. Ed è questa la dignità dell’uomo. L’uomo è la sposa di Dio, è l’altra parte di Dio. Per questo allora non solo mangiamo, ma il nostro banchetto è un banchetto nuziale, cioè viviamo in pienezza. Perché ogni istante della nostra vita è davvero un luogo di unione e di comunione col Signore e coi fratelli. È piena. Forse uno non pensa, ma la cosa più strepitosa è che Dio ha comandato all’uomo di amarlo. Perché? Perché Dio è amore infinito per l’uomo, Dio è passione per l’uomo. E l’uomo diventa Dio amando Dio.

Come Dio è diventato uomo perché ama l’uomo. Noi siamo abituati a pensare Dio come giudice, come creatore, come signore, come sovrano… tutto quel che volete. Dio è anzitutto lo sposo. Dio come padre e madre… è vero anche questo; c’è una differenza: nei confronti del padre e della madre, c’è una dipendenza; nei confronti dello sposo invece, c’è parità, c’è una risposta libera d’amore ed è uguale. Quindi l’ultimo livello di amore con Dio è questo amore paritario. Siamo chiamati a diventare come lui, l’altra sua parte. Ed è la cosa più sconvolgente che possa toccare all’uomo. E noi lo comprendiamo da una cosa che l’uomo è così: dal fatto che l’uomo è infelice e angosciato. Perché nessuna cosa lo appaga. Perché è fatto per l’infinito. Se no, avrebbe dovuto esser contento.


Quindi questa sospensione del tempo, questa eliminazione del presente che si diceva prima, commentando il versetto precedente, è come una sospensione dalla vita che è un non saper bene chi si è. Quindi quando Gesù dice: il tempo è compiuto e queste nozze avvengono, qui c’è un ricupero della verità e dell’autenticità di ogni persona ed è per questo che si fa festa ed è una festa che può continuare.


È utile che vi leggiate magari, in queste feste, il Cantico dei
Cantici, che è uno splendido poema di amore, ed è preso questo
poema di amore tra un uomo e una donna come segno dell’amore
tra l’uomo e Dio che è incredibile.


E una cosa che forse non siamo abituati a considerare:
pensiamo sempre la religione come obblighi, impegni, chissà che
cosa…la religione cristiana è essenzialmente la gioia della
comunione con Dio, cioè il vivere in questo amore. Lui è con noi, lo
sposo è con noi, allora mangiamo, facciamo festa. Tant’è vero che
nel Cristianesimo il giorno festivo non è come, nell’ebraico, e anche
nelle altre religioni, l’ultimo giorno della settimana: la Domenica è il
primo giorno della settimana. Il Lunedì sarebbe la festa seconda, in
latino si dice “feria secunda”, feria vuol dire festa, festa terza, festa
quarta, cioè ogni giorno è festa. Fino alla festa definitiva.
Quindi siamo vicini al Natale che celebra proprio questo
incontro tra Dio e l’umanità.

Evidentemente milioni e milioni di rsone che faranno festa forse non si renderanno conto.

Poi cosa si fa?

Si mangia, si fanno cenoni ecc. che, considerati alla luce di
questa Parola, di questa realtà profonda dell’incontro tra Dio e
l’uomo, certamente trovano la loro spiegazione. Quindi non c’è
bisogno di recriminare sul consumismo o su una gioia finta. Non è
una gioia finta una gioia che viene da questo. Sarà poi discreta, non
sarà una festa di consumo, ma la ragione profonda è questa: si può
far festa, perché si sono compiute queste nozze.

Ora mi chiedo quanti di noi sanno che quel che cerchi c’è ora.
Ed è ora che puoi vivere nella gioia. Noi invece pensiamo sempre a
come sarà dopo. Dopo, quel che semini raccogli. Quindi sarà più
grande di quello che c’è adesso.
Ma già adesso c’è questo incontro.
E anche prendere coscienza, uno stenta a crederci, che Dio mi
ama infinitamente, molto di più di quanto mi ami la persona che
mi vuol più bene al mondo, un amore tale che dà la vita per me,
che è tutto per me: è questo il senso profondo della rivelazione:
l’uomo è un unico, è l’altra parte di Dio. È questa la dignità. Il
comandamento che è il riassunto di tutti i comandamenti è amare il
Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima, che vuol dire: perché
amare? Perché mi ama. Me lo comanda, fa anche tenerezza un Dio
che ti comanda:
per favore, amami!


È l’unico comandamento che fa. E tutta la Bibbia non è altro
che questo! alla fine tutta la Bibbia si sintetizza nella rivelazione del
suo amore. È incredibile la passione di Dio per l’uomo. Diceva Santa
Caterina che Dio è innamorato della sua creatura, che è il senso poi
di tutta la vita.


Ma verranno giorni quando sarà loro tolto lo sposo, e allora digiuneranno in quel giorno.

È probabilmente un’allusione al digiuno del Venerdì santo, lo sposo è tolto, è stato messo in Croce, poi è asceso al cielo, e allora c’è il ricordo che si digiuna il Venerdì santo. Però vuol dire anche qualcos’altro. Perché lo sposo è già con noi, però non è ancora del tutto con noi. Ci sono dei momenti in cui non lo trovi, non lo vedi, non lo senti. Sono quelli i momenti di digiuno. Sono allora i momenti di ricerca. Come nel Cantico dei Cantici c’è la sposa che lo cerca, la nostra vita è un gioire della presenza e un cercare questa presenza a un livello più profondo quando si sottrae. E Dio fa con l’uomo dei giochi strani di amore, come si usa spesso, che poi non sono neanche così belli. Che uno si nasconda per farsi cercare, lo fa anche Dio, ma per farci crescere nell’amore e nella ricerca. Questi sono i momenti di digiuno che uno sopporta. Se Dio un po’ si eclissa, vuol dire che va bene così. Che probabilmente desidera che lo cerchi un po’ più in profondità. Così mi educa ad andare più in profondità dell’amore. Quindi si accettano anche questi momenti di digiuno, ma momentaneo, che fanno parte del gioco della vita.

Nessuno cuce una toppa da uno scampolo greggio su un vestito vecchio, se no il rattoppo strappa da questo, il nuovo dal vecchio, e si fa uno sbrego peggiore.

Il tema delle nozze dello sposo, richiama il tema del vestito nuovo, della veste nuova nella sua visibilità, nella sua vita concreta, nelle sue relazioni con gli altri. Ora non solo si mangia, non solo il banchetto è banchetto nuziale perché lo sposo è con noi. Ora tutto è nuovo. Il vestito è proprio il segno della vita, i cieli sono il manto di Dio, tutto il mondo è nuovo perché è pervaso dall’amore. E allora dobbiamo avere il coraggio di vivere una vita nuova. Mentre noi cerchiamo sempre di combinare un po’ di vecchio e un po’ di nuovo.

Il vecchio è ancora il nostro egoismo, i nostri opportunismi. Cerchiamo di mettere su delle pezze, si strappano. Quindi aver coscienza che c’è una novità bella, saper anche decidere per questa novità. Perché se tu appunto cuci un pezzo di stoffa grezzo su un panno vecchio, si strappa quello vecchio.

È proprio un modo nuovo di vivere che non è una vita che va in un altro luogo, in un altro tempo, sono le stesse cose di tutti i giorni, ma viste e interpretate in un altro modo. Il mangiare e il digiunare diventano un’altra cosa perché siamo noi che abbiamo scoperto di essere altri.

E nessuno getta vino nuovo in otri vecchi, se no il vino romperà gli otri, e si perde il vino e gli otri. Ma vino nuovo in otri nuovi.

Se il vestito richiama il corpo, la concretezza della vita, il vino richiama lo spirito, l’ebbrezza. C’è una vita nuova, perché c’è uno spirito nuovo, questo spirito di amore. E allora questo spirito nuovo va messo in otri nuovi e spiega. Non puoi vivere lo spirito di amore nelle strutture precedenti del tuo egoismo, devi decidere di metterle in otri nuovi. Questo spirito nuovo che hai un po’ alla volta ha bisogno di avere un recipiente, ha bisogno che la vita si trasformi, per contenerlo, e così diventa nuova anche la tua vita.
Quindi bisogna anche saper decidere…

Se non decidi cosa capita?
Rompi gli otri. Che va anche sempre bene. Perché in fondo, il vino qui va perso, si dice; però se si rompono i nostri vecchi otri, Dio di vino ce ne dà sempre, alla fine impariamo a dire: questo vino nuovo questo amore, devo viverlo anche in una novità di vita che lo sa contenere, lo sa godere, in una pienezza di vita nuova.

Come vedete allora, in questo brano molto semplice ci si dice il significato del Natale. Il Natale è Dio che ha sposato l’uomo, è entrato nella nostra carne, è presente in ogni carne, per cui noi mangiamo, cioè viviamo la pienezza della presenza di Dio. E questa presenza è amore, è nozze, è amore per me. E questo amore diventa una vita nuova, il vestito nuovo. E questo amore è uno spirito nuovo che non ci sta nelle vecchie strutture. Quindi esige anche strutture nuove che vengono create un po’ alla volta dallo Spirito.

Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il tuo nome santo. Benedici il Signore anima mia, non dimenticare tanti tuoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie; salva dalla fossa la tua vita, ti corona di grazia e di misericordia. ( Dal Salmo 102 )

Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe, Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua misericordia su quanti lo temono. Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quanti lo temono ( Dal Salmo 102 )

Ascolta la mia preghiera e sii propizio alla tua eredità; cambia il nostro lutto in gioia, perché vivi possiamo cantare inni al tuo nome, Signore, e non lasciare scomparire la bocca di quelli che ti lodano. (Ester 4, 17 )

Benedici la gioia per i giorni dell’afflizione, per gli anni in cui abbiamo visto la sventura . (Salmo 90 15)

• “Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia, perché io possa cantare senza posa” ( Sal, 30, 12 13 )

Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscano davanti a te come si gioisce quando si miete, quando si spartisce la preda. ( Is 9, 2)

Quando mi svegli al mattino, sei vicino a me, Signore. Quando alla sera mi addormento, sei vicino a me , Signore. Quando gioco, studio, soffro, sei vicino a me, Signore. Sei con tutti quelli che fanno la tua volontà e stai vicino anche a chi vuol vivere con te. Anche se non ti

vedo, ti parlo come ad un amico, perché io credo che mi stai vicino. (Dal Catechismo dei fanciulli )

Ti riconosco, Signore nel volto dell’amico che mi tende la mano e del fratello che volge altrove lo sguardo. Ti riconosco, Signore, nel compagno di viaggio e in colui che corre nell’altra direzione, nel fedele a cui stringo la mano durante l’Eucaristia e in colui che offende il tuo nome e gode nel vedermi soffrire. ( Francesco Zenna)

Ti riconosco, Signore, nel povero che bussa alla mia porta, nell’insoddisfatto che fa trillare il mio telefono, nell’ubriaco che mi insulta per la strada, nell’insofferente che mi passa davanti allo sportello della biglietteria. Ti riconosco in ogni uomo anche se sfigurato dal vizio, deturpato dall’ingiustizia, stravolto dall’odio… (Francesco Zenna )

Dio d’amore e fonte di gioia, vogliamo offrirti un inno di grazie, nulla chiediamo se non di cantare, lodarti in nome di ogni creatura. Sei tu la via e la vita e la luce, tutte le cose continui a creare, e formi l’uomo a tua somiglianza. L’uomo che è il volto del tuo mistero.

Tu sei, o Dio, la forza potente, anche le pietre ti vengono dietro: sei il più dolce e terribile amante, gioia tremenda tu sei del creato: voce che chiama, silenzio che incombe, o fondo abisso di assenza e presenza, tu seduttore che fai delirare. Luce gioconda e luce sublime, globo di fuoco da un globo di fuoco, fuoco emani e scendi tra i tuoi discepoli. Fonte di gioia e luce soave, vieni e ispira le nostre parole, tutte le menti rinnova e illumina ( Da un inno di Padre David, Maria Turoldo )

O Padre che in Cristo, sposo e Signore, chiami l’umanità intera all’alleanza nuova ed eterna, fa che nella tua chiesa tutti gli uomini possano conoscere e gustare la novità gioiosa del vangelo. (Colletta 8 per annum B )

Ti benediciamo, Padre, per il calice del vino nuovo che sigilla la tua alleanza con noi nel sangue di Cristo. Egli si consegnò nelle mani dei carnefici, perché dal suo sangue sparso nascesse il popolo nuovo, come dall’uva spremuta nasce il vino della festa. Che questo vino nuovo del tuo Spirito, fermento del regno, faccia scoppiare i nostri occhi invecchiati, perché possiamo assimilare la novità del vangelo. Fa, Signore, che ci muoviamo con la libertà fedele, che ci viene data dal tuo amore e dalla tua amicizia. ( Basilio Caballero )

Rapiti dal fulgore della tua celeste bellezza e sospinti dalla angosce del secolo,  ci gettiamo tra le tue braccia, o Immacolata Madre di Gesù e Madre nostra Maria….. O fonte limpida di fede, irrora con le eterne verità le nostre menti. O giglio fragrante di ogni santità, avvinci i nostri cuori col tuo celestiale profumo. O trionfatrice del male e della morte, ispiraci profondo orrore per il peccato, che rende l’anima detestabile a Dio e schiava dell’inferno. ( Pio XII )

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